An-nisa: donne musulmane e società

Per favore basta con la favola della donna islamica ghettizzata, schiavizzata e succube. Se nel mondo islamico dilaga l'ignoranza la colpa non è dell'islam, ma dell'oblìo dell'islam. Un po' di verità - e di opinioni - sulle svariate realtà di oggi. Metablog delle voci femminili islamiche in Italia.

24-25.05.2002 : Abou El-Kassim Britel subiva extraordinary rendition da Islamabad a Rabat
Sono passati sei anni e Kassim è ancora ingiustamente detenuto in Marocco.
leggi tutto >>>

Khadi si è trasferita qui


STUDI ISLAMICI

Elettronici
islamiqra
ummusama: il sito
islamnet
Al-moutabitoune
islamophile
la maison de l'islam
muttaqun
arab.it
islamicfinder
leggi
ascolta
hadith-ita
hadith-inglese

Cartacei
libreriaislamica
il calamo


DONNE MUSULMANE
umm usama su splinder
umm usama racconta...(archivio)
musulmane on line
sisters in blog
comitato musulmane liguria
ayah
luce della fede
cose così
fussilat
6by9add6add9
nurhude-dawah
musulmane e fiere di esserlo
Heba Kotb
Yvonne Ridley

Argomenti da:
Sahih al Bukhari

Il matrimonio
Il ripudio
Il mantenimento della moglie

DIDATTICA ISLAMICA
mujahidino
le petit musulman
le petit savant

UMMA VIRTUALE
u.c.o.i.i.
islam on line
la promessa
islamforweb
associazione Zaid Ibn Thabit
huda
islam in francia

FORUM
Forum: islam
Forum: luce chiara sull'islam

GRUPPI
musulmane e islam
compagni del profeta
giovanimusulmani2
islaminitalia
islam_musulmani_italia
musulmaniitaliani

PERICOLI PER L'OCCIDENTE (E PER TUA SORELLA)
kelebek
falecio contro tutti
guerrillaradio
imam di Carmagnola
abujihad
antiamericanista
fadlallah
mattbecken
raqqash

SFACCETTATURE
luce chiara sull'islam
kymyk
malih
aljihadalakbar
sherif

ARABISMI
haramlik
silpad
tè alla menta
talib
horrya
basla
metoikos

INTERCULTURA
il dialogo
afroitaliani
occhi e spari
religioni
nigrizia
per i diritti dell'infanzia





MONDO
aljazira
arabcomint
come don chisciotte
warnews
campo antimperialista
cecenia
pinoscaccia
grillo
il sale, pescara
info e teorie sull'11 settembre



PALESTINA
un po' di storia
lettera da Jenin
bethlehem
palestinemonitor
iraklia
infopalestina
assopace
peacelink

infopal_banner_b



AREA DOWNLOAD
Per i testi liberamente scaricabili in questa sezione si ringraziano i siti Islamiqra e Ummusama per la paziente traduzione. I contenuti possono essere liberamente diffusi, purchè non se ne travisi il senso e se ne citi la fonte.
i bellissimi nomi di Allah (swt)
fatwa sul boicotaggio merci israeliane e Usa
responsi giuridici per le donne




LETTURE CONSIGLIATE
il Corano
il giardino dei devoti
la donna alla luce dell'islam
storia di una veneta musulmana
possiamo vivere con l'islam


CURIOSITA'

kebabbaro
ricette di cucina


ARABOMANIA!
alfabeto 1
alfabeto 2

ALTRO
Voli Low Cost


Ticker Notizie

Bottoni


Licenza

Il mio blog ha misteriosamente deciso di mettersi il copyright, ma sappiate che personalmente non concordo. La licenza vera è la seguente:
Creative Commons License
Quest'opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons.

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicita'. Non puo' pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.

Contatore

visitato *loading* volte
lunedì, marzo 31, 2008

Ma che società?

Donne musulmane e società. Questo è il sottotitolo del blog. E mi irritano parecchie cose, da musulmana e italiana, della società nella quale vivo. Per esempio certi programmi elettorali. ne prendo uno a caso (per modo di dire, eh. Me lo sono proprio andato a cercare...), che recita così:

"Rilevazione delle impronte digitali e del DNA per tutti gli stranieri extracomunitari che chiedano un permesso di soggiorno superiore ai 6 mesi di permanenza sul territorio nazionale...

Divieto di indossare il velo islamico nelle scuole e comunque alle minorenni...

Preferenza nazionale nell’assegnazione degli alloggi e nella scuola di ogni ordine e grado, a partire dagli asili nido e dalla scuola materna..."

Razzismo, islamofobia, limitazione forzata della libertà religiosa sancita dalla costituzione. In poche righe già sono state colpite tre categorie di persone. E sono solo tre punti del programma. Figuratevi il resto.

Ora, indovina indovinaccio, di chi è questo programmaccio??

Non si vince nulla, eventualmente la saggia decisione di non votare il candidato/a in questione...

E pensare che di solito non mi occupo di robe politiche, solo che mi son propro venuti i nervi...

lunedì, febbraio 25, 2008

E tu, che poster preferisci?

