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An-nisa: donne musulmane e societàPer favore basta con la favola della donna islamica ghettizzata, schiavizzata e succube. Se nel mondo islamico dilaga l'ignoranza la colpa non è dell'islam, ma dell'oblìo dell'islam. Un po' di verità - e di opinioni - sulle svariate realtà di oggi.
Metablog delle voci femminili islamiche in Italia.
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Se siete a Milano o nei dintorni, mercoledì 5 marzo alle ore 19.00 al Teatro “La Scala della Vita” in Via Piolti de’ Bianchi, 47 (dietro Piazzale Dateo), potrete assistere ad un concerto che unisce la musica di Mozart, Puccini, De Sorozabal e canti spiritual al campo palestinese in Libano di Ein El Helwa. L'ingresso è libero, ma tutti coloro che lo ritengono opportuno, grazie a questa serata, potranno partecipare con un'offerta alla ristrutturazione di alcuni edifici nel campo, per farne un centro giovanile. |
SABATO 30 SETTEMBRE ore 15 (P.della Repubblica)
Per il ritiro delle truppe da tutti i fronti di guerra
No alla spedizione militare ONU in Libano
Fine dell’occupazione della Palestina, rientro di tutti i profughi
Chiusura di tutte le basi militari NATO ed USA
Disarmo nucleare, a partire dai paesi che hanno già le atomiche
Basta con le minacce ai paesi non sottomessi agli USA
Con la resistenza dei popoli libanese, palestinese, iracheno e afgano
No alla campagna anti-islamica
Contro il taglio della spesa sociale e il finanziamento di missioni militari e armamenti >>>
Pace sì, ma per tutti, per favore!

Ancora uno spunto di riflessione.
E altrove:
"I figli ripetono i crimini dei loro padri proprio perché si credono moralmente superiori a loro."
René Girard, Vedo Satana cadere come la folgore, Adelphi, pp. 40-41
Non è complicato. Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, ognuno di noi si sarebbe comportato proprio come si sta comportando oggi.
Aderendo, in massima parte, alla canea mimetica, al linciaggio collettivo, alla caccia al capro espiatorio, all'autoesaltazione della propria presunta civiltà.
E qualcuno, rifiutando di fare parte di tutto ciò.
da: kelebek
Non so se si tratta di una questione di sensibilità o solo di coraggio e di capacità di scegliere le priorità. Fatto sta che i perbenisti di allora fecero una scelta filo-governativa e, così facendo, appoggiarono un genocidio.
Marciassero pure per un concetto filo-governativo di pace i perbenisti di oggi, convinti che la soluzione del conflitto stia nell'aiutare Israele a disarmare Hezbollah. Inviassero pure, dunque, questi bacchettoni dei nostri soldatini, convinti pure loro che servire l'Italia, significhi stare dalla parte del più forte e fare sempre e soltanto l'interesse del più forte, anche calpestando il proprio cuore e il proprio senso di giustizia e i propri valori.
Ormai tutta la cittadinanza libanese appoggia in pieno Hezbollah, non solo gli sciiti. E noi, invece, qui in Italia, dall'alto dei nostri luccicanti piedistalli, al posto di chiederci come mai il popolo libanesi stia oggi tutto insieme con Hezbollah, a prescindere dall'etnia, dalla religione e dalla contrada, s'inneggia ad una pace da costruire sul sopruso e sulla bravura nell'arte del massacro.
In una 'marcia per la pace' non si può fare le veci di quelli che hanno voluto la guerra!
Io non lo tollero.
E mi schiero con Alex Zanotelli, Vitaliano della Sala e Gino Strada.

Probabilmente la pagina era stata acquistata prima del Convegno, in quella strana atmosfera che ti faceva sentire come dovessi soffocare da un momento all'altro perchè vedevi cose che gli altri-volutamente- ignoravano del tutto. E nemmeno riuscivi più a prendere in mano un quotidiano e se ti capitava la tivvù o la radio si rischiava un corto-circuito, perchè ascoltare i giornalisti italiani tifare per i sionisti è una cosa che ti fa arricciare tutti i peli e ti fa cascare i capelli e ti fa venire l'ulcera istantanea e la salute va preservata, possibilmente.
