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An-nisa: donne musulmane e societàPer favore basta con la favola della donna islamica ghettizzata, schiavizzata e succube. Se nel mondo islamico dilaga l'ignoranza la colpa non è dell'islam, ma dell'oblìo dell'islam. Un po' di verità - e di opinioni - sulle svariate realtà di oggi.
Metablog delle voci femminili islamiche in Italia.
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بسم الله الرحمان الرحيم
Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo
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Assalamu ‘alaykum waRahmatullahi Ta’ala waBarakatuHu.
Sono poligamo da 2 anni, per la grazia e la generosità di Allah (‘azza waJalla), wa-l-hamdulillahi, ho coinvolto fin dall’inizio la mia prima moglie (che Allah l’Altissimo la protegga e la ricompensi per la sua pazienza), che ha organizzato una “muqabala” (incontro pre-matrimoniale allo scopo di fare conoscenza) con la mia seconda sposa (che Allah l’Altissimo protegga e ricompensi anche lei per la sua pazienza).
In seguito, entrambi abbiamo compiuto la preghiera della consultazione (al-istikhara) e siamo andati insieme a chiedere la sua mano ai suoi genitori, una cosa certamente difficile, ma per la grazia di Allah non è il padre che concede la mano di sua figlia, ma Allah (‘azza waJalla) che dona il suo rizq (sussistenza, tesoro, beneficio) a chi vuole, senza contare>>>
بسم الله الرحمان الرحيم
Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

Il ruolo delle donne nel Jihâd contro il nemico

بسم الله الرحمان الرحيم
Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo
قُلْ إِنْ كَانَ آَبَاؤُكُمْ وَأَبْنَاؤُكُمْ وَإِخْوَانُكُمْ وَأَزْوَاجُكُمْ وَعَشِيرَتُكُمْ وَأَمْوَالٌ اقْتَرَفْتُمُوهَا وَتِجَارَةٌ تَخْشَوْنَ كَسَادَهَا وَمَسَاكِنُ تَرْضَوْنَهَا أَحَبَّ إِلَيْكُمْ مِنَ اللَّهِ وَرَسُولِهِ وَجِهَادٍ فِي سَبِيلِهِ فَتَرَبَّصُوا حَتَّى يَأْتِيَ اللَّهُ بِأَمْرِهِ وَاللَّهُ لَا يَهْدِي الْقَوْمَ الْفَاسِقِينَ (24)
Di': "Se i vostri padri, i vostri figli, i vostri fratelli, le vostre mogli, la vostra tribù, i beni che vi procurate, il commercio di cui temete la rovina e le case che amate vi sono più cari di Allah e del Suo Messaggero e della lotta nel sentiero di Allah, aspettate allora che Allah renda noto il Suo decreto! Allah non guida il popolo degli empi" (Corano IX. At-Tawba, 24)
In questo testo il nostro obiettivo non sarà quello di ricercare i dettagli di tutti questi ostacoli e impedimenti (al Jihâd), ma menzioneremo unicamente un ostacolo che
E la nostra ricerca nell'ostacolo (posto) dalla donna non le sarà sicuramente nuova, tuttavia ci rivolgeremo a lei in questo testo, dimostrandole come ella sia uno dei maggiori ostacoli dinanzi alla Vittoria e all'Onore dell'Islâm.
E quando diciamo che la donna è uno dei maggiori ostacoli per
E le presenteremo delle biografie che possa prendere ad esempio perché l'Islâm divenga vittorioso.
E la ragione per cui ci rivolgiamo alla donna, in questo testo, è a causa di ciò che abbiamo notato: quando una donna è persuasa di una cosa, diverrà uno dei maggiori impulsi perché gli uomini compiano (tale dovere).
Ma se è contro qualcosa, sarà tra i maggiori ostacoli al compimento (di tale obbligo) da parte degli uomini, , specialmente se questa donna è una madre o una nonna, l'obbedienza e la soddisfazione della quale sono obbligatorie.
Essendo noto che la donna è la culla degli uomini, e la custode del deposito, finché la loro costruzione divenga solida, ci rivolgeremo direttamente a lei, esortandola a giocare il suo ruolo attivo nell'attuale guerra tra l'Islâm e tutte le nazioni miscredenti, senza eccezione. E finché la donna abbandonerà il dovere di occuparsi di questa battaglia, o se ne allontanerà, o non sarà presente per rafforzare la determinazione (dei combattenti), ciò sarà il primo passo della sconfitta, il cammino verso la perdita, ed è ciò che accade alla nostra Ummah oggi.
