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An-nisa: donne musulmane e societàPer favore basta con la favola della donna islamica ghettizzata, schiavizzata e succube. Se nel mondo islamico dilaga l'ignoranza la colpa non è dell'islam, ma dell'oblìo dell'islam. Un po' di verità - e di opinioni - sulle svariate realtà di oggi.
Metablog delle voci femminili islamiche in Italia.
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Petizione: Abou Elkassim Britel libero e vivo
La petizione per l'immediata liberazione di Kassim è appena stata inserita sul sito di petitionOnline. E' rivolta al Governo italiano, alla Commissione europea e al Parlamento europeo.
Chi, sin d'ora, vorrà sostenerci inoltrando subito la propria adesione, sarà al nostro fianco tra i primissimi firmatari del documento.
Invitiamo tutti a diffondere ovunque la voce di Kassim.
Di seguito, il testo del documento.
Abou Elkassim Britel, nato in Marocco e cittadino italiano dal 1999, è in sciopero della fame dal 16 novembre 2007 in un carcere marocchino.
Dopo quasi 6 anni di ingiusta detenzione chiede di essere liberato: non ha commesso reati.
Da marzo 2002 Kassim ha subito: extraordinary rendition, arresti arbitrari, detenzioni segrete con torture e violenze di ogni genere, un processo affrettato ed iniquo, carcere duro.
Il Parlamento europeo nella sua Risoluzione n° 2006/2002 (INI)/feb 2007: « 63. condanna la consegna straordinaria del cittadino italiano Abou Elkassim Britel, che era stato arrestato in Pakistan nel marzo 2002 dalla polizia pakistana ed interrogato da funzionari USA e pakistani, e successivamente consegnato alle autorità marocchine ed imprigionato nella prigione di "Temara", dove è ancora detenuto; sottolinea che le indagini penali in Italia contro Abou Elkassim Britel erano state chiuse senza che egli fosse incriminato; 64. si rammarica che secondo la documentazione trasmessa alla commissione temporanea, dall'avvocato di Abou Elkassim Britel, il Ministero degli Interni italiano all'epoca fosse in "costante cooperazione" con servizi segreti stranieri in merito al caso di Abou Elkassim Britel dopo il suo arresto in Pakistan; 65. sollecita il governo italiano a prendere misure concrete per ottenere l'immediato rilascio di Abou Elkassim Britel ».
La sua innocenza è provata anche dalle conclusioni della magistratura italiana che ha archiviato l’indagine su di lui « rilevato che gli ulteriori accertamenti disposti, intercettazioni telefoniche ed accertamenti bancari, non hanno fornito alcun supporto all'accusa », (9745/06) set.06
Kassim attua questa forma di protesta estrema dopo che lui e sua moglie, innumerevoli volte nel corso di questi anni, si sono rivolti con fiducia sia alle autorità italiane che marocchine senza risultato alcuno, anzi durante lo sciopero della fame un trasferimento ha peggiorato le condizioni di reclusione.
Ogni ora che passa aggrava la situazione: la sua vita è ormai in grave pericolo. Insieme alla debolezza fisica aumenta anche la sua determinazione.
Chiediamo insieme di salvare la vita di Abou Elkassim Britel rendendogli al più presto la dovuta libertà:
- al Governo italiano un passo concreto e deciso per la liberazione di Abou Elkassim Britel,
- alla Commissione europea ed al Parlamento europeo un’efficace azione a sostegno di queste richieste urgenti, in considerazione dell’art. 2 dell’ACCORDO EUROMEDITERRANEO di associazione UE-Marocco, in vigore dal 2000: « il rispetto dei principi democratici e dei diritti fondamentali dell’uomo, quali enunciati nella dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, ispira le politiche interne e internazionali della Comunità e del Marocco e costituisce elemento essenziale del presente accordo ».
Per favore, inserite nome e cognome, solo così la vostra adesione sarà valida, grazie.
