An-nisa: donne musulmane e società

Per favore basta con la favola della donna islamica ghettizzata, schiavizzata e succube. Se nel mondo islamico dilaga l'ignoranza la colpa non è dell'islam, ma dell'oblìo dell'islam. Un po' di verità - e di opinioni - sulle svariate realtà di oggi. Metablog delle voci femminili islamiche in Italia.

24-25.05.2002 : Abou El-Kassim Britel subiva extraordinary rendition da Islamabad a Rabat
Sono passati sei anni e Kassim è ancora ingiustamente detenuto in Marocco.
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Khadi si è trasferita qui


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Per i testi liberamente scaricabili in questa sezione si ringraziano i siti Islamiqra e Ummusama per la paziente traduzione. I contenuti possono essere liberamente diffusi, purchè non se ne travisi il senso e se ne citi la fonte.
i bellissimi nomi di Allah (swt)
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giovedì, marzo 13, 2008

Giuro, non l' ho scritto io...

e neanche un altro musulmana/o, ma un cattolico, e molto intelligente, aggiungo (continua a leggere >>> )

Salam alaykum.

venerdì, febbraio 08, 2008

 Si può ereditare da un miscredente?
fatwa dello shaykh Abu Muhammad al-Maqdissi

بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

DOMANDA:

Caro fratello Abu Muhammad, che Allah la protegga... Assalamu ‘alaykum waRahmatullah. Lei conosce le parole del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam): “Il Musulmano non eredita dal miscredente e il miscredente non eredita dal Musulmano”

postato da: UmmUsama alle ore 12:19 | link | commenti (1)
categorie: articoli e traduzioni
lunedì, gennaio 28, 2008

Islam e femminismo: una terza via
da Arabnews 17/01/2008

L’Islam ed il femminismo non sono incompatibili, secondo la dottoressa e scrittrice Asma Lamrabet. Nel 2004 ha infatti fondato un gruppo di lavoro a Rabat che si occupa di questioni femminili e dialogo interculturale. L’iniziativa è oggi conosciuta in tutto il mondo arabo così come in alcuni paesi occidentali.

La Lamrabet è la moglie di un diplomatico, e proviene da un sobborgo benestante di Rabat. In teoria potrebbe semplicemente passare il suo tempo ad organizzare feste in giardino ma lei non è interessata ai rituali del jet set marocchino. E’ invece un medico qualificato che lavora in ospedale ogni giorno. Quando torna a casa, la sera, si siede alla sua scrivania e scrive libri sul femminismo e l’Islam, ed organizza corsi sul Corano riguardanti questo argomento. >>>

mercoledì, gennaio 16, 2008

La gentilezza in casa.

Grazie alla traduzione della sorella Fiore, ecco a voi un lato dell' Islam poco conosciuto ai più ma che dovrebbe essere più spesso sottolineato e soprattutto messo in pratica da tutti noi, nel matrimonio principalmente, di cui ci si sta giusto occupando or ora >>>

Buona lettura, salam alaykum :)

martedì, novembre 27, 2007

Il ritorno all' Islam di Yusuf Estes. Ultima parte.

As salam alaykum, ecco a voi l' ultima parte della storia di Yusuf Estes. Bellissima, emozionante, commovente e stupefacente mashaLlah >>>

Pensare che l' ho già letta più volte, ma mi emoziona comunque lo stesso.

E c' è un' altra storia, che è bello condividere, secondo me, quella del ritorno all' Islam della sorella Fatma Cinzia >>>

MashaLlah, la ummah cresce di continuo. Cerchiamo, nel nostro piccolo, di fare di tutto per accogliere tutti i nuovi arrivati nella maniera più degna, ovvero dando il miglior esempio possibile seguendo sempre il Nobile Corano e la sunna del nostro amato Profeta Mohammed, pace e benedizioni su di lui. Quale miglior modo di essere "khalifa fi'l ard"?

Che Allah swt ci guidi, e ci protegga sempre. Amin.

postato da: muslima alle ore 14:02 | link | commenti
categorie: articoli e traduzioni, ritorni all islam
lunedì, novembre 19, 2007

L’educazione dei bambini
Shaykha Umm ‘Abdillah al-Wadi‘iyya

 بسم الله الرحمان الرحيم
Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

L’educazione dei bambini è qualcosa di complesso che richiede pazienza e accortezza. Con alcuni bambini è necessario agire con dolcezza, e se si facesse il contrario, si ostinerebbero. Altri bambini richiedono una maggiore severità nei loro confronti, ma non bisogna che questa severità oltrepassi i limiti di ciò che è tollerabile. Se si oltrepassano questi limiti, ciò condurrà il bambino ad ostinarsi e a non ascoltare gli ordini dei genitori. >>>

postato da: UmmUsama alle ore 17:15 | link | commenti (2)
categorie: articoli e traduzioni

Il ritorno all' Islam di Yusuf Estes - parte quarta

Il predicatore In America Latina
Il predicatore iniziò a diffondere la sua storia di missionario per la chiesa per oltre 12 anni al sud e centro America, in Messico e perfino a Hell’s Kitchen (un quartiere degradato, n. d. t.), New York. Quando venne dimesso dall’ ospedale, aveva bisogno di un posto dove stare e piuttosto che lasciarlo andare in una famiglia cattolica, dissi a mio padre che avremmo potuto invitarlo a vivere con noi in città assieme alle nostre famiglie e a Mohammed. Furono tutti d’ accordo, perciò lui subito si mise in moto... >>>
postato da: muslima alle ore 11:26 | link | commenti
categorie: articoli e traduzioni, ritorni all islam
lunedì, novembre 12, 2007