L'Islâm non fu vittorioso, nei suoi momenti di splendore, sulle nazioni miscredenti (che erano più grandi in potenza, in numero e in ricchezze), eccetto quando la donna fu pronta ad assumersi la propria responsabilità, poiché ella fa parte di coloro che allevano i bambini sulla via del Jihâd, che pazientano e aiutano i loro figli e il loro marito a restare pazienti nella continuazione di questa via. Così l'espressione "Dietro ad ogni grande uomo di trova una donna" si avvera veridica per le donne di quest'epoca, e possiamo dunque dire: "Dietro a ciascun grande Mujâhid si trova una donna".
Queste donne erano coscienti del loro ruolo, ed erano come le descrisse il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) nell’hadîth riportato da Ahmad e at-Tirmidhi: in una certa occasione, ‘Umar (radiAllahu ‘anhu) chiese al Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam): “Oh Messaggero di Allah! Quali ricchezze dobbiamo ricercare (in questo mondo)?”. Egli rispose: “Devi cercare un cuore riconoscente, una lingua occupata nel Ricordo di Allah, e una donna che ti consolidi negli affari che riguardano l’Aldilà” (Sunan Ibn Majah n° 1846; as-Silsilah as-Sahihah n° 2176; Sahih al-Jami’ n° 5231).
Ma per ciò che riguarda le donne della nostra epoca, cosa dobbiamo dire? E come le dobbiamo descrivere? Quali sono le loro preoccupazioni? Sono forse esse un mezzo di sostegno per il loro marito negli affari dell’Aldilà? Comprendono qualcosa a proposito della guerra odierna tra l’Islâm e il Kufr? O almeno conoscono i Paesi del Kufr? E sanno cosa subiscono i Musulmani dovunque? In Palestina?...
Esse non ne sono coscienti. E quale sorta di incoscienza è questa? È l’incoscienza di qualsiasi cosa tranne il fatto di seguire le mode e i capricci, gli ornamenti e l’esteriorità. Esse si sono votate alla distruzione. I nemici della Religione le utilizzano contro
E il centro d’interesse del nemico nella “liberazione” delle donne è apparso unicamente dopo che egli ha realizzato che la donna è la custode della Ummah. Se ella è corrotta, la sua discendenza sarà corrotta, così come tutti coloro che le si trovano intorno. Dunque essi (i nemici) l’hanno utilizzata nel peggiore dei modi, mentre ella si trova nell’illusione e nell’annegamento, e crede a tutti questi falsi appelli, lâHawlâ walâQuwwata illa biLlah (non c’è forza né potenza se non presso Allah)!
E se tu, oh Amatullah, sei incosciente della presenza dell’attuale guerra contro di noi, la situazione sarebbe facile se potessimo dire: ci sono pure gli uomini per compensare! Ma oggi, se tu sei incosciente della presenza della guerra attuale o della preparazione (per questa guerra),
Di conseguenza, devi essere cosciente, mia cara sorella Musulmana, che la tua missione è più grande di quanto t'immagini. Tu sei responsabile di una grande parte della sconfitta dell'Islâm oggi, poiché se tu ti fossi alzata per assumerti la tua responsabilità, questa vergogna non si sarebbe abbattuta sulla Ummah. E può darsi che tu chieda: "Perché porterei dunque tutte queste responsabilità?". Noi ti rispondiamo: perché la tua responsabilità è la prima responsabilità che, se non viene assunta correttamente, non avrà quasi più alcun beneficio per chi verrà dopo.
