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An-nisa: donne musulmane e societàPer favore basta con la favola della donna islamica ghettizzata, schiavizzata e succube. Se nel mondo islamico dilaga l'ignoranza la colpa non è dell'islam, ma dell'oblìo dell'islam. Un po' di verità - e di opinioni - sulle svariate realtà di oggi.
Metablog delle voci femminili islamiche in Italia.
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Convegno ADMI
DOMENICA 20 APRILE 2008
A MILANO
DALLE ORE 10:30 ALLE 18:30
PRESSO AULA PIOXII
VIA SANT'ANTONIO 5 MILANO, MM DUOMO
SI TERRA' IL XIII CONVEGNO NAZIONALE
DELL'ASSOCIAZIONE DONNE MUSULMANE D'ITALIA
TEMA INCONTRO
"Famiglia e dialogo fra le generazioni"
RELATORE PRINCIPALE IL PROF. IBRAHIM DASUCHI - AUSTRIA
SONO Leggi ancora...
TEHERAN - Un giudice iraniano ha ordinato ad un marito di comperare 124.000 rose rosse alla moglie, per un valore di quasi 240.000 franchi, come da lei richiesto per punirlo del fatto di essere "avaro". Il quotidiano Etemad scrive oggi che dopo dieci anni di matrimonio la donna ha chiesto al marito di pagarle il 'mehrieh', vale a dire ciò che lo sposo si impegna per contratto a dare alla moglie quando lei lo decida. E nell'atto di matrimonio dei due, evidentemente all'epoca molto innamorati, era citato l'astronomico numero di fiori. "Con l'andare degli anni - ha detto Hengameh, la sposa delusa - mi sono resa conto di quanto mio marito è avaro, al punto di rifiutare di pagarmi il caffè quando andiamo al ristorante". Da qui la richiesta all'uomo di onorare il suo impegno. Il marito ha cercato di negare le accuse, affermando che la moglie "é sotto l'influenza di amiche ricche" e dicendo di potere al massimo comprarle cinque rose al giorno fino ad arrivare al numero richiesto. Ma il giudice ha ordinato il sequestro di un appartamento intestato all'uomo, del valore di circa 80mila franchi, fino a quando non avrà onorato il suo debito in fiori.
L'islam, la schiavizzazione della donna e l'oblìo della ragione (I)
No, non sono ancora fuggita in Algeria. Sto ancora qua, con i piedi ben saldi a terra, a chiedermi e a chiedervi che cosa vogliamo chiamare islam e perchè.
Guardate, a me andrebbe benissimo che qui si decidesse di riunire un certo numero di maschietti più o meno autorevoli per far loro decidere cosa dice l'islam a proposito delle donne. A quel punto saprei di certo che la mia religione non potrebbe più chiamarsi islam, perchè quello è il nome che hanno dato a un'altra cosa che, per me, islam non è più.
Questo, per esempio.
E in particolare: "le donne sono create ad immagine di una costola, se le lasci così, ossia non sei presente per loro nella rievocazione della vita futura, ricordando loro le ricompense promesse a quelle che saranno pazienti nelle prove e i castighi durissimi inflitti a quelle che si abbandoneranno alle passioni... ebbene, resteranno curve come la costola". Una roba cristianissima, ai miei occhi. Non so ai vostri.
Le donne (poverine) costole curve appartenenti ad un uomo (probabilmente dritto).
Immagine forte, raccapricciante e, per certi versi, eccitante.
Continuo?
Non adesso. Non ho tempo.
Vi lascio con questa roba qui. Appena possibile, vi dirò chi, molto acutamente, me l'ha mandata e di che cosa si tratta.
Islam e femminismo: una terza via
da Arabnews 17/01/2008
L’Islam ed il femminismo non sono incompatibili, secondo la dottoressa e scrittrice Asma Lamrabet. Nel 2004 ha infatti fondato un gruppo di lavoro a Rabat che si occupa di questioni femminili e dialogo interculturale. L’iniziativa è oggi conosciuta in tutto il mondo arabo così come in alcuni paesi occidentali.
