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An-nisa: donne musulmane e societàPer favore basta con la favola della donna islamica ghettizzata, schiavizzata e succube. Se nel mondo islamico dilaga l'ignoranza la colpa non è dell'islam, ma dell'oblìo dell'islam. Un po' di verità - e di opinioni - sulle svariate realtà di oggi.
Metablog delle voci femminili islamiche in Italia.
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La gentilezza in casa.
Grazie alla traduzione della sorella Fiore, ecco a voi un lato dell' Islam poco conosciuto ai più ma che dovrebbe essere più spesso sottolineato e soprattutto messo in pratica da tutti noi, nel matrimonio principalmente, di cui ci si sta giusto occupando or ora >>>
Buona lettura, salam alaykum :)
Il ruolo delle donne nel Jihâd contro il nemico

بسم الله الرحمان الرحيم
Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo
قُلْ إِنْ كَانَ آَبَاؤُكُمْ وَأَبْنَاؤُكُمْ وَإِخْوَانُكُمْ وَأَزْوَاجُكُمْ وَعَشِيرَتُكُمْ وَأَمْوَالٌ اقْتَرَفْتُمُوهَا وَتِجَارَةٌ تَخْشَوْنَ كَسَادَهَا وَمَسَاكِنُ تَرْضَوْنَهَا أَحَبَّ إِلَيْكُمْ مِنَ اللَّهِ وَرَسُولِهِ وَجِهَادٍ فِي سَبِيلِهِ فَتَرَبَّصُوا حَتَّى يَأْتِيَ اللَّهُ بِأَمْرِهِ وَاللَّهُ لَا يَهْدِي الْقَوْمَ الْفَاسِقِينَ (24)
Di': "Se i vostri padri, i vostri figli, i vostri fratelli, le vostre mogli, la vostra tribù, i beni che vi procurate, il commercio di cui temete la rovina e le case che amate vi sono più cari di Allah e del Suo Messaggero e della lotta nel sentiero di Allah, aspettate allora che Allah renda noto il Suo decreto! Allah non guida il popolo degli empi" (Corano IX. At-Tawba, 24)
In questo testo il nostro obiettivo non sarà quello di ricercare i dettagli di tutti questi ostacoli e impedimenti (al Jihâd), ma menzioneremo unicamente un ostacolo che
E la nostra ricerca nell'ostacolo (posto) dalla donna non le sarà sicuramente nuova, tuttavia ci rivolgeremo a lei in questo testo, dimostrandole come ella sia uno dei maggiori ostacoli dinanzi alla Vittoria e all'Onore dell'Islâm.
E quando diciamo che la donna è uno dei maggiori ostacoli per
E le presenteremo delle biografie che possa prendere ad esempio perché l'Islâm divenga vittorioso.
E la ragione per cui ci rivolgiamo alla donna, in questo testo, è a causa di ciò che abbiamo notato: quando una donna è persuasa di una cosa, diverrà uno dei maggiori impulsi perché gli uomini compiano (tale dovere).
Ma se è contro qualcosa, sarà tra i maggiori ostacoli al compimento (di tale obbligo) da parte degli uomini, , specialmente se questa donna è una madre o una nonna, l'obbedienza e la soddisfazione della quale sono obbligatorie.
Essendo noto che la donna è la culla degli uomini, e la custode del deposito, finché la loro costruzione divenga solida, ci rivolgeremo direttamente a lei, esortandola a giocare il suo ruolo attivo nell'attuale guerra tra l'Islâm e tutte le nazioni miscredenti, senza eccezione. E finché la donna abbandonerà il dovere di occuparsi di questa battaglia, o se ne allontanerà, o non sarà presente per rafforzare la determinazione (dei combattenti), ciò sarà il primo passo della sconfitta, il cammino verso la perdita, ed è ciò che accade alla nostra Ummah oggi.
