An-nisa: donne musulmane e società

Per favore basta con la favola della donna islamica ghettizzata, schiavizzata e succube. Se nel mondo islamico dilaga l'ignoranza la colpa non è dell'islam, ma dell'oblìo dell'islam. Un po' di verità - e di opinioni - sulle svariate realtà di oggi. Metablog delle voci femminili islamiche in Italia.

24-25.05.2002 : Abou El-Kassim Britel subiva extraordinary rendition da Islamabad a Rabat
Sono passati sei anni e Kassim è ancora ingiustamente detenuto in Marocco.
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Khadi si è trasferita qui


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giovedì, aprile 03, 2008

Convegno ADMI

DOMENICA 20 APRILE 2008
A MILANO
 
DALLE ORE 10:30 ALLE 18:30
PRESSO AULA PIOXII
 VIA SANT'ANTONIO 5 MILANO, MM DUOMO
 
SI TERRA' IL XIII CONVEGNO NAZIONALE
DELL'ASSOCIAZIONE DONNE MUSULMANE D'ITALIA
 
TEMA INCONTRO
 
"Famiglia e dialogo fra le generazioni"
 
 
RELATORE PRINCIPALE IL PROF. IBRAHIM DASUCHI - AUSTRIA
 
SONO Leggi ancora...

postato da: muslima alle ore 13:13 | link | commenti (1)
categorie: segnalazioni, donne, cultura e culture
martedì, marzo 04, 2008

Iran: marito avaro dovrà comprare 124.000 rose a moglie
Fonte: Swissinfo.ch

 TEHERAN - Un giudice iraniano ha ordinato ad un marito di comperare 124.000 rose rosse alla moglie, per un valore di quasi 240.000 franchi, come da lei richiesto per punirlo del fatto di essere "avaro". Il quotidiano Etemad scrive oggi che dopo dieci anni di matrimonio la donna ha chiesto al marito di pagarle il 'mehrieh', vale a dire ciò che lo sposo si impegna per contratto a dare alla moglie quando lei lo decida. E nell'atto di matrimonio dei due, evidentemente all'epoca molto innamorati, era citato l'astronomico numero di fiori. "Con l'andare degli anni - ha detto Hengameh, la sposa delusa - mi sono resa conto di quanto mio marito è avaro, al punto di rifiutare di pagarmi il caffè quando andiamo al ristorante". Da qui la richiesta all'uomo di onorare il suo impegno. Il marito ha cercato di negare le accuse, affermando che la moglie "é sotto l'influenza di amiche ricche" e dicendo di potere al massimo comprarle cinque rose al giorno fino ad arrivare al numero richiesto. Ma il giudice ha ordinato il sequestro di un appartamento intestato all'uomo, del valore di circa 80mila franchi, fino a quando non avrà onorato il suo debito in fiori.
postato da: alhamdulillah alle ore 12:07 | link | commenti (3)
categorie: donne, cultura e culture, femminismo islamico
lunedì, febbraio 11, 2008

L'islam, la schiavizzazione della donna e l'oblìo della ragione (II)

