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An-nisa: donne musulmane e societàPer favore basta con la favola della donna islamica ghettizzata, schiavizzata e succube. Se nel mondo islamico dilaga l'ignoranza la colpa non è dell'islam, ma dell'oblìo dell'islam. Un po' di verità - e di opinioni - sulle svariate realtà di oggi.
Metablog delle voci femminili islamiche in Italia.
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Convegno ADMI
DOMENICA 20 APRILE 2008
A MILANO
DALLE ORE 10:30 ALLE 18:30
PRESSO AULA PIOXII
VIA SANT'ANTONIO 5 MILANO, MM DUOMO
SI TERRA' IL XIII CONVEGNO NAZIONALE
DELL'ASSOCIAZIONE DONNE MUSULMANE D'ITALIA
TEMA INCONTRO
"Famiglia e dialogo fra le generazioni"
RELATORE PRINCIPALE IL PROF. IBRAHIM DASUCHI - AUSTRIA
SONO Leggi ancora...
Giuro, non l' ho scritto io...
e neanche un altro musulmana/o, ma un cattolico, e molto intelligente, aggiungo (continua a leggere >>> )
Salam alaykum.
Convegno: dialogo tra le civiltà
Sabato 15 marzo p.v., organizzato dalla redazione della rivista "Il Puro Islam", presso la Sala S. Tommaso – Basilica di S. Domenico Maggiore – Chiostro di San Domenico Maggiore, 3 Napoli Ore 15:00 -20:00 Convegno dal titolo, "Dialogo tra le civiltà, un imperativo imprescindibile per la pace" Tema: Il ruolo della religione per lo sviluppo della pace e della collaborazione tra i popoli.
Interverranno: Amir De Martino – Docente presso l'Islamic College for Advanced Studies di Londra; Padre Domenico Pizzuti – Docente presso la Pontificia facoltà teologica di Napoli, da sempre un promotore del dialogo interreligioso; Amina Salina – Giornalista; Sarubbi Giovanni – Direttore della rivista "Il Dialogo"; Ali Redha Esmaeili – Direttore dell'Istituto Culturale Iraniano; Massimiliano Pagliai – Pastore della Chiesa Valdese del Vomero - Napoli; Rev. Frank Gelli – Fondatore e coordinatore dell' Arkadash Network, un' organizzazione dedicata a sviluppare vincoli di fratellanza tra Musulmani e Cristiani; Ruhollah Arcadi – Ricercatore presso l'Università di Shiraz ( Modera: Abdul Karim Francesco Palazzi Trivelli).
C'era davvero bisogno di una fatwa?
(Segnalato da Amina Salina)
C'era davvero bisogno di una fatwa? Non saprei. Comunque gli sciiti del Libano ce l'hanno. Ovviamente noi sunniti non riconosciamo l'autorità di sayyed e ayatollah, ma riconosciamo un discorso intelligente, islamicamente ineccepibile, rigoroso e trasparente.
Se davvero, nel 2008, abbiamo bisogno di fatwe per riconoscere ciò che alla donna veniva riconosciuto già nell'alto medioevo speriamo che pure i nostri hulema ne emettano a iosa.
C'era davvero bisogno di una fatwa? Non saprei. Probabilmente sì. Buona lettura.
1- Nell'Islam la clemenza é la norma che prende priorità sulla violenza che dovrebbe essere usata solamente in casi eccezionali come nell'autodifesa o nella punizione educativa. (...)
2- Il fatto che gli uomini mantengano le donne non significa che abbiano autorità su di esse. Significa solamente che loro, gli uomini, sono tenuti a governare la famiglia, ma non in una maniera tirannica bensì consultandosi con le loro spose in tutte le cose che richiedono di una decisione comune.
3- Il fatto che le donne compiano lavori domestici, che l'Islam non assegna loro, ma
addirittura propone un salario per questi tipi di lavori, dovrebbe portare gli uomini ad apprezzare il sacrificio che le donne compiono nel prendersi cura delle loro famiglie e a rifiutarsi di compiere qualsiasi atto di violenza contro di loro.
4 - L'Islam ha posto la regole fisse della relazione tra marito e moglie cosi come della famiglia in generale: la regola di equità e di gentilezza. (...)
