An-nisa: donne musulmane e società

Per favore basta con la favola della donna islamica ghettizzata, schiavizzata e succube. Se nel mondo islamico dilaga l'ignoranza la colpa non è dell'islam, ma dell'oblìo dell'islam. Un po' di verità - e di opinioni - sulle svariate realtà di oggi. Metablog delle voci femminili islamiche in Italia.

24-25.05.2002 : Abou El-Kassim Britel subiva extraordinary rendition da Islamabad a Rabat
Sono passati sei anni e Kassim è ancora ingiustamente detenuto in Marocco.
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lunedì, marzo 03, 2008

Concerto per Ein El Helwa

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Se siete a Milano o nei dintorni, mercoledì 5 marzo alle ore 19.00 al Teatro “La Scala della Vita” in Via Piolti de’ Bianchi, 47 (dietro Piazzale Dateo), potrete assistere ad un concerto che unisce la musica di Mozart, Puccini, De Sorozabal e canti spiritual al campo palestinese in Libano di  Ein El Helwa. L'ingresso è libero, ma tutti coloro che lo ritengono opportuno, grazie a questa serata, potranno partecipare con un'offerta alla ristrutturazione di alcuni edifici nel campo, per farne un centro giovanile.
Certo non è molto, ma ognuno di noi ha il dovere di fare qualcosa, qualsiasi cosa, -anche piccola, microscopica, invisibile- affinchè tutto questo, ovunque nel mondo, prima o poi abbia fine. Utopico, eh!
E allora?

postato da: alhamdulillah alle ore 12:37 | link | commenti
categorie: palestina, libano, jihad e resistenza
martedì, settembre 19, 2006

MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA

SABATO 30 SETTEMBRE   ore 15 (P.della Repubblica)

Per il ritiro delle truppe da tutti i fronti di guerra 
No alla spedizione militare ONU in Libano 
Fine dell’occupazione della Palestina, rientro di tutti i profughi 
Chiusura di tutte le basi militari NATO ed USA 
Disarmo nucleare, a partire dai paesi che hanno già le atomiche 
Basta con le minacce ai paesi non sottomessi agli USA 
Con la resistenza dei popoli libanese, palestinese, iracheno e afgano 
No alla campagna anti-islamica 
Contro il taglio della spesa sociale e il finanziamento di missioni militari e armamenti
>>>

postato da: alhamdulillah alle ore 21:38 | link | commenti (3)
categorie: libano
sabato, settembre 02, 2006

Pace sì, ma per tutti, per favore!

Ancora uno spunto di riflessione.

E altrove:

"I figli ripetono i crimini dei loro padri proprio perché si credono moralmente superiori a loro."
René Girard, Vedo Satana cadere come la folgore, Adelphi, pp. 40-41
Non è complicato. Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, ognuno di noi si sarebbe comportato proprio come si sta comportando oggi. 
Aderendo, in massima parte, alla canea mimetica, al linciaggio collettivo, alla caccia al capro espiatorio, all'autoesaltazione della propria presunta civiltà.
E qualcuno, rifiutando di fare parte di tutto ciò.
da: kelebek

Non so se si tratta di una questione di sensibilità o solo di coraggio e di capacità di scegliere le priorità. Fatto sta che i perbenisti di allora fecero una scelta filo-governativa e, così facendo, appoggiarono un genocidio.
Marciassero pure per un concetto filo-governativo di pace i perbenisti di oggi, convinti che la soluzione del conflitto stia nell'aiutare Israele a disarmare Hezbollah. Inviassero pure, dunque, questi bacchettoni dei nostri soldatini, convinti pure loro che servire l'Italia, significhi stare dalla parte del più forte e fare sempre e soltanto l'interesse del più forte, anche calpestando il proprio cuore e il proprio senso di giustizia e i propri valori.
Ormai tutta la cittadinanza libanese appoggia in pieno Hezbollah, non solo gli sciiti. E noi, invece, qui in Italia, dall'alto dei nostri luccicanti piedistalli, al posto di chiederci come mai il popolo libanesi stia oggi tutto insieme con Hezbollah, a prescindere dall'etnia, dalla religione e dalla contrada,  s'inneggia ad una pace da costruire sul sopruso e sulla bravura nell'arte del massacro.
In una 'marcia per la pace' non si può fare le veci di quelli che hanno voluto la guerra!
Io non lo tollero.
E mi schiero con Alex Zanotelli, Vitaliano della Sala e Gino Strada.

postato da: alhamdulillah alle ore 15:14 | link | commenti (4)
categorie: libano
lunedì, agosto 21, 2006

Molto Ucoii

Probabilmente la pagina era stata acquistata prima del Convegno, in quella strana atmosfera che ti faceva sentire come dovessi soffocare da un momento all'altro perchè vedevi cose che gli altri-volutamente- ignoravano del tutto. E nemmeno riuscivi più a prendere in mano un quotidiano e se ti capitava la tivvù o la radio si rischiava un corto-circuito, perchè ascoltare i giornalisti italiani tifare per i sionisti è una cosa che ti fa arricciare tutti i peli e ti fa cascare i capelli e ti fa venire l'ulcera istantanea e la salute va preservata, possibilmente.

