An-nisa: donne musulmane e società

Per favore basta con la favola della donna islamica ghettizzata, schiavizzata e succube. Se nel mondo islamico dilaga l'ignoranza la colpa non è dell'islam, ma dell'oblìo dell'islam. Un po' di verità - e di opinioni - sulle svariate realtà di oggi. Metablog delle voci femminili islamiche in Italia.

24-25.05.2002 : Abou El-Kassim Britel subiva extraordinary rendition da Islamabad a Rabat
Sono passati sei anni e Kassim è ancora ingiustamente detenuto in Marocco.
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mercoledì, gennaio 16, 2008

La gentilezza in casa.

Grazie alla traduzione della sorella Fiore, ecco a voi un lato dell' Islam poco conosciuto ai più ma che dovrebbe essere più spesso sottolineato e soprattutto messo in pratica da tutti noi, nel matrimonio principalmente, di cui ci si sta giusto occupando or ora >>>

Buona lettura, salam alaykum :)

lunedì, novembre 12, 2007

Il ruolo delle donne nel Jihâd contro il nemico

 

بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

 

قُلْ إِنْ كَانَ آَبَاؤُكُمْ وَأَبْنَاؤُكُمْ وَإِخْوَانُكُمْ وَأَزْوَاجُكُمْ وَعَشِيرَتُكُمْ وَأَمْوَالٌ اقْتَرَفْتُمُوهَا وَتِجَارَةٌ تَخْشَوْنَ كَسَادَهَا وَمَسَاكِنُ تَرْضَوْنَهَا أَحَبَّ إِلَيْكُمْ مِنَ اللَّهِ وَرَسُولِهِ وَجِهَادٍ فِي سَبِيلِهِ فَتَرَبَّصُوا حَتَّى يَأْتِيَ اللَّهُ بِأَمْرِهِ وَاللَّهُ لَا يَهْدِي الْقَوْمَ الْفَاسِقِينَ (24)

 

Di': "Se i vostri padri, i vostri figli, i vostri fratelli, le vostre mogli, la vostra tribù, i beni che vi procurate, il commercio di cui temete la rovina e le case che amate vi sono più cari di Allah e del Suo Messaggero e della lotta nel sentiero di Allah, aspettate allora che Allah renda noto il Suo decreto! Allah non guida il popolo degli empi" (Corano IX. At-Tawba, 24)

 

In questo testo il nostro obiettivo non sarà quello di ricercare i dettagli di tutti questi ostacoli e impedimenti (al Jihâd), ma menzioneremo unicamente un ostacolo che la Ummah ha bisogno di eliminare rapidamente e prima di tutto. E questo ostacolo è la donna presentata in quanto madre, sposa, figlia o sorella. Esse ricadono tutte sotto il Versetto che dettaglia gli ostacoli (al Jihâd)

E la nostra ricerca nell'ostacolo (posto) dalla donna non le sarà sicuramente nuova, tuttavia ci rivolgeremo a lei in questo testo, dimostrandole come ella sia uno dei maggiori ostacoli dinanzi alla Vittoria e all'Onore dell'Islâm.

 

E quando diciamo che la donna è uno dei maggiori ostacoli per la Vittoria dell'Islâm, dobbiamo anche menzionare la nozione opposta, ossia che la donna è uno dei fattori primordiali e più influenti nella Vittoria dell'Islâm, a condizione che svolga il suo ruolo con un coraggio e un sacrificio totali.

 

E le presenteremo delle biografie che possa prendere ad esempio perché l'Islâm divenga vittorioso.

E la ragione per cui ci rivolgiamo alla donna, in questo testo, è a causa di ciò che abbiamo notato: quando una donna è persuasa di una cosa, diverrà uno dei maggiori impulsi perché gli uomini compiano (tale dovere).

Ma se è contro qualcosa, sarà tra i maggiori ostacoli al compimento (di tale obbligo) da parte degli uomini, , specialmente se questa donna è una madre o una nonna, l'obbedienza e la soddisfazione della quale sono obbligatorie.

 

Essendo noto che la donna è la culla degli uomini, e la custode del deposito, finché la loro costruzione divenga solida, ci rivolgeremo direttamente a lei, esortandola a giocare il suo ruolo attivo nell'attuale guerra tra l'Islâm e tutte le nazioni miscredenti, senza eccezione. E finché la donna abbandonerà il dovere di occuparsi di questa battaglia, o se ne allontanerà, o non sarà presente per rafforzare la determinazione (dei combattenti), ciò sarà il primo passo della sconfitta, il cammino verso la perdita, ed è ciò che accade alla nostra Ummah oggi.