Stamattina ho un sacco di cose da fare, ma un po' di tempo me lo prendo per raccontarvi di una ragazza dolce, pacata e tranquilla conosciuta nella blogosfera con il nome di Asiya86, a dirla con JZ  "quell'esaltata che scriveva minchiate anche da queste parti (e sul blog di Sherif) oltre a fare apologia di terrorismo".
Non so come l'avete immaginata questa ragazza qui e non oso immaginare quali fantasie occorrano per aprire addirittura un’inchiesta su una persona così. Spiacente di deludervi, ma si dà il caso che Asiya86 sia solo una tranquilla studentessa universitaria che vive con il padre, ha poche amiche ma affidabili, frequenta un corso di arabo – o, metti, danza del ventre – e, sicuramente prima di arrivare sul web, ha conosciuto la versione stereotipa dell’islam più diffusa in Italia che collega la pratica ossessiva, anacronistica e impraticabile nel contesto sociale nostrano - e mi pare pure altrove - con una visione politica preconfezionata e impacchettata, alla quale non è possibile obiettare nessun “ma” o “però”. Per lei la blogosfera sarebbe potuta essere un'efficace strumento di studio e approfondimento, un sostegno e uno strumento di grande aiuto psicologico. La nostra, infatti, non è che una delle tantissime donne musulmane italiane che, come me, fanno fatica a mettere un confine tra l’afflato religioso e la normalità, tra la voglia – legittima – di pregare, coprirsi e sentirsi spiritualmente tranquille e il diritto ad avere una vita normale, come quella di tutti gli altri, senza doversi per forza autoescludere dal proprio contesto originario.
Per una ragazza così non credo sia molto diverso inneggiare ai Black Sabbath o a Bin Laden, in fondo. Cambia, ovviamente, l’istanza religiosa e spirituale, cambia la “condizione dell’anima”, se riuscite a capirmi. Ma, dal punto di vista psicologico si tratta esattamente dello stesso fenomeno. Certo mi rendo perfettamente conto che questo paragone vi fa arrabbiare tutti, buoni e cattivi, perché distrugge il mito che fa comodo agli uni e agli altri. Ma per molti musulmani Bin Laden non è che un poster sulla parete di casa, l’uomo-simbolo di una rivoluzione individuale e culturale che non si riesce a vivere pienamente e con coscienza, l’eroe negativo capace di rivoluzionare un mondo che non li accetta e rispetto al quale occorre sentirsi antagonisti per salvare quell’istanza etica personale senza la quale – allora sì – ci si sentirebbe davvero degli automi meccanizzati tra le maglie di un sistema che ci vuole tutti uguali e devoti solo alle armi e alla guerra del potere costituito contro il nemico, qualsiasi sia il nemico.
Il nemico della mia Patria – e di Chi dà gli ordini alla mia Patria – è mio nemico.
domenica, febbraio 24, 2008

A braccetto con "i santoni del terrorismo internazionale"

Ok, dicevamo...
In prima persona ho ampliamente partecipato alla creazione del blog Ummusama, occupandomi del template,  e, prima ancora, alla creazione di altri due pericolosissimi blog, ancora attivi su Iobloggo, Ummusamaracconta e Fadlallah, attraverso i quali è ancora possibile leggere le traduzioni in italiano di materiale pubblicato in tutto il mondo e altrimenti reperibile liberamente in rete in altre lingue.
A me, che a malapena sbiascico il francese e basta, è sempre parso utile poter aver accesso a questo materiale direttamente in lingua italiana ed ho sempre pensato che quello di Aisha e di suo marito  fosse un ottimo lavoro. Non è che la censura e l'ignoranza abbiano mai portato alla cultura e alla consapevolezza e l'islam italiano, già abbastanza autocensurato, ha bisogno di interrogarsi anche e soprattutto su temi politici. Come si fa a sfatare i dictat di chi parla da un pulpito se non se ne conoscono nemmeno i contenuti? E quanto e cosa c'é da sfatare - se davvero c'é qualcosa da sfatare - e che motivi hanno costoro? E che finalità cova dietro a chi si espone in prima persona? Dietro a chi ci sono i "nostri" e dietro a chi ci sono "i vostri", se di "nostri" e "vostri" è possibile parlare?
Oltre alle traduzioni poliche, su Ummusama era possibile reperire anche traduzioni di sapienti classici inerenti famiglia islamica, contratto matrimoniale e rapporto uomo-donna nell'islam e a causa della mancanza dovuta a questa censura, anche molti post di an-nisa che rimandavano a quei testi sono rimasti mutilati. Quindi vivamente ringraziamo.
Sul blog Qital, invece, oltre alle solite traduzioni "eretiche", era possibile reperire anche argomenti inerenti economia islamica, modalità halal per mutui e acquisto prima casa etc. Davvero spaventoso!
Io e Aisha non ci siamo mai incontrate personalmente, ma, in alcuni periodi, abbiamo intrattenuto una fitta e piacevole corrispondenza. E' una donna decisa e forte, e anche molto simpatica e gradevole. Più di una volta abbiamo avuto motivo di scontro intellettuale, ma la nostra diversità di vedute non ha mai incrinato un rapporto solido e serio. Sappiamo di poter contare l'una sull'altra, in caso di necessità, pur avendo due concetti differenti di necessità.
Ritengo non ci sia nessun motivo per attutire o nascondere una bella frequentazione telematica con un'amica - nonché sorella - grazie alla quale ho avuto modo di valutare con più lucidità la situazione dell'islam italiano e di guardare le cose da un punto di vista più oggettivo. Se questo può mettermi nella truce categoria degli "inquisiti", significa che in Italia siamo arrivati davvero alla frutta e quindi vi conviene chiudere questa pagina per non essere pure voi accusati di reato di blog!
Della vicenda, la cosa che più mi ha colpito è la forza persuasiva che si attribuisce al testo politico-religioso. Secondo la teoria di costoro, alcuni ragazzi italiani sarebbero stati praticamente plagiati via blog da questi due pericolosi "santoni del terrorismo internazionale".
E' ovvio che, nel caso in cui un blog fosse davvero in grado di creare macchine umane atte a "istigare a delinquere con l'aggravantre del terrorismo", dovrebbe essere chiuso all'istante, onde evitare che il "virus" dell'imbecillità possa propagarsi.
Il problema è che, invece, il virus dell'imbecillità continua ad agire indisturbato, proprio grazie alla censura e all'"inquisizione", strumenti di terrorismo psicologico di massa, attraverso i quali, periodicamente,  ognuno di noi viene minacciato nel proprio minimo e angusto spazio di pensiero e di parola.
Avere un pensiero diverso è reato, pretendere di sapere è reato, informarsi attraverso mezzi non canonici è reato, pronunciare una frase "proibita" è reato.
Non si fa che parlare dei regimi integralisti islamici. Quindi ora io vi chiedo: ditemi, per favore, cosa intedete voi con la parola "integralismo"?
Imbavagliare un blog non è forse "integralismo"?

