An-nisa: donne musulmane e società

Per favore basta con la favola della donna islamica ghettizzata, schiavizzata e succube. Se nel mondo islamico dilaga l'ignoranza la colpa non è dell'islam, ma dell'oblìo dell'islam. Un po' di verità - e di opinioni - sulle svariate realtà di oggi. Metablog delle voci femminili islamiche in Italia.

24-25.05.2002 : Abou El-Kassim Britel subiva extraordinary rendition da Islamabad a Rabat
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domenica, maggio 04, 2008

An-nisa si ferma qui

Indicibilmente salutare, nonchè opportuno, allontanarsi dalla blogosfera di tanto in tanto.
Per fare il punto della situazione, per sottrarsi all'eventualità di dover necessariamente "rappresentare" qualcosa, per ricordarsi che la missione del blogger ( o forse solo la propria) è  - semplicemente - quella di raccontare le cose così come sono, oppure così come vanno mutando, oppure così come di volta in volta appaiono. Raccontare l'islam visto con gli occhi dell'islam italiano, raccontare l'islam femminile, una, due, trenta esperienze, illustrare "la regola", capirla, sostenerla e poi vedere come ci si disgrega in mano il codice, perchè troppo spesso vivere l'islam profondamente significa andare al di là delle regole per essere "veri" e quindi, inshallah, più vicini all'Assoluto. Forse.

An-nisa si ferma qui.
Per sempre, oppure solo per un po'.
Ormai di siti e blog dedicati alle donne musulmane e soprattutto al codice comportamentale femminile islamico ne trovate a iosa in giro per il web e questo non può che rallegrarmi. Quello che invece mi intristisce, mi spaventa e mi annoia è che, per il momento, il mondo islamico italiano - e non solo italiano  - non ritiene possibile che possa concepirsi un blog femminile in cui le donne musulmane raccontino le problematiche profonde  del vivere su un filo teso, avanzando con passo traballante in bilico tra due baratri ugualmente profondi e pericolosi.
E' invece conveniente che vi si parli sempre e soltanto di quanto è bello, forte, facile e plateale essere musulmane di frontiera, l'avanguardia dello spirito, l'apoteosi.
Vi si deve raccontare di quant'è stato difficlle combattere il kufr,  di come si era prigioniere e di come ci si è liberate dal giogo dell'occidentalismo ad oltranza, inshallah qualcuno vi spiegherà cos'è la sakinah. Altrove vi si parlerà delle mogli del profeta - saas - e di tutte le donne dell'islam che hanno combattuto e combattono per affermare i propri islamici diritti, per il femminismo, per diventare qualcuno, per non essere picchiate dai mariti, per non avere una co-moglie o per averla, per la propria terra, per i propri figli, per il jihad, per il diritto di mettere l'aceto nell'insalata.
Noi, però, aspettiamo un blog che sappia raccontare le storie di donne musulmane in carne ed ossa, di donne "normali" che ridono, piangono, s'innamorano, rimangono deluse e qualche volta accettano e qualche volta si ribellano, che vanno al di là del codice e delle etichette.
Qui abbiamo solo scherzato: una prova squilibrata e senza contenuti, un calderone a metà strada tra un diario e dieci manifesti che illustrano modi - non tutti islamicamente certificati e menomale - di essere, oggi, donne musulmane in Italia.
Spero sia stato interessante e, qualche volta, anche un po' divertente.

Noi si va via.
Ma solo da questa sede.
Khadi, di tanto in tanto, lascerà due scarabocchi da queste parti.
Inoltre, per tutti coloro che fossero interessati, alcuni blog e siti femminili islamici da tenere d'occhio:

musulmane on line
sisters in blog
comitato musulmane liguria
ayah
luce della fede
cose così
fussilat
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Un grossissimo grazie a tutti coloro che hanno commentato, partecipato, alimentato discussioni e ricerche, dando il proprio insostituibile contributo al blog.

Ok, non mi piacciono gli addii. Ci si becca in giro, dai.


Commenti
#1   04 Maggio 2008 - 09:45
 
No, accidenti.
Siete (eravate?) le Sorelle d'Italia islamiche. Il vostro contributo era una delle cose più interessanti che fosse possibile leggere in rete.
Mi mancherete.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Giulia_Blasi

#2   04 Maggio 2008 - 13:20
 
Salam alaykum Khadi, anch' io sono molto dispiaciuta, anche se forse in fondo non sorpresa più di tanto, per la tua decisione. Forse noi "collaboratrici" non abbiamo ben compreso cosa intendevi fare tu con An-nisa. Forse il mio modo di bloggare e quello delle altre sorelle sono talmente diversi dal tuo e l' uno dall' altro che abbiamo deviato dal tuo progetto. Non so, magari mi sbaglio. Fatto sta che mi spiace, perchè questo è il primo blog scritto da una musulmana in lingua italiana che ho scovato in rete. E come ne ero felice! Finalmente una sorella di cui potevo leggere i pensieri, con cui condividere le idee e confrontare le rispettive situazioni. Sì, ce ne sono molti blog in giro, ma ognuno è diverso dall' altro. E si sentirà molto la mancanza di An-nisa, secondo me. Sì, c' è sempre arabeschi, sul quale penso tutti ti seguiremo volentieri, però An-nisa mi piaceva tanto... Baraka Allahu fiki e che Allah swt renda facile il tuo cammino. Salam alaykum, sorella.

Giulia, siamo sempre sorelle, senza dubbio :)
Ormai non più qui ma sparse ci potrai leggere comunque, se ne avrai voglia. Ciao!
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#3   04 Maggio 2008 - 15:00
 
Non preoccuparti, Giulia. Pronta a ricominciare quando sarà il momento! Baci e a presto. k.