Il ruolo delle donne nel Jihâd contro il nemico

 

بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

 

قُلْ إِنْ كَانَ آَبَاؤُكُمْ وَأَبْنَاؤُكُمْ وَإِخْوَانُكُمْ وَأَزْوَاجُكُمْ وَعَشِيرَتُكُمْ وَأَمْوَالٌ اقْتَرَفْتُمُوهَا وَتِجَارَةٌ تَخْشَوْنَ كَسَادَهَا وَمَسَاكِنُ تَرْضَوْنَهَا أَحَبَّ إِلَيْكُمْ مِنَ اللَّهِ وَرَسُولِهِ وَجِهَادٍ فِي سَبِيلِهِ فَتَرَبَّصُوا حَتَّى يَأْتِيَ اللَّهُ بِأَمْرِهِ وَاللَّهُ لَا يَهْدِي الْقَوْمَ الْفَاسِقِينَ (24)

 

Di': "Se i vostri padri, i vostri figli, i vostri fratelli, le vostre mogli, la vostra tribù, i beni che vi procurate, il commercio di cui temete la rovina e le case che amate vi sono più cari di Allah e del Suo Messaggero e della lotta nel sentiero di Allah, aspettate allora che Allah renda noto il Suo decreto! Allah non guida il popolo degli empi" (Corano IX. At-Tawba, 24)

 

In questo testo il nostro obiettivo non sarà quello di ricercare i dettagli di tutti questi ostacoli e impedimenti (al Jihâd), ma menzioneremo unicamente un ostacolo che la Ummah ha bisogno di eliminare rapidamente e prima di tutto. E questo ostacolo è la donna presentata in quanto madre, sposa, figlia o sorella. Esse ricadono tutte sotto il Versetto che dettaglia gli ostacoli (al Jihâd)

E la nostra ricerca nell'ostacolo (posto) dalla donna non le sarà sicuramente nuova, tuttavia ci rivolgeremo a lei in questo testo, dimostrandole come ella sia uno dei maggiori ostacoli dinanzi alla Vittoria e all'Onore dell'Islâm.

 

E quando diciamo che la donna è uno dei maggiori ostacoli per la Vittoria dell'Islâm, dobbiamo anche menzionare la nozione opposta, ossia che la donna è uno dei fattori primordiali e più influenti nella Vittoria dell'Islâm, a condizione che svolga il suo ruolo con un coraggio e un sacrificio totali.

 

E le presenteremo delle biografie che possa prendere ad esempio perché l'Islâm divenga vittorioso.

E la ragione per cui ci rivolgiamo alla donna, in questo testo, è a causa di ciò che abbiamo notato: quando una donna è persuasa di una cosa, diverrà uno dei maggiori impulsi perché gli uomini compiano (tale dovere).

Ma se è contro qualcosa, sarà tra i maggiori ostacoli al compimento (di tale obbligo) da parte degli uomini, , specialmente se questa donna è una madre o una nonna, l'obbedienza e la soddisfazione della quale sono obbligatorie.

 

Essendo noto che la donna è la culla degli uomini, e la custode del deposito, finché la loro costruzione divenga solida, ci rivolgeremo direttamente a lei, esortandola a giocare il suo ruolo attivo nell'attuale guerra tra l'Islâm e tutte le nazioni miscredenti, senza eccezione. E finché la donna abbandonerà il dovere di occuparsi di questa battaglia, o se ne allontanerà, o non sarà presente per rafforzare la determinazione (dei combattenti), ciò sarà il primo passo della sconfitta, il cammino verso la perdita, ed è ciò che accade alla nostra Ummah oggi.

 

L'Islâm non fu vittorioso, nei suoi momenti di splendore, sulle nazioni miscredenti (che erano più grandi in potenza, in numero e in ricchezze), eccetto quando la donna fu pronta ad assumersi la propria responsabilità, poiché ella fa parte di coloro che allevano i bambini sulla via del Jihâd, che pazientano e aiutano i loro figli e il loro marito a restare pazienti nella continuazione di questa via. Così l'espressione "Dietro ad ogni grande uomo di trova una donna" si avvera veridica per le donne di quest'epoca, e possiamo dunque dire: "Dietro a ciascun grande Mujâhid si trova una donna".

 

Queste donne erano coscienti del loro ruolo, ed erano come le descrisse il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) nell’hadîth riportato da Ahmad e at-Tirmidhi: in una certa occasione, ‘Umar (radiAllahu ‘anhu) chiese al Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam): “Oh Messaggero di Allah! Quali ricchezze dobbiamo ricercare (in questo mondo)?”. Egli rispose: “Devi cercare un cuore riconoscente, una lingua occupata nel Ricordo di Allah, e una donna che ti consolidi negli affari che riguardano l’Aldilà” (Sunan Ibn Majah n° 1846; as-Silsilah as-Sahihah n° 2176; Sahih al-Jami’ n° 5231).

 

Ma per ciò che riguarda le donne della nostra epoca, cosa dobbiamo dire? E come le dobbiamo descrivere? Quali sono le loro preoccupazioni? Sono forse esse un mezzo di sostegno per il loro marito negli affari dell’Aldilà? Comprendono qualcosa a proposito della guerra odierna tra l’Islâm e il Kufr? O almeno conoscono i Paesi del Kufr? E sanno cosa subiscono i Musulmani dovunque? In Palestina?...