sabato, febbraio 23, 2008

Comunicazione per la Digos - Ciao Luigi, se vuoi ne parliamo a telefono

Per la verità questo post non avevo per niente voglia di scriverlo, perchè in questo momento ho altro a cui pensare. Però, siccome sono una tipa trasparente e pulita che vive in un mondo malato e alienante, ritengo che, in questi casi,  fare chiarezza ed essere espliciti sia una rivoluzione stratosferica.
Molto prima che me ne accorgessi io, alcuni visitatori del blog, in modi più o meno coloriti, hanno segnalato la chiusura di certi spazi on-line che molti di noi hanno avuto il piacere e l'opportunità di leggere e di appoggiare, confutare, boicottare o sostenere in maniera sempre sana, critica e lucida. Ci sono stati dibattiti più o meno spenti o accesi (personalmente preferivo quelli accesi, si sa) su argomenti come il jihad, la resistenza, la concezione della donna nell'islam e innumerevoli altre questioni inerenti che cosa significhi essere musulmani oggi, in questo piccolo spazio di mondo assurdo che chiamiamo "Occidente".
Molto spesso i nostri dibattiti prendevano spunto proprio da quei post, dalle traduzioni che Ummusama aggregava proprio qui, su an-nisa. A me sembrava importante che Aisha partecipasse a questo blog essenzialmente per tre motivi apparentemente inconciliabili tra loro. Prima di tutto perchè Aisha postava traduzioni di un movimento internazionale con il quale l'islam italiano ha il diritto e il dovere di confrontarsi. Seconda cosa perchè analizzare questi documenti con spirito filologico ci permette di capire un sacco di cose dell'islam, della sua storia e del variare della sua strumentalizzazione a sfondo politico nel corso dei secoli. Terza cosa perchè le teorie propugnate da Aisha - e da tanta altra gente in tutto il mondo - appaiono, agli occhi del neomusulmano occidentale teorie cristalline e insindacabili, a prescindere dall'esistenza dei blog gestiti dai nostri.
Noi qui, invece, si pensa che nell'islam non ci sono vati e che si possa ragionare insieme di tutto senza doversi necessariamente scimunire, anzi.
Sono jihaddisti e sostengono i terroristi, 'sti qua, eh!
Sì, caro Luigi, tu non sostieni la guerra santa dei marin's, spiegami che differenza c'è, a parte il gioco dei buoni contro i cattivi?
(La prossima volta vi spiego chi sarebbe questo Luigi, ora ho da fare!).

venerdì, gennaio 25, 2008

mercoledì, maggio 16, 2007

Scontro d'inciviltà? Eviterei, sinceramente

Non ho  tempo di leggere tutti i commenti e forse non ne ho nemmeno voglia. Li ho scorsi velocemente e ne ho tratto feconde riflessioni, che nei prossimi giorni spero avrò il tempo di chiarirmi e di riportarvi. Ringrazio tutti coloro che si sono comportati con intelligenza e saggezza, per la loro intelligenza e per la loro saggezza. Da oggi, per un po', i commenti saranno moderati, giacché ritengo che un blogger, proprio come un redattore, debba assumersi la responsabilità di ciò che viene scritto sulle proprie pagine. In questa sede si sta tentando, invano, di avviare uno scontro di civiltà assolutamente inattuabile, vista la natura spiritualmente meticcia della maggioranza dei lettori, nonchè del gestore.
Vi ricordo che tutto è partito dalla locandina di una serie di conferenze ( e non da un saggio storico filosofico), il cui titolo fa riferimento ad un concetto di Occidente che ci viene proposto e non all'Occidente culturale che, tra l'altro, costituisce il mio retroterra e quello della maggior parte dei lettori e dei commentatori.
Il problema non è l'Occidente in sè - categoria a definizione variabile - ma "il mito dell'Occidente", contro il quale un ipotetico alieno si starebbe viscidamente organizzando.
Scusate. Permettetemi, almeno, di sorridere.

Da tutto ciò estraggo due commenti significativi, che sintetizzano il motivo per cui moderare i commenti è necessario, ma anche il motivo per il quale f arlo davvero mi scoccia un bel po'.


!!!! ma la piantate tt quanti????
Questo accusarsi a vicenda, e basta!!! Vi rendete conto di quanto sia tt ridicolo, o no? Nel passato TUTTI dico TUTTI i popoli si sono macchiati di cose tremende, ne vogliamo fare una hit parade? Quando un uomo uccide un altro uomo, per qls motivo si voglia, è una vergogna per il genere umano, per tt il genere umano, è la prova che "all'umano" siamo ancora lontani. E finiamola di dire nel tale secolo i cristiani hanno fatto questo e i musulmani quell'altro e cerchiamo, invece di imparare qualcosa dalla storia. FINIAMOLA DI METTERCI SU DI UN PIEDISTALLO, e vediamo di guardare l'altro negli occhi.
un saluto un po' incavolato
kim

 

Bismillah
Sono Aminah Ummzakaria
Un tantino sopra Fiamma Fortunata mi chiedeva del rapporto del musulmano con lo stato laico e dell'infibulazione: carissimi fratelli e sorelle avete risposto magnificamente, ma sha Allah, che Allah ta'ala vi ricompensi tutti con il khayr in questa vita e nell'Altra e ci guidi e ci conceda il Firdaws!I miei complimento anche con i non-musulmani (credo) che hanno dato prova di grande rispetto e obiettività. Un bel passo avanti nel cammino comune della vita e nella ricerca della Verità. Un saluto a tutti/e e un grande salam alaykum wa rahmatullahi ta'ala wa barakatuhu

domenica, marzo 25, 2007

Dico: un'opinione islamicamente personale


http://maurobiani.splinder.com/


Qualcuno, e non solo, si è chiesto come mai le comunità islamiche, e una in particolare, non abbiano espresso la propria netta solidarietà nei confronti della battaglia del Vaticano e della comunità cattolica contro i Dico.