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#4   04 Maggio 2008 - 15:58
 
Sorellina Muslimina mia e sorelline tutte, anch'io ho avuto le mie difficoltà a esplicitare in un blog il progetto che avevo in mente, tanto che alla fine mi sono arenata. Il progetto era semplicemente quello di raccontare tutto: le cose ultra-islamiche, l'inganno dell'islam di maniera, il codice, la regola, l'eccezione e l'autocritica. Le difficoltà del cammino, soprattutto.
Purtroppo raccontare e raccontarsi così come siamo, con le nostre paure, le nostre perplessità e le nostre insicurezze è ancora un'utopia, un sogno lontano e, per alcune, probabilmente anche qualcosa che non si deve fare. lo vedo anche nei gruppi che, in fondo, siamo formali e spaventate, come bloccate dalla nostra stessa insicurezza. E' meglio parlare di cosa dovremmo essere piuttosto che di ciò che siamo.
Di fatto esiste una sottile autocensura che ci impedisce di dare di noi stesse un'ottica ad ampio raggio e ci costringe in uno stereotipo lontano dalla realtà, un po' come succede ai vip, quando pagano i paparazzi per farsi mostrare esclusivamente nella veste che si addice al loro ruolo mediatico. Pure noi siamo "un fenomeno" e questo, a lungo andare, scoccia. Devo dirlo.
E scoccia soprattutto il fatto che, come collettività, ci si senta in dovere di difendere a tutti i costi quella parvenza che altri hanno stabilito per noi: essere estremisti o moderati, dove essere moderati significa non essere musulmani, sostanzialmente.
Nè dentro la ummah nè fuori si riesce ad accettare che una possa essere musulmana conservando la propria individualità, senza allinearsi ad un clichè, senza formalizzare la propria adesione spirituale in un contratto di fedeltà al club e alle regole del club.
Le sorelle arabe non ce le hanno tutte queste paranoie e si vivono l'islam in un modo naturale e senza fronzoli che non posso fare a meno di prendere come modello. Magari non indossano correttamente l'hijab, ma trovo che il loro islam sia più "vero" perchè meno paranoico, meno costruito e meno controllato. Magari non pregano cinque volte al giorno, ma pregano con un'intensità difficile da raggiungere tramite codici e regole e stereotipi da seguire pedissequamente...
A me sarebbe piaciuto raccontare l'ardore folle della regola e la dolcezza con la quale la vita reale e quindi anche le disposizioni divine ti sconquassano il terreno su cui metti i piedi e ti costringono a "deviare", affinchè tu possa seguire una via diritta che è diritta solo da un punto di vista sottile non sempre accessibile, purtroppo per noi.
L'altro problema è che l'islam politico non solo italiano, quello che fa le regole del gioco, è, appunto, troppo politico e si basa sul marketing, sulla propaganda e sull'immagine e che dello spirito, in realtà, importa davvero a pochi, perchè non si ritiene che la spiritualità possa davvero conquistare le masse.
Ma a me di conquistare le masse non è mai importato niente. Si arrangiassero, le masse.
E invece poi sono le masse che ci condannano e ci salvano e il mondo islamico ha talmente tanto fango addosso che anche tenerci su un misero blog diventa pericoloso e può distruggere la vita delle persone con un clik. L'abbiamo visto, del resto, e questo non mi sta bene. Non mi va di far parte di una combriccola che strumentalizza le persone ad uso e consumo di idee che nemmeno condivido.
Io credevo che si potesse essere musulmane ognuna a suo modo e che ognuna avrebbe comunque sostenuto tutte le altre durante le difficoltà vere della vita.
invece le sorelle in difficoltà si sono ritrovate da sole e poco hanno potuto i nostri blog - di massa, politici e propagandistici - contro la diffamazione e le ingiustizie subite proprio in quanto membri di un club...
Doveva essere un'altra cosa, an-nisa, ed anche se eravamo poche non siamo riuscite ad essere compatte e ad essere una forza, l'ammortizzatore sociale per le sorelle in difficoltà.
Questa volta, sorelline mie, non abbiamo superato la prova. Inshallah spero riusciremo a fare tesoro di questa esperienza.
Cmq a tutte buon lavoro e un grosso e affettuoso abbraccio.
vostra Khadi
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#5   05 Maggio 2008 - 20:21
 
Assalamualeikum care sorelle anche a me dispiace molto che an nisa chiuda i battenti. Anch'io mi ero illuminata alla scoperta di an nisa...caspita non ero sola, c'era come minimo un'altra sorella italiana in giro per l'Italia!!!Grazie Khadi mi sei stata vicina in momenti difficili, i primi, quelli durante i quali non sai ancora che pesci piagliare, come iniziare a confrontarti...un abbraccio e che Dio ti benedica, tu e tutte le altre.
Inshallah ci si sente in giro!!
un abbraccio
vostra sorella fi'Llah
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#6   05 Maggio 2008 - 23:10
 
da: http://www.crimelist.it/index.php?option=com_fireboard&func=view&catid=7&id=2052#2052


Un sito di AlQaida ha aperto un forum anche in italiano e sta raccogliendo testimonianze di islamici in Italia
Il sito dovrebbe essere:
http://an-nisa.splinder.com/



Ecco. Poi leggi cose così e, a parte metterti a piangere dal ridere, ci pensi su e ti ricordi che siamo messi proprio male e che forse una cosa come quella che doveva farsi qua ci serve davvero.
Spero, nel frattempo, si trovino altre candidate volenterose in giro per il web.
Baci. k.
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#7   06 Maggio 2008 - 01:11
 
Bismillah
salam...mi assento un attimo e guarda che succede! Si, va bé, è durato un po' tanto 'sto attimo, scusatemi ma erano i miei soliti sei buoni motivi, insomma....E adesso vi metterete a ridere, perché quello che sto per dire è sicuramente ridicolo ma vero:io non ci ho mica capito nulla!Mi sa che ti dovro' chiamare, Khadi, perché temo che mi sono persa qualcosa...anzi, ne sono quasi sicura...ma che succede, meglio, ma che è successo???? A me, personalmente, piaceva tanto questo blog...mah?!?inshAllah ci sentiamo, un abbraccio a tutte! salam
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#8   06 Maggio 2008 - 14:29
 
:( ...assalamu alaikum care, veramente non c'ho capito granchè anche io, anche se qualcosa lo immagino e il tuo ultimo messaggio Khadi me lo conferma.
Ho la sensazione che la tua scelta sia stata molto ponderata... anche se non ti conosco di persona. Spero che tu stia bene ed anche la tua famiglia. NOn possiamo rovinarci la vita. L'ho pensato di recente, visto quello che è successo proprio in questo blog e altrove, anche nella vita vissuta.
Forse Khadi, è stato un errore parlare di argomenti delicati, nominare proprio in questo momento parole che sono un tabù. Abbiamo finito per nuocere proprio l'Islam.
Il punto Khadi è che la sakina non si può spiegare... almeno io ho capito che cosa era solo quando ho conosciuto delle persone. La sakina è un modo di essere. E' la serenità nel volto che ti contagia, fino a desiderarla, ed è solo l'esempio a farlo capire. E diciamola tutta, non tutti i mussulmani ce l’hanno. Ed alcuni ne hanno talmente tanta che vedi nel Suo Dono, un Segno. Rappresentarlo in un blog, è impossibile, soprattutto quando si usano determinate terminologie ed argomenti, che non solo non interessano a chi dell'Islam non ne vuole sapere niente perchè lo rifiutano totalmente, ma finiscono addirittura per essere strumentalizzati da altri. In televisione passano notizie tipo: '...l'attentato sarebbe stato rivendicato da alqaeda'. Che valore ha una notizia che viene proposta al condizionale... sarebbe! O è stato rivendicato o non è stato rivendicato, ci sono solo due possibilità. Il sarebbe ahime apre solo un’altra ipotesi che non c’entra niente con il giornalismo serio.
Allah ha 99 nomi, cento meno 1, uno di questi è il MIgliore degli Strateghi, non siamo state brave strateghe. Il Profeta sallahu alaye wa sallam, ha consigliato di fare dawa con gentilezza e intelligenza. Allora perchè usare parole che spaventano la gente? POssiamo dire la stessa cosa in mille modi, e non cambiare la sostanza delle cose. Magari in modo semplice, come lo spiegheremmo ai bambini.
Per il resto cara Khadi io spero che tu torni presto magari proprio su an-nisa facendo a meno anche dei ns. contributi confusionari e fuorvianti del tuo modo di gestire un blog e di vivere l’Islam. Sei in grado di dare contributi al dialogo, e non è poco, anzi è un grande dono! E questo non lo dico io, ma sono i commenti che mi è capitato di leggere proprio in questo blog da parte di utenti non mussulmani. E sai parecchie cose. Anche io a suo tempo, il primo blog che ho scovato era proprio an-nisa: Mussulmane e fiere di esserlo, basta con la favola della donna ghettizzata… ci rivedevo le mie amicizie/parentele donne egiziane che di carattere ne hanno da vendere parecchio e sanno dare a se stesse, quanto agli altri senza lesinare. Altro che le favolette che si raccontano qui.
Un bacio e torna presto, inshallah.
A.
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#9   06 Maggio 2008 - 16:56
 