5- L'islam considera le donne sposate entità finanziariamente e legislativamente indipendenti. I mariti non hanno il permesso di controllare i beni delle loro mogli o di interferire nei loro affari privati o nei loro interessi finanziari che non li riguardano come mariti o che non riguardano la famiglia.
6- L'Islam non permette agli uomini di praticare nessun tipo di violenza contro le donne. Essi non hanno diritto di violare i diritti legali che sono tenuti a rispettare in conformità al contratto matrimoniale: cacciarle di casa, o perfino usare parole dure maledizioni, é un peccato di cui Allah Altissimo riterrà l'uomo responsabile e la legge islamica definisce chiare punizioni per azioni di tal fatta.
7- Se gli uomini praticano violenza contro le donne ed esse non hanno modo per difendersi salvo ricambiare la violenza, questo sarà permesso come atto d'autodifesa.
E' anche ammissibile che le donne a cui sono negati diritti legali, come ad esempio provvedere al loro mantenimento, o soddisfare i loro bisogni sessuali, rifiutino ai loro mariti i diritti che il matrimonio prevede a loro vantaggio.
8- L'Islam ribadisce che non ci può essere tutela su donne fisicamente e mentalmente mature: esse sono indipendenti nella gestione dei propri affari. Nessuno può imporre a queste donne un marito che non vogliono ed ogni contratto stipulato senza il loro consenso é considerato nullo e invalido.
9- E’ nell'ambito delle nostre preoccupazioni di preservare la famiglia: noi accordiamo alla legge il compito di coordinare il lavoro delle donne con il compito che le donne hanno nella famiglia.Ogni rifiuto di questa responsabilità potrebbe destabilizzare la famiglia, ciò significa che la società praticherebbe violenza multipla contro le sue stesse strutture sociali ed i suoi valori.
Thinking Blog Award (A modo mio)
Approfittando del giochino in cui, una settimana fa, ci tirò dentro Falecio, colgo l'occasione per presentarvi gli attuali blog paralleli di an-nisa:
1- Sistersinblog
2- Luce della fede
3-Ummusama
4- Cose così
5- Fussilat
E siccome questi sono proprio cinque, avrei già quasi quasi finito. E invece non posso proprio fare a meno di segnalarvi il blog di Giovanni Falcone, un padre che si batte per scarcerare suo figlio Angelo e il suo amico Simone, ingiustamente detenuti in India.
A Giovanni, Angelo e Simone il mio affetto e la mia solidarietà e spero quella di tutti i visitatori di questo blog.
Nel caso in cui foste interessati ad esporre il banner per la diffusione del blog, il codice è il seguente:
<a href="http://giovannifalcone.blogspot.com"><img src="http://img518.imageshack.us/img518/4069/banangelobs7.gif" border="0" alt="Angelo e Simone LIBERI></a><br/>

Per il momento concludo, riservandomi - forse - di fare un Thinking Blog Award altrettanto anarchico pure altrove.
Nel frattempo....
Le blogger partecipanti, nei rispettivi spazi, continuano il loro lavoro di ricerca e approfondimento. In particolare mi premeva segnalare la denuncia dell'incredibile boicottaggio del governo egiziano alle conversioni islamiche, riportata da Ummusama e le riflessioni di Muslima che avevo letto troppo velocemente e - astagfirullah - l'avevo capita un bel po' diversa. E' che, pure, mi sa che sto "acida". E insomma - quando ci vuole ci vuole - e mo' me lo devo proprio dire*.
A proposito delle tematiche in questi giorni sollevate da Ayah nella mailing list del gruppo musulmane e islam e sul blog a più mani luce della fede, relative al troppo spesso comune senso di disagio e colpevolezza legato al partecipare, anche se in modo neutrale, ai festeggiamenti natalizi, segnalo il brano postato da Ukht1, sul blog Fussilat, che riassume le motivazioni che spingono molte di noi a comportarsi come delle aliene, approdate sulla Terra, proprio durante i festeggiamenti della conquista spaziale. Spero, quindi, ci sia spazio anche per ulteriori meditazioni pubbliche a riguardo.