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PALESTINA
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Morti
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LIBANO
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Morti
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1937: Massacro di Gerusalemme
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2
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1948: Massacro di Salha
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105
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1938: Massacro ad Haifa
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21
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1949: Massacro di Hula
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90
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1938: Massacro di Gerusalemme
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10
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1975: Massacro di Ayturun
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9
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1938: Massacro di Haifa
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39
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1975: Massacro di Kawnin
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16
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1938: Massacro di Giaffa
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24
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1976: Massacro di Hanin
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20
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1946: Massacro di Gerusalemme
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91
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1976: Massacro di Bint Jibayl
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23
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1947: Massacro di Tel Aviv
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20
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1978: Massacro di Khiam
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100
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1947: Massacro di Gerusalemme
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80
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1978: Massacro di Ausay
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26
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1947: Massacro di Haifa
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6
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1978: Massacro di Abbasyyah
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80
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1947: Massacro di Haifa
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60
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1978: Massacro di Adlun
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17
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1947: Massacro di Hawassa
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16
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1981: Massacro di Sidone
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20
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1948: Massacro a Giaffa
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26
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1981: Massacro di Fakhany
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150
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1948: Massacro a Gerusalemme
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26
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1981: Massacro di Beirut
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150
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1948: Massacro di Haifa
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30
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1982: Massacro di Sabra e Chatila
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3500
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1948: Massacro di Tantura
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200
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1984: Massacro di Jibshit
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7
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1948: Massacro di Deir Yassin
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254
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1984: I Massacro di Suhmur
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13
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1951: Massacro di Sharafat
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12
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1985: Massacro di Syr Al Garbyah
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7
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1953: Massacro di Gerusalemme
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6
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1985: Massacro di Marakah
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15
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1953: Massacro di Qibya
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60
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1985: Massacro di Zararyah
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22
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1956: Massacro di Gaza
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58
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1985: Massacro di Humin Al Tahta
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20
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1956: Massacro di Kefar Qasim
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49
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1985: Massacro di Juba
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5
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1956: Massacro di Gaza
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500
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1985: Massacro di Yuhmur
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10
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1956: Massacro di Qalqilia
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70
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1986: Massacro di Tiro
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4
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1956: Massacri di Khan Yunis
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592
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1986: Massacro di Bahr El Barad
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20
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1956: Massacro a Rafa
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100
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1987: Massacro Ain Al Hilwa
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64
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1966: Massacro di Sammou
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18
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1990: Massacro di Siddiqin
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3
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1967: Massacro di Gerusalemme
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300
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1990: Massacro di Beqa
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8
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1967: Massacro di Rafah
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23
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1991: I Massacro di Kafarman
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4
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1983: Massacro di Hebron
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3
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1992:II Massacro di Kafarman
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5
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1989: Massacro di Nahalin
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3
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1994: Massacro di Dayr Al Zhrany
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8
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1990: Massacro di Al Aqsa
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21
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1996: II Massacro di Suhmur
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8
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1990: Massacro di Ouin Kara
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7
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1996: Massacro di Nabatiyyah
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9
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1994: Massacro di Hebron
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50
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1996: I Massacro di Qana
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106
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2002: Massacro di Jenin
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500
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1998: Massacro di Janta
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7
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2006: Massacro di Gaza
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100
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2006: II Massacro di Qana
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60
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Le radici bruciate (terza parte)

C’è stato un momento in cui le mie radici erano l’islam. E nient’altro. Ed è con queste radici che, improvvisamente, mi sono ritrovata catapultata nel cosiddetto kufr, nella stessa identica condizione da miscredente che avevo prima di andarmene alla ricerca di una umma e di un vita liberamente e totalmente islamica. Ero convinta che il mio islam non sarebbe sopravvissuto senza niqab e anche senza hijab, in una casa piena di santini e crocifissi, attorniata da porchette e fermentati in ogni dove, rubandomi gli angoli di tempo per le preghiere e costretta a chiudermi a chiave per nascondermi e concentrarmi, come stessi facendo chissà quale stranezza. Ero convinta che avrei ceduto e che avrei perso l’iman, la fede.