 

L'Islâm non fu vittorioso, nei suoi momenti di splendore, sulle nazioni miscredenti (che erano più grandi in potenza, in numero e in ricchezze), eccetto quando la donna fu pronta ad assumersi la propria responsabilità, poiché ella fa parte di coloro che allevano i bambini sulla via del Jihâd, che pazientano e aiutano i loro figli e il loro marito a restare pazienti nella continuazione di questa via. Così l'espressione "Dietro ad ogni grande uomo di trova una donna" si avvera veridica per le donne di quest'epoca, e possiamo dunque dire: "Dietro a ciascun grande Mujâhid si trova una donna".

 

Queste donne erano coscienti del loro ruolo, ed erano come le descrisse il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) nell’hadîth riportato da Ahmad e at-Tirmidhi: in una certa occasione, ‘Umar (radiAllahu ‘anhu) chiese al Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam): “Oh Messaggero di Allah! Quali ricchezze dobbiamo ricercare (in questo mondo)?”. Egli rispose: “Devi cercare un cuore riconoscente, una lingua occupata nel Ricordo di Allah, e una donna che ti consolidi negli affari che riguardano l’Aldilà” (Sunan Ibn Majah n° 1846; as-Silsilah as-Sahihah n° 2176; Sahih al-Jami’ n° 5231).

 

Ma per ciò che riguarda le donne della nostra epoca, cosa dobbiamo dire? E come le dobbiamo descrivere? Quali sono le loro preoccupazioni? Sono forse esse un mezzo di sostegno per il loro marito negli affari dell’Aldilà? Comprendono qualcosa a proposito della guerra odierna tra l’Islâm e il Kufr? O almeno conoscono i Paesi del Kufr? E sanno cosa subiscono i Musulmani dovunque? In Palestina?...

Esse non ne sono coscienti. E quale sorta di incoscienza è questa? È l’incoscienza di qualsiasi cosa tranne il fatto di seguire le mode e i capricci, gli ornamenti e l’esteriorità. Esse si sono votate alla distruzione. I nemici della Religione le utilizzano contro la Ummah nelle sue stesse terre. Mentre noi speravamo che esse avrebbero contribuito alla costruzione dell’edificio della Ummah, ci siamo invece ritrovati ad impedire loro di distruggere l’Islâm.

E il centro d’interesse del nemico nella “liberazione” delle donne è apparso unicamente dopo che egli ha realizzato che la donna è la custode della Ummah. Se ella è corrotta, la sua discendenza sarà corrotta, così come tutti coloro che le si trovano intorno. Dunque essi (i nemici) l’hanno utilizzata nel peggiore dei modi, mentre ella si trova nell’illusione e nell’annegamento, e crede a tutti questi falsi appelli, lâHawlâ walâQuwwata illa biLlah (non c’è forza né potenza se non presso Allah)!

 

E se tu, oh Amatullah, sei incosciente della presenza dell’attuale guerra contro di noi, la situazione sarebbe facile se potessimo dire: ci sono pure gli uomini per compensare! Ma oggi, se tu sei incosciente della presenza della guerra attuale o della preparazione (per questa guerra), la Ummah intera ne sarà incosciente insieme a te. Chi farà alzare i giovani per questa battaglia? E chi si trova dietro agli uomini, per imbarcarli in questa battaglia? E chi prepara le madri perché le generazioni future continuino su questa via dopo di te? La risposta a queste domande e a decine di altre questioni simili urgenti ci dimostra una cosa: che la donna è un elemento importante nella lotta di oggi; ella deve parteciparvi con tutta la sua capacità e con tutta la sua passione. La sua partecipazione non significa la fine della lotta – no! Piuttosto, la sua partecipazione conta come un pilastro tra i pilastri che conducono alla vittoria e alla continuazione della via.

 

Di conseguenza, devi essere cosciente, mia cara sorella Musulmana, che la tua missione è più grande di quanto t'immagini. Tu sei responsabile di una grande parte della sconfitta dell'Islâm oggi, poiché se tu ti fossi alzata per assumerti la tua responsabilità, questa vergogna non si sarebbe abbattuta sulla Ummah. E può darsi che tu chieda: "Perché porterei dunque tutte queste responsabilità?". Noi ti rispondiamo: perché la tua responsabilità è la prima responsabilità che, se non viene assunta correttamente, non avrà quasi più alcun beneficio per chi verrà dopo.