L'Islâm non fu vittorioso, nei suoi momenti di splendore, sulle nazioni miscredenti (che erano più grandi in potenza, in numero e in ricchezze), eccetto quando la donna fu pronta ad assumersi la propria responsabilità, poiché ella fa parte di coloro che allevano i bambini sulla via del Jihâd, che pazientano e aiutano i loro figli e il loro marito a restare pazienti nella continuazione di questa via. Così l'espressione "Dietro ad ogni grande uomo di trova una donna" si avvera veridica per le donne di quest'epoca, e possiamo dunque dire: "Dietro a ciascun grande Mujâhid si trova una donna".
Queste donne erano coscienti del loro ruolo, ed erano come le descrisse il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) nell’hadîth riportato da Ahmad e at-Tirmidhi: in una certa occasione, ‘Umar (radiAllahu ‘anhu) chiese al Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam): “Oh Messaggero di Allah! Quali ricchezze dobbiamo ricercare (in questo mondo)?”. Egli rispose: “Devi cercare un cuore riconoscente, una lingua occupata nel Ricordo di Allah, e una donna che ti consolidi negli affari che riguardano l’Aldilà” (Sunan Ibn Majah n° 1846; as-Silsilah as-Sahihah n° 2176; Sahih al-Jami’ n° 5231).
Ma per ciò che riguarda le donne della nostra epoca, cosa dobbiamo dire? E come le dobbiamo descrivere? Quali sono le loro preoccupazioni? Sono forse esse un mezzo di sostegno per il loro marito negli affari dell’Aldilà? Comprendono qualcosa a proposito della guerra odierna tra l’Islâm e il Kufr? O almeno conoscono i Paesi del Kufr? E sanno cosa subiscono i Musulmani dovunque? In Palestina?...
Esse non ne sono coscienti. E quale sorta di incoscienza è questa? È l’incoscienza di qualsiasi cosa tranne il fatto di seguire le mode e i capricci, gli ornamenti e l’esteriorità. Esse si sono votate alla distruzione. I nemici della Religione le utilizzano contro
E il centro d’interesse del nemico nella “liberazione” delle donne è apparso unicamente dopo che egli ha realizzato che la donna è la custode della Ummah. Se ella è corrotta, la sua discendenza sarà corrotta, così come tutti coloro che le si trovano intorno. Dunque essi (i nemici) l’hanno utilizzata nel peggiore dei modi, mentre ella si trova nell’illusione e nell’annegamento, e crede a tutti questi falsi appelli, lâHawlâ walâQuwwata illa biLlah (non c’è forza né potenza se non presso Allah)!
E se tu, oh Amatullah, sei incosciente della presenza dell’attuale guerra contro di noi, la situazione sarebbe facile se potessimo dire: ci sono pure gli uomini per compensare! Ma oggi, se tu sei incosciente della presenza della guerra attuale o della preparazione (per questa guerra),
Di conseguenza, devi essere cosciente, mia cara sorella Musulmana, che la tua missione è più grande di quanto t'immagini. Tu sei responsabile di una grande parte della sconfitta dell'Islâm oggi, poiché se tu ti fossi alzata per assumerti la tua responsabilità, questa vergogna non si sarebbe abbattuta sulla Ummah. E può darsi che tu chieda: "Perché porterei dunque tutte queste responsabilità?". Noi ti rispondiamo: perché la tua responsabilità è la prima responsabilità che, se non viene assunta correttamente, non avrà quasi più alcun beneficio per chi verrà dopo.
