An-nisa: donne musulmane e società

Per favore basta con la favola della donna islamica ghettizzata, schiavizzata e succube. Se nel mondo islamico dilaga l'ignoranza la colpa non è dell'islam, ma dell'oblìo dell'islam. Un po' di verità - e di opinioni - sulle svariate realtà di oggi. Metablog delle voci femminili islamiche in Italia.

24-25.05.2002 : Abou El-Kassim Britel subiva extraordinary rendition da Islamabad a Rabat
Sono passati sei anni e Kassim è ancora ingiustamente detenuto in Marocco.
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domenica, maggio 04, 2008

An-nisa si ferma qui

Indicibilmente salutare, nonchè opportuno, allontanarsi dalla blogosfera di tanto in tanto.
Per fare il punto della situazione, per sottrarsi all'eventualità di dover necessariamente "rappresentare" qualcosa, per ricordarsi che la missione del blogger ( o forse solo la propria) è  - semplicemente - quella di raccontare le cose così come sono, oppure così come vanno mutando, oppure così come di volta in volta appaiono. Raccontare l'islam visto con gli occhi dell'islam italiano, raccontare l'islam femminile, una, due, trenta esperienze, illustrare "la regola", capirla, sostenerla e poi vedere come ci si disgrega in mano il codice, perchè troppo spesso vivere l'islam profondamente significa andare al di là delle regole per essere "veri" e quindi, inshallah, più vicini all'Assoluto. Forse.

An-nisa si ferma qui.
Per sempre, oppure solo per un po'.
Ormai di siti e blog dedicati alle donne musulmane e soprattutto al codice comportamentale femminile islamico ne trovate a iosa in giro per il web e questo non può che rallegrarmi. Quello che invece mi intristisce, mi spaventa e mi annoia è che, per il momento, il mondo islamico italiano - e non solo italiano  - non ritiene possibile che possa concepirsi un blog femminile in cui le donne musulmane raccontino le problematiche profonde  del vivere su un filo teso, avanzando con passo traballante in bilico tra due baratri ugualmente profondi e pericolosi.
E' invece conveniente che vi si parli sempre e soltanto di quanto è bello, forte, facile e plateale essere musulmane di frontiera, l'avanguardia dello spirito, l'apoteosi.
Vi si deve raccontare di quant'è stato difficlle combattere il kufr,  di come si era prigioniere e di come ci si è liberate dal giogo dell'occidentalismo ad oltranza, inshallah qualcuno vi spiegherà cos'è la sakinah. Altrove vi si parlerà delle mogli del profeta - saas - e di tutte le donne dell'islam che hanno combattuto e combattono per affermare i propri islamici diritti, per il femminismo, per diventare qualcuno, per non essere picchiate dai mariti, per non avere una co-moglie o per averla, per la propria terra, per i propri figli, per il jihad, per il diritto di mettere l'aceto nell'insalata.
Noi, però, aspettiamo un blog che sappia raccontare le storie di donne musulmane in carne ed ossa, di donne "normali" che ridono, piangono, s'innamorano, rimangono deluse e qualche volta accettano e qualche volta si ribellano, che vanno al di là del codice e delle etichette.
Qui abbiamo solo scherzato: una prova squilibrata e senza contenuti, un calderone a metà strada tra un diario e dieci manifesti che illustrano modi - non tutti islamicamente certificati e menomale - di essere, oggi, donne musulmane in Italia.
Spero sia stato interessante e, qualche volta, anche un po' divertente.

Noi si va via.
Ma solo da questa sede.
Khadi, di tanto in tanto, lascerà due scarabocchi da queste parti.
Inoltre, per tutti coloro che fossero interessati, alcuni blog e siti femminili islamici da tenere d'occhio:

musulmane on line
sisters in blog
comitato musulmane liguria
ayah
luce della fede
cose così
fussilat
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Un grossissimo grazie a tutti coloro che hanno commentato, partecipato, alimentato discussioni e ricerche, dando il proprio insostituibile contributo al blog.

Ok, non mi piacciono gli addii. Ci si becca in giro, dai.

lunedì, marzo 31, 2008

Ma che società?

Donne musulmane e società. Questo è il sottotitolo del blog. E mi irritano parecchie cose, da musulmana e italiana, della società nella quale vivo. Per esempio certi programmi elettorali. ne prendo uno a caso (per modo di dire, eh. Me lo sono proprio andato a cercare...), che recita così:

"Rilevazione delle impronte digitali e del DNA per tutti gli stranieri extracomunitari che chiedano un permesso di soggiorno superiore ai 6 mesi di permanenza sul territorio nazionale...

Divieto di indossare il velo islamico nelle scuole e comunque alle minorenni...