La Lamrabet è la moglie di un diplomatico, e proviene da un sobborgo benestante di Rabat. In teoria potrebbe semplicemente passare il suo tempo ad organizzare feste in giardino ma lei non è interessata ai rituali del jet set marocchino. E’ invece un medico qualificato che lavora in ospedale ogni giorno. Quando torna a casa, la sera, si siede alla sua scrivania e scrive libri sul femminismo e l’Islam, ed organizza corsi sul Corano riguardanti questo argomento. >>>
La storia di un'araba dagli occhi azzurri
(Via Amal)
Nur indicava al nipoti i luoghi della città, piazze, strade, case, ponti, minareti, alla ricerca delle tracce lasciate dal tempo e dalle persone. Quella non era la città natale di Nur. Ma lì lei era vissuta e là, da sola, aveva cresciuto i suoi figli, dopo avere lasciato il marito. Nur era musulmana devota: pregava cinque volte al giorno, seguiva il digiuno prescritto nel mese di Ramadan, offriva l'elemosina, quando poteva permetterselo. Sognava di recarsi un giorno alla Mecca, ma questo non divenne mai realtà, così come non poté avverare il desiderio di essere sepolta vicino ad un pio musulmano.
Riuscì comunque a realizzare un'altra sua aspirazione: quella di non rivedere mai più il marito e di non sapere più nulla di lui. >>>
Parità casalinghe
Come le mie nonne, le mie bisnonne, le mie zie e le mie cugine più grandi, anche mia mamma, negli anni, si è faticosamente guadagnata il ruolo di dirigente domestica – e quindi anche un po’ quello di “capofamiglia" – sgobbando dalla mattina alla sera per lavare, stirare, cucire, fare la spesa cucinare, pulire la casa, mettere in ordine, fare le conserve e fare in modo che tutto funzionasse alla perfezione.
Ovviamente, con cotanto pezzo di femmina a fianco, mio padre non si è mai sognato di risolversi e, per quanto riguarda me, ho iniziato a cavarmela solo quando, ormai diciannovenne, sono andata a vivere con altre tre sprovvedute studentesse, nella mia prima casa universitaria pescarese. Tra “pantera”, inadeguatezza e varie, credo di essermela cavata piuttosto male, devo ammettere, ma l’inadeguatezza casalinga è come il raffreddore e prima o poi ti passa, se la curi.
E così ho sempre pensato che le faccende domestiche fossero una specie di status symbol per la donna occidentale. Almeno, per un certo tipo di donna di provincia, un mezzo per riuscire pienamente a riscattarsi dalla subordinazione al marito e acquisire un potere e una posizione sociale che nessuno può mettere in discussione.
A noi musulmane tutto questo potere non viene concesso, perché l’islam dà per scontato che i mariti si lavino i propri maglioni, si stirino le proprie camice, si rammendino i propri calzini, passino lo straccio con savoir-faire e si cucinino pure e il tutto senza recriminare, costringendoli ad essere autonomi anche se hanno una moglie.
Se vogliamo, però, possiamo accudirli dolcemente. Per voglia, non certo per imposizione.
Priorità da ristabilire, certo. Ma perchè accettare un islam diverso e inventato?
Donne musulmane: "Adesso parliamo!"
di Amina Salina
C'è un grosso equivoco di fondo quando si parla di multiculturalismo .Quando si affrontano problemi scottanti, come quello della violenza sulle donne, o altri come la questione del hijab, gli stereotipi si palesano davanti ai nostri occhi di musulmani europei abbastanza navigati per capire dove vuole andare a parare l'interlucutore istituzionale o meno.mercoledì 01 moharram, 1429
Ehm, appena visto nella posta che mi sono arrivati un sacco di auguri per il nuovo anno e così... l'ho scoperto: è Capodanno pure per noi! Beh, ci voleva! Rinascere doppio è meglio, non vi pare?
Nel frattempo....
Le blogger partecipanti, nei rispettivi spazi, continuano il loro lavoro di ricerca e approfondimento. In particolare mi premeva segnalare la denuncia dell'incredibile boicottaggio del governo egiziano alle conversioni islamiche, riportata da Ummusama e le riflessioni di Muslima che avevo letto troppo velocemente e - astagfirullah - l'avevo capita un bel po' diversa. E' che, pure, mi sa che sto "acida". E insomma - quando ci vuole ci vuole - e mo' me lo devo proprio dire*.