Ciò perché il primo luogo in cui il bambino cresce è nelle tue braccia, e se diviene un giovanotto, conoscerà unicamente la tua guida, a causa del suo amore per te. Dunque, se tu non semini in lui l'amore per Allah ('azza waJalla), per il Suo Messaggero (sallAllahu 'alayhi waSallam) e per il Jihâd nella Sua Via durante la sua infanzia, nessun altro potrà installarlo nel suo cuore quando sarà più vecchio, se non a prezzo di enormi difficoltà. Il deposito è tra le tue mani, tenero e caldo, alzati dunque e assumi il tuo ruolo, e ne vedrai il risultato tra due decenni, con il Permesso di Allah…
Tratto da:
Il ruolo delle donne nel Jihâd
contro il nemico
dello shaykh Martire
Al-Hafiz Yusuf Bin Salih Al-‘Iyari
(che Allah abbia misericordia di lui)
A proposito del "kufr"...
Le alternative?
E' già da un po' che ci penso: le alternative. Io no, non l'ho trovata la mia. Anarco-teocrazia sarebbe, se ci fosse. Senz'altro sarebbe così. Ma non c'è. Non ce l'ho a portata di mano, qui, il decalogo dell'anarco-teocrato e se ce l'avessi me lo terrei per me, altrimenti che anarchia è?
Ok, parliamo di cose serie, per favore.
Dunque.
Che modello sociale abbiamo da proporre noi al mondo, a parte l'islam-maccaroni, l'islam-punk e l'islam-horror?
E mi piace ritrovarle, certe idee, scritte in modo un po' più organizzato e compito rispetto a come amo scrivere qui. E magari anche in un modo un po' più civile e aperto alle varie possibilità.
(In realtà stavo solo trovando una scusa per presentare questo blog e l'ho trovata!)
Noi siamo in quella fase, ci dobbiamo svegliare dal coma. Il problema è come dobbiamo essere una volta svegli! Ecco quindi che spuntano, sempre più forti, gli echi di un passato glorioso, in cui la ummah era forte, stabile, prospera e dinamica. Tra le varie “sfumature” islamiche la corrente salafita (i sauditi) è predominante, per tanti motivi, non per ultimi quelli economici. I salafiti sono schietti, diretti, chiari e onesti. Sanno cosa vogliono e fanno propaganda per il loro modello “teocratico” di stato. La domanda sorge spontanea, le alternative? Ecco, qui casca l’asino! >>>
Per un diritto islamico moderno, sharaitico nei contenuti e occidentale nelle spiegazioni
Per ragioni di tempo e di stanchezza ripesco un post di qualche tempo fa che dice più o meno ciò che vorrei scrivere stasera e che non ho la forza di formulare. Si tratta della gravosa questione islam-diritti civili e del confronto tra culture e sistemi politici.
Noto con piacere che il dibattito che si è creato inizia a diventare profondamente costruttivo e spero inshallah che, qui e altrove, continueremo ad andare sempre in questa direzione. Attualmente siamo ancora in pochi nella blogosfera ad occuparci di argomenti islamici, ma i navigatori sono in crescita costante e ben presto il nostro ruolo assumerà un rilievo notevole, i cui effetti si riverseranno comunque sull'intera ummah, che lo si voglia o no. E' quindi una grande responsabilità quella che abbiamo, una responsabilità alla quale, spesso vien voglia di sottrarsi. E invece nessuno di noi si può sottrarre, perchè siamo gente di frontiera, gente a cui quotidianamente viene chiesto di spiegare questo e quello, persone a cui, durante una colazione o un pranzo, si chiede di parlare di lapidazione e diritti umani, di pena di morte, di infibulazione e della solita condizione della donna nell'islam. Mica in Nigeria, in Palestina o in Madagascar. No. Nell'islam. Però, magari, poi l'interlocutore faceva riferimento ad una notiziola ascoltata di sfuggita alla radio su un'induista che viveva in Malaysia.
A noi non è concesso dire imbecillità. Possiamo dire la nostra opinione, certo, ma separandola da tutto il resto: dobbiamo conoscere le posizioni ufficiali dei sapienti, siamo tenuti a sapere che tipo di governo c'è in Turchia, chi governa in Giordania e pure chi era Nasser. Perchè ci chiedono. E, a volte, se non sappiamo tutte queste cose, non siamo che bigotti. Ovvio. Nel migliore dei casi terroristi. Regolare.