 

Ciò perché il primo luogo in cui il bambino cresce è nelle tue braccia, e se diviene un giovanotto, conoscerà unicamente la tua guida, a causa del suo amore per te. Dunque, se tu non semini in lui l'amore per Allah ('azza waJalla), per il Suo Messaggero (sallAllahu 'alayhi waSallam) e per il Jihâd nella Sua Via durante la sua infanzia, nessun altro potrà installarlo nel suo cuore quando sarà più vecchio, se non a prezzo di enormi difficoltà. Il deposito è tra le tue mani, tenero e caldo, alzati dunque e assumi il tuo ruolo, e ne vedrai il risultato tra due decenni, con il Permesso di Allah…

 

Tratto da:

Il ruolo delle donne nel Jihâd

contro il nemico

 

dello shaykh Martire

Al-Hafiz Yusuf Bin Salih Al-‘Iyari

(che Allah abbia misericordia di lui)

 

LEGGI TUTTO >>>

martedì, ottobre 16, 2007

A proposito del "kufr"...

Bismillahi ar-Rahmani ar-Rahim
 
LA MISCREDENZA (KUFR)
 
LODE AD ALLAH
 
Sarebbe troppo lungo soffermarsi sulla vera natura della miscredenza, dunque ci concentreremo brevemente sui punti seguenti:
 
1) l’importanza di conoscere la miscredenza
 
Il Libro e la Sunna indicano che la fede non puo correttamente esprimersi ed essere accettata se non è accompagnata da due cose (che esprimono il significato della testimonianza che non c’è dio eccetto Allah), cioè la sottomissione ad Allah l’Unico e l’Assoluto e la rottura con la miscredenza ed il politeismo in tutte le loro forme.
Nessuno puo’ astenersi da una cosa o rifiutarla se non ne ha una conoscenza chiara. Ecco perché è necessario apprendere e mettere in opera le conseguenze dell’adesione alla fede nell’unicità assoluta di Allah e sapere che cosa sono la miscredenza e il politeismo per potersene allontanare.
 
2) la definizione di miscredenza
 
Dal punto di vista linguistico, “kufr” significa “coprire una cosa per nasconderla”.
Dal punto di vista religioso si tratta di non credere in Allah e nei Suoi messaggeri, sia che si tratti di smentire o di mettere in dubbio o di abbandonare per orgoglio, per desiderio o per influenza di una passione che distoglie l’uomo dal messaggio (islamico). La miscredenza si attribuisce a chiunque neghi una cosa alla quale Allah ci ha ordinato di credere dopo esserne venuti a conoscenza, sia che questo avvenga solo nel cuore (sentimento), solo con la parola o con entrambi o attraverso un’azione che, in base ad una prova tratta dal Corano o dalla Sunna, esclude il suo autore da quello che si definsce “iman”. Si veda a questo proposito “Madjmou al-fatawa” di Sheikh al-islam Ibn Taymiyya, 12/335 e “Al-ihkam fi usul al-ahkam” di Ibn Hazm, 1/45
 
Ibn Hazm dice, nella sua opera Al-fasl: “Negare una cosa che una prova irrefutabile presenta come uno degli elementi costitutivi della fede è un atto di miscredenza. Allo stesso modo, dire una cosa che una prova irrefutabile presenta come un’espressione della miscredenza è un atto di miscredenza. Parimenti, fare una cosa che una prova irrefutabile presenta come una manifestazione di miscredenza è un atto di miscredenza”.
 
3) le diverse manifestazioni di miscredenza grave che escludono il suo autore dalla religione.
 
I sapienti (ulamà) hanno distinto diverse espressioni della miscredenza che racchiudono numerose forme e manifestazioni di politeismo. Eccole:
 
a) la miscredenza che consiste nel negare e smentire
Negare e smentire possono provenire dal cuore. Secondo Ibn al-Qayyim (yrA) questo tipo di miscredenza è rara tra i miscredenti. A volte essa si esprime verbalmente o attraverso azioni che dissimulano la verità e la rifiutano categoricamente nonostante la si conosca. E’ come la miscredenza che gli Ebrei manifestarono nei confronti di Muhammad SAAWS a proposito dei quali Allah l’Altissimo dice: “quando vennero pur riconoscendo, rifiutarono di crederci.” (Corano, 2:89) e dice: “una parte di loro nasconde la verità, pur conoscendola!” (Corano, 2:146). La vera smentita proviene da colui che rifiuta la verità in modo obiettivo. E’ per questo che Allah ha dichiarato che la smentita dei miscredenti nei confronti del Messaggio non riguardava la sua onestà, ma la verità in sé. E’ a questo riguardo che l’Altissimo dice: “In verità essi non credono che tu sei bugiardo, ma sono i versetti di Allah che essi rinnegano” (Corano, 6:33).
 