Esse non ne sono coscienti. E quale sorta di incoscienza è questa? È l’incoscienza di qualsiasi cosa tranne il fatto di seguire le mode e i capricci, gli ornamenti e l’esteriorità. Esse si sono votate alla distruzione. I nemici della Religione le utilizzano contro la Ummah nelle sue stesse terre. Mentre noi speravamo che esse avrebbero contribuito alla costruzione dell’edificio della Ummah, ci siamo invece ritrovati ad impedire loro di distruggere l’Islâm.

E il centro d’interesse del nemico nella “liberazione” delle donne è apparso unicamente dopo che egli ha realizzato che la donna è la custode della Ummah. Se ella è corrotta, la sua discendenza sarà corrotta, così come tutti coloro che le si trovano intorno. Dunque essi (i nemici) l’hanno utilizzata nel peggiore dei modi, mentre ella si trova nell’illusione e nell’annegamento, e crede a tutti questi falsi appelli, lâHawlâ walâQuwwata illa biLlah (non c’è forza né potenza se non presso Allah)!

 

E se tu, oh Amatullah, sei incosciente della presenza dell’attuale guerra contro di noi, la situazione sarebbe facile se potessimo dire: ci sono pure gli uomini per compensare! Ma oggi, se tu sei incosciente della presenza della guerra attuale o della preparazione (per questa guerra), la Ummah intera ne sarà incosciente insieme a te. Chi farà alzare i giovani per questa battaglia? E chi si trova dietro agli uomini, per imbarcarli in questa battaglia? E chi prepara le madri perché le generazioni future continuino su questa via dopo di te? La risposta a queste domande e a decine di altre questioni simili urgenti ci dimostra una cosa: che la donna è un elemento importante nella lotta di oggi; ella deve parteciparvi con tutta la sua capacità e con tutta la sua passione. La sua partecipazione non significa la fine della lotta – no! Piuttosto, la sua partecipazione conta come un pilastro tra i pilastri che conducono alla vittoria e alla continuazione della via.

 

Di conseguenza, devi essere cosciente, mia cara sorella Musulmana, che la tua missione è più grande di quanto t'immagini. Tu sei responsabile di una grande parte della sconfitta dell'Islâm oggi, poiché se tu ti fossi alzata per assumerti la tua responsabilità, questa vergogna non si sarebbe abbattuta sulla Ummah. E può darsi che tu chieda: "Perché porterei dunque tutte queste responsabilità?". Noi ti rispondiamo: perché la tua responsabilità è la prima responsabilità che, se non viene assunta correttamente, non avrà quasi più alcun beneficio per chi verrà dopo.

 

Ciò perché il primo luogo in cui il bambino cresce è nelle tue braccia, e se diviene un giovanotto, conoscerà unicamente la tua guida, a causa del suo amore per te. Dunque, se tu non semini in lui l'amore per Allah ('azza waJalla), per il Suo Messaggero (sallAllahu 'alayhi waSallam) e per il Jihâd nella Sua Via durante la sua infanzia, nessun altro potrà installarlo nel suo cuore quando sarà più vecchio, se non a prezzo di enormi difficoltà. Il deposito è tra le tue mani, tenero e caldo, alzati dunque e assumi il tuo ruolo, e ne vedrai il risultato tra due decenni, con il Permesso di Allah…

 

Tratto da:

Il ruolo delle donne nel Jihâd

contro il nemico

 

dello shaykh Martire

Al-Hafiz Yusuf Bin Salih Al-‘Iyari

(che Allah abbia misericordia di lui)

 

LEGGI TUTTO >>>

mercoledì, ottobre 24, 2007

Lettera della nostra sorella Nûr, dall'inferno di Abu Ghraib

بسم الله الرحمان الرحيم
Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo
Dopo la tristemente famosa lettera della sorella Fatimah, un'altra dolorosa testimonianza delle ceneri della prigione-inferno di Abu Ghraib

BismillâhirRahmânirRahîm
Non so da dove cominciare, vi descriverò la fame, mentre voi mangiate? O la sete, mentre voi bevete? O il sonno, quando voi dormite? O la nostra nudità, mentre voi siete vestiti? … Ma quando penso ai nobili tra voi, piango sulla mia condizione, che cosa vi descriverò dunque di ciò che noi subiamo come torture, senza urtare il vostro pudore e preservare il deposito? Dove siete, dunque, oh nobili fratelli? Dove siete, dunque, oh sapienti dell'Islâm? Avete dunque dimenticato il Messaggio con cui giunse il veridico, Abû-l-Qâsim Muhammad (sallAllahu 'alayhi waSallam)? Se ci avete dimenticate a causa del denaro… Vi chiederemo giustizia dinanzi all'Unico, poiché noi siamo una consegna legata ai vostri colli… Chiedo a coloro che riceveranno questo messaggio, tra i sapienti e i nobili Imâm che temono il Giorno in cui i cuori e gli sguardi saranno sconvolti, di trasmettere questa amanah dall'alto dei loro minbar. Ricordatevi, quando guardate ciò che subiscono i nostri fratelli in Palestina: anche noi soffriamo oggi, quando vediamo questi ebrei bere l'alcol dinanzi a noi e poi stuprare i nostri corpi come delle bestie selvagge, e si divertono e godono di quelle i cui corpi sono stati umiliati. Oh nobili fratelli, quante volte dunque morirete? I nostri corpi sono stati insudiciati, i nostri abiti strappati, i nostri ventri attanagliati per la fame, le nostre lacrime scorrono, ma chi dunque viene in nostro soccorso? Non vorrei dirvi addio, ma prima di farlo vi dico: temete Allah nei ventri delle vostre sorelle, poiché essi sono stati riempiti di figli adulterini. Prima di lasciarvi, chiedo ai nobili tra voi che detengono delle armi di ucciderci insieme a loro in queste prigioni, ve lo chiedo in Nome di Allah, ve lo chiedo in Nome di Allah, ve lo chiedo in Nome di Allah. La vostra sorella per Allah, Nûr.