Guelfislam, ghibellini o incomprensibili…

Così come il contrasto fede-ragione, anche la problematica della divisione dei poteri tra Chiesa e Stato è un concetto che nelle società islamiche non si pone, o meglio, si pone solo nel momento in cui la società si occidentalizza.
Lasciamo perdere il caso dell’Iran che con gli arabi non c’entra niente e, tra l’altro, adotta un sistemo politico-religioso di tipo sciita, per la comprensione del quale rimando a bloggers più competenti in materia.
Nell’islam – almeno nell’islam sunnita – non esiste il concetto di Chiesa, il concetto politico di Chiesa, come lo si intende in occidente. Le leggendarie dispute tra Stato e Chiesa che hanno dilaniato per secoli la nostra penisola, in terra araba non hanno mai avuto ragione di esistere, perché non è mai esistita una classe sacerdotale e, sebbene i califfi fossero ritenuti anche esempi di rettitudine e buon comportamento, essi non detenevano un potere assoluto e potevano essere destituiti nel caso in cui il loro comportamento non fosse conforme alla sharia, la costituzione islamica. Che poi la sharia nei secoli e nelle culture si sia prestata alle più svariate interpretazioni è un altro discorso, ancora più contorto e distante dalla mentalità occidentale di quello che sto per fare adesso e rimando ad altri 30 post sull’argomento che non dovrei arrogarmi il diritto di scrivere. Per favore, non costringetemi!
Che la sharia debba confrontarsi con i diritti umani e civili e con il diritto internazionale affinché possa discenderne un diritto islamico moderno, shariatico nei contenuti e occidentale nelle spiegazioni, dovrebbe essere l’imperativo degli studiosi di fiqh, ché noi musulmani di ogni luogo e di ogni età ci siamo davvero scocciati a dare spiegazioni sulla giurisprudenza islamica anche davanti a un bel piatto di tagliatelle che magari ti vanno di traverso, perché sei troppo ignorante, dici baggianate inaudite e te ne accorgi pure! >>>
Dico: un'opinione islamicamente personale

http://maurobiani.splinder.com/
Qualcuno, e non solo, si è chiesto come mai le comunità islamiche, e una in particolare, non abbiano espresso la propria netta solidarietà nei confronti della battaglia del Vaticano e della comunità cattolica contro i Dico.
Si è pensato che si trattasse essenzialmente di un problema politico: come fanno le comunità islamiche a mettersi proprio contro quella politica che li difende (?) e, almeno apparentemente, li sostiene?
E questo perché l’omosessualità è notoriamente vietata dal Corano e condannata dalla sharia.
In realtà non è l’omosessualità in sé ad essere condannata, mi pare, ma la sodomia, e non soltanto per motivi di ordine igienico, ma soprattutto perché, tra tutte le pratiche sessuali, è l’unica che presuppone il netto dominio di una parte sull’altra, una specie di schiavizzazione simbolica dell’uomo nei confronti dell’uomo.
Questo blog non rappresenta nessuna comunità islamica e, in particolare, non rappresenta quella comunità dalla quale si pretenderebbero le risposte, sebbene ne condivida spesso lo spirito e le istanze. Rispondo quindi per me, visto che avere un blog serve soprattutto ad esprimersi, specie nei casi in cui pare indispensabile che qualcuno lo faccia, anche se a modo proprio.
Mi rendo perfettamente conto che, così facendo, rischio di incrinare ulteriormente la mia posizione, in quanto musulmana un po’ stramba e troppo problematica, non conforme alle prescrizioni coraniche dal punto di vista dell’abbigliamento e non conforme a certi stereotipi comunitari - o a certi luoghi comuni interni ed esterni - per l’innata propensione all’eversione e al libero pensiero.