Preferenza nazionale nell’assegnazione degli alloggi e nella scuola di ogni ordine e grado, a partire dagli asili nido e dalla scuola materna..."

Razzismo, islamofobia, limitazione forzata della libertà religiosa sancita dalla costituzione. In poche righe già sono state colpite tre categorie di persone. E sono solo tre punti del programma. Figuratevi il resto.

Ora, indovina indovinaccio, di chi è questo programmaccio??

Non si vince nulla, eventualmente la saggia decisione di non votare il candidato/a in questione...

E pensare che di solito non mi occupo di robe politiche, solo che mi son propro venuti i nervi...

giovedì, marzo 13, 2008

Giuro, non l' ho scritto io...

e neanche un altro musulmana/o, ma un cattolico, e molto intelligente, aggiungo (continua a leggere >>> )

Salam alaykum.

lunedì, febbraio 25, 2008

E tu, che poster preferisci?

Stamattina ho un sacco di cose da fare, ma un po' di tempo me lo prendo per raccontarvi di una ragazza dolce, pacata e tranquilla conosciuta nella blogosfera con il nome di Asiya86, a dirla con JZ  "quell'esaltata che scriveva minchiate anche da queste parti (e sul blog di Sherif) oltre a fare apologia di terrorismo".
Non so come l'avete immaginata questa ragazza qui e non oso immaginare quali fantasie occorrano per aprire addirittura un’inchiesta su una persona così. Spiacente di deludervi, ma si dà il caso che Asiya86 sia solo una tranquilla studentessa universitaria che vive con il padre, ha poche amiche ma affidabili, frequenta un corso di arabo – o, metti, danza del ventre – e, sicuramente prima di arrivare sul web, ha conosciuto la versione stereotipa dell’islam più diffusa in Italia che collega la pratica ossessiva, anacronistica e impraticabile nel contesto sociale nostrano - e mi pare pure altrove - con una visione politica preconfezionata e impacchettata, alla quale non è possibile obiettare nessun “ma” o “però”. Per lei la blogosfera sarebbe potuta essere un'efficace strumento di studio e approfondimento, un sostegno e uno strumento di grande aiuto psicologico. La nostra, infatti, non è che una delle tantissime donne musulmane italiane che, come me, fanno fatica a mettere un confine tra l’afflato religioso e la normalità, tra la voglia – legittima – di pregare, coprirsi e sentirsi spiritualmente tranquille e il diritto ad avere una vita normale, come quella di tutti gli altri, senza doversi per forza autoescludere dal proprio contesto originario.
Per una ragazza così non credo sia molto diverso inneggiare ai Black Sabbath o a Bin Laden, in fondo. Cambia, ovviamente, l’istanza religiosa e spirituale, cambia la “condizione dell’anima”, se riuscite a capirmi. Ma, dal punto di vista psicologico si tratta esattamente dello stesso fenomeno. Certo mi rendo perfettamente conto che questo paragone vi fa arrabbiare tutti, buoni e cattivi, perché distrugge il mito che fa comodo agli uni e agli altri. Ma per molti musulmani Bin Laden non è che un poster sulla parete di casa, l’uomo-simbolo di una rivoluzione individuale e culturale che non si riesce a vivere pienamente e con coscienza, l’eroe negativo capace di rivoluzionare un mondo che non li accetta e rispetto al quale occorre sentirsi antagonisti per salvare quell’istanza etica personale senza la quale – allora sì – ci si sentirebbe davvero degli automi meccanizzati tra le maglie di un sistema che ci vuole tutti uguali e devoti solo alle armi e alla guerra del potere costituito contro il nemico, qualsiasi sia il nemico.
Il nemico della mia Patria – e di Chi dà gli ordini alla mia Patria – è mio nemico.
domenica, febbraio 24, 2008

Lavaggio del cervello on-line: il nuovo blog per scimunire i ragazzetti italiani

Campeggia ancora a piena pagina il template sistemato su misura per Ummusama. Il nuovo pericolosissimo blog sta su Splinder e si chiama Baraka.
Mi raccomando, non leggetelo. Potreste diventare decelebrati automi nelle mani del terrorismo islamico internazionale! State alla larga, voi che ancora potete.

postato da: alhamdulillah alle ore 19:04 | link | commenti (3)
categorie: occidente contemporaneo

A braccetto con "i santoni del terrorismo internazionale"