Quando uscì “Nove settimane e mezzo” avevo sedici anni, una comitiva da “tempo delle mele” e il ragazzino che mi piaceva, piaceva pure ad altre venti. Al cinema ci andammo tutti insieme e, dopo, ne parlammo un po’.
Per me quel film rappresentava un normale rapporto di coppia, basato più sul gioco erotico che su un sentimento forte e concreto, mentre gli altri, soprattutto i ragazzi, dicevano che il tema del film era “la schiavizzazione della donna”.
-Ma nooo…
Ne è passato di tempo affinché - recensioni autorevoli a parte - scoprissi, attraverso esperienze mie, che quei ragazzini, per altri argomenti così assenti e impreparati, stavolta avevano centrato un punto che a me, chissà perché, pareva invece invisibile. Forse perché ero cresciuta con Candy Candy e le Barbie, oppure, e ancora di più, per colpa di Biancaneve, Cenerentola e la Bella della Bestia. Fatto sta che la donna occidentale ha una formazione che, per queste cose, non le permette di vedere al di là del proprio naso. Siamo in grado di “romanticizzare” qualsiasi orrore, siamo capaci di far diventare gradevole e desiderabile un rapporto “usa e getta”, siamo capaci di sublimare pure un orco. Anzi, ci piace.
Non mi pare che tutto questo abbia a che fare con l’islam, anzi.
Però…
Per come la vedo io, la donna musulmana a cui fanno riferimento Corano e Sunna non ha nulla a che vedere con questo prototipo nostrano. E’ sostanzialmente una dritta, consapevole del proprio valore. Non denigra se stessa dandosi al primo venuto, così, a cavolo, magari solo per soddisfare una voglia o il bisogno di non stare da sola o, peggio, per ammortizzare la paura di essere da meno delle altre. Pretende delle garanzie, la musulmana, si organizza, dà valore al proprio ruolo di moglie e di madre. Non gliene importa più di tanto di amare alla follia il proprio uomo. Piuttosto preferisce rispettarlo e pretenderne rispetto, andarci d’accordo e gli concede il ruolo di guida della famiglia non perché crede di non essere capace di farsi carico delle responsabilità, ma perché sa che lui, il marito, non sarebbe in grado di tollerare che non gli venisse riconosciuto quel ruolo lì: l’autorità.
 Lo accontenta, senza però mollare mai completamente le redini invisibili dell’organizzazione familiare.
Quella donna musulmana lì a me dà l’aria di sentirsi un essere completo, prezioso e affascinante, dalla furbizia sottile e sapiente nel farsi desiderare e far impazzire gli uomini, ma cauta e saggia nell’utilizzo della propria arte sopraffina.
Noi no. Noi siamo donne ingenue e terribili, ossessionate dalla paura di non essere abbastanza perfette se non facciamo questo e quello e se non stiamo alle regole, ma prive di quella fierezza consapevole di donna che sa usare la propria femminilità, che sa valorizzarsi con un gesto, che sa tenere testa ad un uomo dal punto di vista intellettuale, che potrebbe metterselo in una tasca, un uomo, ma non lo fa, perché, sì, ha fede.
Era presa da un forum “sado-maso” quella cosa lì e credo sia un bene che l’idea ci faccia rabbrividire tutte.
Me l’ha mandata Lia, la “kafira” di Haramlik, chiedendosi per quale motivo l’islam occidentale assomigli sempre troppo a qualcosa che con l’islam non ha niente a che fare e raramente a quella idea che chi ha amato l’islam vorrebbe continuare ad avere di esso. Perché, a parte un contratto matrimoniale davanti a un fantomatico imam e a parte dichiarare di sposarsi per Allah e non per noi stesse, non credo sia “sano” da parte di una donna – musulmana o no – andarsi a mettere nelle mani di un uomo a cui il nostro malato islam di maniera dà tutti gli strumenti per fare di noi quello che vuole, tanto che la nostra sorte potrebbe non dipendere che dal suo buon cuore e/o dal suo umore.
Ci sarà, sicuramente, qualcosa di affascinante in tutto ciò. Il gioco dei ruoli è sicuramente indispensabile dal punto di vista erotico e, ognuno, nel privato, se lo vive come gli pare e come più gli piace. Se ne può parlare e riparlare finchè volete. La dott.ssa Heba Kotb, per esempio, parla abbondantemente di islam e sessualità e questa cosa personalmente la trovo davvero meravigliosa, ma che l’islam possa diventare per qualcuno uno strumento per sfogare pulsioni anomale che non riesce a sfogare altrove non può che essere orribile e patetico.
Certo che succede.
E perché succede?
E fino a che punto possiamo permettere che ciò succeda?
Lasciamo che il tema centrale sulla donna musulmana sia la solita tiritera del marito islamico barbuto e cattivo che picchia la moglie e la figlia se si mettono la minigonna e continuiamo a dare di noi stesse un’immagine oscura e anonima, come se non fossimo donne normalissime che hanno scelto una via che conoscono e che percorrono a testa alta.
Sembriamo avanzare a tentoni, prese per mano da hadith travisati e terrorizzate da pseudo-imam dall’aria truce che ci gridano che “o si fa così sennò all’inferno” e noi zitte a berci tutto quello che ci dicono e a ripeterlo con parole loro e non nostre, con emozioni prese in prestito da una Sunna raccontata e ricreata come in una rappresentazione teatrale che niente ha della nostra anima e di tutta quella tensione e quella passione che un giorno – ma vi ricordate quel giorno? – ci fecero musulmane, chissà perché.
Ma scusate, sorelle mie, come faccio a non rabbrividire di fronte ad un discorso che di un hadith che invita ad amare la donna così com’è, senza cercare di plasmarla a proprio piacimento, fa uno strumento per giustificare una concezione di dominio androcentrico in base alla quale giustificare esattamente l’atteggiamento opposto.
Forse ho le travecole, oppure parlo un’altra lingua e capisco fischio per fiasco. Che ne so, può essere. Probabilmente il fatto di non vivere all’interno di una comunità mi penalizza, conferendo al mio sguardo un piglio cinico.
Certo, se facessi il grande passo e mi buttassi di nuovo giù dal burrone tutto cambierebbe e cambierei anch’io. Allora la cosa più importante ritornerebbe ad essere difendere la mia scelta da ogni insidia e da ogni dubbio e tutto questo “conciliare”, questo assurdo problema di dover vivere l’islam oggi, nel contesto in cui mi trovo, sarebbe un problema marginale, perché non sarebbe più un problema mio. Io potrei liberamente ricominciare a dilettarmi nel ricreare una vita antica e nel riprodurla fedelmente, così com’era, o così come abbiamo deciso che sia stata. Potrei smettere di lavorare o lavorare in modo halal, smettere di indossare jeans e frequentare cantieri e maestri muratori, mollare i genitori kuffar senza rinunciare all’eredità, infilare mia figlia dentro un cristallo halal, buttar via le lenzuola dell’Apemaia e i profumi con l’alcool, indossare veli bellissimi e, forse, potrei ricominciare pure a truccarmi. Imparerei una sura a settimana e mia figlia ne imparerebbe due e, finalmente, sarei a posto con la mia coscienza, senza dovermi contorcere in quel senso di colpa tipico islamo-cattolico in cui continuiamo a crogiolarci tutte noi, femmine spiritualmente meticcie, fissate col voler ostentare al mondo la nostra islamicità a tutti i costi, come una volta certe zie facevano con le pellicce.
Mi piacerebbe da morire. Potrei sentirmi in pace, soddisfatta e realizzata come solo chi fa il proprio dovere sa essere. Potrei sentirmi musulmana a pieno titolo e invitare le altre sorelle a fare come me, a catapultarsi giù da un burrone senza guardare giù e poi ricominciare da capo, da zero, come se prima non fossero mai esistite, direttamente a oggi: egira, anno zero.
E invece no. Italia 2008 e da qui, senza giudicare nulla, né fare nessuna illazione a sproposito, non posso fare a meno di pensare a queste due sorelline e immaginarmele donne d’Occidente, cresciute all’ombra del mito delle Principesse e del romanzo d’appendice, sprovvedute più o meno com’ero sprovveduta io, quand’ero come loro - una pervenue - e mi bevevo ogni cosa, tutto quello che mi dicevano, perché “la Sunna dice che” e non si discute la Sunna. A me pare che ci sia da discutere, invece, senza stare ad inventarsi un islam diverso, con lo sconto, ma pure senza obbligarsi, acriticamente, a vivere una rappresentazione scenica che, vista dall’esterno, ha a che fare più con il sadismo che con l’islam al posto di una vita vera più o meno tranquilla o complicata, più o meno facile o difficile, ma concreta e trasparente.
 
postato da: alhamdulillah alle ore 20:08 | link | commenti (8)
categorie: donne, cultura e culture, femminismo islamico
sabato, febbraio 09, 2008

L'islam, la schiavizzazione della donna e l'oblìo della ragione (I)

No, non sono ancora fuggita in Algeria. Sto ancora qua, con i piedi ben saldi a terra, a chiedermi e a chiedervi che cosa vogliamo chiamare islam e perchè.
Guardate, a me andrebbe benissimo che qui si decidesse di riunire un certo numero di maschietti più o meno autorevoli per far loro decidere cosa dice l'islam a proposito delle donne. A quel punto saprei di certo che la mia religione non potrebbe più chiamarsi islam, perchè quello è il nome che hanno dato a un'altra cosa che, per me, islam non è più.
Questo, per esempio.
E in particolare: "le donne sono create ad immagine di una costola, se le lasci così, ossia non sei presente per loro nella rievocazione della vita futura, ricordando loro le ricompense promesse a quelle che saranno pazienti nelle prove e i castighi durissimi inflitti a quelle che si abbandoneranno alle passioni... ebbene, resteranno curve come la costola". Una roba cristianissima, ai miei occhi. Non so ai vostri.
Le donne (poverine) costole curve appartenenti ad un uomo (probabilmente dritto).
Immagine forte, raccapricciante e, per certi versi, eccitante.