Si è pensato che si trattasse essenzialmente di un problema politico: come fanno le comunità islamiche a mettersi proprio contro quella politica che li difende (?) e, almeno apparentemente, li sostiene?

E questo perché l’omosessualità è notoriamente vietata dal Corano e condannata dalla sharia.

In realtà non è l’omosessualità in sé ad essere condannata, mi pare, ma la sodomia, e non soltanto per motivi di ordine igienico, ma soprattutto perché, tra tutte le pratiche sessuali, è l’unica che presuppone il netto dominio di una parte sull’altra, una specie di schiavizzazione simbolica dell’uomo nei confronti dell’uomo.

Questo blog non rappresenta nessuna comunità islamica e, in particolare, non rappresenta quella comunità dalla quale si pretenderebbero le risposte, sebbene ne condivida spesso lo spirito e le istanze. Rispondo quindi per me, visto che avere un blog serve soprattutto ad esprimersi, specie nei casi in cui pare indispensabile che qualcuno lo faccia, anche se a modo proprio.

Mi rendo perfettamente conto che, così facendo, rischio di incrinare ulteriormente la mia posizione, in quanto musulmana un po’ stramba e troppo problematica, non conforme alle prescrizioni coraniche dal punto di vista dell’abbigliamento e non conforme a certi stereotipi comunitari - o a certi luoghi comuni interni ed esterni - per l’innata propensione all’eversione e al libero pensiero.

Però, davvero, non me la sento proprio di stare qui, tranquilla a parlare di insalata e cotolette o tutt’al più di ricette tunisine, mentre il cosiddetto mondo civile si culla all’interno di pregiudizi inammissibili e insensati.

Vi annuncio quindi, con immenso calore, che questo blog non ha alcuna intenzione di battersi contro i Dico, così come non ha intenzione di esprimersi in favore della lapidazione degli adulteri e delle adultere, in Italia o altrove nel mondo, o a favore del taglio alternato di mani e piedi di taluni ministri, responsabili dell’impoverimento collettivo della nazione. E questo semplicemente perché noi si vive catapultati nel mondo reale e non in un iperuranio sciaraitico, tra musulmani perfetti, nel cuore e nella mente, in cui l’applicazione della sharia coincide, sostanzialmente, con uno status di consapevole anarchia teocratica.

Quaggiù, nel mondo reale, i gay esistono davvero e anche gli adulteri e le adultere e i fornicatori e le fornicatici. Possiamo benissimo chiudere gli occhi e dire e pensare che tanto sono tutti kuffar, gente che sbaglia e basta, gente che non ha capito nulla del mondo e di Dio e condannarli al fuoco eterno, perché è così che dice il Corano. Punto.

Possiamo togliere loro il saluto, girare la faccia quando li incontriamo per la strada, maledirli ogni giorno per la loro inaudita e pericolosa kafiraggine e certo così riusciremo a vivere tranquilli e sereni, convinti di aver sbattuto in faccia la porta a Shaytan una volta per tutte, definitivamente.

E possiamo quindi chiuderci nella nostra boria di musulmani precisi e devoti che si tengono alla larga dal male e fanno tutto quello che è prescritto e tutto quello che Allah SWT espressamente ci richiede, senza farci troppi problemi, senza andare fino in fondo, senza fare nessuna attenzione a quei famosi versetti impliciti, disvelati solo al cuore del credente e non trasformabili in codici comportamentali standardizzati. E quindi  senza “scegliere” e senza “consapevolezza”.

Oppure possiamo pensare che è gente che sbaglia tutti i giorni proprio come noi stessi sbagliamo, che ognuno ha una strada da percorrere e che, in fondo, nemmeno noi siamo perfetti, mi pare. E che, come musulmani, abbiamo il dovere di influire positivamente sulla società in cui viviamo, e non semplicemente in quella dell’ iperuranio sciaraitico in cui sogniamo di vivere, per permetterci di non affrontare il difficile rapporto con il prossimo, che può essere un alim, ma può anche essere un adultero, o un gay o, più semplicemente, una persona qualsiasi che sta camminando, proprio come noi.

Per un gay è naturalmente indispensabile vivere il proprio istinto, per capirlo e, volendo, superarlo. Per alcuni è semplicemente una fase della propria vita, per altri è un vizio, alimentato dal contesto e dalla fantasia. In nessun caso una malattia dell’anima incurabile e contagiosa, mi pare.

Quaggiù, nel mondo reale in cui vivo io, la repressione totale imposta dall’alto ha sempre fatto brutti scherzi e gravissimi danni e quindi, fratelli, sorelle e politici, il mio consiglio è sempre quello di tenersi alla larga dai piedistalli e dai giudizi gratuiti, quello di farsi piccoli piccoli e di guardarsi dentro, al posto di guardare sempre e soltanto le pagliuzze altrui.

Non so cosa avete visto voi, ma io ho visto un ragazzo farsi adulto senza accettare la propria sessualità e fare del male alla donna scelta come specchietto per le allodole e alla propria famiglia, sfogare la propria condizione nella rabbia e nell’odio e chiudersi in una campana di grigia e amara solitudine. Fino al momento in cui, finalmente, un’occasione di lavoro ha cambiato il corso degli eventi, portando una possibilità di evoluzione e di crescita spirituale nella vita di questo ragazzino che si fingeva adulto.

In altri casi ho visto ragazzini e ragazzine in balìa di un mondo famelico, un baratro che cercava ogni notte di ingoiarli e dal quale alcuni di loro – non tutti -  si sono salvati solo grazie ad un rapporto stabile.