Ok, dicevamo...
In prima persona ho ampliamente partecipato alla creazione del blog Ummusama, occupandomi del template,  e, prima ancora, alla creazione di altri due pericolosissimi blog, ancora attivi su Iobloggo, Ummusamaracconta e Fadlallah, attraverso i quali è ancora possibile leggere le traduzioni in italiano di materiale pubblicato in tutto il mondo e altrimenti reperibile liberamente in rete in altre lingue.
A me, che a malapena sbiascico il francese e basta, è sempre parso utile poter aver accesso a questo materiale direttamente in lingua italiana ed ho sempre pensato che quello di Aisha e di suo marito  fosse un ottimo lavoro. Non è che la censura e l'ignoranza abbiano mai portato alla cultura e alla consapevolezza e l'islam italiano, già abbastanza autocensurato, ha bisogno di interrogarsi anche e soprattutto su temi politici. Come si fa a sfatare i dictat di chi parla da un pulpito se non se ne conoscono nemmeno i contenuti? E quanto e cosa c'é da sfatare - se davvero c'é qualcosa da sfatare - e che motivi hanno costoro? E che finalità cova dietro a chi si espone in prima persona? Dietro a chi ci sono i "nostri" e dietro a chi ci sono "i vostri", se di "nostri" e "vostri" è possibile parlare?
Oltre alle traduzioni poliche, su Ummusama era possibile reperire anche traduzioni di sapienti classici inerenti famiglia islamica, contratto matrimoniale e rapporto uomo-donna nell'islam e a causa della mancanza dovuta a questa censura, anche molti post di an-nisa che rimandavano a quei testi sono rimasti mutilati. Quindi vivamente ringraziamo.
Sul blog Qital, invece, oltre alle solite traduzioni "eretiche", era possibile reperire anche argomenti inerenti economia islamica, modalità halal per mutui e acquisto prima casa etc. Davvero spaventoso!
Io e Aisha non ci siamo mai incontrate personalmente, ma, in alcuni periodi, abbiamo intrattenuto una fitta e piacevole corrispondenza. E' una donna decisa e forte, e anche molto simpatica e gradevole. Più di una volta abbiamo avuto motivo di scontro intellettuale, ma la nostra diversità di vedute non ha mai incrinato un rapporto solido e serio. Sappiamo di poter contare l'una sull'altra, in caso di necessità, pur avendo due concetti differenti di necessità.
Ritengo non ci sia nessun motivo per attutire o nascondere una bella frequentazione telematica con un'amica - nonché sorella - grazie alla quale ho avuto modo di valutare con più lucidità la situazione dell'islam italiano e di guardare le cose da un punto di vista più oggettivo. Se questo può mettermi nella truce categoria degli "inquisiti", significa che in Italia siamo arrivati davvero alla frutta e quindi vi conviene chiudere questa pagina per non essere pure voi accusati di reato di blog!
Della vicenda, la cosa che più mi ha colpito è la forza persuasiva che si attribuisce al testo politico-religioso. Secondo la teoria di costoro, alcuni ragazzi italiani sarebbero stati praticamente plagiati via blog da questi due pericolosi "santoni del terrorismo internazionale".
E' ovvio che, nel caso in cui un blog fosse davvero in grado di creare macchine umane atte a "istigare a delinquere con l'aggravantre del terrorismo", dovrebbe essere chiuso all'istante, onde evitare che il "virus" dell'imbecillità possa propagarsi.
Il problema è che, invece, il virus dell'imbecillità continua ad agire indisturbato, proprio grazie alla censura e all'"inquisizione", strumenti di terrorismo psicologico di massa, attraverso i quali, periodicamente,  ognuno di noi viene minacciato nel proprio minimo e angusto spazio di pensiero e di parola.
Avere un pensiero diverso è reato, pretendere di sapere è reato, informarsi attraverso mezzi non canonici è reato, pronunciare una frase "proibita" è reato.
Non si fa che parlare dei regimi integralisti islamici. Quindi ora io vi chiedo: ditemi, per favore, cosa intedete voi con la parola "integralismo"?
Imbavagliare un blog non è forse "integralismo"?