Ecco la mia sorellina.
So che è passato molto tempo e me ne scuso, so anche che non ho mai risposto ai vostri interventi ma non è stato per maleducazione anzi!
Il fatto è che pochi giorni dopo la pubblicazione della mia intervista sono arrivate centinaia di lettere ed una era quella giusta!
Ho finalmente trovato la ragazza che cercavo da tutta la vita, ha la mia età, ha un cuore buono, è pulita ed educata, ci somigliamo persino fisicamente.
Non era una schiava (Ehm... musulmana) quando mi ha incontrata ma aveva sempre desiderato incontrare un uomo dominante (ehm, bravo marito).
Il mio Padrone (sì, volevo dire marito) l'ha presa con se per alcuni mesi ed ora abbiamo la stessa educazione ed apparteniamo allo stesso Uomo.
Ci capiamo al volo e non siamo più sole.
Vivere insieme non è stato semplice all'inizio ma poi ci siamo rilassate ed ora ci vogliamo davvero molto bene.


Continuo?
Non adesso. Non ho tempo.
Vi lascio con questa roba qui. Appena possibile, vi dirò chi, molto acutamente, me l'ha mandata e di che cosa si tratta. 

postato da: alhamdulillah alle ore 15:06 | link | commenti (8)
categorie: donne, cultura e culture, femminismo islamico
lunedì, gennaio 28, 2008

Islam e femminismo: una terza via
da Arabnews 17/01/2008

L’Islam ed il femminismo non sono incompatibili, secondo la dottoressa e scrittrice Asma Lamrabet. Nel 2004 ha infatti fondato un gruppo di lavoro a Rabat che si occupa di questioni femminili e dialogo interculturale. L’iniziativa è oggi conosciuta in tutto il mondo arabo così come in alcuni paesi occidentali.

La Lamrabet è la moglie di un diplomatico, e proviene da un sobborgo benestante di Rabat. In teoria potrebbe semplicemente passare il suo tempo ad organizzare feste in giardino ma lei non è interessata ai rituali del jet set marocchino. E’ invece un medico qualificato che lavora in ospedale ogni giorno. Quando torna a casa, la sera, si siede alla sua scrivania e scrive libri sul femminismo e l’Islam, ed organizza corsi sul Corano riguardanti questo argomento. >>>

mercoledì, gennaio 23, 2008

La storia di un'araba dagli occhi azzurri
(Via Amal)

Nur indicava al nipoti i luoghi della città, piazze, strade, case, ponti, minareti, alla ricerca delle tracce lasciate dal tempo e dalle persone. Quella non era la città natale di Nur. Ma lì lei era vissuta e là, da sola, aveva cresciuto i suoi figli, dopo avere lasciato il marito. Nur era musulmana devota: pregava cinque volte al giorno, seguiva il digiuno prescritto nel mese di Ramadan, offriva l'elemosina, quando poteva permetterselo. Sognava di recarsi un giorno alla Mecca, ma questo non divenne mai realtà, così come non poté avverare il desiderio di essere sepolta vicino ad un pio musulmano.
Riuscì comunque a realizzare un'altra sua aspirazione: quella di non rivedere mai più il marito e di non sapere più nulla di lui. >>>

domenica, gennaio 20, 2008

Parità casalinghe

 

Come le mie nonne, le mie bisnonne, le mie zie e le mie cugine più grandi, anche mia mamma, negli anni, si è faticosamente guadagnata il ruolo di dirigente domestica – e quindi anche un po’ quello di “capofamiglia" – sgobbando dalla mattina alla sera per lavare, stirare, cucire, fare la spesa cucinare, pulire la casa, mettere in ordine, fare le conserve e fare in modo che tutto funzionasse alla perfezione.

Ovviamente, con cotanto pezzo di femmina a fianco, mio padre non si è mai sognato di risolversi e, per quanto riguarda me, ho iniziato a cavarmela solo quando, ormai diciannovenne, sono andata a vivere con altre tre sprovvedute studentesse, nella mia prima casa universitaria pescarese. Tra “pantera”, inadeguatezza e varie, credo di essermela cavata piuttosto male, devo ammettere, ma l’inadeguatezza casalinga è come il raffreddore e prima o poi ti passa, se la curi.

E così ho sempre pensato che le faccende domestiche fossero una specie di status symbol per la donna occidentale. Almeno, per un certo tipo di donna di provincia, un mezzo per riuscire pienamente a riscattarsi dalla subordinazione al marito e acquisire un potere e una posizione sociale che nessuno può mettere in discussione.

A noi musulmane tutto questo potere non viene concesso, perché l’islam dà per scontato che i mariti si lavino i propri maglioni, si stirino le proprie camice, si rammendino i propri calzini, passino lo straccio con savoir-faire e si cucinino pure e il tutto senza recriminare, costringendoli ad essere autonomi anche se hanno una moglie.
Se vogliamo, però, possiamo accudirli dolcemente. Per voglia, non certo per imposizione.
Priorità da ristabilire, certo. Ma perchè accettare un islam diverso e inventato?

postato da: alhamdulillah alle ore 12:23 | link | commenti (3)
categorie: donne, cultura e culture, femminismo islamico
giovedì, gennaio 10, 2008

Donne musulmane: "Adesso parliamo!"
di Amina Salina

C'è un grosso equivoco di fondo quando si parla di  multiculturalismo .Quando si affrontano problemi scottanti, come quello della violenza sulle donne, o altri come la questione del hijab, gli stereotipi si palesano davanti ai nostri occhi di musulmani europei abbastanza navigati per capire dove vuole andare a parare l'interlucutore istituzionale o meno.
Mentre la destra cavalca vecchi stereotipi da "cultura superiore" alla quale le culture "altre” dovrebbero inchinarsi con deferenza, come se il colonialismo non fosse stato abbastanza cruento e genocidi, la sinistra rispolvera vecchi arnesi da femminismo salottiero - come la pretesa distruzione dei ruoli all'interno della famiglia -un vecchio cavallo di battaglia del femminismo più deteriore che fa a pezzi decenni di separatismo per mettere d'accordo, nella laude al "monoteismo di mercato", la donna-manager mascolinizzata o perennemente glamour col senso comune. >>>
mercoledì, gennaio 09, 2008

mercoledì 01 moharram, 1429

Ehm, appena visto nella posta che mi sono arrivati un sacco di auguri per il nuovo anno e così... l'ho scoperto: è Capodanno pure per noi! Beh, ci voleva! Rinascere doppio è meglio, non vi pare?

postato da: alhamdulillah alle ore 19:14 | link | commenti (3)
categorie: cultura e culture

Nel frattempo....