Per questo non ho nulla contro i Dico. Sono invece molto infastidita dal fasto e dal lustro mediatico che taluni matrimoni gay hanno suscitato, come simbolo di gloria, successo e libertà. L’omosessualità che si coniuga troppo bene con il successo mi rende nervosa e decisamente intollerante e il Gaypride mi pare un’immensa galleria dei mostri in cui nani, donne cannone e trapezisti deformi si mettono in evidenza per poter far parte dell’immenso emetico circo dei buffoni e prostituti di corte.

Sentirsi gay non deve necessariamente significare  autoghettizzarsi e svilirsi così. Non credo sia necessario diventare un clown per farsi accettare dal mondo!

Provo, inoltre, un certo scetticismo nei confronti di chi dichiara che sia possibile un connubio tra islam e omosessualità, lo stesso scetticismo che provo nei confronti di chi sostiene che si possa essere musulmani senza pregare, senza rinunciare a vino, hashish e poker, continuando ad avere rapporti al di fuori di quel matrimonio islamico che potrebbe benissimo essere semplicemente la  doppia copia, firmata in originale, di un foglio di carta qualsiasi, sul quale, però, ci si garantisce vicendevolmente qualcosa in nome dell’Unico.

Allahu alam. Mi pare, però, che essere musulmani significhi innanzitutto sforzarsi in un certo senso, smettendo di subire la vita supinamente, smettendo di farsi dominare dagli eventi e dagli istinti.

Ci si prova, almeno. Ci si prova in prima persona, senza starsi a preoccupare di ciò che fanno gli altri, musulmani e non. Si cerca di andar dritti su una strada personale e poi cascasse il mondo, cascasse!

La vita non è altro che un aya, un lunghissimo e caldo versetto che parla al nostro cuore per metafore e sensazioni evocate. E studiare non può servire solo a sapere.

venerdì, marzo 09, 2007

Per chi ancora non l'avesse capito...
"Non accettiamo di essere spesso accusate di essere obbligate a praticare la nostra fede"


Grazie al gruppo "musulmane e islam" 
( http://it.groups.yahoo.com/group/musulmane_e_islam/ ) ricevo e inoltro questo documento:

Noi donne musulmane firmatarie di questo documento, siamo parte integrante della società italiana, rispettiamo i valori, le leggi e   la Costituzione di questo Paese che consideriamo nostro avendo scelto di vivere e lavorare qui, sentiamo il dovere di spiegare all'opinione pubblica italiana quanto segue:

 
1) Come abbiamo accennato sopra consideriamo la società italiana la nostra società, alla quale apparteniamo singolarmente e con le nostre famiglie e la quale intendiamo proteggere con il nostro contributo e comportamento e con i valori comuni e condivisibili, lavorando per il suo sviluppo e il suo progresso materiale e morale.
Crediamo:
2) Che i nostri valori provenienti dagli insegnamenti delle religione islamica siano un arricchimento per noi e per la stessa società italiana, principi che valorizzano la persona umana, e salvaguardano la dignità umana: "In verità abbiamo reso nobili i figli di Adamo"(Corano).
Siamo convinte che la conoscenza reciproca sia il miglior modo per comunicare, capire e conoscere il diverso, l'altro, che è sempre simile a noi sotto vari aspetti: "O gente in verità vi abbiamo creato da un maschio e da un femmina e abbiamo fatto di voi popoli vari e tribù affinché vi conosciate a vicenda".(Corano)
3) Che il credo sia una scelta personale, e che nessuno abbia il diritto di obbligare nessunaltro a essere   praticante in nessuna maniera e in nessuna circostanza.
4) Che il rapporto tra genitori e figli deve essere un rapporto basato, come ci insegna l'Islam, sull'amore, l'affetto, la cura degli interessi dei figli con la saggezza necessaria e la sapienza indispensabile, tenendo sempre presente un senso di responsabilità che li aiuti a crescere in maniera equilibrata e li protegga dalle debolezze che portano alle devianze.
5) Che i giovani hanno la grande responsabilità di valorizzare la "missione" dei loro genitori, quella di concorrere nel loro processo educativo, e nella crescita della loro personalità, aiutandoli in questo, considerate tutte le difficoltà economiche e pratiche che i genitori spesso incontrano: "Trattate bene i vostri genitori vi tratteranno bene i vostri figli" (detto del Profeta).
6) Denunciamo i gravi episodi di maltrattamenti nei confronti di donne o ragazze, musulmane e non, segno di ignoranza da parte di chi li commette, e ci batteremo affinché ciò non succeda più, ma non accettiamo generalizzazioni nei confronti delle famiglie islamiche, essendo la violenza nei confronti delle donne un problema   esistente in tutto il mondo, quello occidentale compreso, basta leggere le statistiche  che parlano chiaro: negli USA ogni 15 secondi una donna viene violentata tra le mura di casa, nell'UE tra i decessi per omicidio uno su due e' causato dalle violenze compiute dal compagno o dall'ex partner, per non parlare delle leggi arretrate di certi Paesi dell'Europa orientale per quanto riguarda i maltrattamenti nei confronti delle donne.
7) Non accettiamo di essere spesso accusate di essere obbligate a praticare la nostra fede e gli insegnamenti della nostra religione, come il fatto di portare il Hijab come prescrive il Santo Corano, pratica religiosa prevista a partire dalla pubertà, che si chiama nell'Islam età della responsabilità, "taklif", a partire dalla quale al credente è richiesto di tradurre in pratica gli insegnamenti religiosi contenuti nel Corano e nella Sunna, come le cinque preghiere, il digiuno durante il mese di Ramadan, ecc., e naturalmente di vestirsi convenientemente sia uomini che donne, ma per le donne il Corano è esplicito e chiaro e indica come la donna musulmana praticante deve vestirsi.
Per cui avere meno di 18 anni non vuol dire essere esonerati ne' dai doveri  previsti dalla legge nazionale italiana, ne' da quelli previsti dalla religione, solo che nel primo caso la non osservanza delle leggi dello stato è perseguibile penalmente, mentre per quanto riguarda gli obblighi religiosi gli individui sono liberi trattandosi di scelte personali.
8) Rivolgiamo questo appello all'intera società civile in nome della Costituzione italiana che recita:
Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, e conomica e sociale.
Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Art. 8.
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.
Art. 19.
Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.
Obbligare chi ha scelto liberamente di portare il velo islamico a toglierlo (anche se prima della maggiore età) è una violenza incomprensibile e inaccettabile, è oppressione, è terrorismo psicologico, è discriminazione, è anticostituzionale, oltre che antidemocratico e contro i diritti umani . Così come è inaccettabile obbligare qualcuna a metterlo.
9) Non accettiamo infine di ridurre l'Islam e i musulmani in Italia ai soli problemi di abbigliamento dimenticando l'importante contributo che abbiamo dato e continueremo a dare, praticanti o meno, per il bene della società intera, e per il bene delle future generazioni, nel pieno rispetto delle diversità, soprattutto quelle religiose.
La buona cittadinanza non si impone togliendo diritti alle persone, ma assicurando loro ciò che non va contro il buon senso, oltre che la Costituzione e i diritti umani.
E' ritorno nel buio di un certo passato il voler imporre ai cittadini come devono vestirsi.
Gravi problemi e grandi difficoltà incombono su tutta l'umanità, senza distinzione di sesso, di religione o di razza.Tutti abbiamo bisogno di tutti. Nessuno e' superiore all'altro. Con umiltà, disponibilità, altruismo e senso di responsabilità, possiamo realizzarci e progredire, donne e uomini.
Chiediamo la comprensione e la solidarietà dalla società civile.
 8 MARZO 2007
Firmatari :
Donne musulmane di vari centri islamici in Italia  
Per informazioni: ADMI: ASSOCIAZIONE DONNE MUSULMANE IN ITALIA
admi@libero.it
Tel.                 3484431549     3394357091     3356387290