Sottoscrivi
Riaggiornandoci
Come promesso, ben presto an-nisa ricomincerà ad occuparsi della questione femminile, con particolare riferimento alle tematiche relative al matrimonio islamico e al contratto matrimoniale.
La pausa che ci stiamo prendendo è indispensabile per dare il dovuto rilievo allo sciopero di Kassim e alle azioni che ne verrano.
D'altra parte, già nelle premesse, si era detto che, a casi come questo, avremmo dato priorità assoluta.
Un sentito ringraziamento a tutti coloro che ci stanno sostenendo e che vorranno continuare a farlo, nei prossimi giorni più che mai.
Libertà per Kassim, il blog
Finalmente un blog dedicato a Kassim in cui saranno presentati, di volta in volta, i documenti già presenti sul sito e gli aggiornamenti della campagna per la sua liberazione.
Intanto, per favore, tenetevi pronti per sottoscrivere e diffondere al massimo la petizione che stiamo preparando.
Le e-mail di sostegno diventano sempre di più e la partecipazione diventa sempre più calda. Per favore, facciamo in modo che questi 42 giorni di sciopero della fame di Kassim non siano stati vani!
Giustizia per Kassim, per favore, adesso!
Appello per Abou Elkassim Britel in sciopero della fame dal 16 novembre 2007 nel carcere di Äin Bourja, Casablanca
Sono la moglie di Abou Elkassim Britel, l'unico cittadino italiano, a quanto si sa, vittima di extraordinary rendition ad opera della Cia nel maggio 2002.
Da allora mio marito Kassim non è più potuto tornare in Italia, nella nostra casa di Bergamo. Gli sono toccate in sorte detenzioni illegali, torture, trattamenti disumani e degradanti, un processo iniquo, a seguito del quale è tuttora detenuto in Marocco, suo paese d'origine.
Da molti anni mi adopero per far conoscere la verità sul suo caso e per alleviare le sofferenze del mio compagno, ma il silenzio intorno alla vicenda persiste ed impedisce una sua equa soluzione.
Ci siamo rivolti al Governo italiano perché prenda quelle « misure concrete per ottenere l'immediato rilascio » che la Risoluzione del Parlamento europeo sui voli Cia sollecita, ricevendo solo risposte burocratiche.
Da 32 giorni Kassim è in sciopero della fame, chiede di essere liberato: non ha commesso reati.
Il nostro desiderio più grande è riprendere una vita degna di tale nome e ricostituire la nostra famiglia.
Mio marito è fortemente determinato, il suo fisico provato da violenze e privazioni, potrebbe non reggere questa prova tanto impegnativa, ma questa è l'unica azione dignitosa che ha potuto intraprendere.
Sono preoccupata ed addolorata, consapevole che solo un forte movimento di opinione riuscirà ad indurre il nostro Paese ad impegnarsi per questo suo cittadino, ecco perché chiedo anche il Suo aiuto.
Tutte le informazioni sono su: www.giustiziaperkassim.net
Se ritiene di partecipare a questa azione positiva ed aiutarmi a salvare la vita di mio marito:
· partecipi alla campagna di Fair Trials International scrivendo lettere agli indirizzi indicati e dandone notizia con una mail a questa associazione di avvocati inglesi,
· inoltri questo appello a tutti i Suoi contatti,
· parli con i Suoi amici e conoscenti di questa tragica vicenda,
Grazie, insieme possiamo riuscire
khadija anna lucia pighizzini (Bergamo, 17 dicembre 2007)
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Dal sito:
Fair Trials International promuove un'azione per la liberazione di Abou Elkassim Britel :
1. lettere o messaggi che esprimano la preoccupazione per le sue condizioni e la richiesta della sua liberazione vanno inviate a:
- Ambasciata d'Italia, 2 Zankat Idriss Al Ahzar, Rabat, Marocco;
- On. Massimo D'Alema, Ministro degli Affari Esteri, Piazzale della Farnesina 1 - 00194 Roma, Italia;
- On. Clemente Mastella, Ministro della Giustizia, Largo Luigi Daga 2, I - 00164 ROMA, Italia;
- Sua Altezza Reale Mohammed VI, re del Marocco, Palazzo Reale, Rabat, Marocco
2. una mail (clic su 'contact us' nel sito di Fair Trials International) di conferma e sostegno direttamente all'associazione che si occupa di cittadini europei, coinvolti in procedimenti penali all'estero, i cui diritti sono stati violati o rischiano di esserlo.
