An-nisa: donne musulmane e società

Per favore basta con la favola della donna islamica ghettizzata, schiavizzata e succube. Se nel mondo islamico dilaga l'ignoranza la colpa non è dell'islam, ma dell'oblìo dell'islam. Un po' di verità - e di opinioni - sulle svariate realtà di oggi. Metablog delle voci femminili islamiche in Italia.

24-25.05.2002 : Abou El-Kassim Britel subiva extraordinary rendition da Islamabad a Rabat
Sono passati sei anni e Kassim è ancora ingiustamente detenuto in Marocco.
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Khadi si è trasferita qui


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domenica, febbraio 03, 2008

 Torturato a 10 anni, colpevole di essere figlio di suo padre

بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

 

...Secondo le cartelle cliniche (certificate dall’Associazione medica di riabilitazione delle vittime della tortura e dall’Associazione per la prevenzione dei disordini comportamentali del Bambino di Casablanca), Ilias Mejjati, imprigionato in Arabia Saudita per 3 mesi, poi letteralmente deportato in Marocco, detenuto nella famigerata prigione e centro di tortura di Temara, ha vissuto un vero calvario. Come racconta sua madre, “nella sua cella d’isolamento, 16 lampade al neon erano illuminate permanentemente, giorno e notte. Che dire di un tale trattamento inflitto ad un bambino di 10 anni? Colpevole soltanto di essere figlio di suo padre. Inoltre – e questo è terribile – il Marocco ha agito così su mandato degli Stati Uniti. Oggi, il mio obiettivo è la salute e il futuro di mio figlio, così come di poter portare il mio lutto dinanzi ai corpi di mio marito e di mio figlio Adam. Dopo aver perduto il mio primo figlio, torturato a morte in Arabia Saudita per conto degli Stati Uniti, spero che Ilias possa essere curato. Lancio dunque un appello – sperando che venga recepito – alle ONG perché gli vengano in aiuto...”

I due Jihâd di Fatiha: per la dignità della Ummah e per il futuro di suo figlio, torturato all'età di 10 anni >>>>

venerdì, gennaio 25, 2008

domenica, agosto 12, 2007

 Di quelli "in via di espulsione" per non aver commesso il fatto


Ok! Detto questo, posso caldamente invitarvi, come al solito con clamoroso ritardo, a seguire la vicenda della moschea di Ponte Felcino e relativi post correlati su Kelebek.

Se ne parla qui, qui, qui, e pure qui. Argomenti correlati: quiqui, qui, qui e pure qui.
P.S. Chissà quando finirò di leggermi tutti 'sti post!? Spero, però, che gli investigatori qui presenti li leggano tutti attentamente, perchè magari così si fanno un'idea di come stanno andando le cose per noi, poveri mortali extraterrestri.

venerdì, giugno 29, 2007

Giustizia per Kassim (IX)

Aggiornamento

Ieri i messaggi arrivati si aggiravano intorno ai 14000. Ancora una volta vi invito ad informarvi sulla vicenda consultando il sito www.giustiziaperkassim.net e ad aderire alla campagna riempiendo questo form.

Detenzioni segrete, si muove il consiglio d’Europa. Una speranza anche per Kassim

dal blog: Secondoprotocollo 

Il 27 giugno l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha adottato una risoluzione e una raccomandazione su “detenzioni segrete e trasferimenti illegali di prigionieri che coinvolgono gli Stati membri del Consiglio d’Europa”, contenute nel rapporto presentato dal senatore Dick Marty. Si tratta del primo passo verso la fine di quel “pantano legale e morale” in cui sono avvenute detenzioni segrete, torture e altre gravi violazioni dei diritti umani, nell’impunità.

Spetta ora al Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa uscire dal silenzio, condannare pubblicamente le rendition e le detenzioni segrete e chiedere che gli Stati membri avviino indagini indipendenti, imparziali ed efficaci sulla propria complicità e cooperazione nelle rendition e nelle detenzioni segrete, con l’obiettivo di sottoporre i responsabili alla giustizia.