lunedì, dicembre 04, 2006

Musulmane e fiere di esserlo

Nell'attesa di raccontarvi i nuovi sviluppi del contorto rapporto amoroso tra me e il nascente Osservatorio, mi piace invitavi alla lettura di di un articolo significativo - tradotto da Aisha Farina, ben presto disponibile sul sito Ummusama e attualmente sul blog - su una donna alla quale - credo - tutte noi vorremmo assomigliare, almeno un po': il modello della donna musulmana da presentare al mondo!
E con fierezza posso affermare ad alta voce che in Italia esistono sorelle anche più coraggiose e determinate di questa stratosferica sorella e per me è molto difficile immaginare, invece, donne musulmane costrette e zitte, con la testa china di fronte alle ingiustizie e non posso che sentirmi pubblicamente e felicemente lusingata di appartenere a questa schiera di esseri meravigliosi!
Mashallah! 

Yvonne Ridley, giornalista femminista e velata

 

di Yves Schaëffner, "La Presse", Montréal, 4 aprile 2006

 

tradotto dal sito 

"QUIBLA. Il quotidiano online dei Musulmani liberi e attivi e dei loro alleati" 

 

Dal nostro inviato speciale, Londra – Imprigionata dai Talibani nel 2001, la giornalista britannica Yvonne Ridley si è in seguito convertita all'Islâm ed anima una trasmissione di informazione su Islam Channel. La femminista convinta ha un percorso per lo meno atipico.

 

Conosce il Corano da soli quattro anni, ma Yvonne Ridley è già la stella di Islam Channel. E con ragione! Non capita tutti i giorni alla piccola rete televisiva londinese di poter reclutare una giornalista occidentale così nota, che in più si è convertita all'Islâm, dopo essere stata arrestata dai Talibani!

Ancora novizia in materia di Sûre del Corano, Yvonne Ridley possiede al contrario un serio bagaglio giornalistico. In 30 anni di carriera, la giornalista che rasenta la cinquantina ha lavorato praticamente in tutte le redazioni più importanti d'Inghilterra (Daily Mirror, News of the World, The Observer, Sunday Ewpress…).

 

La sua conversione all'Islâm, la deve ad uno strano concorso di circostanze. Dopo l'11 settembre, vola in Pakistan con l'idea di fare un reportage in Afghanistan per il Sunday Express. Ma quando il visto le viene negato per tre volte, decide di attraversare la frontiera illegalmente, in incognito sotto un burqa.

Sfortunatamente, le sfugge la telecamera sotto lo sguardo di un Talibano. Trascorrerà dieci giorni in cella.

"Tutti i giorni mi dicevano che sarebbe stato l'ultimo giorno", ricorda la giornalista, oggi tutta vestita di nero e coperta da un hijâb su cui poggia un foulard color albicocca.

Invitata a convertirsi da un religioso, mentre si trova in detenzione, la madre di famiglia, tre volte divorziata, rifiuta, promettendo però che troverà il tempo di leggere il Corano se sarà liberata.

Ogni promessa è debito: al suo ritorno in Inghilterra, si immerge nello studio del Libro Sacro. Cristiana praticante, scopre "una religione più moderna, più attuale". E due anni e mezzo dopo il suo soggiorno nelle celle afghane, decide di abbracciare la religione di Muhammad (pace e benedizioni di Allah su di lui).

Femminista convinta, dice di essersi appunto convertita perché il Corano dona maggiore libertà della Bibbia alle donne: "Le donne musulmane non conoscono i loro diritti. Non è islamico opprimere le donne, come accade in alcuni paesi musulmani", se la prende lei.

E il fatto di portare il velo? "Sta scritto nel Corano, è un dovere per tutte le donne Musulmane. Non si può prendere solo ciò che si vuole di una religione. Ma io non giudico e non critico le donne che non lo portano. Si tratta della loro libera scelta".