Le blogger partecipanti, nei rispettivi spazi, continuano il loro lavoro di ricerca e approfondimento. In particolare mi premeva segnalare la denuncia dell'incredibile boicottaggio del governo egiziano alle conversioni islamiche, riportata da Ummusama e le riflessioni di Muslima che avevo letto troppo velocemente e - astagfirullah - l'avevo capita un bel po' diversa.  E' che, pure, mi sa che sto "acida". E insomma - quando ci vuole ci vuole - e mo' me lo devo proprio dire*.
A proposito delle tematiche in questi giorni sollevate da Ayah nella mailing list del gruppo musulmane e islam e sul blog a più mani luce della fede, relative al troppo spesso comune senso di disagio e colpevolezza legato al partecipare, anche se in modo neutrale, ai festeggiamenti natalizi, segnalo il brano postato da Ukht1, sul blog Fussilat, che riassume le motivazioni che spingono molte di noi a comportarsi come delle aliene, approdate sulla Terra, proprio durante i festeggiamenti della conquista spaziale. Spero, quindi, ci sia spazio anche per ulteriori meditazioni pubbliche a riguardo.

*aggiornamento dell'11.01.2008, dopo una rilettura leggermente più attenta.

domenica, novembre 25, 2007

Per esempio a cosa dovrebbe servire un metablog delle donne musulmane

Una delle finalità di questo metablog sarebbe dovuto essere il confronto sulle tematiche femminili dal punto di vista islamico o giù di lì, quindi il matrimonio, il rispetto, le regole alle quali non solo le donne devono sottostare e la mirabolante questione del “contratto”.

Badate bene ragazze, ‘sta storia del contratto matrimoniale - a ben vedere – è una rivoluzione, una trovata ultra-femminista che una non dovrebbe lasciarsi sfuggire, musulmana o kafira che sia.

Iniziamo a chiarire due o tre cardini di un eventuale rapporto islamico… ehm, o anche pseudo-tale:

Uno – Se un musulmano decide di sposarsi una tipa in moschea, allora vuol dire che si assume l’onere di mantenerla, di mantenere gli eventuali figli e di non farla ritrovare in mezzo alla strada e su questo non devono esserci dubbi, sennò mi faccio neocatecumena!

Due – Non fatevi infinocchiare quando un musulmano vi dice: “La donna musulmana deve fare questo e quello”. Chiedetegli invece quali sono i doveri dell’uomo in un rapporto di coppia islamico e fatevelo mettere per iscritto e sottoscrivere (a meno che non vi dica che l’uomo nell’islam non ha nessun dovere, allora lasciatelo subito che è troppo ignorante oppure – è ovvio!! – vuole proprio fare il furbo e non lo sa nemmeno fare!).

Tre – Quindi, se vi va, compilate una bozza del vostro eventuale contratto matrimoniale e mandatemelo al seguente indirizzo: khadi.sakinah[at]yahoo.it così lo pubblicheremo sul blog, ci dibatteremo su e, magari, sarà fonte d’ispirazione anche per altre donne, con riflessioni e tutto.

L’invito è rivolto a sorelle e vicine di sorellanza che meditano sull’avvio di un rapporto di coppia islamico o che ce l’hanno già avviato e anche alla super-kafira che ieri ha incontrato il pusher tunisino al rave di tre giorni - di ‘sti tempi, bisogna valutarle tutte. Quindi, coraggio, mettiamoci al lavoro!

Se vogliono partecipare anche le cristiane, le scintoiste, le atee e le buddiste saremo liete di pubblicare anche i loro contratti matrimoniali non-islamici, perché no?

 

postato da: alhamdulillah alle ore 22:21 | link | commenti (5)
categorie: donne, cultura e culture, femminismo islamico
martedì, novembre 13, 2007

Parliamo di jihad, se vi va (II)

Falecio, per esempio, ne parla qui. Più che opportunamente.
('Sto ragazzo certe volte mi spaventa, devo proprio confessarlo! Ma come fa a scrivere cose così sensate sull'Afganistan, sull'Ossezia del Sud, sull'Iraq e mo' pure sul jihad?? Io alla sua età.... ehm... lasciamo perdere, va!).
postato da: alhamdulillah alle ore 22:00 | link | commenti (3)
categorie: cultura e culture, jihad e resistenza
sabato, novembre 10, 2007

Cristologie

...A proposito di "siamo tutti fratelli, perchè crediamo in un solo Dio" consiglio vivamente la lettura di tre interessanti post che, anche se non sono di parte, paiono descrivere abbastanza analiticamente l'ottica islamica sulle tematiche cristologiche:

Il mito solare di Cristo (I)
Il mito solare di Cristo (II)
Il mito solare di Cristo (III)
e i post successivi.
Su Rubimasco.
Si consiglia vivamente anche la lettura di un post che potrebbe anche essere una premessa agli articoli di cui sopra.
Magari sì, possiamo pure sentirci fratelli, per l'amor di Dio, però, per favore, ad ognuno il suo.

postato da: alhamdulillah alle ore 21:19 | link | commenti
categorie: islam e cattolicesimo, cultura e culture
martedì, ottobre 30, 2007

Una donna libera rimane affamata, ma non si sottomette

Per chi non parla la lingua inglese, vediamo l'America che offre il "pane" della sottomissione e la "zuppa" dei compromessi.
La donna esclama: "Una donna libera rimane affamata, ma non si sottomette!".


Mi piace questa vignetta! Mi piace l'immagine di questa donna che, esprimendo bene ciò che prova la maggior parte di noi donne musulmane, non si sente sottomessa dal velo che porta, ma anzi si dichiara una donna libera e non disposta a sottomettersi!

Mi fa sorridere un atteggiamento  molto comune di questi tempi in Italia.
Si cerca di mascherare come "difesa della cultura italiana" quello che a me appare essere un atteggiamento di paura del diverso, di mancata accettazione, di incapacità di tradurre in azioni concrete quelle libertà garantite dalla Costituzione Italiana, e da tutti accettate a parole ma non a fatti, come la libertà di culto.

Sento dire che bisogna ostacolare la costruzione di nuove moschee in Italia, in quanto le moschee sono pericolose, reclutano terroristi, li allevano, li istruiscono, incitano la gente al terrorismo.
Io la moschea la considero un luogo di culto, per gli uomini musulmani eseguire la preghiera del venerdì in congregazione nella moschea costituisce un obbligo religioso.
Sento un contrasto tra il garantire la libertà di culto e l'impedire ad un fedele di adempiere agli obblighi derivanti dal proprio culto.

Mi fermo! Mi concedo il tempo per qualche riflessione!