Kassim e Khadija ringraziano tutti coloro che li stanno sostenendo, ogni mail, ogni messaggio è per noi aiuto e prezioso incoraggiamento, grazie!
Giustizia per Kassim, prima possibile, per favore!
Non credo ci sia nulla da aggiungere alle parole di Khadija. Mi limito a riportare quello che lei ha scritto su www.giustiziaperkassim.net e a manifestarle in tal modo tutta la mia solidarietà e la mia vicinanza.
Oggi fanno trenta giorni che Kassim Britel rifiuta il cibo: giorni senza riposo, di silenzio, di sofferenza, di attesa.
Ad Ain Bourja, Kassim cerca di tenersi ritto mentre prega, ignorando i battiti affrettati a tagliare il respiro, la testa pesante, il ventre spalancato a reclamar pienezza, le viscere doloranti e acquose, la schiena che pare spezzata…
Così ieri è svenuto, i suoi compagni l'hanno aiutato, il medico gli ha contato le costole: è molto dimagrito, eppure di ora in ora cresce la sua determinazione, una determinazione che nulla può scalfire.
Ci sentiamo al telefono, umiliata io, una volta di più dal silenzio del nostro Paese, dal fluire delle mie giornate di lavoro come se nulla fosse, con il tarlo della sua possibile morte eppure solidale con lui fino in fondo, perché quest'ingiustizia che ci ha privato della vita deve finire, in un modo o nell'altro.
E gli racconto come meglio posso del bene che avremo, e lui ha un pensiero di fede, una parola buona che solleva la pena taciuta e nascosta. Con lui sono calma, so che non ci succederà nulla che non ci sia stato destinato.
Nella nostra casa vuota, lavoro come sempre per la vita di mio marito, pena e collera sono intollerabili, Kassim ha già patito troppe violenze e privazioni, so che non resisterà a lungo, già ora si poggia ad un bastone per muovere qualche passo, ieri non è stato in grado d'incontrare sua sorella…
Per il rispetto dovuto ad ogni vita, per la giustizia dovuta alla vittima innocente di una "guerra" non sua, per la nostra famiglia separata da quasi sei anni, che il Governo italiano si decida finalmente a portare a casa questo cittadino!
khadija- 15 dicembre 2007
Ascolta le parole di Kassim dal carcere >>>
Ancora la voce di Kassim, in Guantanamo Express>>>
Inoltre, su "il Manifesto" di oggi a pag. 3, « Io, musulmano italiano, lasciato marcire in Marocco » di Stefano Liberti ed un 'intervista a Claudio Fava di Alberto D'Argenzio.
Abou Elkassim Britel, l'unico cittadino italiano, a quanto si sa, vittima di extraordinary rendition è in sciopero della fame dal 16 novembre nel carcere di Äin Bourja, Casablanca.
La sua protesta per un miglioramento delle condizioni di detenzione e contro atti di grave violenza passati e attuali, è oggi finalizzata ad ottenere la sua liberazione, come preannunciato lo scorso 19 novembre.
Mio marito ha sottoscritto ed inoltrato una precisa dichiarazione in tal senso al Ministero di Giustizia marocchino il 3 u.s..
La sua decisione è ferma e motivata. La preoccupazione per la sua vita è molto seria, ma, lo ribadiamo, questa è l'unica azione possibile.