*aggiornamento dell'11.01.2008, dopo una rilettura leggermente più attenta.
Petizione: Abou Elkassim Britel libero e vivo
La petizione per l'immediata liberazione di Kassim è appena stata inserita sul sito di petitionOnline. E' rivolta al Governo italiano, alla Commissione europea e al Parlamento europeo.
Chi, sin d'ora, vorrà sostenerci inoltrando subito la propria adesione, sarà al nostro fianco tra i primissimi firmatari del documento.
Invitiamo tutti a diffondere ovunque la voce di Kassim.
Di seguito, il testo del documento.
Abou Elkassim Britel, nato in Marocco e cittadino italiano dal 1999, è in sciopero della fame dal 16 novembre 2007 in un carcere marocchino.
Dopo quasi 6 anni di ingiusta detenzione chiede di essere liberato: non ha commesso reati.
Da marzo 2002 Kassim ha subito: extraordinary rendition, arresti arbitrari, detenzioni segrete con torture e violenze di ogni genere, un processo affrettato ed iniquo, carcere duro.
Il Parlamento europeo nella sua Risoluzione n° 2006/2002 (INI)/feb 2007: « 63. condanna la consegna straordinaria del cittadino italiano Abou Elkassim Britel, che era stato arrestato in Pakistan nel marzo 2002 dalla polizia pakistana ed interrogato da funzionari USA e pakistani, e successivamente consegnato alle autorità marocchine ed imprigionato nella prigione di "Temara", dove è ancora detenuto; sottolinea che le indagini penali in Italia contro Abou Elkassim Britel erano state chiuse senza che egli fosse incriminato; 64. si rammarica che secondo la documentazione trasmessa alla commissione temporanea, dall'avvocato di Abou Elkassim Britel, il Ministero degli Interni italiano all'epoca fosse in "costante cooperazione" con servizi segreti stranieri in merito al caso di Abou Elkassim Britel dopo il suo arresto in Pakistan; 65. sollecita il governo italiano a prendere misure concrete per ottenere l'immediato rilascio di Abou Elkassim Britel ».
La sua innocenza è provata anche dalle conclusioni della magistratura italiana che ha archiviato l’indagine su di lui « rilevato che gli ulteriori accertamenti disposti, intercettazioni telefoniche ed accertamenti bancari, non hanno fornito alcun supporto all'accusa », (9745/06) set.06
Kassim attua questa forma di protesta estrema dopo che lui e sua moglie, innumerevoli volte nel corso di questi anni, si sono rivolti con fiducia sia alle autorità italiane che marocchine senza risultato alcuno, anzi durante lo sciopero della fame un trasferimento ha peggiorato le condizioni di reclusione.
Ogni ora che passa aggrava la situazione: la sua vita è ormai in grave pericolo. Insieme alla debolezza fisica aumenta anche la sua determinazione.
Chiediamo insieme di salvare la vita di Abou Elkassim Britel rendendogli al più presto la dovuta libertà:
- al Governo italiano un passo concreto e deciso per la liberazione di Abou Elkassim Britel,
- alla Commissione europea ed al Parlamento europeo un’efficace azione a sostegno di queste richieste urgenti, in considerazione dell’art. 2 dell’ACCORDO EUROMEDITERRANEO di associazione UE-Marocco, in vigore dal 2000: « il rispetto dei principi democratici e dei diritti fondamentali dell’uomo, quali enunciati nella dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, ispira le politiche interne e internazionali della Comunità e del Marocco e costituisce elemento essenziale del presente accordo ».
Per favore, inserite nome e cognome, solo così la vostra adesione sarà valida, grazie.
Sottoscrivi
L'identità per esempio
Concetti che, periodicamente, vanno risistemati come si fa con i cassetti, uguale. L'identità, per esempio.
DaLia un bel cassetto ordinato.
Luminari d'islamistica
Se ci leggiamo quel che si dice su tale illustre prof. Silvio Calzolari, magari impariamo pure come si fa a diventare, di colpo, luminari d'islamistica. Dovesse tornarci utile, un giorno... Che ne sai?
Giustizia per Kassim (IV)
Se non lo avete ancora fatto, vi invito a leggere il post di Miguel Martinez sull'argomento.