Però, dico io, lasciamo stare per un momento i diritti tutelati dalla Costituzione, perché qui c'è un problema di fondo, un problema di buon senso, non di tutela.
Credo di aver sentito parlare di diverse organizzazioni segrete, i templari, la carboneria, i partigiani durante la seconda guerra mondiale, mi pare di aver anche sentito parlare di gruppi terroristici, le brigate rosse, l'ETA, l'IRA... e allora?
E allora, mi chiedo, ma questi "terroristi islamici" sono davvero i più scemi di tutti? Che se non gli costruisci una moschea, possibilmente bella grande, non ce la fanno ad organizzarsi?
Ma a chi verrebbe in mente di organizzare un attentato in un luogo pubblico, al quale tutti possono accedere? Eh sì, perché nelle moschee si può andarci, credetemi, non c'è l'omino con la spada pronto ad ammazzarvi dietro la porta d'ingresso, no!

Le uniche moschee al mondo alle quali è vietato l'accesso ai non musulmani è sono la Moschea Al-Aqsa, e quella che in inglese chiamano Dome of the Rock, in parole povere è vietato l'accesso alla spianata delle moschee a Gerusalemme.
Ehm, no, non sono i palestinesi ad impedire l'accesso, sono i soldati israeliani!
Ma di questo parlerò un'altra volta.

Per ora diciamo soltanto che se i terroristi vogliono organizzarsi in Occidente, ma suvvia, saranno pur capaci di farlo così come organizzazioni segrete, gruppi terroristici e quant'altro hanno fatto per secoli.
Non diciamo che se costruiamo le moschee possono organizzarsi, se non le costruiamo li blocchiamo.
Per cortesia!
Finiamola una buona volta di insultare l'intelligenza della gente!

E torniamo alla cultura.
Se permettessimo la costruzione di moschee in Italia, la cultura italiana andrebbe perduta, verrebbe sopraffatta da quella musulmana. Ok, diciamo che sia così.

Però sento pure che bisogna impedire che le donne musulmane vengano oppresse, obbligate a portare il velo, e tante altre amenità.
Mai venuto in mente a nessuno che anche i musulmani hanno una cultura, e che anche a loro piace mantenerla la loro cultura? Incluse le donne! Sì, sì, pure loro.
Anche se io ho indugiato nell'uso della parola cultura a sproposito, qui è bene fare un distinguo:
Per le donne musulmane portare il velo è un obbligo religioso, non una semplice tradizione.
In realtà anche per le donne cristiane dovrebbe essere un obbligo religioso indossare il velo in chiesa, anche se ormai pare sia caduto in disuso.
Quello che più mi stupisce in realtà è il fatto di leggere su blogs vari che indossare il velo è inaccettabile in Italia, che non fa parte della nostra cultura, addirittura lessi recentemente in un blog che se si permette l'uso del velo allora la gente dovrebbe uscire con il casco da motociclista per protesta.
Ma sono davvero rimasta l'ultima persona in Italia a ricordare che mia nonna e le sue coetanee  portavano il fazzoletto? No, no, non le obbligavano i mariti, ve lo giuro! Non si sentivano oppresse, sottomesse, private della loro identità e della loro femminilità, no!
Chi se l'è dimenticato, può dare un'occhiata a
www.sansperate.net/artcult/espass.html
Io guardo e credo di vedere immagini delle tradizioni italiane.
Sul sito
www.mitidiromagna.it leggo:
La immaginiamo così: rubiconda in viso e un poco sporca di farina con un fazzoletto in testa od un cappellino a raccogliere i capelli. L’azdora moderna discende da colei che era la regina del focolare romagnolo, il simbolo positivo di una operosità instancabile e il cardine del tradizionale nucleo famigliare in Romagna.
E ancora una volta credo di leggere di tradizioni italiane.

Sono perplessa. E stanca.
Però sono anche felice di essere una donna libera, una donna che non ha bisogno di spogliarsi per sentirsi libera ed emancipata, una donna che sa che la libertà è interiore e non esteriore.
Sono i divieti che privano della libertà, sarà il divieto di indossare il velo che toglierà la libertà alle donne musulmane, non il contrario.
martedì, ottobre 23, 2007

Quali non-musulmani appartengono alla categoria « Gente del Libro » ?
 
Bismillahi ar-Rahmani ar-Rahim
Vi propongo la traduzione dal francese di questo interessante, a mio avviso, articolo, tratto dal sito “La maison de l’islam”. Il suo autore si chiama Anas Ahmad Lala, cittadino francese dell’Isola di Réunion, diplomato (“shahâdat ul-fadhîla”) all’istituto di scienze islamiche “Falah ad-dârayn” di Tadkeswal, India, allievo di Shaykh Abdullah Patel, Shaykh Ab’râr Ahmad, Shaykh Dhoul Faqâr, Muftî Shams ud-dîn e altri. E’ un testo tecnico, per cosi’ dire, quindi necessita di una lettura accurata, attenta alle sfumature e ai dettagli. Mi è piaciuto per il livello della preparazione (ottimo, direi) e soprattutto per la metodologia con cui viene trattato l’argomento. Buona lettura, inshAllah...
 
 
Due domande:
 
Il Corano parla della possibilità di sposarsi con le "donne pie tra le genti che hanno ricevuto la Scrittura prima di voi". Chi sono le Genti del Libro? Solo gli ebrei ed i cristiani? O anche gli adepti di altre religioni? E inoltre, fa parte delle Genti del Libro colui che crede in un solo Dio ma non ha ancora scelto la sua religione?
 
Da qualche tempo mi chiedo anche se la Gente del Libro sono credenti oppure no.
 
Risposta:
 