sabato, febbraio 23, 2008

Comunicazione per la Digos - Ciao Luigi, se vuoi ne parliamo a telefono

Per la verità questo post non avevo per niente voglia di scriverlo, perchè in questo momento ho altro a cui pensare. Però, siccome sono una tipa trasparente e pulita che vive in un mondo malato e alienante, ritengo che, in questi casi,  fare chiarezza ed essere espliciti sia una rivoluzione stratosferica.
Molto prima che me ne accorgessi io, alcuni visitatori del blog, in modi più o meno coloriti, hanno segnalato la chiusura di certi spazi on-line che molti di noi hanno avuto il piacere e l'opportunità di leggere e di appoggiare, confutare, boicottare o sostenere in maniera sempre sana, critica e lucida. Ci sono stati dibattiti più o meno spenti o accesi (personalmente preferivo quelli accesi, si sa) su argomenti come il jihad, la resistenza, la concezione della donna nell'islam e innumerevoli altre questioni inerenti che cosa significhi essere musulmani oggi, in questo piccolo spazio di mondo assurdo che chiamiamo "Occidente".
Molto spesso i nostri dibattiti prendevano spunto proprio da quei post, dalle traduzioni che Ummusama aggregava proprio qui, su an-nisa. A me sembrava importante che Aisha partecipasse a questo blog essenzialmente per tre motivi apparentemente inconciliabili tra loro. Prima di tutto perchè Aisha postava traduzioni di un movimento internazionale con il quale l'islam italiano ha il diritto e il dovere di confrontarsi. Seconda cosa perchè analizzare questi documenti con spirito filologico ci permette di capire un sacco di cose dell'islam, della sua storia e del variare della sua strumentalizzazione a sfondo politico nel corso dei secoli. Terza cosa perchè le teorie propugnate da Aisha - e da tanta altra gente in tutto il mondo - appaiono, agli occhi del neomusulmano occidentale teorie cristalline e insindacabili, a prescindere dall'esistenza dei blog gestiti dai nostri.
Noi qui, invece, si pensa che nell'islam non ci sono vati e che si possa ragionare insieme di tutto senza doversi necessariamente scimunire, anzi.
Sono jihaddisti e sostengono i terroristi, 'sti qua, eh!
Sì, caro Luigi, tu non sostieni la guerra santa dei marin's, spiegami che differenza c'è, a parte il gioco dei buoni contro i cattivi?
(La prossima volta vi spiego chi sarebbe questo Luigi, ora ho da fare!).

lunedì, febbraio 18, 2008

Primo corso per imam?

Come al solito, al posto di apprendere la grandiosa notizia dai comunicati stampa e dalle agenzie o da siti e blog islamici, la apprendo – politicizzata e opportunamente deformata - da un articolo di Magdi Allam, il nostro addetto stampa ufficiale (gulp!).
Finalmente il primo corso di formazione per imam e dirigenti di moschee e centri islamici
I relatori? A parte Chabbar Said, docente universitario marocchino, si tratta di imam e dirigenti di moschee e centri islamici italiani. I corsisti? Imam e dirigenti di moschee e centri islamici italiani.
Mmmmmh.
A parte il fatto che, riconoscendo alcuni volti tra i corsisti, non mi pare che questi abbiano alcunché da imparare dai relatori, supponevo che, in un corso per imam, dovessero essere invitati, come docenti, sapienti contemporanei e referenziati di fama internazionale. Altrimenti per quale motivo chiamarlo “corso”?
postato da: alhamdulillah alle ore 10:02 | link | commenti (3)
categorie: occidente contemporaneo
mercoledì, gennaio 30, 2008

Per favore, qualcuno ci invada (possibilmente prima della buffonata elettorale).

Via Isola dei lotofagi, An-nisa aderisce alla campagna per l'invasione dell'Italia da parte di forze militari europeee. Qui ci andrebbero bene anche milizie africane, asiatiche e/o oceaniane

Fratelli Europei: Invadeteci

SOS Invadeteci!

postato da: alhamdulillah alle ore 10:32 | link | commenti (13)
categorie: politica, occidente contemporaneo
venerdì, gennaio 25, 2008

giovedì, gennaio 10, 2008

Donne musulmane: "Adesso parliamo!"
di Amina Salina

C'è un grosso equivoco di fondo quando si parla di  multiculturalismo .Quando si affrontano problemi scottanti, come quello della violenza sulle donne, o altri come la questione del hijab, gli stereotipi si palesano davanti ai nostri occhi di musulmani europei abbastanza navigati per capire dove vuole andare a parare l'interlucutore istituzionale o meno.
Mentre la destra cavalca vecchi stereotipi da "cultura superiore" alla quale le culture "altre” dovrebbero inchinarsi con deferenza, come se il colonialismo non fosse stato abbastanza cruento e genocidi, la sinistra rispolvera vecchi arnesi da femminismo salottiero - come la pretesa distruzione dei ruoli all'interno della famiglia -un vecchio cavallo di battaglia del femminismo più deteriore che fa a pezzi decenni di separatismo per mettere d'accordo, nella laude al "monoteismo di mercato", la donna-manager mascolinizzata o perennemente glamour col senso comune. >>>
sabato, dicembre 08, 2007

Luminari d'islamistica

Se ci leggiamo quel che si dice su tale illustre prof. Silvio Calzolari, magari impariamo pure come si fa a diventare, di colpo, luminari d'islamistica. Dovesse tornarci utile, un giorno... Che ne sai?

postato da: alhamdulillah alle ore 21:02 | link | commenti
categorie: segnalazioni, occidente contemporaneo
martedì, ottobre 30, 2007

Una donna libera rimane affamata, ma non si sottomette

Per chi non parla la lingua inglese, vediamo l'America che offre il "pane" della sottomissione e la "zuppa" dei compromessi.
La donna esclama: "Una donna libera rimane affamata, ma non si sottomette!".