E invece ora so esattamente che cosa si perde, vivendo così, da “laici”. Si perdono la forza e la determinazione, si perde il contatto quotidiano con Dio, si perde di vista la strada e si perde un sacco di tempo.
Certo che sono d’accordo che possa esistere un islam “laico”! Lo vivo ogni giorno e so esattamente di che cosa si tratta. Si tratta, per la precisione, di scegliere quanto sei disposto a soprassedere sulle prescrizioni islamiche, quanto sei disposto a spingerti contro te stesso a favore del quieto vivere con la società che ti circonda, di scegliere quanto vuoi perdere.
Per tutto il mondo non islamico un buon musulmano si giudica proprio da questo: da quanto si è disposti a scendere a compromessi, da quanto di è disposti a rinunciare al proprio islam in favore… di cosa? Della convivenza pacifica? Alla faccia della convivenza pacifica! Il Libano, Paese laico per definizione, non ha certo avuto grandi benefici da questo protrarsi verso l’occidente! Ora che avrebbe bisogno dell’aiuto dei sostenitori dei laici, dell’aiuto delle forze politiche internazionali che propugnano la laicizzazione dell’intero mondo arabo, ecco che quelle forze voltano le spalle e si fanno i fatti loro. E allora ditemi, vorrei proprio sapere per quale strano e astruso motivo noi si dovrebbe tutti rinunciare alla nostra vita spirituale? In favore di cosa?
Per essere tutti uguali, tutti omologati con un’etichetta appiccicata sulla fronte: non sono un terrorista? Per non essere massacrati come animali da macello con il beneplacito di tutta la congregazione internazionale, solo perché ci si veste in un modo differente e si prega un po’ più spesso degli altri? Lia dice che in fondo non è vero, che, magari, ci sono anche lì i ragazzini sciroccati, amanti del rock, dell’eavy metal e dell’hip hop, che c’è anche un mondo uguale, tale e quale al nostro laggiù, che ci fanno vedere solo le donne hijabate solo per propaganda e che, magari, in realtà sono in poche a indossarlo, più o meno come qua. Che noi, donne musulmane d’Italia dovremmo essere più “laiche” e dimostrare che un islam molto free è più che possibile, che continuiamo ad essere le persone normali e tranquille (?!) che conoscevate fino a qualche istante prima della conversione, che non siamo diventate aliene, pazze scatenate o robotiche, come qualcuno sicuramente pensa di noi.
Ma certo che è così. Certo che ci sono i ragazzi sciroccati e le donne in decolté e i rappresentanti con la 24ore e i muratori, i calzolai, gli elettricisti, le cassiere, le estetiste! E c’è anche Kadmous, che mangia l’insalata con la marmellata, ma mi sembra più italiano e più laico di me.
Eppure io non credo che diventare tutti uguali serva a qualcosa. Anzi penso che sia la cosa più degenerativa che possa succedere al mondo. Invece penso che la cosa più intelligente da fare sia quella di imporre la diversità, come qualità inalienabile del mondo e della civiltà: il niqab e la canotta, l’islam e il buddismo, la storia dei popoli e delle religioni, la geografia a portata di mano, il globo terrestre che ti passa davanti agli occhi mentre tu stai in giro per… chessò… Ascoli Piceno!
Quando il razzismo riguardava il colore della pelle l’idea più felice non è certo stata quella di sbianchire la pelle a tutti i neri, così i bianchi , finalmente, avrebbero iniziato a pensare che i neri erano identici a loro! E per i musulmani è uguale! Se uno porta la barba, porta la bar