 

Oltre ai valori del Corano, Yvonne Ridley ha anche fatto sue le cause che stanno a cuore a numerosi Musulmani. Dopo aver lavorato sei mesi per il sito Web di Al-Jazeera, in Qatar, nel 2003 (è stata licenziata per sindacalismo e –secondo lei – perché Washington non avrebbe apprezzato una delle sue inchieste), torna in Inghilterra e fonda con altri il partito politico "Respect".

Amalgama di persone di sinistra e di ferventi Musulmani, Respect si è opposto fermamente alla guerra in Iraq. Candidata a tre riprese dal 2004, la signora Ridley non è tuttavia  mai riuscita a farsi eleggere.

Dal gennaio 2004, è anche responsabile delle questioni politiche per la rete Islam Channel. Negli studi di "Agenda" – un quotidiano di informazione – accoglie ogni giorno degli invitati che discutono generalmente di soggetti che toccano da vicino i Musulmani.

 

Pur negando di essere stata vittima della sindrome di Stoccolma – che spinge gli ostaggi a difendere le idee dei loro rapitori -, la giornalista condanna oggi l'invasione dell'Afghanistan: "Si trattava solo di questioni petrolifere", sostiene.

Meglio ancora, difende l'eredità dei Talibani: "Stavano sradicando la coltivazione dell'oppio. E cosa vediamo dall'invasione in poi? La coltivazione dell'oppio è ripresa con maggior vigore, l'industria pornografica è in piena effervescenza, gli stupri sono aumentati…"

Criticando la pubblicazione delle caricature di Muhammad (sallAllahu 'alayhi waSallam) da parte di alcuni mass media occidentali – che paragona alle caricature degli ebrei da parte dei nazisti prima della Seconda Guerra mondiale -, considera pure che i Musulmani sono "i nuovi ebrei": "Quando si demonizza la gente con delle caricature, si è su una brutta china".

Ai suoi occhi, Guantanamo si può paragonare d'altronde ad un campo di concentramento dei tempi moderni.

Benché sorpresi dal suo percorso, i suoi vecchi colleghi del Sunday Express continuano a nutrire molto rispetto per lei. "Ha fatto delle scelte inabituali, ma sono le sue scelte. Sono convinto che sia competente oggi così com'era in passato", conclude il suo ex collega, Jim Murray, oggi responsabile dell'attualità al Sunday Express.  

postato da: alhamdulillah alle ore 14:51 | link | commenti (5)
categorie: donne, orgoglio e pregiudizio, storie di sorelle
venerdì, dicembre 01, 2006

Per favore, una lente d'ingrandimento, che qui dovrebbe esserci un messaggio rivoluzionario, da qualche parte...

Che fosse necessario un Osservatorio femminista delle musulmane italiane per andare a strillare al mondo che ci ghettizzano e ci costringono (ma de’ che?) a me pare di un servilismo governativo cronico e dà di ristagno mentale. Ma quale messaggio rivoluzionario? Ma mandiamoci la Sbai a dire ‘ste scemate qua! Dove sarebbe il femminismo islamico, scusate?

Probabilmente sono io quella cieca, stupida o rincretinita. Forse sono io quella troppo al di fuori del “mondo islamico italiano”, non lo so. Per me la questione deve porsi in altri termini.

Quante ne conosciamo di atee, room, cattoliche, testimoni di Geova, buddiste, taoiste, rinnovatrici dello spirito, cristiane generiche che si vivono storie tremende, quanti ne conosciamo di uomini laici che usano le donne,  che le stuprano allegramente e di galline che si fanno stuprare col sorriso, credendo che collezionare sesso sia la cosa più trendy del mondo, il passpartout  che le rende uguali agli uomini. E quanti ne conosciamo, poi, di uomini che vengono lasciati per noia e ai quali viene pure impedito di vedere i figli, sebbene la legge – italiana -  abbia loro prescritto il mantenimento congiunto??

 «Matrimoni imposti, divorzi islamici che si traducono nella mera pratica del ripudio senza nessun genere di garanzia per le donne, allontanamento o addirittura rapimento dei figli minori, donne che vengono costrette a lasciare gli studi, costrette a indossare il velo, donne demonizzate e impossibilitate a trovare un lavoro perchè il velo lo indossano. La situazione delle donne in Italia è gravissima, quella delle donne musulmane ancora di più»
E non lo poteva fare la Sbai questo cartellone qui? Cosa c’è da dire in più rispetto a quello che lei ha da dire? Qual è qui l’altra battaglia, quella delle musulmane vere?

islamfem.jpg

Certo, anche rispetto alle nostre problematiche vere, molte di noi continuano ad essere cieche, a tergiversare, a sbandierare slogan di circostanza, a mettere la testa sotto la sabbia, a chinare il capo, a comportarsi da “complici del maschilismo imperante”, se proprio dobbiamo metterla in “quei” termini lì. Probabilmente lo faccio anch’io e forse senza nemmeno accorgermene, magari. Ma io mi sento una donna che combatte tutti i giorni contro tutti. E non solo sul blog. E attorno a me vedo donne musulmane con una forza e una determinazione che le sgallinate femminucce occidentali si sognano ad occhi aperti, con un rispetto di se stesse e una dignità e una grinta che altrove non ho mai – e dico mai!! - visto, donne che la propria voce la usano per riprendersi quei diritti che il mondo “evoluto” calpesta, donne che sanno arrabbiarsi, che sanno difendersi, che sanno farsi valere, che conoscono le proprie potenzialità e le usano per il bene.

E invece, pubblicamente, continuo a sentire sempre lo stesso grido d’accusa: siete-siamo una nullità, i nostri uomini ci maltrattano e noi li lasciamo fare, le nostre società ci ghettizzano e noi non possiamo farci niente, il nostro mondo ci crolla addosso e noi lo lasciamo cadere. No, ragazze, io non vedo questo. No, io non mi ci riconosco, non mi ci ritrovo. Non è questo il mio grido, non lo voglio questo come slogan. Meglio quelle che bruciavano i reggiseni a questo punto, almeno non si compiangevano, non facevano le patetiche in tivvù, non svermavano.