Però, davvero, non me la sento proprio di stare qui, tranquilla a parlare di insalata e cotolette o tutt’al più di ricette tunisine, mentre il cosiddetto mondo civile si culla all’interno di pregiudizi inammissibili e insensati.
Vi annuncio quindi, con immenso calore, che questo blog non ha alcuna intenzione di battersi contro i Dico, così come non ha intenzione di esprimersi in favore della lapidazione degli adulteri e delle adultere, in Italia o altrove nel mondo, o a favore del taglio alternato di mani e piedi di taluni ministri, responsabili dell’impoverimento collettivo della nazione. E questo semplicemente perché noi si vive catapultati nel mondo reale e non in un iperuranio sciaraitico, tra musulmani perfetti, nel cuore e nella mente, in cui l’applicazione della sharia coincide, sostanzialmente, con uno status di consapevole anarchia teocratica.
Quaggiù, nel mondo reale, i gay esistono davvero e anche gli adulteri e le adultere e i fornicatori e le fornicatici. Possiamo benissimo chiudere gli occhi e dire e pensare che tanto sono tutti kuffar, gente che sbaglia e basta, gente che non ha capito nulla del mondo e di Dio e condannarli al fuoco eterno, perché è così che dice il Corano. Punto.
Possiamo togliere loro il saluto, girare la faccia quando li incontriamo per la strada, maledirli ogni giorno per la loro inaudita e pericolosa kafiraggine e certo così riusciremo a vivere tranquilli e sereni, convinti di aver sbattuto in faccia la porta a Shaytan una volta per tutte, definitivamente.
E possiamo quindi chiuderci nella nostra boria di musulmani precisi e devoti che si tengono alla larga dal male e fanno tutto quello che è prescritto e tutto quello che Allah SWT espressamente ci richiede, senza farci troppi problemi, senza andare fino in fondo, senza fare nessuna attenzione a quei famosi versetti impliciti, disvelati solo al cuore del credente e non trasformabili in codici comportamentali standardizzati. E quindi senza “scegliere” e senza “consapevolezza”.
Oppure possiamo pensare che è gente che sbaglia tutti i giorni proprio come noi stessi sbagliamo, che ognuno ha una strada da percorrere e che, in fondo, nemmeno noi siamo perfetti, mi pare. E che, come musulmani, abbiamo il dovere di influire positivamente sulla società in cui viviamo, e non semplicemente in quella dell’ iperuranio sciaraitico in cui sogniamo di vivere, per permetterci di non affrontare il difficile rapporto con il prossimo, che può essere un alim, ma può anche essere un adultero, o un gay o, più semplicemente, una persona qualsiasi che sta camminando, proprio come noi.
Per un gay è naturalmente indispensabile vivere il proprio istinto, per capirlo e, volendo, superarlo. Per alcuni è semplicemente una fase della propria vita, per altri è un vizio, alimentato dal contesto e dalla fantasia. In nessun caso una malattia dell’anima incurabile e contagiosa, mi pare.
Quaggiù, nel mondo reale in cui vivo io, la repressione totale imposta dall’alto ha sempre fatto brutti scherzi e gravissimi danni e quindi, fratelli, sorelle e politici, il mio consiglio è sempre quello di tenersi alla larga dai piedistalli e dai giudizi gratuiti, quello di farsi piccoli piccoli e di guardarsi dentro, al posto di guardare sempre e soltanto le pagliuzze altrui.
Non so cosa avete visto voi, ma io ho visto un ragazzo farsi adulto senza accettare la propria sessualità e fare del male alla donna scelta come specchietto per le allodole e alla propria famiglia, sfogare la propria condizione nella rabbia e nell’odio e chiudersi in una campana di grigia e amara solitudine. Fino al momento in cui, finalmente, un’occasione di lavoro ha cambiato il corso degli eventi, portando una possibilità di evoluzione e di crescita spirituale nella vita di questo ragazzino che si fingeva adulto.