Ciò perché il primo luogo in cui il bambino cresce è nelle tue braccia, e se diviene un giovanotto, conoscerà unicamente la tua guida, a causa del suo amore per te. Dunque, se tu non semini in lui l'amore per Allah ('azza waJalla), per il Suo Messaggero (sallAllahu 'alayhi waSallam) e per il Jihâd nella Sua Via durante la sua infanzia, nessun altro potrà installarlo nel suo cuore quando sarà più vecchio, se non a prezzo di enormi difficoltà. Il deposito è tra le tue mani, tenero e caldo, alzati dunque e assumi il tuo ruolo, e ne vedrai il risultato tra due decenni, con il Permesso di Allah…
Tratto da:
Il ruolo delle donne nel Jihâd
contro il nemico
dello shaykh Martire
Al-Hafiz Yusuf Bin Salih Al-‘Iyari
(che Allah abbia misericordia di lui)
Lettera della nostra sorella Nûr, dall'inferno di Abu Ghraib
بسم الله الرحمان الرحيم
Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo
Dopo la tristemente famosa lettera della sorella Fatimah, un'altra dolorosa testimonianza delle ceneri della prigione-inferno di Abu Ghraib
BismillâhirRahmânirRahîm
Non so da dove cominciare, vi descriverò la fame, mentre voi mangiate? O la sete, mentre voi bevete? O il sonno, quando voi dormite? O la nostra nudità, mentre voi siete vestiti? … Ma quando penso ai nobili tra voi, piango sulla mia condizione, che cosa vi descriverò dunque di ciò che noi subiamo come torture, senza urtare il vostro pudore e preservare il deposito? Dove siete, dunque, oh nobili fratelli? Dove siete, dunque, oh sapienti dell'Islâm? Avete dunque dimenticato il Messaggio con cui giunse il veridico, Abû-l-Qâsim Muhammad (sallAllahu 'alayhi waSallam)? Se ci avete dimenticate a causa del denaro… Vi chiederemo giustizia dinanzi all'Unico, poiché noi siamo una consegna legata ai vostri colli… Chiedo a coloro che riceveranno questo messaggio, tra i sapienti e i nobili Imâm che temono il Giorno in cui i cuori e gli sguardi saranno sconvolti, di trasmettere questa amanah dall'alto dei loro minbar. Ricordatevi, quando guardate ciò che subiscono i nostri fratelli in Palestina: anche noi soffriamo oggi, quando vediamo questi ebrei bere l'alcol dinanzi a noi e poi stuprare i nostri corpi come delle bestie selvagge, e si divertono e godono di quelle i cui corpi sono stati umiliati. Oh nobili fratelli, quante volte dunque morirete? I nostri corpi sono stati insudiciati, i nostri abiti strappati, i nostri ventri attanagliati per la fame, le nostre lacrime scorrono, ma chi dunque viene in nostro soccorso? Non vorrei dirvi addio, ma prima di farlo vi dico: temete Allah nei ventri delle vostre sorelle, poiché essi sono stati riempiti di figli adulterini. Prima di lasciarvi, chiedo ai nobili tra voi che detengono delle armi di ucciderci insieme a loro in queste prigioni, ve lo chiedo in Nome di Allah, ve lo chiedo in Nome di Allah, ve lo chiedo in Nome di Allah. La vostra sorella per Allah, Nûr.
Yâ Allah, Ti imploriamo di vendicare le nostre sorelle, di far subire a questi cani tormento su tormento, nella vita di quaggiù come nell'Aldilà, Yâ Allah, fai gustare loro la lama dei nostri Mujâhidîn, Yâ Allah, Ti imploriamo di accordare alle nostre amate sorelle il più alto livello del Tuo Paradiso, al-Firdaws, Allahumma âmîn! Jazakumullahu khayran Ansâr al-Haqq
La storia di Yusuf Estes continua...
As salam alaykum wa rahmatuLlah, ecco a voi
Il ritorno all' Islam di Yusuf Estes (terza parte)
gentilmente tradotto dalla sorella Aziza ;)
Salam wa rahma, Aisha.
La storia di Yusuf Estes
As salam alaykum wa rahmatuLlah wa barakatu. Non nascondo il piacere con il quale mi appresto ad inaugurare questo nuovo e bellissimo progetto di Khadija, ovvero un aggregatore di blog musulmani al femminile. Che Allah swt la ricompensi nel migliore dei modi per la sua bontà, sensibilità, intelligenza e soprattutto per la sua fede.
Ed ecco qui i primi due links che spero abbiate il piacere di leggere, le prime due parti della storia di Yusuf Estes, un ex predicatore cristiano che in un modo quantomeno insolito ha, grazie a Dio, abbracciato l' Islam e che adesso contribuisce grandemente a diffondere anche grazie alla duplice conoscenza dei due mondi, quello cristiano appunto e quello musulmano. Buona lettura, in attesa delle parti successive ;)
Salam wa rahmatuLlah, Aisha.
