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An-nisa: donne musulmane e societàPer favore basta con la favola della donna islamica ghettizzata, schiavizzata e succube. Se nel mondo islamico dilaga l'ignoranza la colpa non è dell'islam, ma dell'oblìo dell'islam. Un po' di verità - e di opinioni - sulle svariate realtà di oggi.
Metablog delle voci femminili islamiche in Italia.
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بسم الله الرحمان الرحيم
Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo
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Assalamu ‘alaykum waRahmatullahi Ta’ala waBarakatuHu.
Sono poligamo da 2 anni, per la grazia e la generosità di Allah (‘azza waJalla), wa-l-hamdulillahi, ho coinvolto fin dall’inizio la mia prima moglie (che Allah l’Altissimo la protegga e la ricompensi per la sua pazienza), che ha organizzato una “muqabala” (incontro pre-matrimoniale allo scopo di fare conoscenza) con la mia seconda sposa (che Allah l’Altissimo protegga e ricompensi anche lei per la sua pazienza).
In seguito, entrambi abbiamo compiuto la preghiera della consultazione (al-istikhara) e siamo andati insieme a chiedere la sua mano ai suoi genitori, una cosa certamente difficile, ma per la grazia di Allah non è il padre che concede la mano di sua figlia, ma Allah (‘azza waJalla) che dona il suo rizq (sussistenza, tesoro, beneficio) a chi vuole, senza contare>>>
Dietro le quinte dell'islam quotidiano: la poligamia vista da una musulmana qualunque ( III )

Concettualmente il tipo di poligamia di cui stiamo – ehm... stavamo - parlando si lega inestricabilmente con la questione del matrimonio imposto che non riguarda, come generalmente si crede, solo le donne. Conosco fratelli senegalesi che sono stati obbligati a sposarsi prima di lasciare il Senegal e fratelli iraniani che hanno dovuto rinunciare all’amore, per abbracciare gli interessi dei genitori lontani che, insieme al pacco postale “moglie”, hanno finalmente inviato anche quella cifra necessaria per aprire un’attività in Italia e non fare più ritorno, spezzando una storia d’amore e di solidarietà decennale, dolce e pulita e anche molto “islamica”. In tutti questi casi, il problema non è l’islam, ma la prassi, la tradizione dei padri, ciò contro cui l’islam ha sempre combattuto e ciò contro cui deve continuare a combattere.
Non mi pare, comunque, che la poligamia in Italia sia così capillarmente diffusa. Non mi pare che la maggior parte dei musulmani sia poligama e non mi pare, inoltre, che la “battaglia per la legalizzazione della poligamia” sia l’interesse principale delle associazioni islamiche italiane.
Qui – se non s’era capito - non si sta facendo una campagna per la diffusione della poligamia in Italia. Si tratta, invece, di una posizione “critica” che però non implica la necessità di inventarsi un islam di comodo. Un gruppo di persone, per quanto ampio, non può ergersi al di sopra degli altri e privare qualcuno dei propri diritti islamici e in particolare una donna del diritto di sopravvivere dignitosamente, di avere figli e di sentirsi più o meno amata.
Che sia, poi, il surrogato di un rapporto, un compromesso, una condizione di perenne infelicità e chissà cos’altro, ma che ne sappiamo? Che ne sapete? Chi può dirlo?
Al limite, dovremmo provare a chiederlo alle dirette interessate, voi che dite?
Personalmente sono invece contro un’eventuale e paradossale richiesta di legalizzazione della poligamia in Italia. E sarei anche contro l’assimilazione del matrimonio islamico ad un matrimonio cattolico, perché io continuo a vedere il matrimonio islamico più come un contratto di fidanzamento indispensabile per qualsiasi “categoria” d’amore e di relazione, piuttosto che come una promessa solenne allo stato, che certo, si può dare, ma anche separatamente, direi. I diritti delle prime, seconde, terze e quarte mogli devono essere garantiti in base alla coscienza di ognuno, non certo di fronte ad uno stato non islamico che alle minoranze – a tutte le minoranze, anche per esempio ai pluri-laureati e agli ex-ricercatori italiani disoccupati, che sono un casino – dovrebbe assicurare ben altro (lavoro, sussistenza, dignità, per esempio).
Già! La coscienza di ognuno! Eh, quella!
Tutta la sharia è una questione di coscienza. Le pene corporali, le clausole, le descrizioni minuziose di ciò che si prescrive in un caso e nell’altro caso e poi uno apre il Corano e legge questo:
E coloro che accusano le donne oneste senza produrre quattro testimoni, siano fustigati con ottanta colpi di frusta e non sia mai più accettata la loro testimonianza . Essi sono i corruttori,
eccetto coloro che in seguito si saranno pentiti ed emendati. In verità Allah è perdonatore, misericordioso.
Quanto a coloro che accusano le loro spose senza aver altri testimoni che sé stessi, la loro testimonianza sia una quadruplice attestazione in [Nome] di Allah testimoniante la loro veridicità ,
e con la quinta [attestazione invochi], la maledizione di Allah su se stesso se è tra i mentitori.
E sia risparmiata [la punizione alla moglie] se ella attesta quattro volte in Nome di Allah che egli è tra i mentitori,
e la quinta [attestazione invocando] l'ira di Allah su sé stessa se egli è tra i veritieri.
Se non fosse per la grazia di Allah nei vostri confronti e per
An-Nur (4-10)
Ed è la dimostrazione chiara ed inequivocabile che della sharia non puoi fartene nulla se non hai il cuore puro e una fede incrollabile. E che la sharia può essere una legge statale solo nel caso in cui la collettività sia composta da individui pronti ad accoglierla, perché musulmani nel cuore e non solo nella parvenza. E allora, quali fruste, quali pietre, quali ghigliottine?
Ma se qui si litiga e ci si prevarica l’un l’altro per il tozzo di pane raffermo buttato sull’aia dai quattro politicanti di turno!
Mentre tutto il mondo non islamico si occupa della “poligamia islamica”, del “velo islamico”, della “ghettizzazione della donna musulmana”, dell’endemico “maschilismo islamico”, noi dovremmo boicottarli, ignorarli tutti – lasciamoli vaneggiare! – e, semplicemente, settarci in modalità “islam-anno zero”.
E iniziare.
Poligamia e no-profit