Yâ Allah, Ti imploriamo di vendicare le nostre sorelle, di far subire a questi cani tormento su tormento, nella vita di quaggiù come nell'Aldilà, Yâ Allah, fai gustare loro la lama dei nostri Mujâhidîn, Yâ Allah, Ti imploriamo di accordare alle nostre amate sorelle il più alto livello del Tuo Paradiso, al-Firdaws, Allahumma âmîn! Jazakumullahu khayran Ansâr al-Haqq

martedì, ottobre 23, 2007

Quali non-musulmani appartengono alla categoria « Gente del Libro » ?
 
Bismillahi ar-Rahmani ar-Rahim
Vi propongo la traduzione dal francese di questo interessante, a mio avviso, articolo, tratto dal sito “La maison de l’islam”. Il suo autore si chiama Anas Ahmad Lala, cittadino francese dell’Isola di Réunion, diplomato (“shahâdat ul-fadhîla”) all’istituto di scienze islamiche “Falah ad-dârayn” di Tadkeswal, India, allievo di Shaykh Abdullah Patel, Shaykh Ab’râr Ahmad, Shaykh Dhoul Faqâr, Muftî Shams ud-dîn e altri. E’ un testo tecnico, per cosi’ dire, quindi necessita di una lettura accurata, attenta alle sfumature e ai dettagli. Mi è piaciuto per il livello della preparazione (ottimo, direi) e soprattutto per la metodologia con cui viene trattato l’argomento. Buona lettura, inshAllah...
 
 
Due domande:
 
Il Corano parla della possibilità di sposarsi con le "donne pie tra le genti che hanno ricevuto la Scrittura prima di voi". Chi sono le Genti del Libro? Solo gli ebrei ed i cristiani? O anche gli adepti di altre religioni? E inoltre, fa parte delle Genti del Libro colui che crede in un solo Dio ma non ha ancora scelto la sua religione?
 
Da qualche tempo mi chiedo anche se la Gente del Libro sono credenti oppure no.
 
Risposta:
 
1) la Gente del Libro e i Musulmani:
 Sul piano sociale, in terra musulmana, Gente del Libro e politeisti sono completamente liberi di non convertirsi all'Islam e, quindi, di continuare ad essere quello che sono e a praticare la loro religione: sono cittadini a pieno titolo dello stato musulmano. Sul piano puramente teologico, la Gente del Libro sono certamente dei credenti in Dio, in uno o in alcuni dei Suoi messaggeri e nel Giorno del Giudizio; sempre sul piano puramente teologico, la fede cosi' come è concepita nel Corano ("îmân") richiede, tuttavia, di credere anche nel messaggio di Muhammad sAaws. E' proprio per questo che il Corano, che definisce la scelta di non aderire a questa fede con il termine "kufr" (parola che significa etimologicamente "velare" e indica il fatto di non credere in cio' che a Dio piace), utilizza questo termine (kufr) per il fatto di:
a) non credere allo stesso tempo in Dio e nel messaggio inviato attraverso il Suo ultimo messaggero ("E chiunque non crede in Allah e ("wa", congiunzione che in arabo significa "e allo stesso tempo") nel Suo messaggero, ebbene per i miscredenti Noi abbiamo preparato una Fornace ardente", Corano 48/13)
b)non credere in ogni messaggero di Dio ("Coloro che non credono in Allah e nei Suoi messaggeri e che vogliono fare la distinzione tra Allah e i Suoi messaggeri e che dicono "Noi crediamo in alcuni di loro ma non crediamo in altri" e che vogliono prendere un cammino intermedio (tra la fede e la miscredenza), quelli sono i miscredenti, e Noi abbiamo preparato per i miscredenti un castigo avvilente.", Corano 4/150-151)
Il Corano usa questo termine sia per le Genti del Libro che hanno scelto di non credere nel messaggio di Muhammad sia per i politeisti ("Né i miscredenti tra le Genti del Libro, né i politeisti amano che facciamo scendere su di voi una grazia da parte del vostro Signore, mentre Allah riserva a chi Egli vuole la Sua misericordia.", Corano 2/105). Attenzione, il Corano chiede ai musulmani di comportarsi bene con tutti i non musulmani ("kâfir"), che essi siano Gente del Libro o politeisti o altro ("Allah non vi proibisce di fare del bene e di essere giusti con coloro che non vi hanno combattuto per la religione e non vi hanno cacciato dalle vostre case, poiché Allah ama i giusti.", Corano 60/8) Quindi il Corano insegna, sul piano sociale, la libertà reliigosa ed il rispetto, e parallelamente sul piano teologico il ricordo della propria responsabilità e delle conseguenze nell'altra vita della scelta che si sarà fatta in questa vita. E' necessario che il messaggio di Muhammad sia davvero giunto alle Genti del Libro affinché nell'altra vita possano essere considerati come "kuffar" (""kufr 'indallâh"). Che cosa succederà invece nell'altra vita nel caso in cui questo messaggio non sia giunto ed essi siano rimasti su un messaggio anteriore portato da un messaggero di Dio? (si noti che qui si parla del messaggio rimasto inalterato, cioé cosi' come il messaggero l'ha portato, ndt). Questo sarà argomento di un altro articolo, inshAllah.
Le Genti del Libro, quindi, sono solo una parte di coloro che non sono musulmani ("kâfirûn"). Tuttavia, per il fatto che sono monoteisti, che si riferiscono ad uno o più messaggeri di Dio predecessori di Muhammad sAaws e che infine possiedono delle Scritture (è questo il senso di "kitâb", "libro") che provengono da tali messaggeri e che contengono sempre alcuni insegnamenti autentici (in particolare per quanto concerne le regole sul matrimonio e sulla macellazione), il Corano insegna che essi hanno alcune concezioni in comune con i musulmani e che è dunque permesso ai musulmani di consumare l'animale da loro macellato e di sposarsi con una donna che fa parte della loro comunità (con condizioni e sfumature che ho affrontato in altri articoli)
 