1) la Gente del Libro e i Musulmani:
 Sul piano sociale, in terra musulmana, Gente del Libro e politeisti sono completamente liberi di non convertirsi all'Islam e, quindi, di continuare ad essere quello che sono e a praticare la loro religione: sono cittadini a pieno titolo dello stato musulmano. Sul piano puramente teologico, la Gente del Libro sono certamente dei credenti in Dio, in uno o in alcuni dei Suoi messaggeri e nel Giorno del Giudizio; sempre sul piano puramente teologico, la fede cosi' come è concepita nel Corano ("îmân") richiede, tuttavia, di credere anche nel messaggio di Muhammad sAaws. E' proprio per questo che il Corano, che definisce la scelta di non aderire a questa fede con il termine "kufr" (parola che significa etimologicamente "velare" e indica il fatto di non credere in cio' che a Dio piace), utilizza questo termine (kufr) per il fatto di:
a) non credere allo stesso tempo in Dio e nel messaggio inviato attraverso il Suo ultimo messaggero ("E chiunque non crede in Allah e ("wa", congiunzione che in arabo significa "e allo stesso tempo") nel Suo messaggero, ebbene per i miscredenti Noi abbiamo preparato una Fornace ardente", Corano 48/13)
b)non credere in ogni messaggero di Dio ("Coloro che non credono in Allah e nei Suoi messaggeri e che vogliono fare la distinzione tra Allah e i Suoi messaggeri e che dicono "Noi crediamo in alcuni di loro ma non crediamo in altri" e che vogliono prendere un cammino intermedio (tra la fede e la miscredenza), quelli sono i miscredenti, e Noi abbiamo preparato per i miscredenti un castigo avvilente.", Corano 4/150-151)
Il Corano usa questo termine sia per le Genti del Libro che hanno scelto di non credere nel messaggio di Muhammad sia per i politeisti ("Né i miscredenti tra le Genti del Libro, né i politeisti amano che facciamo scendere su di voi una grazia da parte del vostro Signore, mentre Allah riserva a chi Egli vuole la Sua misericordia.", Corano 2/105). Attenzione, il Corano chiede ai musulmani di comportarsi bene con tutti i non musulmani ("kâfir"), che essi siano Gente del Libro o politeisti o altro ("Allah non vi proibisce di fare del bene e di essere giusti con coloro che non vi hanno combattuto per la religione e non vi hanno cacciato dalle vostre case, poiché Allah ama i giusti.", Corano 60/8) Quindi il Corano insegna, sul piano sociale, la libertà reliigosa ed il rispetto, e parallelamente sul piano teologico il ricordo della propria responsabilità e delle conseguenze nell'altra vita della scelta che si sarà fatta in questa vita. E' necessario che il messaggio di Muhammad sia davvero giunto alle Genti del Libro affinché nell'altra vita possano essere considerati come "kuffar" (""kufr 'indallâh"). Che cosa succederà invece nell'altra vita nel caso in cui questo messaggio non sia giunto ed essi siano rimasti su un messaggio anteriore portato da un messaggero di Dio? (si noti che qui si parla del messaggio rimasto inalterato, cioé cosi' come il messaggero l'ha portato, ndt). Questo sarà argomento di un altro articolo, inshAllah.
Le Genti del Libro, quindi, sono solo una parte di coloro che non sono musulmani ("kâfirûn"). Tuttavia, per il fatto che sono monoteisti, che si riferiscono ad uno o più messaggeri di Dio predecessori di Muhammad sAaws e che infine possiedono delle Scritture (è questo il senso di "kitâb", "libro") che provengono da tali messaggeri e che contengono sempre alcuni insegnamenti autentici (in particolare per quanto concerne le regole sul matrimonio e sulla macellazione), il Corano insegna che essi hanno alcune concezioni in comune con i musulmani e che è dunque permesso ai musulmani di consumare l'animale da loro macellato e di sposarsi con una donna che fa parte della loro comunità (con condizioni e sfumature che ho affrontato in altri articoli)
 
2) chi sono le Genti del Libro?
I sapienti musulmani sono unanimi nel considerare gli Ebrei e i Cristiani Unitari come facenti parte delle Genti del Libro ("ahl ul-kitâb") di cui parla il Corano e per i quali valgono le due regole che abbiamo visto sopra. Ci sono, invece, pareri diversi per quanto riguarda i Cristiani Trinitari, gli Zoroastriani, i Sabei, ecc.
 
2.1) i Cristiani sono Gente del Libro nonostante il credo che hanno sviluppato su Gesù?
Tutti i Cristiani possono essere considerati "Gente del Libro" in modo che i Musulmani possano vivere con loro seguendo le regole sulla liceità della carne dell'animale da loro macellato e del matrimonio con una delle loro donne? Oppure solo i Cristiani che sono rimasti fedeli all'autenticità degli insegnamenti di Gesù ne fanno parte? La questione si pone anche a proposito sia dei Cristiani che credono nella natura divina di Gesù che dei Cristiani Trinitari...
 
-         Secondo un parere molto isolato (tafarrud), fanno parte delle Genti del Libro solo i Cristiani che considerano Gesù come un messaggero di Dio e non come un essere che ha in sé due nature, quella divina e quella umana; quanto gli altri, coloro che credono nell'Incarnazione e/o nella Trinità, non sono Genti del Libro; oppure forse lo sono ma in ogni caso le regole della liceità, per un musulmano, di consumare la carne dell'animale da loro macellato e di sposarsi con una donna della loro religione non sono applicabili. Per questo, quando si chiedeva a Abdullâh ibn 'Umar a proposito del matrimonio con un'ebrea o una cristiana, diceva (a proposito del matrimonio con una cristiana): "Allah ha proibito ai Musulmani di sposarsi con delle associatrici(politeiste). Ebbene, non conosco politeismo peggiore di quello di una persona che dice che il suo Signore è Gesù, quando invece non è altro che un servo tra i servi di Allah" (riportato da al-Bukhârî, n° 4981; si veda Fat'h ul-bârî, vol. 9 pag.515).
-         Molti sapienti shafi'iti sono del parere che le regole relative alla macellazione e al matrimonio sono applicabili solo:
a) alle persone che discendono dai Figli d'Israele e di cui almeno non si abbia conoscenza del fatto che i loro antenati si siano convertiti al Cristianesimo dopo che quest'ultimo ha conosciuto gli apporti esterni;
b) alle persone che sicuramente non dicendono dai Figli d'Israele ma i cui antenati si sono convertiti al Giudaismo o al Cristianesimo e di cui si sappia che tali antenati si sono convertiti prima che Dio abbia dichiarato questa religione abrogata e prima che il Cristianesimo abbia conosciuto gli apporti esterni (alla rivelazione pura, ndt) (si veda Al-fiqh ul-islâmî wa adillatuh, az-Zuhaylî, vol. 4 pagg. 2761-2762 e vol. 9 pagg. 6655-6656).
- Secondo gli altri sapienti, anche se il Cristiano crede che Gesù as possiede una natura divina, anche se è Trinitario, fa parte delle "Genti del Libro". Ed è questo l'avviso che sembra essere giusto, perché c'è un versetto del Corano che rivolge questo invito: "O Genti del Libro, (...) non dite "Tre!"(Corano, 4/171). Come si puo' notare Allah chiama esplicitamente "Genti del Libro" dei Cristiani Trinitari. Il muftî Shafi'i scrive: "I (...) Cristiani a proposito dei quali il versetto stipula la liceità della consumazione della carne macellata da loro e del matrimonio con le loro donne sono gli stessi di cui il Corano dice (...) che hanno reso un culto a Gesù..." (Jawâhir ul-fiqh, vol. 2 pag. 393). Ibn Hajar scrive che uno dei suoi maestri ha dedotto dal Hadîth u-Hiraql "che le regole sul matrimonio e sulla consumazione di carne macellata si applicano a qualsiasi persona che professa la religione delle Genti del Libro (...), poiché il Profeta sAaws ha chiamato Eraclio e il suo popolo "Genti del Libro" nonostante si fossero convertiti alCcristianesimo dopo il cambiamento (del messaggio originario portato da Gesù, ndt); contrariamente a coloro che pensano che queste regole si applicherebbero solo alle Genti del Libro che sono dei Figli d'Israele o dei quali si sa che i loro antenati si sono convertiti al Cristianesimo prima del cambiamento" (Fat'h ul-bârî, 1/54). Per quanto riguarda il parere di Ibn 'Umar, si tratta di un parere completamente isolato tra i pareri degli altri sapienti (si legga a questo proposito Fat'h ul-bârî 9/515, Qâ'ida jalîla fit-tawassul wal-wassîla pag. 134 e pag. 138, e Majmû' ul-fatâwâ 14/19 e 32/178).
 
