La sorella Muamera, dell'omonimo blog, segnala l'interessante sito dell'associazione femminile "Life" di Ravenna. Sebbene non si presenti come associazione "islamica" femminile, si tratta, come si legge nella presentazione, di "un'associazione di volontariato fondata nel 2000 a Ravenna da un gruppo di donne di varia nazionalità" che si occupa di tutela dei diritti, con particolare attenzione alle donne e ai bambini, mediazione interculturale per la prevenzione dei conflitti e l'educazione alle differenze, azioni contro razzismo e discriminazione, dialogo interreligioso, solidarietà e lavora per "favorire la conoscenza della cultura e della religione islamica". Quindi, a quanto pare, qualcosa di abbastanza simile a quello a cui un po' di tempo fa si aspirava da queste parti. Per domande o commenti sul sito, l'associazione può essere contattata all'indirizzo info(at)legalife.it.
In particolare Muamera ci segnala un articolo reperibile sul sito e scaricabile in pdf, dal titolo Hijab e Pregiudizio di Marisa Iannucci, di cui qui si ripropone l'incipit.
Il pregiudizio verso la donna musulmana in Occidente ha un nome: velo.
Che si chiami burka, chador o foulard, esso assume, nell’immaginario collettivo occidentale, significati precisi: sottomissione all’uomo, arretratezza, oppressione, violazione dei diritti fondamentali, ignoranza. Mai come negli ultimi anni, da quella sciagurata data dell’11 settembre 2001, abbiamo visto tante donne velate sui giornali e nelle librerie, dove scaffali colmi di pubblicazioni di islamisti autorevoli e di islamologi dell’ultim’ora, mostrano sulle copertine patinate veli di tutte le fogge.
Ma questa attenzione, a tratti morbosa, purtroppo pare non avere contribuito molto alla conoscenza della figura della donna nell’Islam, e sicuramente non ha combattuto i luoghi comuni ad essa legati, anzi rinforzandoli.