In altri casi ho visto ragazzini e ragazzine in balìa di un mondo famelico, un baratro che cercava ogni notte di ingoiarli e dal quale alcuni di loro – non tutti - si sono salvati solo grazie ad un rapporto stabile.
Per questo non ho nulla contro i Dico. Sono invece molto infastidita dal fasto e dal lustro mediatico che taluni matrimoni gay hanno suscitato, come simbolo di gloria, successo e libertà. L’omosessualità che si coniuga troppo bene con il successo mi rende nervosa e decisamente intollerante e il Gaypride mi pare un’immensa galleria dei mostri in cui nani, donne cannone e trapezisti deformi si mettono in evidenza per poter far parte dell’immenso emetico circo dei buffoni e prostituti di corte.
Sentirsi gay non deve necessariamente significare autoghettizzarsi e svilirsi così. Non credo sia necessario diventare un clown per farsi accettare dal mondo!
Provo, inoltre, un certo scetticismo nei confronti di chi dichiara che sia possibile un connubio tra islam e omosessualità, lo stesso scetticismo che provo nei confronti di chi sostiene che si possa essere musulmani senza pregare, senza rinunciare a vino, hashish e poker, continuando ad avere rapporti al di fuori di quel matrimonio islamico che potrebbe benissimo essere semplicemente la doppia copia, firmata in originale, di un foglio di carta qualsiasi, sul quale, però, ci si garantisce vicendevolmente qualcosa in nome dell’Unico.
Allahu alam. Mi pare, però, che essere musulmani significhi innanzitutto sforzarsi in un certo senso, smettendo di subire la vita supinamente, smettendo di farsi dominare dagli eventi e dagli istinti.
Ci si prova, almeno. Ci si prova in prima persona, senza starsi a preoccupare di ciò che fanno gli altri, musulmani e non. Si cerca di andar dritti su una strada personale e poi cascasse il mondo, cascasse!
La vita non è altro che un aya, un lunghissimo e caldo versetto che parla al nostro cuore per metafore e sensazioni evocate. E studiare non può servire solo a sapere.
Dietro le quinte dell'islam quotidiano: la poligamia vista da una musulmana qualunque ( III )

Concettualmente il tipo di poligamia di cui stiamo – ehm... stavamo - parlando si lega inestricabilmente con la questione del matrimonio imposto che non riguarda, come generalmente si crede, solo le donne. Conosco fratelli senegalesi che sono stati obbligati a sposarsi prima di lasciare il Senegal e fratelli iraniani che hanno dovuto rinunciare all’amore, per abbracciare gli interessi dei genitori lontani che, insieme al pacco postale “moglie”, hanno finalmente inviato anche quella cifra necessaria per aprire un’attività in Italia e non fare più ritorno, spezzando una storia d’amore e di solidarietà decennale, dolce e pulita e anche molto “islamica”. In tutti questi casi, il problema non è l’islam, ma la prassi, la tradizione dei padri, ciò contro cui l’islam ha sempre combattuto e ciò contro cui deve continuare a combattere.
Non mi pare, comunque, che la poligamia in Italia sia così capillarmente diffusa. Non mi pare che la maggior parte dei musulmani sia poligama e non mi pare, inoltre, che la “battaglia per la legalizzazione della poligamia” sia l’interesse principale delle associazioni islamiche italiane.
Qui – se non s’era capito - non si sta facendo una campagna per la diffusione della poligamia in Italia. Si tratta, invece, di una posizione “critica” che però non implica la necessità di inventarsi un islam di comodo. Un gruppo di persone, per quanto ampio, non può ergersi al di sopra degli altri e privare qualcuno dei propri diritti islamici e in particolare una donna del diritto di sopravvivere dignitosamente, di avere figli e di sentirsi più o meno amata.
Che sia, poi, il surrogato di un rapporto, un compromesso, una condizione di perenne infelicità e chissà cos’altro, ma che ne sappiamo? Che ne sapete? Chi può dirlo?