2.2) Gli Zoroastriani fanno parte delle Genti del Libro?
Gli antichi iraniani credevano in un creatore dell'universo, Ahura Mazda, ma credevano anche in altre divinità che insieme formavano le forze del Bene, un mondo al quale si contrapponeva l'impero delle Tenebre e del Male, il cui capo era Ahriman. Gli iraniani onoravano Ahura Mazda con il fuoco che essi tenevano acceso in cima alle torri dedicate al culto; alla maggior parte delle loro divinità offrivano sacrifici cruenti; bevevano il haoma e cadevano in una sorta di ebbrezza estatica. Nel VI sec. a.C. comparve un riformatore religioso, Zoroastro (Zarathustra). Egli insegno' agli iraniani che Ahura Mazda è l'unico Dio, Colui che ha creato tutto, il bene e il male, che ha creato due esseri invisibili (l'uno del bene e l'altro del male), e che sono loro che tentano, con il permesso di Dio, d'influenzare l'uomo. Quest'ultimo deve dunque scegliere ed è responsabile delle sue scelte. Adorare Dio, insegna Zoroastro, significa mantenere il cuore puro, abbandonare gli idoli e i sacrifici cruenti, abbandonare l'ebbrezza del haoma, onorare Dio attraverso la preghiera (il fuoco è solo un mezzo che la accompagna). A colui che rispetta tali insegnamenti, Ahura-Mazda donerà la felicità eterna il giorno in cui si manifesterà abbracciando tutto l'universo. Per qualche decennio molti iraniani restarono fedeli agli insegnamenti di Zoroastro. Ma nel corso del tempo, lentamente, iniziarono a seguire solo parzialmente il suo messaggio e ad aggiungervi altre pratiche: ricomparvero politeismo, culto del fuoco, sacrifici cruenti, ricorso alla magia. E' per questo che quella che si definisce "religione zoroastriana" fu in realtà una religione che aveva mescolato elementi esterni a elementi del messaggio originale di Zoroastro. (Tali elementi sono estratti dal Mémo Larousse, pag. 297. Si veda anche Qassas al-Qur'ân, as-Syohârwî, vol. 3 pagg. 167-171. Per ulteriori dettagli si legga il mio articolo "Zoroastro e il suo messaggio"). E' possibile che Zoroastro sia stato un profeta, inviato da Dio al mondo iraniano nell'antichità, ma è difficile esserne certi al punto di dichiararlo formalmente. Preferiamo accontentarci di affermare qui che l'insegnamento di Zoroastro era apparentemente conforme a quello dei messaggeri di Dio. Globamente è questa la posizione del sapiente musulmano indiano as-Syohârwî. 
Allora gli Zoroastriani sono Genti del Libro?
-         Ibn Hazm e la scuola zahirita, oltre che Abû Thawr, sono del parere che gli Zoroastriani sono effettivamente delle Genti del Libro. Questi sapienti ragionano nel modo seguente: da una parte solo le Genti del Libro possono essere mu'âhid/ahl udh-dhimma, poiché il Corano cita solo loro a riguardo e del resto il Profeta sAaws non ha concluso contratti di dhimma con idolatri. Dall'altra, il Profeta sAaws ha accettato gli Zoroastriani come mu'âhid/ahl udh-dhimma, quindi gli Zoroastriani sono Genti del libro (Fiqh us-sunna, vol. 4 pag. 167, vol. 2 pag. 382, si veda Al-Muhallâ, vol.5). Inoltre esiste un hadîth che dice a proposito degli Zoroastriani: "Agite con loro come con le Genti del Libro" (riportato da Mâlik, n° 617), il che dimostra che sono Genti del libro.
-         Secondo il parere di altri sapienti, invece, (in particolare quelli della scuola hanafita, malikita e hanbalita), anche se si riferiscono al messaggio e al libro portato da un riformatore che forse è stato un profeta di Dio, gli Zoroastriani non sono Gente del libro perché nel corso del tempo hanno operato una serie tale di cambiamenti al messaggio che è impossibile dire di loro che sono rimasti monoteisti: essi credono in due divinità, una del bene Yazdân, l'altra del male Ahriman, e adorano il fuoco. Ora, gli appartenenti ad una data religione non possono essere considerati Gente del Libro se non sono monoteisti (in più ad altre condizioni che vedremo avanti). A proposito del fatto che il Profeta non ha mai concluso un contratto di dhimma con degli idolatri, Ibn al-Qayyim dice che questo non significa che sia impossibile farlo: se il Profeta sAaws non ha concluso un contratto di dhimma con degli idolatri, è perché l'istituzione di tale contratto di dhimma è stato rivelato nell'anno di Tabûk (anno 9 dell'hegira), in un momento in cui, secondo alcuni, gli arabi idolatri si erano già convertiti all'Islam(Az-Zâd, vol.5 pag. 91, vol. 3 pag. 154), secondo altri avevano già concluso altri tipi di trattati con il Profeta sAaws. Ibn Qayyim scrive: "Sappiamo che questi arabi si riferivano alla religione di Abramo as, che aveva lasciato delle scritture ("suhuf") ed una via ("shar'ia"). I cambiamenti che questi adoratori di idoli (gli arabi) hanno effettuato nella religione e nella via di Abramo as non sono più importanti di quelli che gli Zoroastriani hanno effettuato nella religione del loro profeta e nelle loro scritture (presupponendo l'esistenza di un profeta e di scritture presso di loro) (Az-Zâd, vol.5 pag. 91). Ora, gli arabi del periodo pre-islamico non sono stati considerati come Gente del Libro ma come politeisti (mushrikûn). Come possono essere considerati Gente del Libro e non politeisti gli Zoroastriani, che nella loro religione hanno operato dei cambiamenti più importanti di quelli fatti dagli arabi? Ibn al-Qayyim dice anche: "Che differenza c'è tra quelli che adorano gli idoli e quelli che adorano il fuoco?" (Ibid., vol.5 pag. 91 e vol. 3 pag. 153). Quanto al hadîth "Agite con loro come con le Genti del Libro", posto che il hadîth sia autentico (si veda Nasb ur-râya), sembra indicare che gli Zoroastriani non sono Gente del Libro, poiché si chiede di agire con loro ...come si agisce con le Genti del Libro, le quali Genti del Libro sono diversi da loro (Majmû' ul-fatâwâ, vol. 32 pag. 189). Infine, Ibn Abbâs, parlando dell'offensiva dei Bizantini contro i Persiani nel VII sec., avvenimento menzionato nel Corano (30/2-6), riporta che i politeisti meccani si auguravano la vittoria dei Persiani "che erano politeisti come loro" mentre i musulmani auspicavano la vittoria dei Bizantini "che erano Gente del Libro" (riportato da at-Tirmidhî, n° 3193, si veda Majmû' ul-fatâwâ, vol 32 pag. 188).
 