Mi piace questa vignetta! Mi piace l'immagine di questa donna che, esprimendo bene ciò che prova la maggior parte di noi donne musulmane, non si sente sottomessa dal velo che porta, ma anzi si dichiara una donna libera e non disposta a sottomettersi!

Mi fa sorridere un atteggiamento  molto comune di questi tempi in Italia.
Si cerca di mascherare come "difesa della cultura italiana" quello che a me appare essere un atteggiamento di paura del diverso, di mancata accettazione, di incapacità di tradurre in azioni concrete quelle libertà garantite dalla Costituzione Italiana, e da tutti accettate a parole ma non a fatti, come la libertà di culto.

Sento dire che bisogna ostacolare la costruzione di nuove moschee in Italia, in quanto le moschee sono pericolose, reclutano terroristi, li allevano, li istruiscono, incitano la gente al terrorismo.
Io la moschea la considero un luogo di culto, per gli uomini musulmani eseguire la preghiera del venerdì in congregazione nella moschea costituisce un obbligo religioso.
Sento un contrasto tra il garantire la libertà di culto e l'impedire ad un fedele di adempiere agli obblighi derivanti dal proprio culto.

Mi fermo! Mi concedo il tempo per qualche riflessione!

Però, dico io, lasciamo stare per un momento i diritti tutelati dalla Costituzione, perché qui c'è un problema di fondo, un problema di buon senso, non di tutela.
Credo di aver sentito parlare di diverse organizzazioni segrete, i templari, la carboneria, i partigiani durante la seconda guerra mondiale, mi pare di aver anche sentito parlare di gruppi terroristici, le brigate rosse, l'ETA, l'IRA... e allora?
E allora, mi chiedo, ma questi "terroristi islamici" sono davvero i più scemi di tutti? Che se non gli costruisci una moschea, possibilmente bella grande, non ce la fanno ad organizzarsi?
Ma a chi verrebbe in mente di organizzare un attentato in un luogo pubblico, al quale tutti possono accedere? Eh sì, perché nelle moschee si può andarci, credetemi, non c'è l'omino con la spada pronto ad ammazzarvi dietro la porta d'ingresso, no!

Le uniche moschee al mondo alle quali è vietato l'accesso ai non musulmani è sono la Moschea Al-Aqsa, e quella che in inglese chiamano Dome of the Rock, in parole povere è vietato l'accesso alla spianata delle moschee a Gerusalemme.
Ehm, no, non sono i palestinesi ad impedire l'accesso, sono i soldati israeliani!
Ma di questo parlerò un'altra volta.

Per ora diciamo soltanto che se i terroristi vogliono organizzarsi in Occidente, ma suvvia, saranno pur capaci di farlo così come organizzazioni segrete, gruppi terroristici e quant'altro hanno fatto per secoli.
Non diciamo che se costruiamo le moschee possono organizzarsi, se non le costruiamo li blocchiamo.
Per cortesia!
Finiamola una buona volta di insultare l'intelligenza della gente!

E torniamo alla cultura.
Se permettessimo la costruzione di moschee in Italia, la cultura italiana andrebbe perduta, verrebbe sopraffatta da quella musulmana. Ok, diciamo che sia così.

Però sento pure che bisogna impedire che le donne musulmane vengano oppresse, obbligate a portare il velo, e tante altre amenità.
Mai venuto in mente a nessuno che anche i musulmani hanno una cultura, e che anche a loro piace mantenerla la loro cultura? Incluse le donne! Sì, sì, pure loro.
Anche se io ho indugiato nell'uso della parola cultura a sproposito, qui è bene fare un distinguo:
Per le donne musulmane portare il velo è un obbligo religioso, non una semplice tradizione.
In realtà anche per le donne cristiane dovrebbe essere un obbligo religioso indossare il velo in chiesa, anche se ormai pare sia caduto in disuso.
Quello che più mi stupisce in realtà è il fatto di leggere su blogs vari che indossare il velo è inaccettabile in Italia, che non fa parte della nostra cultura, addirittura lessi recentemente in un blog che se si permette l'uso del velo allora la gente dovrebbe uscire con il casco da motociclista per protesta.
Ma sono davvero rimasta l'ultima persona in Italia a ricordare che mia nonna e le sue coetanee  portavano il fazzoletto? No, no, non le obbligavano i mariti, ve lo giuro! Non si sentivano oppresse, sottomesse, private della loro identità e della loro femminilità, no!
Chi se l'è dimenticato, può dare un'occhiata a
www.sansperate.net/artcult/espass.html
Io guardo e credo di vedere immagini delle tradizioni italiane.
Sul sito
www.mitidiromagna.it leggo:
La immaginiamo così: rubiconda in viso e un poco sporca di farina con un fazzoletto in testa od un cappellino a raccogliere i capelli. L’azdora moderna discende da colei che era la regina del focolare romagnolo, il simbolo positivo di una operosità instancabile e il cardine del tradizionale nucleo famigliare in Romagna.
E ancora una volta credo di leggere di tradizioni italiane.