2) chi sono le Genti del Libro?
I sapienti musulmani sono unanimi nel considerare gli Ebrei e i Cristiani Unitari come facenti parte delle Genti del Libro ("ahl ul-kitâb") di cui parla il Corano e per i quali valgono le due regole che abbiamo visto sopra. Ci sono, invece, pareri diversi per quanto riguarda i Cristiani Trinitari, gli Zoroastriani, i Sabei, ecc.
 
2.1) i Cristiani sono Gente del Libro nonostante il credo che hanno sviluppato su Gesù?
Tutti i Cristiani possono essere considerati "Gente del Libro" in modo che i Musulmani possano vivere con loro seguendo le regole sulla liceità della carne dell'animale da loro macellato e del matrimonio con una delle loro donne? Oppure solo i Cristiani che sono rimasti fedeli all'autenticità degli insegnamenti di Gesù ne fanno parte? La questione si pone anche a proposito sia dei Cristiani che credono nella natura divina di Gesù che dei Cristiani Trinitari...
 
-         Secondo un parere molto isolato (tafarrud), fanno parte delle Genti del Libro solo i Cristiani che considerano Gesù come un messaggero di Dio e non come un essere che ha in sé due nature, quella divina e quella umana; quanto gli altri, coloro che credono nell'Incarnazione e/o nella Trinità, non sono Genti del Libro; oppure forse lo sono ma in ogni caso le regole della liceità, per un musulmano, di consumare la carne dell'animale da loro macellato e di sposarsi con una donna della loro religione non sono applicabili. Per questo, quando si chiedeva a Abdullâh ibn 'Umar a proposito del matrimonio con un'ebrea o una cristiana, diceva (a proposito del matrimonio con una cristiana): "Allah ha proibito ai Musulmani di sposarsi con delle associatrici(politeiste). Ebbene, non conosco politeismo peggiore di quello di una persona che dice che il suo Signore è Gesù, quando invece non è altro che un servo tra i servi di Allah" (riportato da al-Bukhârî, n° 4981; si veda Fat'h ul-bârî, vol. 9 pag.515).
-         Molti sapienti shafi'iti sono del parere che le regole relative alla macellazione e al matrimonio sono applicabili solo:
a) alle persone che discendono dai Figli d'Israele e di cui almeno non si abbia conoscenza del fatto che i loro antenati si siano convertiti al Cristianesimo dopo che quest'ultimo ha conosciuto gli apporti esterni;
b) alle persone che sicuramente non dicendono dai Figli d'Israele ma i cui antenati si sono convertiti al Giudaismo o al Cristianesimo e di cui si sappia che tali antenati si sono convertiti prima che Dio abbia dichiarato questa religione abrogata e prima che il Cristianesimo abbia conosciuto gli apporti esterni (alla rivelazione pura, ndt) (si veda Al-fiqh ul-islâmî wa adillatuh, az-Zuhaylî, vol. 4 pagg. 2761-2762 e vol. 9 pagg. 6655-6656).
- Secondo gli altri sapienti, anche se il Cristiano crede che Gesù as possiede una natura divina, anche se è Trinitario, fa parte delle "Genti del Libro". Ed è questo l'avviso che sembra essere giusto, perché c'è un versetto del Corano che rivolge questo invito: "O Genti del Libro, (...) non dite "Tre!"(Corano, 4/171). Come si puo' notare Allah chiama esplicitamente "Genti del Libro" dei Cristiani Trinitari. Il muftî Shafi'i scrive: "I (...) Cristiani a proposito dei quali il versetto stipula la liceità della consumazione della carne macellata da loro e del matrimonio con le loro donne sono gli stessi di cui il Corano dice (...) che hanno reso un culto a Gesù..." (Jawâhir ul-fiqh, vol. 2 pag. 393). Ibn Hajar scrive che uno dei suoi maestri ha dedotto dal Hadîth u-Hiraql "che le regole sul matrimonio e sulla consumazione di carne macellata si applicano a qualsiasi persona che professa la religione delle Genti del Libro (...), poiché il Profeta sAaws ha chiamato Eraclio e il suo popolo "Genti del Libro" nonostante si fossero convertiti alCcristianesimo dopo il cambiamento (del messaggio originario portato da Gesù, ndt); contrariamente a coloro che pensano che queste regole si applicherebbero solo alle Genti del Libro che sono dei Figli d'Israele o dei quali si sa che i loro antenati si sono convertiti al Cristianesimo prima del cambiamento" (Fat'h ul-bârî, 1/54). Per quanto riguarda il parere di Ibn 'Umar, si tratta di un parere completamente isolato tra i pareri degli altri sapienti (si legga a questo proposito Fat'h ul-bârî 9/515, Qâ'ida jalîla fit-tawassul wal-wassîla pag. 134 e pag. 138, e Majmû' ul-fatâwâ 14/19 e 32/178).
 