Si assimila a questo tipo di miscredenza quella che consiste nel considerare lecito quello che la lege religiosa proibisce, poiché si tratta di smentire il messaggio del Profeta SAAWS. Lo stesso dicasi per l’atto che consiste nel prendere per illecito cio’ che la legge religiosa dichiara lecito.
 
b) la miscredenza che consiste nel volgere le spalle per orgoglio
E’ come la miscredenza di Shaytan che si è rivolto ad Alah l’Altissimo in questi termini: “ ....eccetto Iblis che rifiuto’, si gonfio’ d’orgoglio e fu tra i miscredenti.” (Corano, 2:34). L’Altissimo dice ancora: “Ed essi dicono: Crediamo in Allah e nel Messaggero ed obbediamo. E poi una parte di loro volta le spalle. Non sono quelli i credenti.” (Corano, 24/47. Qui, viene negata la fede di colui che volta le spalle all’azione, anche se verbalmente ha aderito alla fede. Questo mostra che la miscredenza “negativa” è quella che consiste nel rifiutare la verità, apprenderla e metterla in pratica, e indica anche che la verità si esprime attraverso le azioni, le parole o le credenze. A questo proposito l’Altissimo dice: “Coloro che non hanno creduto voltano le spalle agli ammonimenti.” (Corano, 46:3)
 
Esprimere verbalmente il rifiuto del messaggio del Profeta SAAWS dicendo: “Non lo seguiro’” o con un gesto che fa intendere il rifiuto di ascoltare la verità portata dal Profeta SAAWS, oppure tappandosi le orecchie per non sentire, sentire senza interessarsi, o rifutandosi di agire, tutto questo fa parte della miscredenza che consiste nel volgere le spalle.
 
c) la miscredenza ipocrita
Consiste nella non adesione del cuore e nell’inazione mascherata da una sottomissione manifestata solo per essere vista dagli altri. E’ la miscredenza di Ibn Salul e di tutti gi ipocriti a proposito dei quali Allah l’Altissimo dice: “ Tra la gente, ci sono alcune persone che dicono: “Noi crediamo in Allah e nel Giorno del Giudizio!” ma in realtà non ci credono.-Cercano di ingannare Allah e i credenti ma non ingannano che loro stessi e non se ne rendono conto.- Nei loro cuori c’è una malattia (il dubbio e l’ipocrisia) e Allah lascia che la loro malattia aumenti. Avranno un castigo doloroso per aver mentito.- E quando is dice loro: “Non diffondete la corruzione sulla terra”, essi dicono: “Al contrario, noi siamo solo riformatori!” – In verità, sono loro i veri corruttori, ma non se ne rendono conto.- E quando si dice loro: “Credete come la gente che ha creduto”, essi dicono: “Forse che noi dovremmo credere come hanno fatto gli sciocchi?” In verità, sono loro gli sciocchi ma non lo sanno.- Quando incontrano coloro che hanno creduto, dicono: “Noi crediamo”, ma quando si trovano soli con i loro shayatin, dicono: “Siamo con voi; in realtà non facciamo altro che prenderci gioco di loro”. E’ Allah che si prende gioco di loro, aumenterà la loro ribellione e prolungherà all’infinito la loro perdizione. Sono loro che hanno scambiato la retta via con la perdizione. Ebbene, il loro commercio non ha profitto ed essi non sono sulla retta via.- Assomigliano a qualcuno che ha acceso un fuoco, poi quando il fuoco ha illuminato tutto intorno, Allah fa scomparire la loro luce e li abbandona nelle tenebre dove non vedono più nulla.- Sordi, muti, ciechi, non possono più tornare sui loro passi. – ( e possiamo paragonarli anche a persone che) quando vedono le nubi scoppiare di pioggia, piene di tenebre, di tuoni e di fulmini, si mettono le dita nelle orecchie, terrorizzati dal boato del lampo, terrorizzati dalla morte.- Allah accerchia i miscredenti da ogni lato.- Il fulmine quasi li acceca: ogni volta che fa luce, avanzano, ma quando c’è il buio si fermano. Se Allah volesse li renderbbe ciechi e sordi, poiché Allah è Onnipotente.” (Corano, 2:8-20).
 