Il rapporto del senatore Marty spiega che la complicità con gli Usa non venne fornita solo dagli Stati membri maggiormente coinvolti nel programma di detenzioni segrete, ma praticamente da tutti i membri e i partner della Nato, che sottoscrissero condizioni che avrebbero consentito alla Cia di agire liberamente nei loro territori. Il rapporto deplora il fatto che numerosi governi stanno invocando il segreto di Stato o la sicurezza nazionale per ostacolare le indagini giudiziarie e parlamentari, che intendono accertare le responsabilità per le violazioni dei diritti umani derivanti da misure antiterrorismo illegali. Gli Stati del Consiglio d’Europa devono assicurare che gli accordi multilaterali e bilaterali e le attività svolte per applicarli, comprese quelle in ambito Nato, siano coerenti coi loro obblighi di rispettare e proteggere i diritti umani.

Secondoprotocollo.org insieme agli oltre 14.000 firmatari della petizione per liberare Kassim Britel chiede che l’Italia si faccia carico delle proprie responsabilità e che intervenga in maniera diretta e senza ulteriore indugio sul governo marocchino e che nelle sedi e nei modi opportuni chieda ufficialmente la liberazione di Abou Elkassim Britel mettendo così fine alla propria complicità in questa palese violazione del diritto umano e internazionale facendo sue le raccomandazioni e la risoluzione del Consiglio d’Europa.

Redazione campagna No More Word

sabato, giugno 23, 2007

Giustizia per Kassim (III)

dal blog: Secondo protocollo

 (...) L’Italia ha riconosciuto e firmato la carta dei diritti fondamentali dell’uomo e si è impegnata a difenderla, l’Italia è impegnata in guerre che provocano migliaia di vittime innocenti sostenendo che queste guerre sono per la difesa dei diritti umani e della libertà ma l’Italia non garantisce al proprio interno quei diritti che dice di voler esportare. Questo non è più tollerabile. Le parole non bastano più, occorrono fatti che dimostrino che l’Italia difende il diritto al diritto a prescindere dalla razza o dalla religione.

Per questo secondoprotocollo, IND e Unacr lanciano la campagna “NO MORE WORD” invitando quanti vorranno aderire a farlo in qualsiasi modo ritengano opportuno partendo dalla richiesta di immediata liberazione per ABOU ELKASSIM BRITEL ingiustamente detenuto e torturato da oltre cinque anni ma soprattutto dimenticato dall’Italia, da quell’Italia che dice di voler difendere i diritti umani nel mondo ma che non li garantisce al proprio interno.

No more word, basta parole vogliamo fatti. Per aderire alla campagna per la liberazione di Abou Elkassim Britel è sufficiente inviare una email a nomoreword[at]secondoprotocollo.org Indirizzo e-mail protetto dal bots spam, deve abilitare Javascript per vederlo indicando il proprio nome cognome e se possibile il proprio blog o sito. Tutte le email ricevute verranno consegnate all’ambasciata marocchina in Italia, al Ministero dell’Interno, a quello degli Esteri e al Ministero di Grazia e Giustizia. Allo stesso indirizzo è possibile segnalare altre violazioni dei diritti fondamentali di cui si è venuti a conoscenza.

Redazione campagna NO MORE WORD

venerdì, giugno 22, 2007

Giustizia per Kassim (II)

dal blog: Secondo protocollo
cfr. anche I.N.D. News
dalla stessa fonte: articolo correlato


 

Risvegliamo il diritto: Kassim libero subito

Oggi, nel fare il mio solito giro sul web nei siti amici ho notato una aggregazione del mio caro amico Marco che rimandava ad un articolo su un blog veramente bello  An-nisa:donne musulmane e società e  in particolare ad un fatto completamente trascurato dai media che riguarda una torbida vicenda accaduta a Abou Elkassim Britel. Approfondendo la cosa ho scoperto che Kassim altri non sarebbe che il cittadino italiano di origine marocchina di cui parlava tempo fa il rapporto di Amnesty International nel quale si sosteneva che anche un cittadino italiano era coinvolto dei voli segreti della Cia.  

 

Appassionata alla vicenda leggo che Kassim è stato ingiustamente incarcerato, torturato  e detenuto per anni (si per anni) senza che una sola accusa sia stata mossa nei suoi confronti, senza che una sola prova sia stata prodotta, fatto sparire semplicemente come se fosse un anonimo pacco postale. Più leggevo sul sito della moglie di Kassim, Khadjia,  tutta la vicenda più rabbrividivo. Un uomo, un essere umano normalissimo abbandonato da tutti e da tutto nel nome di una guerra al terrorismo che sempre più spesso miete vittime innocenti e calpesta sistematicamente quei diritti che dice di voler difendere.