2.2) Gli Zoroastriani fanno parte delle Genti del Libro?
Gli antichi iraniani credevano in un creatore dell'universo, Ahura Mazda, ma credevano anche in altre divinità che insieme formavano le forze del Bene, un mondo al quale si contrapponeva l'impero delle Tenebre e del Male, il cui capo era Ahriman. Gli iraniani onoravano Ahura Mazda con il fuoco che essi tenevano acceso in cima alle torri dedicate al culto; alla maggior parte delle loro divinità offrivano sacrifici cruenti; bevevano il haoma e cadevano in una sorta di ebbrezza estatica. Nel VI sec. a.C. comparve un riformatore religioso, Zoroastro (Zarathustra). Egli insegno' agli iraniani che Ahura Mazda è l'unico Dio, Colui che ha creato tutto, il bene e il male, che ha creato due esseri invisibili (l'uno del bene e l'altro del male), e che sono loro che tentano, con il permesso di Dio, d'influenzare l'uomo. Quest'ultimo deve dunque scegliere ed è responsabile delle sue scelte. Adorare Dio, insegna Zoroastro, significa mantenere il cuore puro, abbandonare gli idoli e i sacrifici cruenti, abbandonare l'ebbrezza del haoma, onorare Dio attraverso la preghiera (il fuoco è solo un mezzo che la accompagna). A colui che rispetta tali insegnamenti, Ahura-Mazda donerà la felicità eterna il giorno in cui si manifesterà abbracciando tutto l'universo. Per qualche decennio molti iraniani restarono fedeli agli insegnamenti di Zoroastro. Ma nel corso del tempo, lentamente, iniziarono a seguire solo parzialmente il suo messaggio e ad aggiungervi altre pratiche: ricomparvero politeismo, culto del fuoco, sacrifici cruenti, ricorso alla magia. E' per questo che quella che si definisce "religione zoroastriana" fu in realtà una religione che aveva mescolato elementi esterni a elementi del messaggio originale di Zoroastro. (Tali elementi sono estratti dal Mémo Larousse, pag. 297. Si veda anche Qassas al-Qur'ân, as-Syohârwî, vol. 3 pagg. 167-171. Per ulteriori dettagli si legga il mio articolo "Zoroastro e il suo messaggio"). E' possibile che Zoroastro sia stato un profeta, inviato da Dio al mondo iraniano nell'antichità, ma è difficile esserne certi al punto di dichiararlo formalmente. Preferiamo accontentarci di affermare qui che l'insegnamento di Zoroastro era apparentemente conforme a quello dei messaggeri di Dio. Globamente è questa la posizione del sapiente musulmano indiano as-Syohârwî. 
Allora gli Zoroastriani sono Genti del Libro?
-         Ibn Hazm e la scuola zahirita, oltre che Abû Thawr, sono del parere che gli Zoroastriani sono effettivamente delle Genti del Libro. Questi sapienti ragionano nel modo seguente: da una parte solo le Genti del Libro possono essere mu'âhid/ahl udh-dhimma, poiché il Corano cita solo loro a riguardo e del resto il Profeta sAaws non ha concluso contratti di dhimma con idolatri. Dall'altra, il Profeta sAaws ha accettato gli Zoroastriani come mu'âhid/ahl udh-dhimma, quindi gli Zoroastriani sono Genti del libro (Fiqh us-sunna, vol. 4 pag. 167, vol. 2 pag. 382, si veda Al-Muhallâ, vol.5). Inoltre esiste un hadîth che dice a proposito degli Zoroastriani: "Agite con loro come con le Genti del Libro" (riportato da Mâlik, n° 617), il che dimostra che sono Genti del libro.
-         Secondo il parere di altri sapienti, invece, (in particolare quelli della scuola hanafita, malikita e hanbalita), anche se si riferiscono al messaggio e al libro portato da un riformatore che forse è stato un profeta di Dio, gli Zoroastriani non sono Gente del libro perché nel corso del tempo hanno operato una serie tale di cambiamenti al messaggio che è impossibile dire di loro che sono rimasti monoteisti: essi credono in due divinità, una del bene Yazdân, l'altra del male Ahriman, e adorano il fuoco. Ora, gli appartenenti ad una data religione non possono essere considerati Gente del Libro se non sono monoteisti (in più ad altre condizioni che vedremo avanti). A proposito del fatto che il Profeta non ha mai concluso un contratto di dhimma con degli idolatri, Ibn al-Qayyim dice che questo non significa che sia impossibile farlo: se il Profeta sAaws non ha concluso un contratto di dhimma con degli idolatri, è perché l'istituzione di tale contratto di dhimma è stato rivelato nell'anno di Tabûk (anno 9 dell'hegira), in un momento in cui, secondo alcuni, gli arabi idolatri si erano già convertiti all'Islam(Az-Zâd, vol.5 pag. 91, vol. 3 pag. 154), secondo altri avevano già concluso altri tipi di trattati con il Profeta sAaws. Ibn Qayyim scrive: "Sappiamo che questi arabi si riferivano alla religione di Abramo as, che aveva lasciato delle scritture ("suhuf") ed una via ("shar'ia"). I cambiamenti che questi adoratori di idoli (gli arabi) hanno effettuato nella religione e nella via di Abramo as non sono più importanti di quelli che gli Zoroastriani hanno effettuato nella religione del loro profeta e nelle loro scritture (presupponendo l'esistenza di un profeta e di scritture presso di loro) (Az-Zâd, vol.5 pag. 91). Ora, gli arabi del periodo pre-islamico non sono stati considerati come Gente del Libro ma come politeisti (mushrikûn). Come possono essere considerati Gente del Libro e non politeisti gli Zoroastriani, che nella loro religione hanno operato dei cambiamenti più importanti di quelli fatti dagli arabi? Ibn al-Qayyim dice anche: "Che differenza c'è tra quelli che adorano gli idoli e quelli che adorano il fuoco?" (Ibid., vol.5 pag. 91 e vol. 3 pag. 153). Quanto al hadîth "Agite con loro come con le Genti del Libro", posto che il hadîth sia autentico (si veda Nasb ur-râya), sembra indicare che gli Zoroastriani non sono Gente del Libro, poiché si chiede di agire con loro ...come si agisce con le Genti del Libro, le quali Genti del Libro sono diversi da loro (Majmû' ul-fatâwâ, vol. 32 pag. 189). Infine, Ibn Abbâs, parlando dell'offensiva dei Bizantini contro i Persiani nel VII sec., avvenimento menzionato nel Corano (30/2-6), riporta che i politeisti meccani si auguravano la vittoria dei Persiani "che erano politeisti come loro" mentre i musulmani auspicavano la vittoria dei Bizantini "che erano Gente del Libro" (riportato da at-Tirmidhî, n° 3193, si veda Majmû' ul-fatâwâ, vol 32 pag. 188).
 