Sono perplessa. E stanca.
Però sono anche felice di essere una donna libera, una donna che non ha bisogno di spogliarsi per sentirsi libera ed emancipata, una donna che sa che la libertà è interiore e non esteriore.
Sono i divieti che privano della libertà, sarà il divieto di indossare il velo che toglierà la libertà alle donne musulmane, non il contrario.
sabato, ottobre 13, 2007

Ehm...

Mica male per un kafir...

domenica, agosto 12, 2007

 Di quelli "in via di espulsione" per non aver commesso il fatto


Ok! Detto questo, posso caldamente invitarvi, come al solito con clamoroso ritardo, a seguire la vicenda della moschea di Ponte Felcino e relativi post correlati su Kelebek.

Se ne parla qui, qui, qui, e pure qui. Argomenti correlati: quiqui, qui, qui e pure qui.
P.S. Chissà quando finirò di leggermi tutti 'sti post!? Spero, però, che gli investigatori qui presenti li leggano tutti attentamente, perchè magari così si fanno un'idea di come stanno andando le cose per noi, poveri mortali extraterrestri.

sabato, agosto 11, 2007

AAA “Grandi elettori musulmani” cercansi


Adesso, per cortesia, torniamo un attimino alla questione dei “2000 grandi elettori musulmani” di Kilombo, di cui si è parlato qui e su cui avevo, da tempo, alcune osservazioni da fare. 

Per farla breve, a me pare che, occhio e croce, tra tutti i gruppi, blog, siti, forum e visitatori sporadici saremmo in tutto meno di mille individui islamici o filo-islamici in giro per la rete e, tra questi mille, credo ce ne siano una decina che, eventualmente, Mezzaluna o no, potrebbero votare per Kilombo.

Ma chissà! Può anche darsi che io non sia molto informata e che, invece, esistano davvero, nascosti nella rete, interi squadroni di musulmane e musulmani di sinistra – o di meta-sinistra – che preferiscono Kilombo a Huda e Islam-on-line.

Se così fosse, prima di tutto vorrei fare un appello, ché qua gli anni passano ed io mi sto facendo vecchia e forse pure un po’ cieca e quindi, nel caso in cui in mezzo a questi squadroni ci fossero musulmani devoti, bravi e tranquilli, sulla quarantina o giù di lì, rigorosamente non sposati o divorziati e – magari – che siano anche in grado di insegnarmi quattro parole di arabo e la pronuncia delle sei sure che recito, prego lasciare e-mail e recapito telefonico in pvt: sarete ricontattati al più presto, scopo matrimonio! Naturalmente: astenersi burberi, picchiatori di donne, gelosi cronici, dittatori di anime, despoti, tiranni, caini e perditempo; preferenza per immigrati senza permesso di soggiorno, frequentatori di moschee-arsenali e pazienza se in via di espulsione.

Seconda cosa: a questi squadroni di musulmani filosinistroidi vorrei chiedere cortesemente di partecipare anche ai nostri dibattiti sui vari blog, gruppi e forum, così, magari, l’anarco-integralista sottoscritta, Omar di Antiamericanista, Abdannur di Aljihadalakbar e Hamza Piccardo – che (ahiahiahi!!!!) saluta una folla di beoni-tossici-drogati dicendo “assalamu alaykum” col pugno chiuso – non fanno ‘ste magre figure di essere gli unici patetici “de’ sinistra” in un covo di totalitaristi teo-nazi-islamici. Che ne dite?

Quindi, se ci siete, “2000 grandi”, fatevi vivi! Vi aspettiamo, eh!

postato da: alhamdulillah alle ore 14:15 | link | commenti (16)
categorie: occidente contemporaneo
venerdì, giugno 29, 2007

Giustizia per Kassim (IX)

Aggiornamento

Ieri i messaggi arrivati si aggiravano intorno ai 14000. Ancora una volta vi invito ad informarvi sulla vicenda consultando il sito www.giustiziaperkassim.net e ad aderire alla campagna riempiendo questo form.

Detenzioni segrete, si muove il consiglio d’Europa. Una speranza anche per Kassim

dal blog: Secondoprotocollo 

Il 27 giugno l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha adottato una risoluzione e una raccomandazione su “detenzioni segrete e trasferimenti illegali di prigionieri che coinvolgono gli Stati membri del Consiglio d’Europa”, contenute nel rapporto presentato dal senatore Dick Marty. Si tratta del primo passo verso la fine di quel “pantano legale e morale” in cui sono avvenute detenzioni segrete, torture e altre gravi violazioni dei diritti umani, nell’impunità.