A volte la fine di qualcosa è una premessa indispensabile per l'inizio di qualcos'altro, un necessario passo verso il cambiamento. Spero che sia così per te Khadi, a livello prima di tutto spirituale, intimo e personale.
La spiritualità è una cosa talmente intima, interna, solitaria, che è inconciliabile con qualsiasi pretesa di sistematizzazione o schematizzazione. La spiritualità non la si impara in un libro, o in una frase da recitare, non la si indossa con un vestito. E' una cosa che si conquista a furia di rinunciare a tutto ciò che ci allontana da ciò che siamo. E' uno sforzo costante, faticoso, (jihad), per imparare ad essere ciò che si è al meglio, senza proiettarsi in altrove immaginari o recitare personaggi prefabbricati. Solo conoscendosi profondamente ci si accetta, e solo accettandosi, si accetta dentro di sè il Dio che ci ha creato.
Purtroppo ho visto che molte persone che si avvicinano ad una religione, qualunque essa sia, hanno l'atteggiamento opposto: non la usano come strumento per approfondire la conoscenza di sè, ma come strumento per annientare il loro se (che non accettano) e costruire al suo posto una personalità artificiale, conforme a uno schema imposto dall'esterno.
Questo crea degli individui completamente spersonalizzati, come fatti con lo stampino: la loro identità finisce per ridursi alla loro appartenenza religiosa, un'appartenenza tutta cerebrale, impostata, che il più delle volte fa da paravento alle loro nevrosi. Sono musulmano (cattolico, buddista, evangelico, testimone di Geova...) dunque esisto. A parte questo, non esisto.
Khadi, quando dici che le donne arabe (ma intendi dire le musulmane nate tali, di tutte le razze) vivono l'islam in modo naturale, è perché loro lo considerano una parte della loro personalità, della loro vita, e non il fine di tutto. Loro praticano (o non praticano) l'islam per vivere meglio, e non al contrario vivono per praticare l'islam. L'islam ruota intorno alle loro vite, per troppe di noi invece è la vita a dover ruotare intorno all'islam. Ma preso così, l'islam è una cosa astratta, non vuol dire niente, è solo qualcosa che si usa per riempire il vuoto di senso dell'esistenza.
Hai detto che avresti voluto leggere di donne "vere", che ridono, piangono, s'innamorano..insomma, hanno una vita; ma ogni volta che si tenta di farlo, il tentativo cade nel vuoto; questo succede secondo me perché la maggior parte delle persone che ti rispondono ritengono che questa vita "vera", di quelle che piangi, ridi e ti innamori, deve essere subordinata al concetto astratto di "islam" che hanno in mente, o peggio, perché alcune persone (troppe) usano l'islam proprio come una fuga da quella vita "vera" che non riescono a gestire. Se ne ricreano una dove è tutto già prestabilito fin nei più minimo dettagli, anche che tipo di aceto devi mettere sull'insalata.
Io credo che se il tuo tentativo è andato a vuoto, vuol dire che tu sei sulla buona strada, hai la consapevolezza che ad altri manca. Continua ad essere come sei, e che la pace sia su di te sempre.
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#10   06 Maggio 2008 - 16:59
 
Salam alaykum a tutte sorelle, il link è a dir poco ridicolo, ma tant'è... Quello che mi spiace è che mi pare ci sia stato un fraintendimento fra noi. A parte alcuni post che credo per motivi di tempo ed impegni personali che non sono stati commentati come ci si aspettava, in fin dei conti, ne ho convenuto anche con la sorella Aminah per telefono, non andava poi così male, An-nisa. Io ho sempre "usato" questo sito, così come il mio e gli altri, per presentare il giusto Islam alle persone, vero Islam che, cara sorella Monire, non so se intendevi in questo senso, non sono favole, ma obiettivi da raggiungere per ognuna di noi, E' vero, siamo imperfette tutte quante, però che cosa ci impedisce di fissare da noi stesse dei punti di arrivo da raggiungere? Personalmente, io non sono il tipo che "si accontenta" (virgoletto perchè non so se è il termine adatto, più o meno però penso renda l' idea). A me non basta agire come le sorelle dell' esempio posto da Khadi. Per me non è sufficiente pregare ogni tanto con trasporto. Io voglio arrivare a pregare sempre e in perfetto orario. Per il velo, lo stesso. Non mi va bene metterlo a metà, voglio metterlo sempre, per intero. Così come voglio imparare l' arabo per leggere il vero Corano e non la sua traduzione, o così come voglio provare, inshaLlah, ad aiutare sorelle che erano nella mia stessa situazione di anni fa (ovvero desiderose di capire il vero Islam) e voglio fare tante, tante, tante cose. Non mi va di accontentarmi, proprio no. E mi voglio conformare alla Legge di Allah swt il più possibile, perchè non è un' utopia raggiungere questo obiettivo, è possibilissimo, basta inshaLlah desiderarlo e impegnarsi a farlo, e Lui ci aiuterà. Per carità, momenti di difficoltà e di debolezza ne abbiamo tutte, ognuna poi ha situazioni differenti alle spalle. Io grazie a Dio sono in una condizione che mi permette di fare quello che ho nel cuore, nessuno mi impedisce di avvicinarmi a Dio sempre più. Io voglio di più, tanto di più, e mannagg... Mi voglio impegnare ad ottenerlo questo di più, se Egli me lo permetterà, ovvio. Perchè può anche essere che domani cambierà tutto, però io ci provo. Adesso. E lotto con il mio nafs di continuo. Anche se la mia fede non è perfetta come quella dei sahaba rAa e, Allahu alam, forse non lo sarà mai e magari facico un sacco di casotti. Ma non mi importa. Io vado avanti. E prendo come esempio le sorelle che hanno una vita familiare a dir poco disastrosa ma che hanno una serenità e una fede invidiabile, e non mancano mai di pregare il fajr e le altre preghiere in orario, o sorelle che si sono rifiutate di togliere il foulard per ottenere un lavoro, anche se ne avevano un gran bisogno. Perchè Allah swt ti aiuta, se tu ti sforzi e rinunci a delle cose per Lui. Ve lo giuro, ho visto casi del genere con i miei occhi. Lo so, ci sono situazioni e situazioni, ma forse tutte noi ci scordiamo troppo spesso della forza dei du'a. E non bisogna per forza far tutto di colpo, basta fare piccoli passi, ponendosi, come dicevo prima, piccoli obiettivi ogni tanto. Che so, il mese prossimo devo leggere tot ayat, l' altro ancora appena giunge l' ora mi devo alzare per la preghiera, etc. Ognuno secondo i suoi tempi e le sue possibilità e necessità. Ma senza mai fermarsi ed accontentarsi. Perchè altrimenti sarebbe la nostra rovina. La preghiera, per esempio, è davvero troppo importante. La riprendo nuovamente perchè mi ha toccato molto l' esempio di Khadi. Ne parlavano ad Islam channel, ieri o l' altro ieri. Uno shaikh ha posto l' esempio di un uomo molto molto buono che non prega, e di uno che beve vino, commette vari peccati (ovviamente pentendosi ma comunque errando spesso) ma non tralascia la preghiera. Ha detto che davanti agli occhi di Allah swt, l' uomo migliore è comunque quello che non ha tralasciato la preghiera. L' Islam lo si deve praticare per DIo, non per noi stesse. Perchè Lui lo merita. Perchè glieLo dobbiamo. Il fatto che poi Lui ci doni la grazia di star conseguentemente bene, poi, è un di più. Dai, sorelle, ce la facciamo inshaLlah. Per Lui, e poi per star conseguentemente bene noi stesse. Non sottovalutatevi. Mai. Vi voglio bene per Allah, salam alaykum.
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#11   06 Maggio 2008 - 22:00
 