2.3) i Sabei fanno parte delle Genti del Libro?
Il Corano parla dei Sabei (as-Sâbi'ûn) in qualche versetto: 2/62; 5/69; 22/17. Chi sono queste persone? I pareri sono divergenti. Pare che all'epoca della rivelazione del Corano abitassero la regione dell'Iraq. Ibn Kathîr parla di loro come di gente che credeva in un solo Dio e secondo alcuni sapienti è proprio questo che avrebbe spinto gli idolatri meccani a trattare Muhammad sAaws e i suoi compagni di "Sâbi'ûn" (Tafsîr Ibn Kathîr, commento al versetto 2/62).
 
I Sabei sono allora Gente del Libro o no? I pareri sono diversi:
- secondo Abû Hanîfa, i Sabei sono Gente del Libro (Al-Hidâya, vol. 2 pag. 290)
- secondo Abû Yûsuf e Muhammad ibn ul-Hassan, i Sabei non sono Gente del Libro (Al-Hidâya, vol.2 pag. 290, nota a fondo pagina).
- secondo alcuni sapienti shafi'iti e hanbaliti, bisogna fare delle ricerche per cercare di sapere in che cosa credono i Sabei: se, come gli Ebrei e i Cristiani, credono in Dio, in alcuni messaggeri di Dio e si riferiscono a Scritture lasciate da un messaggero, allora sono Gente del Libro; in caso contrario, no (Fiqh us-Sunna, vol. 2 pag. 381).
 
2.4) una definizione di Gente del Libro (o Genti del Libro):
Secondo la scuola hanafita, sono Genti del Libro coloro che rispondono a queste tre condizioni:
a) dichiarare di appartenere ad una religione rivelata da Dio
b) riferirsi a scritture che originariamente erano state lasciate autenticamente da un messaggero
c) non essere diventati puri politeisti (Fiqh us-sunna, vol.2 pag. 382)
Non sono al corrente di definizioni date da altre scuole, ma il terzo parere che abbiamo visto sopra a proposito dei Sabei coincide implicitamente con alcuni elementi di questa definizione. Gli Zoroastriani, non soddisfacendo a questa terza condizione, non sono considerati Gente del Libro. Quanto ai Sabei, se c'è divergenza tra Abû Hanîfa ed i suoi due allievi a questo proposito, non è a causa di una definizione diversa da questa ma della considerazione di che cosa erano realmente i Sabei (fahm ul-wâqi'): secondo le ricerche di Abû Hanîfa i Sabei erano monoteisti, secondo le ricerche di Abû Yûsuf e di Muhammad ibn ul-Hassan, erano astrolatri (si veda Al-Hidâya, vol. 2 pag. 290, nota di fondo pagina).
 
Domanda: com'è possibile che quei sapienti che pensano che gli Zoroastriani abbiano effettivamente ricevuto delle scritture ma non sono più considerati Gente del Libro perché in seguito hanno iniziato a credere in due divinità e ad adorarle, considerano comunque i Cristiani Trinitari Gente del Libro anche se questi ultimi hanno iniziato a credere nella natura divina di Gesù e nella Trinità? Perché non hanno considerato qui la stessa cosa che hanno considerato là?
Avevo posto una domanda simile ad uno dei miei professori, Shaikh Dhu-l-Faqâr, e la sua risposta mi ha permesso di capire la risposta alla domanda che ci siamo posti: mi ha detto, in sostanza, che i Cristiani Trinitari dicono che c'è un solo Dio ma che un mistero fa si' che Egli sia Uno in tre persone: le tre persone sono distinte ma formano un solo Dio; allo stesso modo, questi Cristiani credono nell'Incarnazione, un mistero per il quale un solo Dio si è fatto carne nella persona di Gesù, nel quale coabitano allo stesso tempo la natura umana e quella divina. Ovviamente i Musulmani non possono né adottare, né condividere, né approvare una tale concezione dell'unicità divina; ma questa concezione cristiana resta comunque diversa da quella degli Zoroastriani (che hanno adottato un dualismo chiaro e netto) ed è questo che fa si' che questi sapienti considerino Gente del Libro i Cristiani Trinitari ma non gli Zoroastriani.
 