Spetta ora al Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa uscire dal silenzio, condannare pubblicamente le rendition e le detenzioni segrete e chiedere che gli Stati membri avviino indagini indipendenti, imparziali ed efficaci sulla propria complicità e cooperazione nelle rendition e nelle detenzioni segrete, con l’obiettivo di sottoporre i responsabili alla giustizia.

Il rapporto del senatore Marty spiega che la complicità con gli Usa non venne fornita solo dagli Stati membri maggiormente coinvolti nel programma di detenzioni segrete, ma praticamente da tutti i membri e i partner della Nato, che sottoscrissero condizioni che avrebbero consentito alla Cia di agire liberamente nei loro territori. Il rapporto deplora il fatto che numerosi governi stanno invocando il segreto di Stato o la sicurezza nazionale per ostacolare le indagini giudiziarie e parlamentari, che intendono accertare le responsabilità per le violazioni dei diritti umani derivanti da misure antiterrorismo illegali. Gli Stati del Consiglio d’Europa devono assicurare che gli accordi multilaterali e bilaterali e le attività svolte per applicarli, comprese quelle in ambito Nato, siano coerenti coi loro obblighi di rispettare e proteggere i diritti umani.

Secondoprotocollo.org insieme agli oltre 14.000 firmatari della petizione per liberare Kassim Britel chiede che l’Italia si faccia carico delle proprie responsabilità e che intervenga in maniera diretta e senza ulteriore indugio sul governo marocchino e che nelle sedi e nei modi opportuni chieda ufficialmente la liberazione di Abou Elkassim Britel mettendo così fine alla propria complicità in questa palese violazione del diritto umano e internazionale facendo sue le raccomandazioni e la risoluzione del Consiglio d’Europa.

Redazione campagna No More Word

Giustizia per Kassim (V)

Diritti umani. le tre scimmie e la stampa -redattore MattBeck

dal blog: la conoscenza rende liberi

Uno dei punti-cardine dell’identità occidentale è il fatto che le istituzioni democratiche, modificando la mentalità e le strutture stesse del potere, siano state capaci di eliminare, o comunque limitare la tendenza naturale ed immodificabile del potere di autogestirsi e di autoassolversi.
Insomma di fare quello che gli pare impunemente. >>>
martedì, giugno 26, 2007

Giustizia per Kassim (IV)

Se non lo avete ancora  fatto, vi invito a leggere il post di Miguel Martinez sull'argomento. 

 
 


Italiani all'estero
dal blog Kelebek

Ci sono storie che riempiono di rabbia.

 

Uno studente universitario arriva in Italia dal Marocco, perché deve contribuire a mantenere la famiglia.
Per dodici anni, Abou Elkassim Britel lavora nel bergamasco come elettricista, sempre in regola. Incontra e sposa una ragazza italiana.
Diventa cittadino italiano. >>>
venerdì, giugno 22, 2007

Giustizia per Kassim (II)

dal blog: Secondo protocollo
cfr. anche I.N.D. News
dalla stessa fonte: articolo correlato


 

Risvegliamo il diritto: Kassim libero subito

Oggi, nel fare il mio solito giro sul web nei siti amici ho notato una aggregazione del mio caro amico Marco che rimandava ad un articolo su un blog veramente bello  An-nisa:donne musulmane e società e  in particolare ad un fatto completamente trascurato dai media che riguarda una torbida vicenda accaduta a Abou Elkassim Britel. Approfondendo la cosa ho scoperto che Kassim altri non sarebbe che il cittadino italiano di origine marocchina di cui parlava tempo fa il rapporto di Amnesty International nel quale si sosteneva che anche un cittadino italiano era coinvolto dei voli segreti della Cia.  

 

Appassionata alla vicenda leggo che Kassim è stato ingiustamente incarcerato, torturato  e detenuto per anni (si per anni) senza che una sola accusa sia stata mossa nei suoi confronti, senza che una sola prova sia stata prodotta, fatto sparire semplicemente come se fosse un anonimo pacco postale. Più leggevo sul sito della moglie di Kassim, Khadjia,  tutta la vicenda più rabbrividivo. Un uomo, un essere umano normalissimo abbandonato da tutti e da tutto nel nome di una guerra al terrorismo che sempre più spesso miete vittime innocenti e calpesta sistematicamente quei diritti che dice di voler difendere.