salam aleykum

sono rimasta qualche minuto ferma a meditare quello che hai scritto..

la pace sia su di te sorella sempre ed ovunque e qualunque cosa tu voglia fare..

Fatma.
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#12   06 Maggio 2008 - 23:44
 
scusate ma non condivido il giudizio dato sulle sorelle, anzi non mi permetto nemmeno di giudicarle, le sorelle, non l'ho mai fatto non lo faro' ora. Ripeto, non ho capito che cosa è successo, ma non credo sia il momento per cercare di capire ora. Aspettero' inshAllah, per capire ci vuole tempo e pazienza, la pazienza di solito non mi manca, il tempo se Allah ta'ala vorrà concedermelo...inshAllah, mi dispiace Khadi, enormemente, di leggerti cosi', inshAllah passerà, capitano a tutti dei momenti cosi', quando si sente di "doversi scanzare". Che Allah ti aiuti e ti ricompensi con la migliore delle ricompense per tutti gli sforzi che hai fatto sulla Sua Via. GRAZIE. AS SALAMU ALAYKUM WA RAHMATULLAHI TA'ALA WA BARAKATUHU.i
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#13   07 Maggio 2008 - 12:03
 
Forse non mi sono spiegata bene e me ne dispiace. Non ho nessun problema personale, grazie a Dio, ed il problema non è relativo a qualcosa che è successo, ma riguarda qualcosa che non è successo.
Quando ho iniziato a pensare ad An-nisa come blog collettivo me lo sono immaginato un luogo aperto e ricco di contributi sinceri, interessato sia alle tipiche problematiche femminili islamiche che a problematiche femminili differenti dallo standard islamicamente riconosciuto, ma cmq interlacciate con la nostra realtà quotidiana.
Andando avanti, purtroppo, mi sono resa conto che esiste una specie di blocco in questo senso. Esiste un modello al quale tutte ci dobbiamo conformare nello stesso modo a prescindere dalle condizioni e dalle situazioni personali e chi rinuncia a conformarsi al modello, chi non lo ritiene poi così perfetto e fantastico sostanzialmente se ne deve semplicemente vergognare e basta.
Come tutte sapete, personalmente non mi sono mai fatta troppi problemi a parlare dei miei fatti personali, certo, senza esagerare perchè una vuole pure avere una privacy, ovvio. Però, quando leggo di sorelle a cui il conformarsi allo standard islamico nazionale ha dato problemi identici ai miei e che si fanno il problema di non essere abbastanza musulmane, di non fare abbastanza etc. a cui viene ripetuto, in sostanza, semplicemente di insistere per uniformarsi e basta, senza offrire un concreto aiuto spirituale e psicologico ma imponendo semplicemente una scelta di parte, ergendo un muro tra un al di qua e un al di là, a me vengono i brividi e mi rendo conto che, per quanto possa cercare in giro materiale che riporti l'islam femminile islamico verso una traiettoria che dia anche un aiuto spirituale e psicologico alle nuove sorelle, per il momento questo materiale che dovrei mettere sul blog non c'è, non esiste e, sostanzialmente, dovrei inventarmelo di sana pianta, crearlo di sana pianta e poi dire: ecco, queste sono le donne musulmane, questa è la ummah, questa è la sorellanza.
Mmmmmh.....
La questione non riguarda i rapporti interpersonali che abbiamo tra di noi, il fatto che cerchiamo davvero di aiutarci l'un l'altra nel migliore dei modi possibili, cosa che, per esperienza, non posso sicuramente negare, visto che alcune di voi mi hanno dato a me e ad altre sorelle un sostegno serio e concreto che nella "comunità kafira" sarebbe assolutamente introvabile. La questione è nvece il messaggio che si manda alle neofite, quella regola che per essere dei nostri devi fare questo questo e questo e lo devi fare subito perchè sennò.
A me sembra che si tratta di un messaggio che, a parte creare dei casini infiniti, spesso crea dei mostri- e guardte che lo so bene perchè io sono stata proprio uno di quei mostri e, per nulla al mondo vorrei tornare indietro, ora che ne sono uscita o vorrei che con le mie chiacchiere qualche ragazzina sprovveduta si intontisse talmente tanto da decidere di fare le stesse cavolate che ho fatto io...
Certo, mi sarebbe potuta andare bene. Avrei potuto incontrare un uomo bravo e gentile e sposarmi fi-Llah, fare tanti bimbi ed essere islamicamente felice. Certo che sarebbe potuto succedere. Ma buttarsi nel vuoto senza paracadute non è mai la soluzione, anche se, a volte, può pure capitare si "salvarsi".
Non è la soluzione e non è islamico proprio per niente, sorelle mie!
A mio avviso dovremmo iniziare ad essere una specie di "consultorio", un gruppo di vera assistenza, un riferimento serio e attendibile, non un modello di perfezione islamica per chi non può e non deve arrivarci.
Vabbè, forse l'ho detto trenta voltte, ma una trentunesima forse non guasta, visto che le Asiya86 etc. poi esistono davvero e si rovinano la vita sul serio grazie a noi e al meraviglioso islam che lasciamo trapelare dal nostro dire-non dire.
Spero di essere stata un po' più chiara, questa volta e, cmq, se nel frattempo mi sono persa qualcosa vi prego di segnalarmelo, perchè ovviamente, a parte il web, esistono anche altre realtà in giro per l'Italia ed è possibile che qualche sorella si stia nel frattempo muovendo per organizzare qualcosa di più concreto e di meno disorientante rispetto a quello che sono oggi le comunità islamiche.
n.b. sia chiaro, non è che sono arrabbiata con qualcuna di voi, ci mancherebbe.
Un abbraccio. k.
utente anonimo

#14   07 Maggio 2008 - 12:33
 
Credo che la tua volontà di aiutare le "ragazzine sprovvedute" affinchè non ripetano i tuoi stessi errori sia davvero una cosa commuovente, e bella; difficile da applicare però, perchè da certe situazioni di disagio se ne esce solo con un grandissimo sforzo di introspezione personale e di autocritica, che a volte richiede anni di lacrime, sacrifici ed errori. Non tutti hanno il coraggio di farlo, o le condizioni per poterlo fare. L'unica cosa che si potrebbe fare per aiutare queste ragazzine smarrite (e la ragazzina smarrita che è in noi) contro il lupo-cattivo travestito da "il puro islam" che dice: "vieni, bella ragazzina, ti prometto la perfezione, devi solo annientarti un altro po' ", è essere una testimonianza vivente. Parlare della propria esperienza, di come si è arrivate a quel punto, e di come si è riuscite ad uscire da certi schemi.
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#15   07 Maggio 2008 - 12:47
 
Assalamu alaikum, scusate non mi sono espressa bene le favolette qui si riferisce ai luoghi comuni che si raccontano sulla donna mussulmana, che di solito è sempre dentro il burqua. Almeno i miei colleghi milanesi che non mi conosceano credevano che io indossassi il burqua. Potrei scrivere un lungo elenco su tutto quello che mi sento dire solo perchè ho un fazzoletto in testa.