Italiani all'estero
dal blog Kelebek
Ci sono storie che riempiono di rabbia.
Uno studente universitario arriva in Italia dal Marocco, perché deve contribuire a mantenere la famiglia.
dal blog: Secondo protocollo
(...) L’Italia ha riconosciuto e firmato la carta dei diritti fondamentali dell’uomo e si è
impegnata a difenderla, l’Italia è impegnata in guerre che provocano migliaia di vittime innocenti sostenendo che queste guerre sono per la difesa dei diritti umani e della libertà ma l’Italia non garantisce al proprio interno quei diritti che dice di voler esportare. Questo non è più tollerabile. Le parole non bastano più, occorrono fatti che dimostrino che l’Italia difende il diritto al diritto a prescindere dalla razza o dalla religione.
Per questo secondoprotocollo, IND e Unacr lanciano la campagna “NO MORE WORD” invitando quanti vorranno aderire a farlo in qualsiasi modo ritengano opportuno partendo dalla richiesta di immediata liberazione per ABOU ELKASSIM BRITEL ingiustamente detenuto e torturato da oltre cinque anni ma soprattutto dimenticato dall’Italia, da quell’Italia che dice di voler difendere i diritti umani nel mondo ma che non li garantisce al proprio interno.
No more word, basta parole vogliamo fatti. Per aderire alla campagna per la liberazione di Abou Elkassim Britel è sufficiente inviare una email a nomoreword[at]secondoprotocollo.org Indirizzo e-mail protetto dal bots spam, deve abilitare Javascript per vederlo indicando il proprio nome cognome e se possibile il proprio blog o sito. Tutte le email ricevute verranno consegnate all’ambasciata marocchina in Italia, al Ministero dell’Interno, a quello degli Esteri e al Ministero di Grazia e Giustizia. Allo stesso indirizzo è possibile segnalare altre violazioni dei diritti fondamentali di cui si è venuti a conoscenza.
Redazione campagna NO MORE WORD
Giustizia per Kassim (I)
dal blog: Falecio contro tutti






Non c'è soluzione di giustizia per Abou Elkassim Britel?






In tutti questi anni mi sono spesso trovata a parlare di lei senza citarla mai, ho spesso accennato al suo caso, senza mai parlarne esplicitamente e, più o meno consapevolmente, mi sono sempre mossa tenendo a mente l’ignobile ingiustizia che mondo arabo e mondo occidentale stanno perpetrando ai danni di molti dei nostri fratelli innocenti.
Khadija, la moglie di Kassim Britel, è una donna risoluta, ma anche riservata e temprata da quel pizzico di saggezza che non guasta. Trattandosi di un caso internazionale che coinvolge il governo e le istituzioni, finora non ha voluto sbilanciarsi più di tanto con appelli e proclami. Ma attualmente il problema non è se dare fiducia alle istituzioni oppure no. La missione governativa ha fallito, al di là di ogni sana aspettativa. La missione governativa ha fallito, oppure, ancor peggio, non è mai iniziata.
Tanto vale, quindi, parlarne apertamente, come abbiamo parlato di tanti altri casi internazionali che, in fondo, non ci riguardavano, così tanto da vicino.
Il caso di kassim Britel, non è solo il raccapricciante caso di un uomo innocente, ingiustamente imprigionato, torturato, accusato di nulla e poi ancora imprigionato e torturato, riconosciuto innocente e a tutt’oggi ingiustamente recluso. Il caso di Kassim Britel è di per sé una denuncia politica delle connivenze esistenti tra C.I.A. e, quindi, Occidente che conta, e stati arabi, contro qualsiasi pregiudizio ingenuo di scontro di civiltà e negazione reciproca, una testimonianza dell’esistenza di accordi che vanno ben al di là della plateale “lotta al terrorismo”, il disvelamento del ghigno orribile di una società civile, amorfa e servile, che osa indignarsi, muoversi e farsi avanti solo in quei casi in cui chi nega il diritto internazionale si trova dall’altra parte del mondo, in quella parte che è lecito considerare anacronistica e incivile.