La rosa appesa al vuoto

Che la musica sia in assoluto islamicamente haram o halal a me pare un'altra di quelle solite baggianate da muazzin-beduino del deserto metropolitano. I fatti sono molto più complicati di così e probabilmente per ogni stadio spirituale esiste uno step musicale consono al livello raggiunto. Io mi trovo ancora a Manu Chao e 24 Grana e a Wim Martins e Philip Glass. Mi scarico Pubblic Enemy e Soldiers of Allah. E ascoltare Yusuf Islam mi pare come fare dikr.
Per il resto, ascolto Radio Città, quando il segnale arriva fino alla montagnetta fortificata. Non guardo Sanremo, da decenni ormai. Eppure stasera mi è capitato di incontrare quella poesia, di passaggio nel soggiorno. Quella che mi cantavo tanti anni fa, mentre imparavo la lingua dei demoni della terra per parlare con lui di loro.
Sono una che piange facilmente, devo ammetterlo.
Un niente e gli occhi diventano umidi. Mi giro e faccio l'indifferente e quando non ci fai più caso mi asciugo alla meno peggio e parlo di cose che fanno ridere, così mi passa ed evito di far ridere a mia volta. E stasera mi è capitato con quella canzone. L'ho conosciuta intimamente la malattia mentale e attraverso essa ho incontrato la poesia. Sono salita sopra ad una specie di scala mobile. Una scala mobile sgangherata che andava avanti e dietro, tra i mondi superiori e quelli sommersi e non mi permetteva mai di scendere e riposarmi. Una scala mobile dalla quale, poi, qualcuno si è buttato giù. Probabilmente perchè si è reso conto che non sarebbe mai più riuscito a volare.
E quindi magari per una volta sarò conformista e compiacente, ma capita quando, per un attimo, hai come la sensazione che chi ti sta attorno condivide con te le note di una poesia che tu ti porti dentro da 20 anni insieme al segreto della tua più grande sconfitta.
La rosa appesa al vuoto - marzo 1997
La stanza di Anna era sempre buia. C’era solo un lumino acceso in un angolo, di fronte ad una rosa secca, appesa al muro con la testa in giù. La stanza di Anna odorava di cera e di incenso. Si udivano solo lo scivolìo della sua vestaglia di raso rosso, nella stanza, e il suo respiro voluttuoso. Ogni volta che Sid andava a trovarla le sembrava sempre diverso: una volta aveva le spalle più larghe, un’altra volta la voce più cupa o l’accento straniero, un’altra volta ancora le labbra più sottili. Ma quando si amavano lo riconosceva. Lo riconosceva dal modo che aveva di prenderla e di farsene dominare, dal modo che aveva di baciarla repentinamente e attrarla a sé e farla respirare. Anna non sapeva cosa ci fosse fuori da quella stanza buia. Sid la teneva lì dentro e le diceva: “Anna, noi siamo liberi! Io posso fare quello che voglio e anche tu puoi! Non c’è nulla al mondo che ci lega. Niente! Io non ti amo e non mi importa di essere amato da te. Questa stanza potrebbe dissolversi da un momento all’altro e noi non avremmo più un posto in cui incontrarci. Noi due non siamo nati l’uno per l’altra: è questa stanza che ci ha unito e tiene in vita i nostri incontri. Io non ti amo!” Anna rispondeva raramente e, quando rispondeva, lo faceva con una voce stanca che pareva essere partorita da una bocca che fa fatica a schiudersi: “Magari non mi ami, ma vuoi che io ti appartenga. Mi dici che posso andarmene quando voglio, ma non è vero: la porta è sempre chiusa, non ci sono finestre, non c’è nemmeno una botola in cui nascondersi per non farmi trovare da te. Tu mi tieni prigioniera e mi costringi ad amarti.” “No, Anna, ti sbagli! Io non voglio essere amato da te. Non me ne importa niente di te . Non ti voglio!” “E allora che cosa vieni a fare in questa stanza?” “Vengo a sognare. A vivere qualcos’altro. Ad amare una donna che non sei tu.”