Grazie, Khadi per il tuo secondo intervento sei stata molto più chiara. Mi ha colpito motlo questa frase: 'La questione è nvece il messaggio che si manda alle neofite, quella regola che per essere dei nostri devi fare questo questo e questo e lo devi fare subito perchè sennò' Io sinceramente non ho mai avuto questa senzazione da parte di nessuna di voi. Personalmente, se trovo una sorella in difficoltà cerco di starle vicina cercando di spronarla. E' un ns. dovere oltre che un piacere raccomandarci reciprocamente al bene... perchè fondamentalmente è questo che io desidero per me per i miei, cari, le miei sorelle e la ns. comunità, la libertà di essere mussulmana e di esprimermi come tale.

Il secondo ultimo punto che mi ha colpito, è questo: 'Però, quando leggo di sorelle a cui il conformarsi allo standard islamico nazionale ha dato problemi identici ai miei e che si fanno il problema di non essere abbastanza musulmane, di non fare abbastanza' A me personalmente è capitato, cara Khadi e ne abbiamo anche parlato. Il problema Khadi è che viviamo in un paese che dell'Islam non solo non ne vuole sapere, ma lo rifiuta. Ecco perchè io, parlo in prima persona, entro nella paranoia, quando a lavoro non posso fare le preghiere, quando sempre per lavoro tolgo il velo. Ma nessuna di voi mi corre dietro con la forca e anche se fosse, sarei libera di usare il cervello ed operare un scelta personale. Il problema, è uno solo e mi ricollego a quanto scritto sopra, una scelta personale non sarà mai una scelta quando non si è liberi, e noi qui in Italia non siamo liberi.

Tante volte ricordo che tu hai parlato di un islam normale. Per me cara Khadi l'Islam normale, semplicemente è essere liberi e sereni di vivere una religione che non è solo una filosofia di vita, ma una strada da studiare conoscere approfondire e praticare. NOn mi piace ritrovarmi dopo un anno nei vestiti di un gambero, ed anche se per forza o bisogno sono scesa a compromessi, non accetto il compromesso e neanche me ne vanto.

Il caso di Asya86 non lo conosco, purtroppo sono spesso assente, come sai. Mi dispiaccio, se come dici si è rovinata la vita, ma nessuna tra noi credo che l'abbia rincorsa con la forca o l'abbia indotta a beversi la ragione. Quando io mi sono avvicinata all'Islam, ho cercato di farlo con il cervello prima cosa, anche messa in guardia da mio marito che si raccomandava di discernere bene le cose e le persone, perchè il din e l'iman sono una cosa, le strumentalizzazioni ai fini politici o filosofici sono altre, e non c'entrano niente con quella che dovrebbe essere nota come la relgione della giusta misura e non certo dell'eccesso, che sia verso un compromesso oppure cipiglio.

Un bacio.
A.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Monire

#16   08 Maggio 2008 - 12:30
 
Wa alaykum assalam Ayah-Monire. Ovviamente, come puoi ben immaginare capisco le tue istanze e le capisco profondamente per averle vissute in prima persona e per essermici scottata e per averci sbattuto contro i denti e la testa. Ritengo tuttavia siano state per te problematiche già preventivate e messe in conto, visto che ti sei sposata con un musulmano da cristiana ed hai avuto modo di conoscere la religione in modo distaccato e di assaporare con calma e criterio la cultura, i modi, la quotidianità, la regola e la sua eccezione. Come la maggior parte delle sorelle dichiarate che frequentano la blogosfera, sei entrata nell'islam in maniera graduale, senza anticipare i tempi e senza fare follie. Ma non sempre questa è la prassi, anzi.
Io credo sia importante far capire che la consapevolezza, la ponderatezza e l'equilibrio psicologico siano le basi di una quotidianità islamica propriamente detta. Purtroppo, dall'esterno, è difficile capirlo, specie per chi non ha mai visitato un paese arabo e non ha mai frequentato musulmani arabi.
La mia esperienza è stata diversa e, sebbene abbia cercato in tutti i modi di andare avanti nella speranza di incontrare una comunità islamicamente sana e pacatamente aperta, ho continuato ad incontrare notevoli difficoltà nella ricerca, a sentirmi addosso il fiato sul collo e ad aver paura che fare una scelta "di parte" significasse comunque rovinarsi la vita e rimanere sospesa a mezz'aria, con la sensazione di doversi schiantare da un momento all'altro. Per questo, ad un certo punto, ho deciso di non buttarmi più, tenendomi le mie difficoltà e le mie imperfezioni e convivendoci felicemente. Dal mio attuale punto di vista si tratta di una scelta islamicamente legittima, anche se non canonica.
Ovviamente, a seconda del punto di vista, questo può significare sia "fare il gambero" che "andare avanti" e ognuno può vederla a modo suo.
Io la vedo come l'unica realtà possibile per il momento e quindi la accetto, sforzandomi di non perdere tutto ciò che in questi anni ho conquistato dal punto di vista spirituale e dal punto di vista della comprensione del mondo e dell'animo umano.
Alla luce di questo, il messaggio che mi sarebbe piaciuto lanciare tramite il blog è che essere musulmani non significa semplicemente incarognirsi per fare cose strane, ma può anche essere anche vivere come hai sempre vissuto e prepararsi per qualcosa che verrà - anche domani - affrontando la vita applicando l'islam al contesto, senza ricreare un contesto parallelo e irreale che ti esclude dal mondo e non ti permette di interagire con la realtà che hai attorno.
CMQ Può anche darsi che io mi sbagli.
a presto. k.
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#17   08 Maggio 2008 - 12:48
 