Ma quand’è che la smetteremo di autoannullarci, di autoetichettarci come le deficienti di turno, quand’è che permetteremo alla nostra voce di avere la dignità che le spetta?

Abbiamo dei problemi, certo, come tutti. Problemi che nessuno ha la capacità di comprendere e di risolvere a parte noi. Noi abbiamo La Soluzione, Al Furqan, Il Discrimine, non loro. E solo in base a questo possiamo aiutare chiunque ne abbia bisogno, a modo nostro, senza la necessità di mutuare schematismi e retaggi culturali che non ci appartengono e che non fanno altro che rallentare il cammino dell’islam e il nostro personale. Massì! Certo che possiamo collaborare con le psicologhe e le sociologhe e le femministe di destra e di sinistra, le educatrici, le pedagogiste, le cattoliche, le scintoiste e le neocatecumeni, ma se è una cosa che deve chiamarsi islamica, che sia Islamica, per favore! E sennò chiamiamola valdese, scusate!

 

martedì, luglio 11, 2006

Coloriti modi di essere mamme



E’ che, in fondo, mi ci sono abituata ed ora inizio anche a divertirmi, punzecchiando la gente e mettendola a disagio.

Questa tipa l’ho conosciuta l’altroieri e l’ho subito ammirata perché non capita tutti i giorni di incontrare una donna così risoluta che, da sola, si prende la sua bimba e se la porta in giro, dedicandole un week-end, pensando a fare cose che possano piacerle. Magari sembra niente, ma non è facile, davvero. E allora abbiamo passato tutto il pomeriggio insieme e ci stavamo molto simpatiche, fino a quando non è arrivata qsta meravigliosa bambina di nome Hajar, che senza volerlo, è saltata sulla panchina, calpestando le scarpe di mia figlia. Hajar è una bimba meravigliosa, dai capelli corvini e la carnagione scura, sua mamma indossa un bellissimo hejab bianco e suo padre ha una barba discretamente lunghetta e un chiaro segno di sujud sulla fronte ed io ho pensato subito che sarei stata strafelicissima se si fosse messa a giocare lì con le nostre bimbe. Ma la tipa forse non era d’accordo. Mi si avvicina e subito: “Ma è inutile! L’europeità non è acqua: quale dei nostri bimbi sarebbe saltato sulle scarpe di un altro bimbo, così! E’ che non hanno rispetto! E’ che – poverini – non sono nemmeno abituati ad andare in giro! Che ne sanno di come ci si comporta in società!”.Ed io: “Guarda che io mi sento molto + simile a loro, piuttosto che agli europei… Non lo avevi capito? Ho vissuto con loro e come loro ed ho scoperto che hanno virtù che gli europei si sognano, lo sai?” . Lei, rendendosi conto della gaffe ha continuato a perseverare con la sua teoria, giocando a fare la tipa di mondo e raccontando di essere stata ospitata in Turchia da un console e che, nonostante la Turchia sia molto europea, e nonostante un console sia generalmente un uomo di mondo, ha constatato che la sua famiglia viveva comunque mangiando con le mani e in mezzo al caos. Le ho detto che spesso anch’io mangio con le mani e mi piace e che è tutta una questione di ottiche, che ci sono delle regole per poter mangiare correttamente con le mani e che le prime normative igienico-sanitarie della storia sono state stabilite dagli arabi, propri intorno a questi temi, quando ancora in Europa ci si lavava una volta l’anno.

Insomma, alla fine mi sono divertita da matti, perché per quanto una donna occidentale possa fare l’evoluta, possa girarsi il mondo e pensare di essere libera e disinibita, continua sempre, senza accorgersene, ad essere vittima dei provincialismi, dei pregiudizi di quartiere e del complesso di superiorità che logora il nostro mondo.

E non potevo fare a meno di pensare a come le abitudini della mia amica tedesca somiglino terribilmente alle abitudini della mia amica banglese, anche se la mia amica banglese prega cinque volte al giorno e la tedesca è atea post-protestante.

Hanno lo stesso modo di tenere in ordine la casa (e cioè un criterio di organizzazione del disordine senza pari) e lo stesso modo di non tediare i propri figli, quell’assurda capacità di fidarsi di loro, di responsabilizzarli, di non preoccuparsi se prendono freddo, c’hanno caldo, vanno in giro scalzi, passa la macchina, mangiano poco, mangiano troppo, si sporcano, si imbrattano, si bagnano, si perdono: una cosa che noi italiane ci sogniamo! E quindi: o la tedesca non è per niente europea o la banglese fa parte di un’Europa che non comprende l’Italia!

E mi piaceva ricordarmi di quando Zainab ed Ulla se ne andavano in giro per il centro di Chieti, la domenica pomeriggio, in mezzo a tutti questi teatini di lusso con i bimbi vestiti di bianco da festa della prima comunione e non ti sporcare e dammi la mano e non correre e –mannaggia- ti si è strappata una calzetta e quelle correvano scalze sull’asfalto, tutte sporche di gelato al cioccolato e cedrata, con la pelle e i capelli di colore diverso e la stessa identica voglia di divertirsi e stare tranquille, alla faccia delle mamme in tayer, che le guardavano inorridite, pensando probabilmente che fossero zingare.

Ed io mi sento di vivere in quel loro mondo meraviglioso e colorato e non me ne importa niente del grigiume da salotto e della colazione al bar. Ok, non posso vivere come una marocchina, un’egiziana, una banglese. Va bene, lo accetto. Ma non posso sentirmi simile ad un’italiana, fino a quando le italiane non la smetteranno di stare così strette, rinchiuse dentro i loro atavici pregiudizi di casta e di razza.