Abou Elkassim Britel subisce dal 2002 fatti di inaudita gravità sul piano dei diritti umani e civili.
Il caso è seguito da diverse Ong internazionali.
Cito solo gli interventi più recenti: Amnesty International ha inserito la vicenda di Abou Elkassim Britel nel rapporto sull'Italia al Comitato Onu contro la tortura in aprile 2007; Fair Trials International ha scritto, il 14 novembre 2007, ai Ministri D'Alema e Mastella per sostenere il rilascio immediato.
A febbraio 2007, il Parlamento europeo « sollecita il governo italiano a prendere misure concrete per ottenere l'immediato rilascio di Abou Elkassim Britel » nella ' Risoluzione sul presunto uso dei paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali di prigionieri '.
Chiedo che il Governo italiano si attivi immediatamente, per rendere, alla sua vita e alla sua famiglia, questo suo cittadino ed evitare una conclusione drammatica della quale sarebbe comunque responsabile.
E che ci venga data una risposta, anche personale, perché il perdurare di questo silenzio nei nostri confronti non fa che accrescere la nostra angoscia
Khadija Anna Lucia Pighizzini
5 dicembre 2007
per informazioni: www.giustiziaperkassim.net
19 e 20 novembre: Kassim in sciopero della fame
Leggi l'articolo su Carta
Sebbene in clamoroso ritardo, pubblichiamo il comunicato inviato dalla sorella Khadija alla Autorità italiane, relativo allo sciopero della fame di suo marito Abou Elkassim Britel, ingiustamente recluso in Marocco, nel carcere di Äin Bourja, Casablanca . Kassim ha intenzione di continuare a scioperare, ma le sue condizioni di salute, già molto gravi, in questo modo rischiano di peggiorare. Non si tratta, qui, di essere masochisti. Si tratta di non avere scelta. E soprattutto di non avere voce.
Quindi cerchiamo noi di dare risalto a questo caso, in modo che questo ennesimo tentativo di Kassim di ottenere giustizia non ricada nel nulla e ottenga risutati concreti e immediati.
Per favore tanti dua' per la sua imminente liberazione, sorelline!
In nome e per conto di mio marito Abou Elkassim Britel, cittadino italiano e marocchino – matricola 69546, carcere di Äin Bourja, Casablanca – comunico la sua ferma intenzione di intraprendere uno sciopero della fame per ottenere la liberazione che gli è dovuta, dopo che la sua innocenza è stata da più parti e da tempo dimostrata(*).
Chiediamo alle Autorità una pronta e fattiva risposta a questa richiesta, in assenza della quale mio marito – illegalmente privato della sua libertà dal 2002, vittima di extraordinary rendition, di torture e di molto altro – si vedrà costretto a proseguire ad oltranza la propria azione. Abou ElKassim Britel osserverà uno sciopero della fame il 19 e 20 novembre 2007 a supporto di questa dichiarazione. >>>
Cosa sta succedendo nelle carceri marocchine?
Dal 25 settembre è in atto la protesta degli 'islamistes' nel carcere di Salé.
Il motivo sono le gravi e ripetute violazioni dei diritti umani, inutilmente denunciate negli anni.
Un alto numero di detenuti è stato trasferito, senza comunicazione alle famiglie, alcuni verso destinazione sconosciuta, mentre all'interno della prigione si moltiplicano atti di intimidazione e violenza sui prigionieri.
In tutte le carceri del Marocco gli islamistes avevano già attuato alcune iniziative in solidarietà con i detenuti di Salé, ora lo sciopero della fame a sostegno della richiesta di porre fine alle pratiche inumane, degradanti ed umilianti.
I detenuti sono esasperati anche dall'assenza di qualunque interessamento alla loro sorte e a quella delle loro famiglie. Una visita di membri del CCDH (Conseil consultatif des droits de l'homme) al carcere di Salé ed il successivo impegno del Ministero della Giustizia per un 'inchiesta non hanno prodotto finora alcun risultato. Si sono già verificati ricoveri in ospedale. >>>
Il valore della vita, un concetto relativo.