P.S. tra l'altro devo anche scusarmi con tutte voi per non avervi preventivamente avvisate della decisione, ma non me ne sono fatta un problema perchè abbiamo cmq altri spazi collettivi come
http://lucedellafede.splinder.com
in cui è comunque possibile apportare ognuna il proprio contributo, eventualmente invitando anche le altre sorelle (Ummzakarya, Thekra, Ukth1, Fatma etc.). Non ho molto tempo da dedicare al web e, se devo sottrarlo alla vita quotidiana, deve essere per un progetto serio in cui posso credere con tutte le mie forze.
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#18   08 Maggio 2008 - 18:51
 
salam sorella, ok ho capito, credo, il tuo progetto non si è realizzato perché noi non abbiamo capito quello che volevi. Quello che non capisco è perché non l'hai detto semplicemente cosi'. Non è nelle tue abitudini. Non so se sono io che leggo male ma a me fa male leggere che c'è un "tu" e un "noi", credevo che fossimo tutte "noi". Nel post (che ho letto e riletto) dici che sei delusa e annoiata dal mondoislamico italiano e non solo che "non ritiene possibile che possa concepirsi un blog femminile in cui le donne musulmane raccontino le problematiche profonde del vivere su un filo teso", "è invece conveniente che si parli sempre e soltanto di quanto è bello, forte, facile e plateale essere musulmane di frontiera, l'avanguardia dello spirito, l'apoteosi" scusa ma chi l'ha detto?Non abbiamo più volte affrontato i discorsi delle problematiche di chi inizia il cammino, delle difficoltà, non abbiamo dato consigli, non abbiamo smascherato l'insensatezza delle regole fini a se stesse? Non ti sembriamo donne normali che ridono, piangono, s'arrabbiano (a me personalmente su questo blog mi è capitato spesso), s'innamorano (e le storie delle sorelle non le ricordiamo?)? "Qui abbiamo solo scherzato, una prova squilibrata e senza contenuti, un calderone a metà strada tra un diario (probabilmente il tuo) e dieci manifesti (probabilmente i miei o delle sorelle, ma credo che l'allusione sia più ai manifesti dei sapienti con i quali vi ho tempestato, chiedo venia) che illustrano modi, non tutti islamicamente certificati e menomale, di essere oggi donne musulmane in Italia" Io non scherzavo mica quando raccontavo di mia figlia che era scampata all'attentato ad Algeri, non scherzavo nemmeno quando difendevo le altre sorelle dalle ingiurie o quando chiedevo scusa per le mie imprecisioni. "divertente" mah..."senza contenuti"...mah...per finire con "un grossissimo grazie a tutti coloro che hanno commentato, partecipato....dando il proprio insostituibile contributo al blog", a questo punto non ci capisco più niente, perdona la mia pochezza, ma non capisco. Delle due, una sola è vera: o i nostri contributi sono stati"senza contenuti", "un calderone di manifesti" una serie di codici e etichette" o sono stati "insostituibili". Saro' tonta ma io non mi riconosco qui, né ci riconosco le sorelle che hanno partecipato al blog. D'altra parte non penso che tu ti riferisca ad altre perché se no non avrebbe senso chiudere il blog. Anch'io sono abbastanza occupata nelle mia vita quotidiana e non è stato certo per passare il tempo che sono stata più volte sveglia in piena notte per commentare, tradurre, rispondere...ci credevo, credevo di fare un buon lavoro, sicuramente migliorabile, ma lo facevo seriamente. Detto questo è indicutibile che tu abbia tutto il diritto di chiudere il blog perché non corrisponde alle tue aspettative,e non hai nemmeno bisogno di scusarti per non averci avvertito, mica è la fine del mondo, ma era proprio il caso di farlo cosi'? E' per questo che subito ho pensato che ti fosse successo qualcosa di cui non ero al corrente, ma poi ho letto che stai bene, che tutto va bene, che hai raggiunto un tuo equilibrio ecc. Sorellissima mia, mi dispiace di non essere stata all'altezza delle tue aspettative e di non aver capito quello che volevi davvero dalla mia/nostra collaborazione. Ma ti posso dire che se l'avessi capito allora (raccontare storie di donne che piangono, ridono, s'innamorano, che vanno al di là del codice e delle etichette ecc), forse ti avrei detto "grazie dell'invito ma non mi interessa", non perché sia una devota delle regole e del codice ma perché io di quelle regole ho fatto la mia via per adorare Allah swt, a costa di sacrifici e fatica, di perdite e conquiste, di delusioni e amarezze ma anche di immense gioie. Per me le "regole" non sono state il punto di partenza del mio cammino, ma il punto di arrivo. Il mio potermi uniformare al modo di vivere che Allah ta'ala vuole per me mi appaga e sto male quando devio (mi capita, ovviamente, non sono mica wonderwoman!) "una sorta di autocensura che ci costringe in uno stereotipo lontano dalla realtà...pure noi siamo un fenomeno e questo a lungo andare scoccia"... mah..."difendere a tutti i costi quella parvenza che altri hanno stabilito per noi"... ma di chi parli?..."contratto di fedeltà al club e alle regole del club"...ma che è 'sta roba?....e poi le sorelle arabe "che vivono l'islam in modo naturale e senza fronzoli...il loro islam è più vero perché meno paranoico, meno costruito emeno controllato...pregano con un'intensità difficile da raggiungere tramite codici e regole e stereotipi da seguire pedissequamente" ...scusa ma quali sarebbero questi stereotipi da seguire pedissequamente? E per le sorelle in difficoltà, anche qui "non siamo riuscite ad essere compatte e ad essere una forza contro la diffamazione delle sorelle ecc", sorella mia, non è detto che poiché non si è raggiunto un risultato, il lavoro sia stato un fallimento. A me pare che gli sforzi siano stati fatti, ma i risultati dipendono da Allah soltanto. Non è nelle nostre mani la soluzione dei problemi di tutti, in particolare da internet.A me sembrava che avessimo preso una posizione chiara e netta appoggiata da riferimenti autorevoli che smentivano chiaramente certe posizioni "ultra". Se poi i soliti cretini fanno le solite uscite cretine, questo non possiamo impedirlo, anche loro hanno diritto di esprimersi, purtroppo è che per il momento la gestione delle cose e delle persone è in mano a loro. A noi non resta altro che spiegare nella speranza che Allah ta'ala illumini i cuori e le menti di questa umanità che sta andando allo sfacelo. Per quello che riguarda le sotrie personali, salvo le esperienze di conversione che sono state raccontate a iosa, non vedo in quale altro modo le esperienze quotidiane di ognuna di noi possano essere utili ad altre, semplicemente perché ogni esperienza è unica ed irripetibile, è la vita del singolo che se la vive da solo, in fondo, per quanto sia circondato dai suoi simili, che altro non possono fare se nondare consigli, appoggiarlo moralmente, spronarlo al bene; ma poi ogni essere umano vive la sua vita in modo unico, è questa la realtà, è un dato di fatto, come è undato di fatto che l'unico su cui si puo' contare è l'Altissimo, e ogni volta che cre'diamo di poter contare su qualcuno o qualcosa, immancabilmente restiamo delusi.Colui che non delude mai è solo l'Altissimo. "Quando chiedete, chiedete a Me"E' questo il nocciolo della fede, sapere che tutto viene da Allah, che se una cosa è destinata ci arriverà e se non ci è destinata, nessuno potrà darcela; fare le cose come Allah vuole affidando a Lui solo il risultato. Va be', mo' mi fermo, senno' strambo...in più i miei pargoli si stanno azzuffando, sarà meglio che vada a sedare l'ammutinamento!!!cmq TI VOGLIO BENE ASSAI SORELLA!!!!ci sentiamo presto inshAllah e ricordati che l'invito è sempre valido!!!(a Nizza, intendo) swr
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#19   08 Maggio 2008 - 23:38
 