In sintesi:
Sono Genti del Libro coloro che rispondono a queste tre condizioni:
a) dichiarare di appartenere ad una religione rivelata da Dio
b) riferirsi a scritture che originariamente erano state lasciate autenticamente da un messaggero
c) non essere diventati puri politeisti (Fiqh us-sunna, vol.2 pag. 382)
 
Non sono al corrente di definizioni date da altre scuole. Di per certo, l'agnostico (colui che dice che forse Dio esiste ma che non possiamo sapere nulla di Lui) e il deista (colui che crede in Dio senza riferirsi al messaggio di nessun messaggero di Dio) non fanno parte delle Genti del Libro.
 
Wallâhu a'lam
 
sabato, maggio 05, 2007

Qualche dritta per le donne


foto da: www.muslima.com

Tempo fa trovai un articolo molto interessante su un sito francese e iniziai a tradurlo: dopo una settimana avevo scritto solo una decina di righe, le stesse che avevo tradotto subito dopo aver letto l'articolo, nella foga dell'entusiasmo. Grazie a Dio, ad un certo punto la sorella Aisha di Ummusama è accorsa in mio aiuto, sciroppandosi la traduzione tutta intera in men che non si dica e così, oggi, è possibile postare la traduzione di questo illuminante e riassuntivo articolo sull'intricata questione dei diritti delle donne nell'islam. Grazie islam-fraternet! Grazie Ummusama! E buona lettura.



بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

 

 

الرِّجَالُ قَوَّامُونَ عَلَى النِّسَاءِ بِمَا فَضَّلَ اللَّهُ بَعْضَهُمْ عَلَى بَعْضٍ وَبِمَا أَنْفَقُوا مِنْ أَمْوَالِهِمْ

 

Gli uomini devono occuparsi delle donne e proteggerle, occupandosi dei loro affari, a causa delle qualità che Allah concede agli uni rispetto alle altre, e che li rendono adatti ad esercitare questo diritto, e a causa del fatto che sono loro a lavorare e faticare per guadagnare i beni che spendono per la famiglia… (Corano IV. An-Nisâ', 34) 

La donna nell'Islâm

da http://www.islam-fraternet.com/femme.htm

 

1. Aspetto spirituale

 

Il Sublime Corano enuncia chiaramente che gli uomini e le donne sono della stessa natura spirituale e umana. Entrambi hanno ricevuto il "soffio divino" che ha conferito loro la dignità e ha fatto di essi i vicari di Allah sulla terra. La donna non è biasimata per la "caduta dell'uomo". La gravidanza e il parto sono considerate ragioni supplementari per amare ed apprezzare le donne, e non come punizione per "aver mangiato dell'albero proibito". L'uomo e la donna hanno dei doveri e delle responsabilità paragonabili ed entrambi devono affrontare le conseguenze delle loro decisioi e delle loro azioni morali.

In nessun posto il Corano menziona che "gli uomini sono superiori alle donne", a meno che il testo del Corano non sia stato miseramente tradotto. Il Corano indica chiaramente che la sola base di superiorità è la pietà e la rettitudine, non il genere, la razza, il colore o la ricchezza.

 

2. Aspetto economico

 

La Legge Islamica salvaguarda i diritti delle donne prima e dopo il matrimonio. In effetti la donna riceve una maggior sicurezza finanziaria rispetto all'uomo. Ha diritto al pieno montante del suo dono ("dote") di nozze. Ha diritto di conservare tutte le sue proprietà presenti o future e un reddito per la propria sicurezza. Nel frattempo, ha diritto a tutto l'aiuto finanziario prima, durante e dopo il matrimonio, senza riguardo alla sua ricchezza personale. Questo aiuto garantito a tutte le tappe della sua vita, costituisce un vantaggio finanziario rispetto agli uomini, equilibrato in parte dalla minor percentuale di eredità che le spetta.

La donna dispone personalmente dell'usufrutto di un suo eventuale lavoro, mentre l'uomo ha il dovere di mantenere e sovvenire ai molteplici bisogni della sua famiglia.

 

3. Aspetto sociale

 

1. In qualità di figlia:

 

Il Corano biasima l'attitudine di alcuni genitori che tendono a favorire i loro figli maschi. Prescrive il dovere di aiutare e dimostrare gentilezza e giustizia nei confronti delle figlie.

L'educazione delle figlie non è soltanto un diritto, ma un dovere per tutti i Musulmani, uomini e donne.

Una figlia ha il diritto di accettare o rifiutare le proposte di matrimonio. Il matrimonio imposto, senza il consenso di entrambe le parti, non è valido, secondo gli insegnamenti del Profeta Muhammad (Pace e Benedizioni di Allah su di lui).

 

2. In qualità di sposa:

 

L'opinione dell'Islâm sul matrimonio è espressa nel seguente versetto del Sublime Corano:

 

وَمِنْ آَيَاتِهِ أَنْ خَلَقَ لَكُمْ مِنْ أَنْفُسِكُمْ أَزْوَاجًا لِتَسْكُنُوا إِلَيْهَا وَجَعَلَ بَيْنَكُمْ مَوَدَّةً وَرَحْمَةً إِنَّ فِي ذَلِكَ لَآَيَاتٍ لِقَوْمٍ يَتَفَكَّرُونَ (21)