Siccome le parole senza fatti contano poco mi sono informata presso alcuni amici in Amnesty International su cosa era possibile fare per questa coppia di persone così duramente colpita da una serie di eventi degna di un romanzo di fantascienza. Prima cosa informare di quello che avviene attraverso questo sito, dato che la maggioranza sembra esserne completamente all’oscuro, secondo interessare quante più persone possibili sia in ambito politico che nel circuito delle organizzazioni internazionali, terza cosa proporre una azione urgente al segretariato generale di Amnesty International a Londra. In altre occasioni ci siamo fatti promotori di azioni urgenti e sempre con ottimi risultati per cui anche questa volta proporremo questa soluzione.

In redazione qualcuno propone di interessare anche qualche euro-parlamentare cosa che faremo quanto prima, oggi stesso, nella speranza che qualcuno mosso da umana pietà si renda conto di quale terribile ingiustizia viene perpetrata nei confronti di quest’uomo e di riflesso su questa donna così combattiva e innamorata di suo marito.

Il diritto internazionale non può e non deve essere calpestato in questo modo, non nel nome della guerra al terrorismo. Kassim deve essere rilasciato subito senza ulteriori indugi e qualcuno dovrà spiegare perché è stato detenuto per tutto questo tempo senza aver fatto nulla di male.

Siete invitati tutti a visitare il sito di Khadjia e a dare il vostro aiuto. Anche un piccolo gesto, un link sul vostro blog, un messaggio di solidarietà, qualsiasi cosa andrà bene. Risvegliamo il diritto, lottiamo per la libertà di tutti.

Elisa Arduini 

Giustizia per Kassim (I)

dal blog: Falecio contro tutti


 

Un cittadino della Repubblica Italiana è detenuto in Marocco, dopo essere stato rapito e torturato, senza accuse, difesa o processo nel senso normale del termine (caratterizzato dall'esistenza di prove e dalla possibilità per l'imputato di difendersi).

L'unica colpa di questa persona è di aver tradotto in italiano dei testi religiosi arabi e averli messi in rete (cosa che fa anche qualche mio professore).
Questa persona è completamente innocente.
In altri tempi, un trattamento del genere ad un cittadino di una nazione occidentale avrebbe ottenuto come risposta perlomeno un paio di corazzate dimostrative, il ritiro dell'ambasciatore e qualche nota diplomatica al fulmicotone.
Non che lo rimpianga, ma da questo al silenzio complice ce ne passa. Il punto è che i cittadini delle nazioni occidentali non sono più tutti uguali, se mai lo sono stati. Abbiamo reintrodotto le millet: i musulmani d'Europa hanno avuto quello che qualcuno di loro chiedeva, un sistema giuridico separato. Che però, non è la shari'a (emmica si può avere tutto, no?). E' uno strano sistema giuridico, in cui si può rapire e torturare qualcuno, ovunque si trovi, in base ad un puro sospetto o forse semplicemente perché sta sulle scatole ad uno di questi novelli bravi signorili che volano di notte sopra i nostri cieli, a nostre spese: li chiamano, non si sa con quale faccia, "agenti segreti".

Una cosa del genere dovrebbe essere sulle prime pagine di tutti i giornali. Dovrebbero esserci commissioni d'inchiesta, montagne d'interrogazioni parlamentari, fascicoli in qualche Procura, eccetera.
In effetti un fascicolo, in una Procura italiana, c'è. E' un fascicolo d'accusa contro Kassim Britel, archiviato dopo cinque anni di indagini (e mentre lui veniva torturato imprgionato e subiva un altro, surreale processo in Marocco) con queste parole:

"totale insussistenza di elementi di accusa, processualmente utilizzabili, che consentano di affermare che gli indagati abbiano partecipato ad una organizzazione terroristica islamica avente come scopo il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico.
"

In altre parole, è stata rapita incarcerata e torturata una
persona innocente.

Un governo che tollera questo, dovrebbe essere mandato via a calci nel culo. Un'alleanza militare che permette questo merita di perderla, la sua "guerra al terrorismo".
Sì. Perché se davvero qualcosa va difeso, anche con le armi, di questa benedetta civiltà occidentale, è un insieme di principi (principi laici, santa miseria, non giudaico-cristiani, qualsiasi cosa significhi giudaico-cristiano) tra i quali il principio che non si può arrestare, rapire, incarcerare in maniera arbitraria, che il potere non può farti ciò che vuole, che non si può estorcere una confessione sotto tortura ed incarcerare su quella base. E che non si può perseguire nessuno solo per le sue idee.

E' un principio, una cosa teorica. Non è che la civiltà occidentale l'abbia mai applicato molto, specialmente coi turki, i negri e i musigialli, (andate a chiederlo in Algeria, cosa ne pensano delle confessioni sotto tortura) il che non ha certo agevolato l'accettazione di questo principio da parte di turki, negri e musigialli.
Col risultato che si subappalta alle loro dittature (che poi ci lamentiamo che non c'è una vera democrazia in Medio Oriente, tranne una... naturalmente parlo di