Perchè vai via? Un caro saluto da chi ti legge da tanto tempo! Un bacio alla bimba...ciao!
Lilith
utente anonimo

#20   09 Maggio 2008 - 09:27
 
As salam alaykum wa rahmatuLlah, concordo praticamente in tutto e per tutto con quello che ha scritto la sorella Umm Zakarya. Continuo ad essere un po' frastornata, dispiaciuta e perfino confusa. Frastornata per la decisione repentina, pur se, come ho scritto nel primo commento, un po' si capiva che eri un tantino "traversa" ultimamente, Khadi. Dispiaciuta perchè anch' io, come la sorella Umm Zakarya, pensavo che noi avevamo a modo nostro dato un contributo, cercando di far passare un messaggio, mettendo impegno, tempo e cuore in quel che scrivevamo qui e altrove. Anch' io credo che, sempre secondo le possibilità che Allah swt ci ha dato e poi secondo quelle di un blog abbiamo provato a difendere la religione, ad aiutare le sorelle confuse, a far comprendere alla gente la nostra particolare metà del cielo. Forse non era abbastanza, ma credo di averci provato. Non so, le "etichette" e i "manifesti" che noi postavamo sono ciò in cui crediamo più fortemente, sono la nostra vita, ci mettiamo l' anima in esse, per quello sono anche dispiaciuta. Confusa perchè poi ogni tanto, Khadi, faccio davvero fatica a capirti. Boh, vedremo gli sviluppi. Soero comunque che tu stia bene, Khadija, e che la tua vita sia serena. Salam alaykum wa rahmatuLlah.
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#21   09 Maggio 2008 - 10:11
 
P.s.: chiedo scusa alla sorella Ayah perchè ho capito fischi per fiaschi...

Salam alaykum
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#22   09 Maggio 2008 - 10:12
 
Assalamu alaikum Khadi, grazie ancora per le ulteriori delucidazioni. Comincio a sentirmi un pò pesantina, forse mi odierai. Ma quello che voglio dirti, è che secondo me fai male a chiudere il blog. Il tuo progetto, bellissimo e che ti onora, dovrebbe essere promosso proprio da te, che sei la testimonianza vivente (credo una tra le prime mussulmane italiane), di cui anche io ho giovato, che le cose è meglio farle prendendosi il proprio tempo. Anche se, l'animo umano quando ragiona di stomaco se tornasse indietro 100 volte ripeterebbe lo stesso sbaglio 100 volte, è capitato anche a me, d'altra parte il destino è pur sempre il destino, vero? Se fossi nei tuoi panni, terrei aperto An-Nisa, magari tu da sola, che è meglio, e contnuerei a scrivere la mia storia, inshallah, sperando che qualche sorella ne possa trarre beneficio, sarebbe una manipolazione del tuo passato totalmente positiva, come un fiore che nasce nelle ceneri. Purtroppo io, come le altre avendo avuto storie diverse, ed essendo comunque ognuna di noi diversa, non potremmo mai scrivere o dire quello che puoi tu.
In ogni caso cara Khadi continuo a credere una cose, che se il ns. paese fosse più tollerante verso l'Islam, le sorelle più deboli non si ritroverebbero in preda al loro stomaco a fare scelte estreme, della serie o mangi questa minestra o ti butti dalla finestra. E io non avrei le mie paranoie, come tu non avresti le tue. Saremmo solo mussulmane italiane.
Personalmente dopo un pò di tempo dal mio ritorno all'Islam, ho capito una cosa, che parlare su un blog va bene e fa bene, però la vera dawa è fuori. Prima di essere fiere di essere mussulmane dobbiamo essere mussulmane. Hasbi Rabbi è una frase bellissima, che mi commuove però ancora non appartiene alla mia vita, sento che non è ancora mia. Il non accettare il compromesso a cui a volte acconsentiamo, significa, far si che la distanza tra me e il Paradiso, non cresca troppo, perchè chissà potrebbe sfuggirmi qualcosa in un momento di debolezza, e spero che Lui non voglia. A volte mi chiedo ma io lo voglio il Paradiso? Si che lo volgio, mollerei tutto se ci penso. E significa anche un'altra cosa, portare avanti un progetto quotidiano, dove io piano piano cerco di far capire a chi ogni giorno mi sta intorno che non sono come si racconta al bar.
Ultimissima cosa, a cui ha anche accenntato Ummzakaria, credere che un blog sia un ammortizzatore sociale è impensabile, come? Il sostegno di cui tu parli non può passare attraverso un luogo pubblico, dove può leggere chiunque. Chi si metterebbe a raccontare su un blog, per filo e per segno le problematiche serie a cui hai accennato? penso proprio nessuno, neanche te lo faresti. In più, non credo che in questo blog ci sia ai stata una linea particolare da seguire (io sono stat super assente), ognuna ha scritto quello che voleva, pertanto ognuna di noi è nel pieno diritto di dissentire dalla scelta di un'altra.

Comunque adesso ti saluto, e mi scuso se fossi stata troppo insistente od invadente. A proposito la storia del gambero non si riferisce ad un modo di essere, ma ad una sensazione che vivo e che vorrei scrollarmi di dosso. Però se me la dovessi scrollare ora, farei un bel macello, contro anche la mia famiglia. Meglio di no, tu che dici?

Assalamu alaikum wa rahmatullah wa barakathu Khadi.
A.
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#23   09 Maggio 2008 - 14:02
 
Ho letto questo blog da capo a fondo e, da persona laica interessata allo studio delle religioni, l'impressione che ne ho ricavato è che nell'islam praticato da voi ci sia poca spiritualità ma solo un'ossessiva ricerca delle regole, delle fatwe, come comportarsi, come mangiare, come vestire...
Ai miei occhi trapela questo, sicuramente un mero parere personale, ma che sentivo il bisogno di esprimerlo.
Un saluto