La settimana scorsa c'erano ancora innocenti che morivano. Innocenti stanno morendo adesso. In Iraq muoiono cento persone ogni giorno. E non certo perchè i terroristi islamici hanno occupato Bagdad e si sono impossessati dei pozzi di petrolio e hanno instaurato un governo fantoccio che non è in grado nemmeno di prepararsi la colazione e figuriamo se ce la fa a gestire un paese!!
Leggiamocela questa pagina: io non ci trovo assolutamente nulla di sovversivo!!
E sottoscrivo ogni virgola.
Inoltre, giusto per dare più forza al discorso, segnalo:
http://it.wikipedia.org/wiki/Reichskristallnacht
e
http://olocausto.splinder.com/tag/storia_e_cronologia
e per la controparte:
http://www.repubblica.it/2006/07/sezioni/esteri/medio-oriente-9/attacco-a-cana/attacco-a-cana.html
e
http://an-nisa.splinder.com/1060211483#489760


Nel nome di Dio il Misericordioso, la Pace
Cari italiani e care italiane,
IERI STRAGI NAZISTE, OGGI STRAGI ISRAELIANE
Dedicate 5 minuti a questa lettura, e pensate che, mentre state leggendo, ci sono innocenti che muoiono.
L’estate del 2006 potrebbe essere ricordata tra le pagine di cronaca nera dell’umanità. Il condizionale è d’obbligo perché persiste una vergognosa e sistematica censura che stravolge le verità storiche e filtra la diffusione delle informazioni.
Ecco perché, noi dell’Unione delle Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia (U.C.O.I.I. – Onlus), abbiamo deciso di comprare questa pagina: adempiamo al dovere di informare e testimoniare.
La sesta guerra sferrata da Israele contro il Libano si sta consumando ormai da un mese, con un bilancio agghiacciante di morti, feriti e sfollati. Oltre 1000 persone hanno trovato la morte in sole 4 settimane: più un quinto della popolazione si trova senza un tetto; decine di migliaia sono i feriti.
Fonti ospedaliere, confermate anche dalla Croce Rossa Libanese hanno parlato dei “feriti mai visti prima”, denunciando l’uso, da parte dell’esercito israeliano, anche di armi al fosforo proibite. Ormai si è perso il conto delle bombe che Caccia di Tel Aviv hanno sganciato sul Libano.
A questa pioggia di morte ha fatto eco ogni giorno la cronaca che giunge dalla Palestina. Il dramma di intere popolazioni vittime della barbaria espansionista, unisce nella sua tragicità, Libano e Palestina. La spiaggia di Jabalya come il massacro di Qana: la cronaca delle violenze israeliane contro i civili inermi, si sta consumando sotto lo sguardo indifferente dell’umanità.
La morte dei bambini, donne e innocenti, sembra essere diventata un fatto ordinario, scontato, che non merita di essere citato, commentato, né tanto meno condannato dai media e dalle sedi della politica internazionale: là dove quest’ultima ha tentato di muoversi è arrivata implacabile la condanna del veto. I morti sono così diventati un effetto prevedibile e non collaterale di quello che si è dimostrato un progetto politico consolidato. Nel triste elenco delle vittime della violenza omicida dell’esercito israeliano ci sono anche giornalisti, caschi blu dell’ONU, pacifisti di ogni zona del mondo, anche americani.
Abbiamo sentito parlare di nuovo Medio Oriente, un’espressione che cela quella più antica del “Grande Israele”.
Gli scopi del nuovo attacco contro il Libano sono sembrati chiari fin dai primi giorni del conflitto: Tel Aviv ha subito chiarito le sue intenzioni di espandersi nel territorio libanese su un’area di oltre 30 chilometri. Questo nuovo territorio andrebbe ad annettersi a quelli precedentemente occupati, come accadde per le alture del Golan siriano e i territorio della Cisgiordania palestinesi.
Ricordiamo alcuni fatti storici della guerra israeliana contro il Libano e la Palestina.
 