Sid era un grande avventuriero: un viaggiatore più che un sognatore. Spesso si chiudeva nella sua casa di teso cotone bianco e percorreva le strade più impervie, quelle più ripide e scivolose, quelle più buie: aveva visto i messicani bere l’urina dello sciamano, aveva visto il sole dei Caraibi e, chissà dove, l’uragano, quello che spazza via ogni cosa, quello che salverà il mondo dai Demoni della Terra. Ogni giorno vedeva se stesso fuggire sempre più lontano e spesso aveva avuto paura di non trovarsi più. Una volta, in uno dei suoi viaggi, aveva intrapreso un percorso che porta verso un posto chiamato “Nulla”. E lo aveva visto. Ne era stato terribilmente attratto come quando guardi in giù da un grattacielo. Ma poi erano andati a riprenderlo e lui non sapeva se esserne contento. I Demoni della Terra erano dappertutto e si infilavano nella sua casa dall’impianto di condizionamento. Lui non li vedeva, ma sapeva che c’erano, perché sentiva la loro presenza. E non poteva parlarne con nessuno. Temeva di essere preso per pazzo, perché nessun altro, a parte lui, avrebbe potuto avvertire la presenza dei Demoni della Terra. Perché era lui che volevano. E lo ossessionavano in mille modi, cercavano di farlo impazzire davvero, cercavano di renderlo innocuo, di annullarlo. Perché sapeva troppe cose. I suoi viaggi lo avevano catapultato in abissi troppo profondi, troppo bui e troppo segreti e lui aveva visto cose che mai ad occhi umani fu dato di vedere, senza necessariamente impazzire. I pazzi parlano la lingua dei Demoni della Terra e dicono sempre la verità. Nessun altro conosce quella lingua. Sid non parlava la lingua dei Demoni della Terra. Conosceva il mondo del profondo, ma non aveva le parole per esprimerlo. Sapeva dire solo che tutto ciò che si trova negli abissi è simile ad un grande anello di fuoco che non ha inizio, non ha fine e non è percorribile, ma che racchiude in sé tutto ciò che inizia e finisce, tutto ciò che è divisibile e assegnabile. Sid sapeva di avere un baratro, un baratro dentro i suoi occhi blu.
Eva era l’unica persona al mondo con la quale Sid cercasse di confrontarsi. Quando le raccontava dei Demoni della Terra, Eva non sapeva fare altro che guardarlo con indifferenza e chiedergli: “Ma che aspetto hanno?”. E Sid, allora, si ricordava che già altre mille volte aveva pensato quello che adesso stava pensando: Eva non lo avrebbe mai capito! Lei non faceva altro che fargli domande. Gli chiedeva di parlarle dei giochi che faceva da bambino, di sua madre, di suo padre e di sua zia. Gli chiedeva sempre: “Dove ti fa male?”. E poi voleva che le raccontasse di tutti i suoi viaggi, in ogni minimo dettaglio, con precisione. Ma Sid non era una persona precisa nei dettagli.
Sid non sarebbe mai stato capace di apprendere nulla dalle esperienze. La sua conoscenza si basava esclusivamente su sensazioni, sogni, brividi che per un attimo attraversano la schiena, piccole premonizioni. Ma troppo spesso dimenticava anche di far caso a queste cose. Quando Eva gli parlava, dei suoi discorsi, non riusciva a ricordare altro che la sfumatura di una parola, l’echeggiare di un pensiero non proferito, lo sguardo di lei che per un attimo fissa qualcosa, si acuisce e disvela una fitta trama di associazioni, che non si dicono, di cui nessuno parla mai. Eva sosteneva che Sid, viaggio dopo viaggio, avesse pian piano sperperato qua e là gran parte della sua lucidità mentale. Eva gli diceva che, prima o poi, si sarebbe dovuto decidere a ripercorrere le strade battute, per ritrovare i pezzi di sé sparpagliati durante i viaggi. Sid, allora, la guardava sorridendo e chiedeva: “Perché mai dovrei farlo?”. Eva rispondeva con la sua solita fredda lucidità che a Sid pareva quasi perversa: “Per ritornare integro, sano, completo!”. “E perché mai dovrei essere integro? Tu sei integra, forse?”
Eva viveva in una palafitta di cristallo sospesa sul mare. Passava la maggior parte del suo tempo distesa sul pavimento di casa sua, a pancia in giù, a guardare il mare, sotto di lei, oltre il cristallo. Qualche volta andava a sedersi sul tetto della sua casa di cristallo. Le piaceva restare lì e farsi accarezzare dalla brezza marina. La brezza marina era l’unica cosa dalla quale le piacesse essere accarezzata. Quando passava una nuvola, non riusciva mai a salirci sopra e a farsi trasportare. Rimaneva a guardare la soffice nuvola allontanarsi e, con il sedere ben piantato nel cristallo, si diceva: “Non posso salire sulla nuvola: la nuvola è inconsistente, cadrei di sotto. Sì, dalle nuvole si cade sempre, prima o poi!”. Qualche volta Sid pensava di essere innamorato di Eva, ma non sapeva dirglielo: Eva non capiva la parola “amore”.