Siccome le parole senza fatti contano poco mi sono informata presso alcuni amici in Amnesty International su cosa era possibile fare per questa coppia di persone così duramente colpita da una serie di eventi degna di un romanzo di fantascienza. Prima cosa informare di quello che avviene attraverso questo sito, dato che la maggioranza sembra esserne completamente all’oscuro, secondo interessare quante più persone possibili sia in ambito politico che nel circuito delle organizzazioni internazionali, terza cosa proporre una azione urgente al segretariato generale di Amnesty International a Londra. In altre occasioni ci siamo fatti promotori di azioni urgenti e sempre con ottimi risultati per cui anche questa volta proporremo questa soluzione.

In redazione qualcuno propone di interessare anche qualche euro-parlamentare cosa che faremo quanto prima, oggi stesso, nella speranza che qualcuno mosso da umana pietà si renda conto di quale terribile ingiustizia viene perpetrata nei confronti di quest’uomo e di riflesso su questa donna così combattiva e innamorata di suo marito.

Il diritto internazionale non può e non deve essere calpestato in questo modo, non nel nome della guerra al terrorismo. Kassim deve essere rilasciato subito senza ulteriori indugi e qualcuno dovrà spiegare perché è stato detenuto per tutto questo tempo senza aver fatto nulla di male.

Siete invitati tutti a visitare il sito di Khadjia e a dare il vostro aiuto. Anche un piccolo gesto, un link sul vostro blog, un messaggio di solidarietà, qualsiasi cosa andrà bene. Risvegliamo il diritto, lottiamo per la libertà di tutti.

Elisa Arduini 

Giustizia per Kassim (I)

dal blog: Falecio contro tutti


 

Un cittadino della Repubblica Italiana è detenuto in Marocco, dopo essere stato rapito e torturato, senza accuse, difesa o processo nel senso normale del termine (caratterizzato dall'esistenza di prove e dalla possibilità per l'imputato di difendersi).

L'unica colpa di questa persona è di aver tradotto in italiano dei testi religiosi arabi e averli messi in rete (cosa che fa anche qualche mio professore).
Questa persona è completamente innocente.
In altri tempi, un trattamento del genere ad un cittadino di una nazione occidentale avrebbe ottenuto come risposta perlomeno un paio di corazzate dimostrative, il ritiro dell'ambasciatore e qualche nota diplomatica al fulmicotone.
Non che lo rimpianga, ma da questo al silenzio complice ce ne passa. Il punto è che i cittadini delle nazioni occidentali non sono più tutti uguali, se mai lo sono stati. Abbiamo reintrodotto le millet: i musulmani d'Europa hanno avuto quello che qualcuno di loro chiedeva, un sistema giuridico separato. Che però, non è la shari'a (emmica si può avere tutto, no?). E' uno strano sistema giuridico, in cui si può rapire e torturare qualcuno, ovunque si trovi, in base ad un puro sospetto o forse semplicemente perché sta sulle scatole ad uno di questi novelli bravi signorili che volano di notte sopra i nostri cieli, a nostre spese: li chiamano, non si sa con quale faccia, "agenti segreti".

Una cosa del genere dovrebbe essere sulle prime pagine di tutti i giornali. Dovrebbero esserci commissioni d'inchiesta, montagne d'interrogazioni parlamentari, fascicoli in qualche Procura, eccetera.
In effetti un fascicolo, in una Procura italiana, c'è. E' un fascicolo d'accusa contro Kassim Britel, archiviato dopo cinque anni di indagini (e mentre lui veniva torturato imprgionato e subiva un altro, surreale processo in Marocco) con queste parole:

"totale insussistenza di elementi di accusa, processualmente utilizzabili, che consentano di affermare che gli indagati abbiano partecipato ad una organizzazione terroristica islamica avente come scopo il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico.
"

In altre parole, è stata rapita incarcerata e torturata una
persona innocente.