PALESTINA
Morti
LIBANO
Morti
 
 1937: Massacro di Gerusalemme
2
 1948: Massacro di Salha
105
 1938: Massacro ad Haifa
21
 1949: Massacro di Hula
90
 1938: Massacro di Gerusalemme
10
 1975: Massacro di Ayturun
9
 1938: Massacro di Haifa
39
 1975: Massacro di Kawnin
16
 1938: Massacro di Giaffa
24
 1976: Massacro di Hanin
20
 1946: Massacro di Gerusalemme
91
 1976: Massacro di Bint Jibayl
23
 1947: Massacro di Tel Aviv
20
 1978: Massacro di Khiam
100
 1947: Massacro di Gerusalemme
80
 1978: Massacro di Ausay
26
 1947: Massacro di Haifa
6
 1978: Massacro di Abbasyyah
80
 1947: Massacro di Haifa
60
 1978: Massacro di Adlun
17
 1947: Massacro di Hawassa
16
 1981: Massacro di Sidone
20
 1948: Massacro a Giaffa
26
 1981: Massacro di Fakhany
150
 1948: Massacro a Gerusalemme
26
 1981: Massacro di Beirut
150
 1948: Massacro di Haifa
30
 1982: Massacro di Sabra e Chatila
3500
 1948: Massacro di Tantura
200
 1984: Massacro di Jibshit
7
 1948: Massacro di Deir Yassin
254
 1984: I Massacro di Suhmur
13
 1951: Massacro di Sharafat
12
 1985: Massacro di Syr Al Garbyah
7
 1953: Massacro di Gerusalemme
6
 1985: Massacro di Marakah
15
 1953: Massacro di Qibya
60
 1985: Massacro di Zararyah
22
 1956: Massacro di Gaza
58
 1985: Massacro di Humin Al Tahta
20
 1956: Massacro di Kefar Qasim
49
 1985: Massacro di Juba
5
 1956: Massacro di Gaza
500
 1985: Massacro di Yuhmur
10
 1956: Massacro di Qalqilia
70
 1986: Massacro di Tiro
4
 1956: Massacri di Khan Yunis
592
 1986: Massacro di Bahr El Barad
20
 1956: Massacro a Rafa
100
 1987: Massacro Ain Al Hilwa
64
 1966: Massacro di Sammou
18
 1990: Massacro di Siddiqin
3
 1967: Massacro di Gerusalemme
300
 1990: Massacro di Beqa
8
 1967: Massacro di Rafah
23
 1991: I Massacro di Kafarman
4
 1983: Massacro di Hebron
3
 1992:II Massacro di Kafarman
5
 1989: Massacro di Nahalin
3
 1994: Massacro di Dayr Al Zhrany
8
 1990: Massacro di Al Aqsa
21
 1996: II Massacro di Suhmur
8
 1990: Massacro di Ouin Kara
7
 1996: Massacro di Nabatiyyah
9
 1994: Massacro di Hebron
50
 1996: I Massacro di Qana
106
 2002: Massacro di Jenin
500
 1998: Massacro di Janta
7
 2006: Massacro di Gaza
100
 2006: II Massacro di Qana
60
 
 
MARZABOTTO = GAZA = FOSSE ARDEATINE = LIBANO
 
Quello che avete letto non è un elenco di numeri e date che si possono dimenticare: è il racconto di una tragedia che si sta consumando non molto distante da noi.
Ora nessuno potrà dire: “IO NON LO SAPEVO
 
www.islam-ucoii.it
Aggiornamento: Comunicato stampa Ucoii del 21.08.2006
Aggiornamento n.2: Intervento
Vorrei dire una cosa sulla pagina Ucoii, perché mi sembra venga interpretata in modo squilibrato ora in un senso, ora nell'altro. L'Ucoii non è un'organizzazione estremista, mira ad aiutare la comunità musulmana nell'integrazione nel tessuto sociale italiano, e a conservare nello stesso tempo la propria identità religiosa. Le ormai straparlate pagine, volevano essere un gesto di semplice controinformazione e giustizia, per dare voce a tutti quelle vittime che i media ufficiali, passano volentieri sotto silenzio. La scelta del linguaggio è stata sbagliata (oltre che il momento), perchè ha prestato il fianco a feroci strumentalizzazioni ed ha dato modo di insabbiare la denuncia che si voleva fare sull'ingiustizia della guerra in Libano e le continue violenze che avvengono in Palestina. Patrizia Khadija*.