Quando non era impegnato in qualcuno dei suoi frequenti viaggi, Sid passava quasi tutte le sue giornate con Eva. Ogni tanto, di notte, si ricordava della stanza buia e della donna vestita di raso scivoloso. Anna sapeva che Sid sarebbe andato a trovarla nel momento stesso in cui lui lo decideva. Allora accendeva l’incenso e si sedeva sul tappeto ad aspettarlo, ma quando arrivava si chiedeva sempre se fosse davvero lui! Anna non si esprimeva quasi mai a parole. Non sapeva trovare parole per le cose che provava. Le sue emozioni diventavano gesti sottili, carezze, respiri, un affondare di unghie sulla schiena, il sapore di un nervo teso nella bocca. I suoi pensieri si potevano annusare. Le sue sensazioni avrebbero potuto essere afferrate, gustate con i polpastrelli delle dita, udite con l’orecchio della mente. Sid pensava di non avere molto da dire a quella donna e non le raccontava mai nulla. Ma Anna sapeva tutto di lui. Vedeva, con l’occhio della mente, i Demoni della Terra entrare nella stanza buia dal buco della serratura e, invidiosi, guardarli amarsi. E, quando accarezzava il viso di Sid, accarezzava sul suo volto i segni di ogni viaggio. Quando i suoi polpastrelli gli socchiudevano le palpebre degli occhi, lei vedeva con i suoi occhi gli abissi che lui aveva visto, quando i polpastrelli gli percorrevano delicatamente i contorni della bocca, lei assaporava nella sua il gusto amaro di conoscere la verità e non saperla esprimere, quando il dito di lei ridisegnava il suo profilo, si soffermava sempre sulla punta del naso ad annusare l’odore acre di zolfo e di letame, l’odore dei Demoni della Terra. Ma Sid non immaginava che Anna lo conoscesse così profondamente. Non aveva mai provato a parlare con lei di se stesso. Era convinto che loro due non avessero nulla da condividere: lei, chiusa in una stanza buia a sognare e lui, in giro per le tortuose strade degli abissi a cercare, esplorare e sprofondare sempre più giù. Sid era convinto di non avere nulla da condividere con Anna, ma ogni volta che usciva dalla stanza buia si sentiva più leggero, come se si fosse liberato di qualcosa di molto pesante. Anna, invece , sentiva come una forza sulla testa che la schiacciava, la appesantiva e la stordiva, ma non se ne preoccupava perché sapeva esattamente cos’era. Sid era convinto di non avere nulla da condividere con Anna. Tuttavia, una notte, decise di metterla alla prova e le raccontò di uno dei suoi viaggi. Le raccontò di un luogo lontano, un monte abitato dagli Uomini-Scorpione. “Gli Uomini-Scorpione sono i custodi del monte e del tesoro del monte. Il tesoro del monte è una porta, una porta di luce che risucchia chiunque si avvicini troppo ad essa, una porta di luce che non deve essere attraversata da anima mortale.” Anna non ascoltava il suono della voce di Sid, che oggi era più dolce, ma anche più tetro. Con gli occhi chiusi, ripercorreva le tappe di un viaggio che aveva già fatto, una delle tante volte in cui, con i suoi polpastrelli, aveva socchiuso le palpebre di lui e aveva visto con gli occhi suoi. Sid ora sedeva in un angolo del tappeto silenzioso. Sembrava avesse terminato il suo racconto, ma Anna sapeva che quel viaggio non era finito così. “Parlami di ciò che hai visto quando sei entrato, ti prego.” “Non ho mai detto di essere entrato! Ti ho detto che nessun’anima mortale può attraversare la soglia di quella porta!... Lo vedi che non mi ascolti mai!” “Ma sei entrato, no?” “Sì, sono entrato, ma io non ti ho mai detto di essere entrato. Tu non mi ascolti! Non posso parlarti, non posso vederti, non ho nulla da dirti, non hai nulla da dirmi. Non abbiamo nulla da condividere io e te. Non verrò mai più in questa stanza buia e maledetta! Addio!”