Fiorella
utente anonimo

#24   10 Maggio 2008 - 13:02
 
Per rispondere un po' a tutte, purtroppo brevemente per oggi, comincio dalla questione, sollevata da Amina, se esista un "io" e un "voi" e non esista piuttosto un "noi" che ci comprende tutte...
Ho sperato ardentemente che esistesse questo "noi", ma, per quanto vi senta vicine e davvero sorelle, mi rendo conto che può esistere un "noi" solo se la comunità femminile islamica comprende anche quelle come me e cioè quelle che non ritengono che il raggiungimento di un livello spirituale più alto si espliciti nel fare più cose materiali, tipo pregare di più, indossare il velo, sposarsi un musulmano e non togliersi le sopracciglia. E' vero che esiste un percorso spirituale che comprende tutto questo e forse anche altre cose più sottili e apparentemente più assurde come entrare nel bagno con il piede sinistro ed entrare in moschea con quello destro, dire certe frasi, che significa in realtà proiettarsi nel mondo imbevuti del ricordo di Dio. Ed io credo che tutto questo serva, non dico di no, e lo dico perchè l'ho visto, l'ho vissuto, l'ho sperimentato.
Però so anche che, nel mio caso, buttarsi in tutto questo significa allontanarsi dal paradiso e non avvicinarsi ad esso ed anche questo lo so solo perchè l'ho visto, l'ho vissuto e l'ho sperimentato. Non chiedetemi come ciò sia possibile, perchè non ne ho idea. Questo è un fatto, per me, vero come tutto il resto. Chi conosce l'inferno poi lo riconosce ovunque anche quando si ripropone sottoforma di paradiso.
Mi direte che sono troppo sufi, che ho le idee confuse e che con l'islam non ci ho capito niente e mi sta anche bene, ma io non posso privarmi di quella carica spirituale che mi permette di sentirmi viva e attenta a non fare niente che mi allontani dalla Via, quella che riconosco nel bosco delle possibilità quotidiane, non quella che mi aliena dal mondo e da me stessa e mi induce più alla pazzia che alla purezza.
Quello che generalmente in ambito islamico si critica al sufismo è proprio questa propensione del sufi ad andarsene a zonzo per il soprasensibile, percorrendo vie impervie e pericolose, rischiando di venire accecato da luci riflesse e distogliendosi, in tal modo, dalla Luce Ultima.
Io credo che ognuno di noi, rispetto a questo discorso, abbia un proprio punto di equilibrio che nel corso del tempo può cambiare, ma non è mai assoluto e uguale per tutti.
Ci si può staccare dalle cose mondane quel tanto che a te basta per non andartene completamente alla deriva. D'altra parte la fede è di per sè, un po' come l'amore, una specie di pazzia, uno stato dell'anima che modifica completamente le priorità e che, come l'innamoramento, occorre tenere sotto controllo per non fare danni troppo grossi e per non farsi troppo male.
Io non posso venire di là senza perdermi, mi dispiace. E non voglio perdermi. Pensavo si fosse capito, mi pareva di averlo detto più volte, ma probabilmente è difficile accettare l'idea. Credevo fosse chiaro che l'an-nisa collettivo dovesse contemplare anche questo discorso. In realtà non mi ero nemmeno posta il problema in maniera profonda, ma cosa volete aspettarvi da una che in un'associazione femminile islamica italiana voleva buttarci dentro di tutto?
;-)
Ho cercato per anni di chiudermi in un islam rettilieneo e codificato, ma non ci sono riuscita e non ci sono riuscita perchè così facendo l'avrei buttato all'aria il mio islam. Anni e anni di sacrifici, studi e meditazioni, a rinunciare a questo e a quello per poi ritrovarsi laggiù, ancora laggiù, in un luogo dell'anima da cui non si esce se non con una rivoluzione a botte di guerra, sangue e bombe e macerie.
Fiorella del commento 23 osservava che, dal di fuori, sembriamo ossessionate dalle regole e per niente attente alle questioni spirituali. Sinceramente, nel corso degli anni, a me è mancata molto la forte carica spirituale che avevo all'inizio. Il mondo, di colpo, mi si è trasformato in nemico famelico che mi impediva di assolvere ai miei doveri costituiti da un elenco di cose da fare e da non fare, ve l'ho detto più volte, e il punto di arrivo di questi sforzi si allontanava sempre di più al posto di avvicinarsi, diventava un puntino lontano e irraggiungibile, il paradiso, quando invece nei momenti caldi era stato una presenza sensibile. Quella inconfondibile sensazione che sei sulla strada giusta: la sakinah, appunto.
In questo blog i manifesti sono stati anche i miei, non solo i vostri. Ce ne sono a bizzeffe, qui, di manifesti miei: comunitari, politici, femministi, anti-femministi, programmatici. Il problema è che io non me la sento più di fare propaganda comunitaria e politica sulla pelle delle persone e fino a quando continueremo ad essere un gruppo chiuso che, come un gruppo politico, usa simboli, slogan e manifesti, continueremo ad essere solo lo strumento attraverso il quale, acriticamente, si condanna e si assolve la gente.
E questo proprio non mi va giù.
Il tentativo avviato con arabeschi consiste proprio nel recupero dell'islanza spirituale che all'islam è sottesa, in un'ottica personale e quindi anche universale, nella convinzione che l'islam che abbiamo dentro può anche essere decodificato e quindi compreso anche al di fuori della comunità.
An-nisa chiude perchè, al posto di creare ponti e far comprendere l'islam ha semplicemente alzato un ulteriore muro tra un "noi" e un "loro" e non certo per colpa vostra, ma probabilmente a causa di un'impostazione generale che avevo dato io all'inizio e che poi, negli anni, non è stato più possibile riassettare.
La lunga assenza dal blog e le contemporanee ricerche (deluse) di argomentazioni altre che andassero nella direzione voluta mi hanno convinta, come ho già detto, che quella comunità islamica femminile da rappresentare nella sua totalità e varietà non esiste, per il momento, oppure è latente e non si esprime.
Insomma, io avrei voluto andare un po' avanti rispetto al discorso, ormai assodato, sulla non-ghettizzazione della donna islamica italiana e iniziare, finalmente, a dare una panoramica sulle "svariate realtà", che però - a parte quelle fittizie della Suad Sbai - non riesco a reperire da nessuna parte, eppure...
Voi che ne pensate? E' possibile che sia tutto così facile ed idilliaco e che sia io l'unica fessa capitata alla mercè di uno pseudo-musulmano-finto-marito, contornato da una combriccola in estasi che ne esaltava i meriti inesistenti e lo ergeva a indiscutibile modello di islam perfetto?
Sarà...
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#25   10 Maggio 2008 - 16:40
 
Bismillah
Assalamu ‘alaykum warahmatullah
L’Imân (fede) è una credenza nel cuore, una parola sulla lingua e un’azione delle membra.
Per questo, nell’Islâm non c’è una netta distinzione tra il “sacro” e il “profano”, come si è abituati a concepire nella mentalità occidentale. Ogni azione quotidiana assume la sua sacralità se è eseguita “bismillah”; ad esempio, il Profeta (sallAllahu ‘alayhi wasallam) disse che anche nel rapporto coniugale vi è un’elemosina. I Sahâba (radiAllahu ‘anhum), stupiti, gli chiesero come mai un uomo che trovi il suo piacere possa in realtà essere considerato come qualcuno che fa l’elemosina, ed egli (sallAllahu ‘alayhi wasallam) rispose: “Non è forse vero che – se avesse ricavato piacere in modo illecito – avrebbe meritato una punizione? Dunque, se lo soddisfa in modo lecito, avrà una ricompensa”.
La Shari’ah, la Legge Islamica, è stata rivelata non come una costrizione; ma ci è stata donata perché il credente, seguendola e cercando di applicarla sulla terra, possa realmente scoprire la libertà, la dignità di essere umano sottomesso soltanto ad Allah Ta’ala e non schiavo di altre creature.
Questa è la vera libertà, e questa è la spiritualità perfetta. Il musulmano (muslim) è colui che si sottomette al suo Signore nelle piccole e nelle grandi cose, fino ai piccoli particolari dell’abluzione rituale, per esempio.
Per rifarmi all’esempio della preghiera portato da Khadijah, islamicamente non possiamo dire che una persona “anche se non prega 5 volte al giorno, pre