Evidentemente era un fondamentalista e quindi è giusto che paghi.
Anche con la tortura?
Certo.
Anche con la detenzione segreta, l’extraordinary rendition e senza processo?
Sicuro.
A volte un commento può spiegare più di mille post l’atteggiamento che milioni di persone hanno nei confronti del valore della vita di un uomo. Il semplice, vago, minimo sospetto che una persona possa appartenere alla nebulosa categoria dei “fondamentalisti”, di colpo, fa precipitare il valore della vita al di sotto della soglia unanimemente riconosciuta come “diritto inalienabile di ogni uomo”.
“Diritto inalienabile di ogni uomo, tranne che di coloro che, per un qualche minimo sospetto dovuto a cultura, provenienza, studi, letture e frequentazioni, possono essere sospettati di fondamentalismo islamico”, così dovrebbe recitare la carta! Altroché! Mio cugino, il mio ex-collega e, alle volte, perfino mio padre la pensano così. Ma non è colpa loro, sapete? Sono brave persone, in fondo, e, a volte, quando guardano un western, tifano pure per i pellerossa. Ma i musulmani proprio no, per favore. Per tutti loro la parola musulmano coincide con fondamentalismo islamico e cioè con quella cosa misteriosa che s’impadronisce della mente della gente e convince gli arabi, e non solo, a imbottirsi di tritolo e farsi saltare in aria senza motivo. Per tutti loro, in sostanza, il fondamentalismo islamico è una malattia della mente, per giunta contagiosa, che si manifesta in modo vario e incostante, per debellare la quale occorre eliminare tutti coloro che ne possono portare il germe, malati e portatori sani.
Chiamatelo razzismo, aparthaid, pregiudizio. Loro lo chiameranno, tutt’al più, “prevenzione”. Come spruzzare l’insetticida, per non farsi pungere dalle zanzare. Uguale.
E comunque, cari avventori e commentatori di questo blog, sappiate che Kassim non appartiene a quella nebulosa corrente fondamentalista che sta minacciando il pianeta. Il Nostro non è una zanzara che punge! Non ha mai avuto intenzione di imbottirsi di tritolo, sguainare una sciabola o sostituire il vostro vicino di casa con un bacillo che produce integralisti islamici a iosa. Non lo dico io. C’è stata un’inchiesta che lo ha ritenuto assolutamente innocente. Di tutto. Innocente rispetto a qualsiasi ipotesi di reato vi venga in mente. Innocente. E c’è stata una risoluzione del Parlamento europeo che, invece, ha ritenuto reato ciò che gli hanno fatto, una risoluzione che ha condannato la detenzione segreta che lui e tanti altri - molti rimasti sconosciuti, perché spariti - hanno subito, la tortura, e il volo segreto con il quale è stato deportato da un angolo all’altro del mondo, affinché ci si potesse liberamente accanire contro il suo corpo già provato, con lo scopo di obbligarlo, con questi mezzi arcaici e vergognosi, a confessare reati non commessi, a fare nomi di altri innocenti a cui riservare, eventualmente, lo stesso trattamento, a contribuire alla costruzione di uno scenario pauroso e pazzesco, necessario per il mantenimento dei poteri costituiti.
E quindi chi sarebbe, scusate, il fondamentalista incivile? Kassim o questa associazione criminale internazionale senza volto che ammazza, stritola e incastra la gente, in nome dei sacri valori di un Occidente chiuso e settario, arroccato nei suoi privilegi, che stanno sempre più diventando di pochi?
Attenzione, i prossimi potrebbero essere tutti coloro che, a qualunque titolo, non sono “conformi”!
A tal proposito segnalo un pungentissimo e coraggioso post di guerrillaradio e due importanti iniziative, attraverso le quali, spero, si riuscirà ad affrontare il tema con maggior coscienza, sensibilità e lucidità:
Per chi non l'avesse ancora fatto, vi invito, ancora una volta, ad aderire alla campagna per la liberazione di Kassim riempiendo questo form.