Un governo che tollera questo, dovrebbe essere mandato via a calci nel culo. Un'alleanza militare che permette questo merita di perderla, la sua "guerra al terrorismo".
Sì. Perché se davvero qualcosa va difeso, anche con le armi, di questa benedetta civiltà occidentale, è un insieme di principi (principi laici, santa miseria, non giudaico-cristiani, qualsiasi cosa significhi giudaico-cristiano) tra i quali il principio che non si può arrestare, rapire, incarcerare in maniera arbitraria, che il potere non può farti ciò che vuole, che non si può estorcere una confessione sotto tortura ed incarcerare su quella base. E che non si può perseguire nessuno solo per le sue idee.

E' un principio, una cosa teorica. Non è che la civiltà occidentale l'abbia mai applicato molto, specialmente coi turki, i negri e i musigialli, (andate a chiederlo in Algeria, cosa ne pensano delle confessioni sotto tortura) il che non ha certo agevolato l'accettazione di questo principio da parte di turki, negri e musigialli.
Col risultato che si subappalta alle loro dittature (che poi ci lamentiamo che non c'è una vera democrazia in Medio Oriente, tranne una... naturalmente parlo di
questa) il compito di torturare e detenere ingiustamente, per esempio, un cittadino italiano musulmano. Detenuto per le sue idee.

Dovrebbero proprio scriverlo, il "perché combattiamo" di questa guerra.

Qui trovate il sito di Khadija, la moglie di Kassim che da anni si batte per avere giustizia. A lei va tutta la mia solidarietà (che serve a poco). Qualche blogger ha iniziato già a mettere una specie di banner di sostegno. Qui e qui  articoli di blog amici sull'argomento. Qui le riflessioni di Ely.
giovedì, giugno 21, 2007

Non c'è soluzione di giustizia per Abou Elkassim Britel?


 

In tutti questi anni mi sono spesso trovata a parlare di lei senza citarla mai, ho spesso accennato al suo caso, senza mai parlarne esplicitamente e, più o meno consapevolmente, mi sono sempre mossa tenendo a mente l’ignobile ingiustizia che mondo arabo e mondo occidentale stanno perpetrando ai danni di molti dei nostri fratelli innocenti.

Khadija, la moglie di Kassim Britel, è una donna risoluta, ma anche riservata e temprata da quel pizzico di saggezza che non guasta. Trattandosi di un caso internazionale che coinvolge il governo e le istituzioni, finora non ha voluto sbilanciarsi più di tanto con appelli e proclami. Ma attualmente il problema non è se dare fiducia alle istituzioni oppure no. La missione governativa ha fallito, al di là di ogni sana aspettativa. La missione governativa ha fallito, oppure, ancor peggio, non è mai iniziata.

Tanto vale, quindi, parlarne apertamente, come abbiamo parlato di tanti altri casi internazionali che, in fondo, non ci riguardavano, così tanto da vicino.

Il caso di kassim Britel, non è solo il raccapricciante caso di un uomo innocente, ingiustamente imprigionato, torturato, accusato di nulla e poi ancora imprigionato e torturato,  riconosciuto innocente e a tutt’oggi ingiustamente recluso. Il caso di Kassim Britel è di per sé una denuncia politica delle connivenze esistenti tra C.I.A. e, quindi, Occidente che conta, e stati arabi, contro qualsiasi pregiudizio ingenuo di scontro di civiltà e negazione reciproca, una testimonianza dell’esistenza di accordi che vanno ben al di là della plateale “lotta al terrorismo”, il disvelamento del ghigno orribile di una società civile, amorfa e servile, che osa indignarsi, muoversi e farsi avanti solo in quei casi in cui chi nega il diritto internazionale si trova dall’altra parte del mondo, in quella parte che è lecito considerare anacronistica e incivile.

La responsabilità del caso Britel, invece, ricade sull’Italia, sui nostri politici, che non hanno ancora avuto il coraggio, la voglia, l’accortezza e l’intelligenza di costringere lo stato marocchino a rilasciare un cittadino italiano, un uomo innocente, una persona che una commissione d’inchiesta parlamentare europea ha ritenuto assolutamente innocente.

La responsabilità ricade, soprattutto, sui servizi segreti internazionali che hanno deciso, in modo del tutto arbitrario, che quest’uomo doveva essere braccato senza pietà. Braccato, inchiodato e intrappolato. Fatto fuori, sostanzialmente.