La responsabilità del caso Britel, invece, ricade sull’Italia, sui nostri politici, che non hanno ancora avuto il coraggio, la voglia, l’accortezza e l’intelligenza di costringere lo stato marocchino a rilasciare un cittadino italiano, un uomo innocente, una persona che una commissione d’inchiesta parlamentare europea ha ritenuto assolutamente innocente.
La responsabilità ricade, soprattutto, sui servizi segreti internazionali che hanno deciso, in modo del tutto arbitrario, che quest’uomo doveva essere braccato senza pietà. Braccato, inchiodato e intrappolato. Fatto fuori, sostanzialmente.
Inutile scervellarci su quali possano essere i motivi di un simile linciaggio. Che si tratti semplicemente di fare numero un po’ alla cieca, per dimostrare l’efficienza dell’intelligence internazionale, o che si tratti di una sottile manovra per annientare, sul nascere, un movimento islamico consapevole e coscienzioso e, quindi, una forza politica innovatrice ed eversiva o che si tratti, banalmente, di trovare un capo espiatorio su cui far ricadere tutte le colpe di un mondo malato in ogni sua cellula, lo si è fatto, comunque, andando contro qualsiasi criterio etico, a discapito di una persona innocente.
Musulmani, cristiani e shintoisti, sostenitori della democrazia e dei diritti inalienabili, sinistre, destre e vie di mezzo. Ma se perderemo questa battaglia avremo perso tutti.
Vi invito a visitare il sito dedicato a Kassim, a leggerlo attentamente, a diffonderlo e a comunicare alla redazione (info [at] giustiziaperkassim.net) post, link e articoli riferiti al caso di Kassim.
Grazie mille a tutti coloro che lavoreranno al nostro fianco e, come meravigliosamente si dice in arabo, che Allah vi ricompensi in questa vita e nell'altra!
Gli alieni non attaccano, almeno per il momento
E giusto per rimanere in tema, ricevo e pubblico il seguente comunicato :
Scontro d'inciviltà? Eviterei, sinceramente
Non ho tempo di leggere tutti i commenti e forse non ne ho nemmeno voglia. Li ho scorsi velocemente e ne ho tratto feconde riflessioni, che nei prossimi giorni spero avrò il tempo di chiarirmi e di riportarvi. Ringrazio tutti coloro che si sono comportati con intelligenza e saggezza, per la loro intelligenza e per la loro saggezza. Da oggi, per un po', i commenti saranno moderati, giacché ritengo che un blogger, proprio come un redattore, debba assumersi la responsabilità di ciò che viene scritto sulle proprie pagine. In questa sede si sta tentando, invano, di avviare uno scontro di civiltà assolutamente inattuabile, vista la natura spiritualmente meticcia della maggioranza dei lettori, nonchè del gestore.
Vi ricordo che tutto è partito dalla locandina di una serie di conferenze ( e non da un saggio storico filosofico), il cui titolo fa riferimento ad un concetto di Occidente che ci viene proposto e non all'Occidente culturale che, tra l'altro, costituisce il mio retroterra e quello della maggior parte dei lettori e dei commentatori.
Il problema non è l'Occidente in sè - categoria a definizione variabile - ma "il mito dell'Occidente", contro il quale un ipotetico alieno si starebbe viscidamente organizzando.
Scusate. Permettetemi, almeno, di sorridere.
Da tutto ciò estraggo due commenti significativi, che sintetizzano il motivo per cui moderare i commenti è necessario, ma anche il motivo per il quale f arlo davvero mi scoccia un bel po'.