A proposito delle tematiche in questi giorni sollevate da Ayah nella mailing list del gruppo musulmane e islam e sul blog a più mani luce della fede, relative al troppo spesso comune senso di disagio e colpevolezza legato al partecipare, anche se in modo neutrale, ai festeggiamenti natalizi, segnalo il brano postato da Ukht1, sul blog Fussilat, che riassume le motivazioni che spingono molte di noi a comportarsi come delle aliene, approdate sulla Terra, proprio durante i festeggiamenti della conquista spaziale. Spero, quindi, ci sia spazio anche per ulteriori meditazioni pubbliche a riguardo.
*aggiornamento dell'11.01.2008, dopo una rilettura leggermente più attenta.
Una delle finalità di questo metablog sarebbe dovuto essere il confronto sulle tematiche femminili dal punto di vista islamico o giù di lì, quindi il matrimonio, il rispetto, le regole alle quali non solo le donne devono sottostare e la mirabolante questione del “contratto”.
Badate bene ragazze, ‘sta storia del contratto matrimoniale - a ben vedere – è una rivoluzione, una trovata ultra-femminista che una non dovrebbe lasciarsi sfuggire, musulmana o kafira che sia.
Iniziamo a chiarire due o tre cardini di un eventuale rapporto islamico… ehm, o anche pseudo-tale:
Uno – Se un musulmano decide di sposarsi una tipa in moschea, allora vuol dire che si assume l’onere di mantenerla, di mantenere gli eventuali figli e di non farla ritrovare in mezzo alla strada e su questo non devono esserci dubbi, sennò mi faccio neocatecumena!
Due – Non fatevi infinocchiare quando un musulmano vi dice: “La donna musulmana deve fare questo e quello”. Chiedetegli invece quali sono i doveri dell’uomo in un rapporto di coppia islamico e fatevelo mettere per iscritto e sottoscrivere (a meno che non vi dica che l’uomo nell’islam non ha nessun dovere, allora lasciatelo subito che è troppo ignorante oppure – è ovvio!! – vuole proprio fare il furbo e non lo sa nemmeno fare!).
Tre – Quindi, se vi va, compilate una bozza del vostro eventuale contratto matrimoniale e mandatemelo al seguente indirizzo: khadi.sakinah[at]yahoo.it così lo pubblicheremo sul blog, ci dibatteremo su e, magari, sarà fonte d’ispirazione anche per altre donne, con riflessioni e tutto.
L’invito è rivolto a sorelle e vicine di sorellanza che meditano sull’avvio di un rapporto di coppia islamico o che ce l’hanno già avviato e anche alla super-kafira che ieri ha incontrato il pusher tunisino al rave di tre giorni - di ‘sti tempi, bisogna valutarle tutte. Quindi, coraggio, mettiamoci al lavoro!
Se vogliono partecipare anche le cristiane, le scintoiste, le atee e le buddiste saremo liete di pubblicare anche i loro contratti matrimoniali non-islamici, perché no?
Cristologie
...A proposito di "siamo tutti fratelli, perchè crediamo in un solo Dio" consiglio vivamente la lettura di tre interessanti post che, anche se non sono di parte, paiono descrivere abbastanza analiticamente l'ottica islamica sulle tematiche cristologiche:
Il mito solare di Cristo (I)
Il mito solare di Cristo (II)
Il mito solare di Cristo (III)
e i post successivi.
Su Rubimasco.
Si consiglia vivamente anche la lettura di un post che potrebbe anche essere una premessa agli articoli di cui sopra.
Magari sì, possiamo pure sentirci fratelli, per l'amor di Dio, però, per favore, ad ognuno il suo.
Gesù è Dio?
As salam alaykum wa rahmatuLlah, sono molto contenta di presentare a chi fra voi non lo avesse già visto un bellissimo ed entusiasmante dibattito in video dello scomparso shaikh Ahmed Deedat, intitolato "Gesù è Dio?".
Deedat è stato un grande predicatore musulmano, conosceva a menadito sia il Sacro Corano che la Bibbia. Mi auguro che, come me, lo possiate trovare interessante ed istruttivo. Fra l' altro, come mi aveva detto la sorella Khadija, in un certo qual modo si ricollega all' argomento kufr trattato poc' anzi dalla sorella Aminah Umm Zakaria. Quindi buona visione, poi inshaLlah ci farete sapere le vostre impressioni!
Lo trovate
qui
Salam wa rahmatuLlah.
P.s.: per vederlo, è necessario scaricare il software gratuito Adobe flash player, che trovate qui.