Inutile scervellarci su quali possano essere i motivi di un simile linciaggio. Che si tratti semplicemente di fare numero un po’ alla cieca, per dimostrare l’efficienza dell’intelligence internazionale, o che si tratti di una sottile manovra per annientare, sul nascere, un movimento islamico consapevole e coscienzioso e, quindi, una forza politica innovatrice ed eversiva o che si tratti, banalmente, di trovare un capo espiatorio su cui far ricadere tutte le colpe di un mondo malato in ogni sua cellula, lo si è fatto, comunque, andando contro qualsiasi criterio etico, a discapito di una persona innocente.

Musulmani, cristiani e shintoisti, sostenitori della democrazia e dei diritti inalienabili, sinistre, destre e vie di mezzo. Ma se perderemo questa battaglia avremo perso tutti.

Vi invito a visitare il sito dedicato a Kassim, a leggerlo attentamente, a diffonderlo e a comunicare alla redazione (info [at] giustiziaperkassim.net)  post, link e articoli riferiti al caso di Kassim.

Grazie mille a tutti coloro che lavoreranno al nostro fianco e, come meravigliosamente si dice in arabo, che Allah vi ricompensi in questa vita e nell'altra!

mercoledì, maggio 16, 2007

Gli alieni non attaccano, almeno per il momento

E giusto per rimanere in tema, ricevo e pubblico il seguente comunicato :

Nessun appello alla guerra santa, nessuna apologia di terrorismo e nemmeno istigazione a delinquere. Il sermone dell'imam di Porta Palazzo registrato segretamente dalle telecamere di Annozero non conterrebbe inviti alla violenza contro l'Occidente. Lo dice la perizia fatta eseguire dalla Procura di Torino che, dopo aver acquisito la registrazione completa ha estrapolato il sermone dell'imam Mohamed Kohaila sul quale si sovrapponeva la voce della giornalista Maria Grazia Mazzola che riassumeva in italiano alcune parti del discorso. Secondo il perito del tribunale l'imam pronuncerebbe solo qualche frase dal significato ambiguo che però non configurerebbe alcun reato. Anzi, ci sarebbero inviti a non esacerbare gli aspetti religiosi. Dopo la trasmissione alcuni esponenti politici avevano chiesto l'immediata espulsione dell'imam.
 
(LA STAMPA, 12.5.07 pag. 61)
sabato, settembre 09, 2006

Solidarietà all'Ucoii

Per favore, Firmate l'appello!!!

postato da: alhamdulillah alle ore 00:17 | link | commenti
categorie: deportazioni
domenica, luglio 30, 2006

Lo scoop

Oggi mi piace iniziare ricordandomi di quello che ho letto ieri su antiamericanista e che ho già riportato nel post qui sotto.  Amo parlare sempre delle stesse cose!!

Secondo le stime dei servizi statunitensi, un numero tra i 30.000 ed i 70.000 volontari è passato dai campi di addestramento di Al Qaeda in Afghanistan tra il 1996 ed il 2001, ma l’impatto a lungo termine nel mondo è stato straordinariamente limitato. La media annuale di attacchi terroristici nei paesi arabi e negli paesi islamici negli ultimi cinque anni non è più elevata di quella dei precedenti dieci o venti. Per la maggior parte delle persone che si sono recate in Afghanistan questi anni si è trattato di un rito di passaggio o di una forma esotica di turismo ideologico, non dell’inizio di una carriera e di una vita da terrorista.
(di nuovo: Gwynne Dyer, trad. di Andrea Lazzaro)