Da quando aveva smesso di recarsi nella stanza buia, Sid passava tutto il tempo con Eva, nella palafitta di cristallo, sospesa sul mare. Quando era con lei tutto era luminoso. I Demoni della Terra scomparivano e sembravano l’invenzione di un vecchio barbone ubriaco. Poi arrivava la notte e, con la notte, arrivava sempre il freddo, nella palafitta di cristallo sospesa sul mare. Eva pian piano si irrigidiva: i suoi occhi grigi erano i primi a spegnersi e a diventare ghiaccio e via via anche tutto il resto del corpo si ibernava. Sid rimaneva completamente solo. Passava la maggior parte della notte disteso sul pavimento a pancia in giù a guardare il mare, sotto di lui, oltre il cristallo. E laggiù, oltre il cristallo, oltre il riflesso delle stelle, oltre le onde, i flutti e gli abissi, attendevano famelici i Demoni della Terra. Sid aveva sempre più paura di viaggiare e di uscire dalla palafitta di cristallo, sospesa sul mare. Sentiva come una forza sulla testa che lo schiacciava, lo stordiva e lo appesantiva e non sapeva proprio cosa fosse. Una notte, in cui non ne poteva più del cristallo, del ghiaccio, del mare, dei Demoni della Terra che lo aspettavano oltre gli abissi, e, soprattutto, della forza sulla testa che lo schiacciava, Sid decise di lasciare per sempre la palafitta di cristallo sospesa sul mare. Ciò che gli faceva più male era sapere che Eva non avrebbe affatto sofferto della sua mancanza. Dopo tanto tempo si recò, dunque, di nuovo nella stanza buia, in cerca della donna vestita di raso scivoloso. Aprì la porta chiusa a chiave e la varcò, ma ben presto si accorse che le pareti della stanza si erano dissolte e che Anna non c’era più. C’era solo un lumino acceso in un angolo, di fronte ad una rosa secca, appesa al vuoto, con la testa in giù. Sid non si rattristò poi molto per la perdita di Anna. Rimise su le pareti della stanza, quella stessa notte e ci si infilò dentro, intenzionato a partire al più presto per nuovi e intrepidi viaggi. Si ritrovò a camminare su una larga strada assolata. Attorno era tutto deserto e silenzio. Camminò per giorni e giorni senza incontrare un albero, un insetto o un essere umano. Ma un giorno vide una donna vestita di raso rosso scivoloso andargli incontro e domandargli: “Mi scusi tanto, signore, io sto cercando il mio uomo. Lui è... alto..., voglio dire, penso che sia alto circa un metro e novanta, oppure un metro e sessanta. Qualche volta ha le spalle larghe e ci sono delle volte in cui ha la voce cupa e altre in cui ha l’accento straniero e qualche volta ha le labbra sottili. E’ un grande viaggiatore e dovrebbe trovarsi da queste parti, ne sono certa, so che deve essere qui! Ha dunque visto qualcuno che corrisponde a questa descrizione?” Sid restò, per diversi istanti, silenzioso a contemplare quel viso etereo e quello sguardo magico. Era folgorato dalla soprannaturale bellezza della strana donna vestita di raso rosso scivoloso e sensuale. “Mi spiace, bellissima dama, io non ho visto nessuno passare. Sono sicuro che in questa immensa terra arida non ci sia nessuno, a parte noi due. Non mi sembra opportuno che lei prosegua da sola il tragitto. Io sono un grande viaggiatore e la guiderò ovunque lei vorrà recarsi. La prego, si lasci scortare!” “Non si disturbi! Non ho bisogno del suo aiuto. Il mio uomo è in grave pericolo e solo io posso trovarlo e salvarlo. Lui ha bisogno di darmi tutto il suo male, ogni sua debolezza, ogni sua angoscia e di prendere da me l’energia necessaria per combattere i mostri che lo ossessionano da anni e che non gli daranno mai pace. Lui ha bisogno di me per avere la forza di reagire e non farsi risucchiare dalle belve fameliche che lo perseguitano. Devo trovarlo ad ogni costo!” Sid la guardava. Gli occhi che avevano visto il baratro e gli abissi, erano spalancati su quell’arcana bellezza e si perdevano nel mistero di quei grandi occhi bui che parlavano la lingua dei Demoni della Terra, senza apparire folli o assenti. “Credo di essere io l’uomo che state cercando!” sentenziò Sid. La donna rabbrividì a