!!!! ma la piantate tt quanti???? Questo accusarsi a vicenda, e basta!!! Vi rendete conto di quanto sia tt ridicolo, o no? Nel passato TUTTI dico TUTTI i popoli si sono macchiati di cose tremende, ne vogliamo fare una hit parade? Quando un uomo uccide un altro uomo, per qls motivo si voglia, è una vergogna per il genere umano, per tt il genere umano, è la prova che "all'umano" siamo ancora lontani. E finiamola di dire nel tale secolo i cristiani hanno fatto questo e i musulmani quell'altro e cerchiamo, invece di imparare qualcosa dalla storia. FINIAMOLA DI METTERCI SU DI UN PIEDISTALLO, e vediamo di guardare l'altro negli occhi.
un saluto un po' incavolato
kim
Bismillah
Sono Aminah Ummzakaria
Un tantino sopra Fiamma Fortunata mi chiedeva del rapporto del musulmano con lo stato laico e dell'infibulazione: carissimi fratelli e sorelle avete risposto magnificamente, ma sha Allah, che Allah ta'ala vi ricompensi tutti con il khayr in questa vita e nell'Altra e ci guidi e ci conceda il Firdaws!I miei complimento anche con i non-musulmani (credo) che hanno dato prova di grande rispetto e obiettività. Un bel passo avanti nel cammino comune della vita e nella ricerca della Verità. Un saluto a tutti/e e un grande salam alaykum wa rahmatullahi ta'ala wa barakatuhu
Mondo canaglia
La guerra, l'imperialismo e l'occidente dopo l'11 settembre
Ciclo di incontri a cura di Emanuele Montagna (Faremondo)
TUTTI I VENERDÌ DAL 4 MAGGIO ALL'8 GIUGNO 2007
Bologna
SALA RIUNIONI DEL DOPOLAVORO FERROVIARIO, ZONA STAZIONE, ENTRATE DA VIA STALINGRADO 12 (CON PARCHEGGIO) E DA VIA SERLIO 25/2
Siamo un paese, un continente, un mondo. Siamo noi gli abitanti del mondo canaglia.
Il mondo canaglia è dovunque ci sia puzza di occidente. Dunque quasi dappertutto, ormai. Siamo nei bagagli a mano, nei tubetti del dentifricio, fra le setole degli spazzolini, sotto il tappo del burro cacao, nella scatola del prozac...
Funziona così: dopo l'11 settembre e grazie all'11 settembre, la vita di tutti nel mondo canaglia. Con la macchina mediatica globale a garantirci ogni giorno un'overdose permanente di terrore, nello schermo di fumo che spegne le menti e impacchetta con la sua estetica schizoide le realtà profonde altrimenti impresentabili: la guerra, l'imperialismo, la somministrazione (questa sì propriamente terroristica) di un modo di vivere (l'occidentale) che molti sentono (ma guai a dirlo!) come gabbia d'acciaio planetaria, vero fiasco evolutivo di un'intera specie.
Sopravvivere al mondo canaglia sarà possibile? Non possiamo saperlo. Tuttavia, per provarci dovremmo forse immaginare di poter (quanto meno) cambiare la nostra testa e uscire dalla nostra pelle. Insieme, a tutte le latitudini, pensando diversamente.
Programma degli incontri (inizio ore 20.45)
Venerdì 4 maggio: Il terrore sintetico nel mondo canaglia: chi e come lo fa, in collegamento Skype con Webster Griffin Tarpley, autore di 911 Synthetic Terror. Made in Usa (Progressive Press, 2006)
Venerdì 11 maggio: Anatomia del mondo canaglia, incontro con Maurizio Blondet, direttore di www.effedieffe.com, che presenta il suo ultimo libro Stare con Putin? (Effedieffe Edizioni, 2007)
Venerdì 18 maggio: Nel mondo canaglia, faremondo è pensare diversamente, discussione con Franco Soldani (Faremondo) in occasione dell'uscita del suo Le relazioni virtuose. L'epistemologia scientifica contemporanea e la logica del capitale (Editrice UNI Service, 2007, due volumi)
Venerdì 25 maggio: Operazione Gladio: il mondo canaglia non è nato ieri, in collegamento con Daniele Ganser (Università di Basilea), autore de Gli eserciti segreti della Nato (Fazi, 2005)
Venerdì 1° giugno: Il mondo canaglia può vivere soltanto inventando i suoi nemici, incontro con Claudio Moffa (Università di Teramo), direttore del Master Enrico Mattei sul Medio Oriente
Venerdì 8 giugno: 11 settembre 2001: il mondo canaglia è diventato globale, discussione aperta fra le voci del movimento italiano di inchiesta sull'11 settembre, in collegamento Skype conMassimo Mazzucco, responsabile di