Ritorno un attimo su alcuni concetti accennati nel post precedente, che probabilmente non ho espresso al meglio. Il “grasso Occidente” è stato tirato in ballo, proprio per evidenziare il fatto che, ormai, è pregiudizio comune che una donna con uno, due o tre figli a carico può cavarsela tranquillamente e non aver bisogno della collaborazione di un’eventuale marito, tutore o convivente corresponsabile. Ci sono le associazioni di volontariato, si dice, appunto. Ma quale potere credete che abbiano queste associazioni no-profit? Non possono certo assumersi l’onere di pagarti una baby-sitter, non possono trovare lavoro a tutte le donne sole disoccupate e non possono certo pagarti l’affitto. Ce ne sono alcune meravigliosamente valide, almeno qui in Abruzzo, e, in particolare, segnalo L’angelo custode per la provincia di Pescara e On the road, per la provincia di Teramo, ma i finanziamenti che ricevono bastano, a malapena, a pagare la metà delle ore del proprio personale qualificato che per l’altra metà lavorano a gratis e comunque con molto entusiasmo, sebbene spesso abbiano anche loro bisogno di un aiuto per pagare l’affitto, perché, con mezzo stipendio co.co.pro., certo, non si diventa ricchi.
Il problema di una donna con figli a carico e senza lavoro non è quello di essere povera o ricca, non è quello di rientrare nella categoria dei “nuovi poveri”, di quelli che hanno un reddito Isee inferiore a 10.000 €, ma quello di non riuscire proprio a sostentarsi. E le due cose sono nettamente differenti.
Forse certe cose bisogna viverle, per capirle veramente. Forse bisogna toccarle e vederle proprio da vicino per non minimizzare.
La poligamia è una soluzione estrema di casi estremi.
La poligamia è un'alternativa al niente.
La poligamia, nell'islam, non può essere imposta a nessuno da nessuno.
Dietro le quinte dell'islam quotidiano: la poligamia vista da una musulmana qualunque ( II )

...Continua da ( I )
A telefono con un’amica si rifletteva, qualche settimana fa, sulla differenza tra la poligamia vista con gli occhi della prima moglie e quella vista con gli occhi della seconda.
La moglie subentrante, sebbene gelosa, si sente sempre la prediletta. Arriva baldanzosamente dentro una famiglia quasi come se avesse la funzione di “salvare” la coppia dal declino e dal fallimento.
Ha un senso essere una seconda moglie. Ha una sua “dignità”, un suo nobile scopo.
Scegliere di essere la prima moglie in una famiglia di due o più mogli, invece, è uno dei misteri più intriganti dal punto di vista psicologico. Dare il tuo assenso affinché tuo marito sposi un’altra è un’idea balorda per qualunque donna e il fatto che qualcuna questo assenso lo dia è uno dei più grandi misteri della mente femminile.
Non credo che possa aiutare l’idea che sia sufficiente il semplice silenzio-assenso per essere la prima moglie di uno che si sposa pure un’altra.
Le donne, musulmane o no, raramente sono in grado di stare zitte e sopportare pazientemente, si sa. Che tante donne, non solo musulmane, ma anche ebree, greche, egiziane, mesopotamiche e romane, lo abbiano fatto per secoli, covando nel proprio cuore un indicibile sentimento di rivalsa e di riscatto a me pare, oltre che inaccettabile, anche un modo acritico e “vecchio” di vedere la storia.
E’ molto probabile, invece, che la donna dell’antichità avesse una costituzione animica differente dalla nostra, non ancora corrotta da quel modo materialistico di vedere il mondo, tipico dei nostri tempi, che impone alla donna l’antagonismo nei confronti dell’uomo e non la complementarità.
Le donne contemporanee nutrono, nei confronti del proprio uomo, lo stesso senso di proprietà che l’uomo nutre per la donna. Che sia naturale oppure no, che faccia parte di un disegno evolutivo oppure che si tratti di un’involuzione non sta a noi dire. Che una donna scelga oggi liberamente, come prima moglie, un rapporto poligamico, che lo auspichi per se stessa, pare comunque abbastanza inverosimile.
Per la donna senegalese, così come per quella italiana, grande peso possono invece avere il fattore economico e quello sociale, il fatto che, oltre alla porta della casa del marito, insieme a quella, si chiudano anche tutte le altre porte, anche quella della propria famiglia d’origine che, dando la propria figlia in sposa, aveva fatto un investimento di ben altra natura, rispetto a quel patetico investimento sentimentale che fanno le donne su un rapporto d’amore.
Non basta tutto il bagaglio culturale dell’Oriente e dell’Occidente per conferire ad una donna la capacità decisionale necessaria per ribellarsi, a ragione, non ad un precetto religioso, ma, sostanzialmente, ad un accordo tra clan.
La paura di non sapere dove “andare a sbattere la testa”, la fame, la miseria, l’incapacità di sostentarsi sono motivi validissimi per preferire, per scegliere consapevolmente la poligamia.
E mentre il grasso Occidente pubblicamente dichiara di aver debellato per sempre la povertà, gli scheletri del futuro iniziano ad affacciarsi all’orizzonte.
(Continua...)
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