2.3) i Sabei fanno parte delle Genti del Libro?
Il Corano parla dei Sabei (as-Sâbi'ûn) in qualche versetto: 2/62; 5/69; 22/17. Chi sono queste persone? I pareri sono divergenti. Pare che all'epoca della rivelazione del Corano abitassero la regione dell'Iraq. Ibn Kathîr parla di loro come di gente che credeva in un solo Dio e secondo alcuni sapienti è proprio questo che avrebbe spinto gli idolatri meccani a trattare Muhammad sAaws e i suoi compagni di "Sâbi'ûn" (Tafsîr Ibn Kathîr, commento al versetto 2/62).
 
I Sabei sono allora Gente del Libro o no? I pareri sono diversi:
- secondo Abû Hanîfa, i Sabei sono Gente del Libro (Al-Hidâya, vol. 2 pag. 290)
- secondo Abû Yûsuf e Muhammad ibn ul-Hassan, i Sabei non sono Gente del Libro (Al-Hidâya, vol.2 pag. 290, nota a fondo pagina).
- secondo alcuni sapienti shafi'iti e hanbaliti, bisogna fare delle ricerche per cercare di sapere in che cosa credono i Sabei: se, come gli Ebrei e i Cristiani, credono in Dio, in alcuni messaggeri di Dio e si riferiscono a Scritture lasciate da un messaggero, allora sono Gente del Libro; in caso contrario, no (Fiqh us-Sunna, vol. 2 pag. 381).
 
2.4) una definizione di Gente del Libro (o Genti del Libro):
Secondo la scuola hanafita, sono Genti del Libro coloro che rispondono a queste tre condizioni:
a) dichiarare di appartenere ad una religione rivelata da Dio
b) riferirsi a scritture che originariamente erano state lasciate autenticamente da un messaggero
c) non essere diventati puri politeisti (Fiqh us-sunna, vol.2 pag. 382)
Non sono al corrente di definizioni date da altre scuole, ma il terzo parere che abbiamo visto sopra a proposito dei Sabei coincide implicitamente con alcuni elementi di questa definizione. Gli Zoroastriani, non soddisfacendo a questa terza condizione, non sono considerati Gente del Libro. Quanto ai Sabei, se c'è divergenza tra Abû Hanîfa ed i suoi due allievi a questo proposito, non è a causa di una definizione diversa da questa ma della considerazione di che cosa erano realmente i Sabei (fahm ul-wâqi'): secondo le ricerche di Abû Hanîfa i Sabei erano monoteisti, secondo le ricerche di Abû Yûsuf e di Muhammad ibn ul-Hassan, erano astrolatri (si veda Al-Hidâya, vol. 2 pag. 290, nota di fondo pagina).
 
Domanda: com'è possibile che quei sapienti che pensano che gli Zoroastriani abbiano effettivamente ricevuto delle scritture ma non sono più considerati Gente del Libro perché in seguito hanno iniziato a credere in due divinità e ad adorarle, considerano comunque i Cristiani Trinitari Gente del Libro anche se questi ultimi hanno iniziato a credere nella natura divina di Gesù e nella Trinità? Perché non hanno considerato qui la stessa cosa che hanno considerato là?
Avevo posto una domanda simile ad uno dei miei professori, Shaikh Dhu-l-Faqâr, e la sua risposta mi ha permesso di capire la risposta alla domanda che ci siamo posti: mi ha detto, in sostanza, che i Cristiani Trinitari dicono che c'è un solo Dio ma che un mistero fa si' che Egli sia Uno in tre persone: le tre persone sono distinte ma formano un solo Dio; allo stesso modo, questi Cristiani credono nell'Incarnazione, un mistero per il quale un solo Dio si è fatto carne nella persona di Gesù, nel quale coabitano allo stesso tempo la natura umana e quella divina. Ovviamente i Musulmani non possono né adottare, né condividere, né approvare una tale concezione dell'unicità divina; ma questa concezione cristiana resta comunque diversa da quella degli Zoroastriani (che hanno adottato un dualismo chiaro e netto) ed è questo che fa si' che questi sapienti considerino Gente del Libro i Cristiani Trinitari ma non gli Zoroastriani.
 
In sintesi:
Sono Genti del Libro coloro che rispondono a queste tre condizioni:
a) dichiarare di appartenere ad una religione rivelata da Dio
b) riferirsi a scritture che originariamente erano state lasciate autenticamente da un messaggero
c) non essere diventati puri politeisti (Fiqh us-sunna, vol.2 pag. 382)
 
Non sono al corrente di definizioni date da altre scuole. Di per certo, l'agnostico (colui che dice che forse Dio esiste ma che non possiamo sapere nulla di Lui) e il deista (colui che crede in Dio senza riferirsi al messaggio di nessun messaggero di Dio) non fanno parte delle Genti del Libro.
 
Wallâhu a'lam
 
sabato, ottobre 20, 2007

Gesù è Dio?

As salam alaykum wa rahmatuLlah, sono molto contenta di presentare a chi fra voi non lo avesse già visto un bellissimo ed entusiasmante dibattito in video dello scomparso shaikh Ahmed Deedat, intitolato "Gesù è Dio?".

Deedat è stato un grande predicatore musulmano, conosceva a menadito sia il Sacro Corano che la Bibbia. Mi auguro che, come me, lo possiate trovare interessante ed istruttivo. Fra l' altro, come mi aveva detto la sorella Khadija, in un certo qual modo si ricollega all' argomento kufr trattato poc' anzi dalla sorella Aminah Umm Zakaria. Quindi buona visione, poi inshaLlah ci farete sapere le vostre impressioni!

Lo trovate
 qui
Salam wa rahmatuLlah.

P.s.: per vederlo, è necessario scaricare il software gratuito Adobe flash player, che trovate qui.

postato da: muslima alle ore 12:12 | link | commenti (1)
categorie: islam e cattolicesimo, cultura e culture