Andiamo avanti!
Firma l'appello per la liberazione di kassim
da: Secondo protocollo
Sono da poco tornata dal mio viaggio in Marocco. Ho visitato mio marito nel carcere di Äin Bourja.
Kassim è molto provato, deluso, teme di sperare ancora.
Questa prigione "ospita" solo detenuti islamici. In un costante colloquio con la direzione del carcere e fra di loro, si sono dati regole precise mutuate dalle norme di convivenza dell'Islam, eventuali problemi vengono risolti in modo composto e civile, il tentativo è quello di mantenere quanto più possibile un clima non oppressivo. Rimane però un luogo di pena, un' istituzione chiusa dove tutto potrebbe stravolgersi da un momento all'altro, la vita è fuori oltre quel portone. >>>
Giustizia per Kassim (XIII)
Voli Cia: Prodi peggio di Berlusconi
da: Secondo Protocollo
Il Consiglio d'Europa sui voli e le carceri Cia in Europa ha espresso “grande sorpresa” per l'atteggiamento del governo Prodi sul rapimento di Abu Omar e sulla situazione di Kassim Britel. Il relatore del Consiglio, Dick Marty, infatti si è detto sorpreso perchè il governo di Romano Prodi ha invocato il segreto di Stato sulle vicende, quando “l'allora opposizione era fortemente critica col governo Berlusconi per aver collaborato con gli Usa in attività illegali”. >>>
Giustizia per Kassim (XII)
25000 e-mail consegnate la settimana scorsa, ma la campagna continua.
La settimana scorsa sono state consegnate 25.000 e-mail al Ministero degli Affari Esteri, al Ministero degli Interni, al Ministero di Grazia e Giustizia e all’ambasciata del Marocco in Italia.
Attendiamo sviluppi, ma la campagna continua.
Un avviso importante: le e-mail senza nome e cognome anagrafici, indicanti solo pseudonimo e account, non sono stete utilizzate. Invito, quindi, tutti coloro che non hanno indicato i propri dati anagrafici a riempire di nuovo il form.
Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato alla campagna e tutti quelli che hanno contribuito pubblicamente o privatamente a diffonderla e a diffondere il sito Giustizia per Kassim.
Vi prego di continuare a dare il vostro contributo e di continuare a diffondere la campagna a tutte le persone che conoscete, alle vostre mailing list e presso i siti e i blog-amici.
Infiniti hasanat per tutti voi e tantissimi dua' per il nostro fratello Kassim, affinchè torni da sua moglie al più presto!
Giustizia per Kassim (XI)
1 luglio 2007: superate le VENTIMILA adesioni a NO MORE WORD
dal sito : Giustizia per Kassim
Nove giorni fa iniziava la campagna per Kassim, nove giorni di silenzio quasi totale da parte mia, non sono praticamente riuscita a scrivere. Ho visto lievitare il numero delle adesioni, proprio come quando faccio il pane e l'impasto si gonfia, cresce, cresce, ha un suo caratteristico profumo. Si cuoce poi nel forno e terminata la cottura è lì fragrante, caldo, buono, invitante …>>>
Giustizia per Kassim (X)
Ora non possono più tacere
dal blog: Secondo protocollo
Oltre 20.000 (ventimila) messaggi chiedono che il Governo Italiano faccia qualcosa subito per la liberazione di Kassim Britel. Ora non possono più far finta di niente, dimenticarsi che c’è un uomo che da anni vive letteralmente un tragedia, che c’è una donna, sua moglie, che da anni lotta con le unghie per il suo uomo e per la giustizia, sola di fronte a un muro di omertà e di indifferenza. >>>
Giustizia per Kassim (IX)
Aggiornamento
Ieri i messaggi arrivati si aggiravano intorno ai 14000. Ancora una volta vi invito ad informarvi sulla vicenda consultando il sito www.giustiziaperkassim.net e ad aderire alla campagna riempiendo questo form.