Al limite, dovremmo provare a chiederlo alle dirette interessate, voi che dite?
Personalmente sono invece contro un’eventuale e paradossale richiesta di legalizzazione della poligamia in Italia. E sarei anche contro l’assimilazione del matrimonio islamico ad un matrimonio cattolico, perché io continuo a vedere il matrimonio islamico più come un contratto di fidanzamento indispensabile per qualsiasi “categoria” d’amore e di relazione, piuttosto che come una promessa solenne allo stato, che certo, si può dare, ma anche separatamente, direi. I diritti delle prime, seconde, terze e quarte mogli devono essere garantiti in base alla coscienza di ognuno, non certo di fronte ad uno stato non islamico che alle minoranze – a tutte le minoranze, anche per esempio ai pluri-laureati e agli ex-ricercatori italiani disoccupati, che sono un casino – dovrebbe assicurare ben altro (lavoro, sussistenza, dignità, per esempio).
Già! La coscienza di ognuno! Eh, quella!
Tutta la sharia è una questione di coscienza. Le pene corporali, le clausole, le descrizioni minuziose di ciò che si prescrive in un caso e nell’altro caso e poi uno apre il Corano e legge questo:
E coloro che accusano le donne oneste senza produrre quattro testimoni, siano fustigati con ottanta colpi di frusta e non sia mai più accettata la loro testimonianza . Essi sono i corruttori,
eccetto coloro che in seguito si saranno pentiti ed emendati. In verità Allah è perdonatore, misericordioso.
Quanto a coloro che accusano le loro spose senza aver altri testimoni che sé stessi, la loro testimonianza sia una quadruplice attestazione in [Nome] di Allah testimoniante la loro veridicità ,
e con la quinta [attestazione invochi], la maledizione di Allah su se stesso se è tra i mentitori.
E sia risparmiata [la punizione alla moglie] se ella attesta quattro volte in Nome di Allah che egli è tra i mentitori,
e la quinta [attestazione invocando] l'ira di Allah su sé stessa se egli è tra i veritieri.
Se non fosse per la grazia di Allah nei vostri confronti e per
An-Nur (4-10)
Ed è la dimostrazione chiara ed inequivocabile che della sharia non puoi fartene nulla se non hai il cuore puro e una fede incrollabile. E che la sharia può essere una legge statale solo nel caso in cui la collettività sia composta da individui pronti ad accoglierla, perché musulmani nel cuore e non solo nella parvenza. E allora, quali fruste, quali pietre, quali ghigliottine?
Ma se qui si litiga e ci si prevarica l’un l’altro per il tozzo di pane raffermo buttato sull’aia dai quattro politicanti di turno!
Mentre tutto il mondo non islamico si occupa della “poligamia islamica”, del “velo islamico”, della “ghettizzazione della donna musulmana”, dell’endemico “maschilismo islamico”, noi dovremmo boicottarli, ignorarli tutti – lasciamoli vaneggiare! – e, semplicemente, settarci in modalità “islam-anno zero”.
E iniziare.
Frammenti giurisprudenziali e altro
Uhm.... Meglio fare un po' di ordine qui e riassemblare in un unico post i link che ho spalmato su quattro, per invitarvi a leggerli.... Altrimenti, spaventati da tutto questo caos, non li leggerete mai e forse non riuscirò a leggerli nemmeno io! Ok, dicevamo:
Il matrimonio dal Fiqhu-s-Sunnah
Riflessioni sul matrimonio islamico
definizione del concetto di IJTIHÂD (Sforzo Interpretativo sulle Fonti Autentiche)
La vita dell'imam Ahmad ibn Hanbal (164-241 H.)
Musulmana e fiera di esserlo... di Muhammad Patel (da una conferenza per giovani sorelle)
Interventi e riflessioni sui temi sono sempre graditissimi
!!!
Buona lettura!!!