*Patrizia Khadija Dal Monte è membro del direttivo Ucoii e responsabile del settore "Pari opportunità".
postato da: alhamdulillah alle ore 22:50 | link | commenti (20)
categorie: libano
mercoledì, agosto 02, 2006

Le radici bruciate (terza parte)

 

C’è stato un momento in cui le mie radici erano l’islam. E nient’altro. Ed è con queste radici che, improvvisamente, mi sono ritrovata catapultata nel cosiddetto kufr, nella stessa identica condizione da miscredente che avevo prima di andarmene alla ricerca di una umma e di un vita liberamente e totalmente islamica. Ero convinta che il mio islam non sarebbe sopravvissuto senza niqab e anche senza hijab, in una casa piena di santini e crocifissi, attorniata da porchette e fermentati in ogni dove, rubandomi gli angoli di tempo per le preghiere e costretta a chiudermi a chiave per nascondermi e concentrarmi, come stessi facendo chissà quale stranezza. Ero convinta che avrei ceduto e che avrei perso l’iman, la fede.

E invece ora so esattamente che cosa si perde, vivendo così, da “laici”. Si perdono la forza e la determinazione, si perde il contatto quotidiano con Dio, si perde di vista la strada e si perde un sacco di tempo.

Certo che sono d’accordo che possa esistere un islam “laico”! Lo vivo ogni giorno e so esattamente di che cosa si tratta. Si tratta, per la precisione, di scegliere quanto sei disposto a soprassedere sulle prescrizioni islamiche, quanto sei disposto a spingerti contro te stesso a favore del quieto vivere con la società che ti circonda, di scegliere quanto vuoi perdere.

Per tutto il mondo non islamico un buon musulmano si giudica proprio da questo: da quanto si è disposti a scendere a compromessi, da quanto di è disposti a rinunciare al proprio islam in favore… di cosa? Della convivenza pacifica? Alla faccia della convivenza pacifica! Il Libano, Paese laico per definizione, non ha certo avuto grandi benefici da questo protrarsi verso l’occidente! Ora che avrebbe bisogno dell’aiuto dei sostenitori dei laici, dell’aiuto delle forze politiche internazionali che propugnano la laicizzazione dell’intero mondo arabo, ecco che quelle forze voltano le spalle e si fanno i fatti loro. E allora ditemi, vorrei proprio sapere per quale strano e astruso motivo noi si dovrebbe tutti rinunciare alla nostra vita spirituale? In favore di cosa?

Per essere tutti uguali, tutti omologati con un’etichetta appiccicata sulla fronte: non sono un terrorista? Per non essere massacrati come animali da macello con il beneplacito di tutta la congregazione internazionale, solo perché ci si veste in un modo differente e si prega un po’ più spesso degli altri? Lia dice che in fondo non è vero, che, magari, ci sono anche lì i ragazzini sciroccati, amanti del rock, dell’eavy metal e dell’hip hop, che c’è anche un mondo uguale, tale e quale al nostro laggiù, che ci fanno vedere solo le donne hijabate solo per propaganda e che, magari, in realtà sono in poche a indossarlo, più o meno come qua. Che noi, donne musulmane d’Italia dovremmo essere più “laiche” e dimostrare che un islam molto free è più che possibile, che continuiamo ad essere le persone normali e tranquille (?!) che conoscevate fino a qualche istante prima della conversione, che non siamo diventate aliene, pazze scatenate o robotiche, come qualcuno sicuramente pensa di noi.

Ma certo che è così. Certo che ci sono i ragazzi sciroccati e le donne in decolté e i rappresentanti con la 24ore e i muratori, i calzolai, gli elettricisti, le cassiere, le estetiste! E c’è anche Kadmous, che mangia l’insalata con la marmellata, ma mi sembra più italiano e più laico di me.

Eppure io non credo che diventare tutti uguali serva a qualcosa. Anzi penso che sia la cosa più degenerativa che possa succedere al mondo. Invece penso che la cosa più intelligente da fare sia quella di imporre la diversità, come qualità inalienabile del mondo e della civiltà: il niqab e la canotta, l’islam e il buddismo, la storia dei popoli e delle religioni, la geografia a portata di mano, il globo terrestre che ti passa davanti agli occhi mentre tu stai in giro per… chessò… Ascoli Piceno!

Quando il razzismo riguardava il colore della pelle l’idea più felice non è certo stata quella di sbianchire la pelle a tutti i neri, così i bianchi , finalmente, avrebbero iniziato a pensare che i neri erano identici a loro! E per i musulmani è uguale! Se uno porta la barba, porta la bar