questa frase. Ebbe un attimo di esitazione, ma poi avvicinò la sua mano al viso di lui. I suoi polpastrelli gli accarezzarono la guancia e poi gli socchiusero le palpebre degli occhi e si fermarono su di essi. “HO FREDDO!” gridò, quasi come se gridasse di dolore, ritraendo velocemente la mano. Poi si calmò e gli sorrise. “Il mio uomo è un uomo che brucia. Lei è un uomo di ghiaccio, capace di vedere i demoni della terra solo oltre il cristallo, oltre il riflesso delle stelle, oltre le onde, i flutti e gli abissi. Lei non sarebbe mai abbastanza temerario da lasciarsi scivolare laggiù, da catapultarsi negli abissi bui, profondi e segreti, dove si vedono cose che mai a occhi umani fu dato di vedere, senza necessariamente impazzire. Nei suoi occhi grigi non ho visto il baratro, non ho visto gli abissi. Ho visto solo ghiaccio e cristallo. Nient’altro.” “Come grigi? I miei occhi sono blu!” “Mi spiace di non potermi trattenere qui con lei a disquisire sul colore dei suoi occhi, ma devo trovare il mio uomo al più presto. Addio!” “No! La prego, non se ne vada! Le dico che sono io il suo uomo, la prego, ho bisogno di lei, è me che deve salvare!” Le suppliche di Sid furono inutili. La donna vestita di raso rosso scivoloso fece due passi e subito si dissolse, mentre Sid continuava a urlare, piangere, sbraitare e dimenarsi, in quella terra arida, silenziosa e vuota!
“E questo chi è?” “Non saprei! Lo abbiamo trovato in preda ad una crisi, sull’autostrada. Per colpa sua un camionista è stato costretto a frenare di colpo ed ha causato un tamponamento a catena. Era senza documenti, senza tessera sanitaria e non aveva nemmeno l’orologio!” “E lei chi è? Una sua parente?” La donna vestita di raso rosso scivoloso guardava perplessa gli uomini con il camice bianco. Aveva il viso pallido e sbattuto e i suoi occhi bui erano umidi e privi di vita. “Allora, signorina, vuole rispondere per cortesia?” “Io non conoscevo quest’uomo. L’ho visto oggi per la prima volta e gli ho chiesto alcune informazioni. Abbiamo parlato e le posso assicurare che non è folle! E non potrebbe mai diventarlo - non c’è nessun rischio! - le assicuro. Costui è uno di quegli uomini che se ne infischiano delle voci che vengono da dentro. Gli tolga quella camicia di forza: è ridicolo tenerlo così! Ma non sono qui per parlare di quest’uomo! Sono venuta qui per cercare una persona. L’unica cosa che posso dirle è che si chiama Sid. Non so dirle nient’altro.” “Qui non è venuto nessuno con questo nome.” “Le lascio il mio numero. Se...” “Senz’altro!” “Arrivederci!” “Signorina, aspetti un attimo, per cortesia! Il paziente si è svegliato. Non vuole parlare con lui?” Anna guardò gli occhi grigi di Sid persi nel vuoto, lo sguardo disgregato, sgranato, silenzioso. E ascoltò la sua voce parlare con la lingua dei Demoni della Terra: “I Demoni della Terra sono qui! Sono venuti a prendermi! Si sono vestiti di bianco per confondermi e c’è anche un demone rosso, un demone rosso bellissimo, che attende famelico la mia pazzia, per riconoscermi, per sapere che io sono l’uomo che cerca, per vendicarsi. Ma si è già vendicato e non lo sa! E non lo sa nessuno. Ma io non amo il demone rosso. Il demone rosso affascina e tradisce, promette la salvezza per un chissà-chi disperso nel deserto e quando lo incontra lo abbandona al suo deserto e continua a cercare e non trova mai. E’ Anna l’unica donna che io abbia mai amato in vita mia. Anche se non sapeva ascoltarmi, anche se non poteva vedermi, perché io la sentivo e lei mi sentiva ed io non capivo. Non ho mai capito niente! PAZZO!!! Pazzo che sono stato! Un folle cieco, nel suo frenetico rincorrere l’amore dappertutto, tranne dove sa che può trovarlo! PAZZO! PAZZO! AHH!!!” “Portatelo via! Sta avendo un’altra crisi! Dategli dei calmanti! Fate qualcosa! Non se ne può più di sentire la gente urlare, qui dentro!”
Quando arrivò la dottoressa Eva Stoelzl, la psichiatra che aveva in cura Sid, per riconurlo con sé nella clinica sul mare, Anna stava piangendo sommessamente e non si accorse che lo stavano portando via.