Ho conosciuto molti aspiranti combattenti, tempo fa. Erano persone che volevano fare la jihad "fisabilillah", sulla via di Allah, per aiutare i popoli oppressi. Avevano intenzione di partire per i campi di addestramento in Afganistan non per andare a suicidarsi su un aereo, ma per andare a difendere i civili in Cecenia e in Palestina e ovunque ce ne fosse bisogno, come forze militari islamiche che curano gli interessi di qualsiasi Paese islamico in un momento di necessità. Di fatto, di momenti di necessità ce ne sono parecchi, ultimamente. Di fatto, nessuno muove un dito o spreca il fiato. Istituire una forza militare islamica che potesse intervenire nel momento del bisogno, quindi, a me non pare un'idea tanto assurda e sbilenca. Leggevano dei libri, i terroristi,  guardavano dei video, pregavano. Generalmente pregavano molto. E quelli che avevano veramente intenzione di partire erano giovanissimi. Ragazzini. Proprio come quei famigerati Talebani, sterminati dagli americani nel giro di qualche mese. Ed ora questa sinistra d'arrembaggio non riesce a concepire nulla di meglio che riproporre il finanziamento per la campagna militare in Afganistan. E avvallarlo. Ed io mi chiedo se è mai possibile, se può essere vero che questi ragazzini che volevano andarci veramente con il cuore laggiù e che sarebbero andati anche in Libano, in Libano adesso, e che all'Italia non sarebbero costati assolutamente nulla, che questi ragazzini che ci tenevano a difendere i civili, con le mani e con i denti, con le spade e con il cuore, che questi ragazzini siano quegli spietati e folli terroristi che ci raccontano, i membri di questa roccaforte internazionale del crimine, i killer del male!
Adesso sono stati tutti espulsi, comunque. Mandati in galera, nel migliore dei casi. Insieme agli amici e agli amici degli amici. Insieme agli imam e ai muazzin. E, quindi, mi pare anche lecito adesso chiedersi chi sarebbero mai, oggi, queste cellule che ancora persistono, talmente tanto potenti e organizzate da poter a tutt'oggi tenere vivo l'allarme terrorismo in Italia e dintorni! E la risposta arriva: ascoltate!

"In Italia patto tra rossi e e neri per aiutare i ribelli iracheni". "In testa il gruppo di Assisi guidato da Moreno Pasquinelli", cioè l'immancabile Campo Antimperialista.

E poi...

"Miguel Guillermo Martinez Ball, definito 'ex miliziano addestratore di gruppi paramilitari sudamericani' sostenitore della compagine filo-palestinese Al-Awda Italia".

Bhè, ecco. Mi sembrava proprio che fossero troppo simpatici per non essere terroristi pure loro!! Va bhò! Pazienza! E' che evidentemente c'ho una specie di lanternino per beccare queste cellule più o meno sveglie o dormienti!! E significa che devo proprio farmi assumere dal Sismi: io gli indico la gente che per me dice cose intelligenti e loro li arrestano o li deportano in quanto terroristi! Meraviglioso, direi! Siamo in ottime mani, aggiungo. 

postato da: alhamdulillah alle ore 01:24 | link | commenti
categorie: deportazioni, jihad e resistenza
sabato, luglio 29, 2006

Del coraggio e della morte

 

 

     

 

Immagini di bambini uccisi da Israele nel Libano del Sud. (da: Etnarossa)

 

Ve lo ricordate Abu Abbas? Mohammad Zaidan, il fondatore del gruppo paramilitare palestinese FLP, divenne famoso nell'ottobre 1985 per aver organizzato il sequestro della nave da crociera italiana Achille Lauro. A quel tempo successe un fatto del tutto eccezionale nell’ambito della prassi politica italiana, un fatto che, in questi giorni di olocausto e terrore, portati avanti con l’appoggio di tutte le forze politiche occidentali e con la connivenza di molti Paesi arabi, mi pare la cosa più coraggiosa che un politico italiano abbia mai fatto!

Attraverso un notevole sforzo diplomatico che vide in mezzo Egitto, Olp e lo stesso Abu Abbas il commando si convinse alla resa in cambio dell’immunità. I sequestratori si trovavano su un aereo, quando si scoprì che sulla nave era morto un ebreo con cittadinanza americana, disabile. Gli americani colsero subito il pretesto per contravvenire agli accordi stipulati durante la trattativa e intercettarono l’aereo con alcuni caccia costringendolo ad atterrare sulla base americana in Italia di Segonella. L’aereo venne circondato dalle milizie americane, ma l’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi ordinò l’accerchiamento della base Nato, imponendo – militarmente!! – agli americani il rispetto del diritto internazionale!!

Il commando scontò la pena nelle carceri italiane e poi le cose andarono come andarono.

E andarono come andarono e come è ovvio aspettarsi che andassero.

Negli anni Novanta iniziarono le inchieste di “Mani Pulite” e la scoperta di quella rete di corruzioni denominata  “Tangentopoli”, con Craxi condannato a cinque anni: perfetto epilogo per chi osa contrastare il sacro potere U.S.A.