Detenzioni segrete, si muove il consiglio d’Europa. Una speranza anche per Kassim
dal blog: Secondoprotocollo
Il 27 giugno l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha adottato una risoluzione e una raccomandazione su “detenzioni segrete e trasferimenti illegali di prigionieri che coinvolgono gli Stati membri del Consiglio d’Europa”, contenute nel rapporto presentato dal senatore Dick Marty. Si tratta del primo passo verso la fine di quel “pantano legale e morale” in cui sono avvenute detenzioni segrete, torture e altre gravi violazioni dei diritti umani, nell’impunità.
Spetta ora al Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa uscire dal silenzio, condannare pubblicamente le rendition e le detenzioni segrete e chiedere che gli Stati membri avviino indagini indipendenti, imparziali ed efficaci sulla propria complicità e cooperazione nelle rendition e nelle detenzioni segrete, con l’obiettivo di sottoporre i responsabili alla giustizia.
Il rapporto del senatore Marty spiega che la complicità con gli Usa non venne fornita solo dagli Stati membri maggiormente coinvolti nel programma di detenzioni segrete, ma praticamente da tutti i membri e i partner della Nato, che sottoscrissero condizioni che avrebbero consentito alla Cia di agire liberamente nei loro territori. Il rapporto deplora il fatto che numerosi governi stanno invocando il segreto di Stato o la sicurezza nazionale per ostacolare le indagini giudiziarie e parlamentari, che intendono accertare le responsabilità per le violazioni dei diritti umani derivanti da misure antiterrorismo illegali. Gli Stati del Consiglio d’Europa devono assicurare che gli accordi multilaterali e bilaterali e le attività svolte per applicarli, comprese quelle in ambito Nato, siano coerenti coi loro obblighi di rispettare e proteggere i diritti umani.
Secondoprotocollo.org insieme agli oltre 14.000 firmatari della petizione per liberare Kassim Britel chiede che l’Italia si faccia carico delle proprie responsabilità e che intervenga in maniera diretta e senza ulteriore indugio sul governo marocchino e che nelle sedi e nei modi opportuni chieda ufficialmente la liberazione di Abou Elkassim Britel mettendo così fine alla propria complicità in questa palese violazione del diritto umano e internazionale facendo sue le raccomandazioni e la risoluzione del Consiglio d’Europa.
Redazione campagna No More Word
Giustizia per Kassim (VII)
Un po' di chiarezza sul caso di Kassim Britel
dal blog: Secondo protocollo
Credo che sia arrivato il momento di puntualizzare alcune cose dato che in giro per i blog che hanno seguito la vicenda di Kassim ho letto commenti a dir poco ignobili per non dire islamofobici che poi è una delle ragioni (ma solo una) per le quali Kassim Britel viene a tuttoggi indebitamente detenuto nelle galere marocchine. >>>
dal blog: aljihadalakbar
E' ormai qualche giorno che la comunità dei bloggers ha dato vita ad una crescente mobilitazione in favore della scarcerazione di un cittadino italiano di origini marocchine, detenuto in Marocco in seguito ad una lunga sequela di persecuzioni giudiziarie non suffragate da alcuna prova obiettiva circa una sua effettiva responsabilità a proposito della violazione del diritto, nazionale od internazionale che sia. Insomma, a tutt'oggi, colpevole nonostante le prove contrarie. >>>dal blog: la conoscenza rende liberi
Giustizia per Kassim (IV)
Se non lo avete ancora fatto, vi invito a leggere il post di Miguel Martinez sull'argomento.





Italiani all'estero
dal blog Kelebek
Ci sono storie che riempiono di rabbia.
Uno studente universitario arriva in Italia dal Marocco, perché deve contribuire a mantenere la famiglia.