Craxi non si discolpò, anzi. In una seduta alla Camera dei Deputati affermò che tutti i partiti avevano bisogno di denaro ottenuto illegalmente per finanziare le proprie attività, e lo ricevevano. Egli era, quindi, colpevole né più né meno di tutti gli altri, eppure quasi tutti i politici di allora sono a tutt’oggi i nostri politici: una conferma che almeno alcune delle ipotesi avanzate in questo post, possano essere veritiere e la causa del collettivo appoggio mediatico, politico, emotivo e passionale di tutta l’Italia che conta alla causa israelo-americana.

Più tardi il pretesto dell’11 settembre ci ha resi tutti schiavi, mentalmente schiavi e totalmente soggiogati. All’inizio del 2002 mi sentivo un’aliena. Setacciavo Google, Virgilio, Altavista alla ricerca di un’idea diversa, di un’altra versione dei fatti, di uno spiraglio di  ragionamento sulla vicenda. A parte qualche fotocopia di un giornalino di Torino che qualche volta mi arrivava a casa che propugnava un’idea di Bin Laden e dell’Afganistan mitica e affascinante e qualche altro contributo cartaceo, per così dire, no-global, in cui si concepiva l’attacco come una strategia americana per creare il pretesto per la guerra ai Paesi del petrolio, non trovavo assolutamente nulla. E sarà che forse non sapevo cercare bene, perché invece adesso ne trovo tanti – grazie a Dio – di esseri pensanti sul web! O sarà che non si aveva il coraggio di parlarne, di quello che tutti chiamavano “terrorismo” e nessuno si sognava di chiamare “resistenza”. O sarà che non eravamo capaci di parlarne così, come ne parliamo oggi, almeno noi pochi, anime solitarie, viandanti di una “certa” blogosfera. Non lo so che c’era. Io ero arrabbiata, da morire e quando parlavo con la gente di queste cose gridavo come una pazza e non riuscivo a mantenere la calma e se non fossi stata incinta ci sarei andata in Afganistan – oh, sì che ci sarei andata! Perché il mio cuore era lì, insieme a questi fratelli che tutti qui, descrivevano come famelici mostri sanguinari.

Ma pensateci un attimo a quello che successe in quell’anno! Questi talebani, che un mese prima non li consosceva nessuno, di colpo divennero l’esempio di tutto ciò che c’è al mondo di più sporco, di più bieco, di più criminale, di più orribile. E intanto, mentre qui si pensava a quanto erano cattivi e a quanto erano sporchi e a quanto erano criminali, quegli assassini degli americani li sterminavano tutti, dal primo all’ultimo o lideportavano a Guantanamo, per metterseli sotto ai piedi e calpestare loro anche quel poco di dignità e amor proprio e spiaccicargli il cranio contro il vessillo della sacra democrazia americana!!

Adesso è troppo difficile farci credere che i libanesi sono pure loro zozzi e trogloditi e brutti, cattivi, sanguinari e quindi ci raccontano che gli israeliani fanno la guerra non su tutto il territorio libanese, ma solo contro “la roccaforte” degli Hezbollah, contro questi terroristi che posseggono razzi micidiali, che possono distruggere un paese lanciando uno solo dei loro razzi, che possono fare infiniti morti occidentali, che possono credere nella propria potenza e avanzare. E quindi no! Bisogna fermarli! Gli israeliani hanno perso tanti uomini, ma non si fermano. Sono coraggiosi e combattono contro il male e combattono contro i terroristi.

E così ce l’hanno fatta di nuovo. Di nuovo ci danno da bere questa baggianata dei buoni contro i cattivi e così a me mi viene la rabbia e sì, voglio stare con i cattivi.

E adesso finalmente leggo:

C’è una rete niente affatto oscura, bensì potente che ha ingaggiato una guerra terroristica contro l’Occidente: tutto ciò è un prodotto della fantasia. Ci sono piccoli gruppi isolati di estremisti che una volta ogni tanto fanno saltare qualcosa per aria, e ci sono siti web e altri media attraverso cui possono scambiarsi idee e tecniche, ma non esistono quartier generali, né catene di comando, ne un’organizzazione che possa essere sconfitta, smantellata e distrutta.
Ad ogni modo, non c’è mai stata una “rete terrorista” Islamista – sicuramente nulla di comparabile all’estesa cooperazione tra i gruppi di “guerriglia urbana” di estrema sinistra del mondo sviluppato (la Banda Baader-Meinhof in Germania, la Brigate Rosse in Italia, l’Esercito Rosso in Giappone) e i vari gruppi palestinesi di nazionalisti radicali secolari nel periodo tra il 1970 ed il 1985. Perfino nell’epoca dell'apogeo di Al Qaeda – prima che l’invasione statunitense dell’Afghanistan la decapitasse nel 2001 – si contavano solo poche centinaia di militanti del gruppo.
Secondo le stime dei servizi statunitensi, un numero tra i 30.000 ed i 70.000 volontari è passato dai campi di addestramento di Al Qaeda in Afghanistan tra il 1996 ed il 2001, ma l’impatto a lungo termine nel mondo è stato straordinariamente limitato. La media annuale di attacchi terroristici nei paesi arabi e negli paesi islamici negli ultimi cinque anni non è più elevata di quella dei precedenti dieci o venti. Per la maggior parte delle persone che si sono recate in Afghanistan questi anni si è trattato di un rito di passaggio o di una forma esotica di turismo ideologico, non dell’inizio di una carriera e di una vita da terrorista.
L’Occidente ne è stato intaccato ancora meno. Gli attacchi agli Stati Uniti dell’11 Settembre sono stati un caso spettacolarmente di successo, uccidendo almeno tremila persone, ma non c’è più stato alcun attacco islamista agli Stati Uniti.
(Gwynne Dyer, trad. di Antiamericanista)

 

E allora mi ritorna in mente la dinamica dell’attentato dell’11 settembre, che è fondamentale per capire il senso di quello che è veramente successo. Le torri avevano una parte centrale completamente in acciaio. Strutturalmente funzionavano un po’ come funziona uno sgabello. Quando gli aerei sono andati a schiantarsi contro i grattacieli in maniera del tutto casuale è esploso l’incendio. L’acciaio, si sa, è un buon conduttore di calore, tuttavia esiste una soglia, chiamata flash over, oltre la quale perde le originarie caratteristiche di resistenza e da materiale duttile, che si fessura lentamente, ma non crolla, diventa materiale fragile, che può frantumarsi in mille pezzettini in un solo istante! Tecnicamente è stato questo a provocare quel disastro totale: una cosa che non poteva essere premeditata più di tanto. Probabilmente la finalità era quella di colpire un po’ alla meno peggio, ma senza immaginarsi il ground ziro che ha fatto rincretinire il mondo!

Ma deve essere vero per forza! Deve esserci questa organizzazione mostruosa, in giro per il mondo, deve esserci questa rete terroristica, questo covo di criminali, da qualche parte deve esserci, e deve includere Al Qaeda, gli Hezbollah, i talebani, i palestinesi, tutti gli iraniani e pure i siriani, i ceceni e tutti quelli che li aiutano, i libici e - chiaramente - pure i libanesi, perchè altrimenti saremmo tutti pazzi, folli  criminali che avvallano il più grande genocidio che sia mai stato compiuto nella storia dell'umanità: lo sterminio della metà degli abitanti del globo terrestre.

domenica, novembre 30, 2003

QUALE CIVILTA'

E' da un po' di giorni che non posto più nulla. Sono ancora molto amareggiata, anzi lo sono sempre di più. Come sapete, oltre al marito della sorella Aisha, anche altri fratelli sono stati espulsi da un giorno all'altro. Viviamo in una  Nazione che si vanta di essere civile e democratica, eppure ciò che è successo è un evidente esempio di discriminazione. I diritti civili e umani di queste persone sono stati barbaramente calpestati, eppure non una sola voce autorevole si alza per denunciare questo abuso.
La nostra umma è sempre più divisa. Ho sentito perfino espressioni di gioia, da parte di persone che ritengono di rappresentarci, per ciò che è successo al fratello di Carmagnola. Costoro hanno forse dimenticato che il nostro amato Profeta - pace e benedizioni su di lui - non ammetteva la calunnia e neppure la maldicenza? Puoi dire "non sono d'accordo con lui!" ma non puoi rallegrarti perchè gli hanno tappato la bocca! Questo non è islam. E nemmeno democrazia, mi pare.

postato da: alhamdulillah alle ore 16:47 | link | commenti (1)
categorie: donne, deportazioni