4) la miscredenza che consiste nel dubbio
E’ quando si esita a riconoscere e ad ammettere la verità. Al credente si chiede di avere la certezza che il messaggio del Profeta SAAWS è verità indiscutibile. Credere che forse non è cosi’ è miscredenza derivata dal dubbio o dalla congettura. E’ a questo proposito che l’Altissimo dice: “Entra nel suo giardino colpevole verso se stesso (a causa della sua miscredenza); egli dice: “Non penso che questo possa mai morire, - e non penso che l’Ora verrà. E se mi si porterà verso il mio Signore, trovero’ sicuramente un luogo migliore di questo giardino. –Il suo compagno gli dice, parlando con lui: “Sarai forse miscredente verso Colui che ti ha creato di terra, poi di sperma ed infine ti ha plasmato come uomo.- Quanto a me, Allah è il mio Signore e non associo nessuno al mio Signore.” (Corano, 18:35-38).
 
Per concludere, la miscredenza che è il contrario della fede (in Allah e nel Suo Messaggero, ndt), puo consistere nello smentire con il cuore, quindi nel non aderire intimamente o nel provare odio per Allah l’Altissimo e i Suoi segni o per il Suo Messaggero. Cio’ si oppone all’amore inerente alla fede che costituisce l’atto più importante del cuore. La miscredenza puo anche esprimersi verbalmente attraverso l’ingiuria proferita nei confronti di Allah l’Altissimo, o puo consistere in un atto esplicito, come il fatto di prosternarsi davanti ad un idolo, di offrire qualcosa ad una divinità al di fuori di Allah. Cosi come la fede puo esprimersi attraverso il cuore, la lingua e gli organi, allo stesso modo puo esprimersi la miscredenza.
 
Che Allah ci protegga contro le diverse manifestazioni della miscredenza attraverso la fede e di fare di noi delle guide ben guidate. Amin. Wa Allahu ‘alam.
 
A’lam as-sunna al-manchoura, 177; Nawaqid al-imam al-qawliyya wal-amaliyya di Sheikh Abd al-Aziz Aal Abd al-Latif, 36-46; Dhawabit al-kufr di Sheikh Abd Allah al-Qarni, 183-196.
 
Dal sito: Iman Way Français
Sheikh Muhammad Salih al-Munajjid 
 
lunedì, ottobre 15, 2007

Le alternative?

E' già da un po' che ci penso: le alternative. Io no, non l'ho trovata la mia. Anarco-teocrazia sarebbe, se ci fosse. Senz'altro sarebbe così. Ma non c'è. Non ce l'ho a portata di mano, qui, il decalogo dell'anarco-teocrato e se ce l'avessi me lo terrei per me, altrimenti che anarchia è?
Ok, parliamo di cose serie, per favore.
Dunque.
Che modello sociale abbiamo da proporre noi al mondo, a parte l'islam-maccaroni, l'islam-punk e l'islam-horror?
E mi piace ritrovarle, certe idee, scritte in modo un po' più organizzato e compito rispetto a come amo scrivere qui. E magari anche in un modo un po' più civile e aperto alle varie possibilità.
(In realtà stavo solo trovando una scusa per presentare questo blog e l'ho trovata!)

Noi siamo in quella fase, ci dobbiamo svegliare dal coma. Il problema è come dobbiamo essere una volta svegli! Ecco quindi che spuntano, sempre più forti, gli echi di un passato glorioso, in cui la ummah era forte, stabile, prospera e dinamica. Tra le varie “sfumature” islamiche la corrente salafita (i sauditi) è predominante, per tanti motivi, non per ultimi quelli economici. I salafiti sono schietti, diretti, chiari e onesti. Sanno cosa vogliono e fanno propaganda per il loro modello “teocratico” di stato. La domanda sorge spontanea, le alternative? Ecco, qui casca l’asino! >>>

sabato, giugno 16, 2007

Per un diritto islamico moderno, sharaitico nei contenuti e occidentale nelle spiegazioni

Per ragioni di tempo e di stanchezza ripesco un post di qualche tempo fa che dice più o meno ciò che vorrei scrivere stasera e che non ho la forza di formulare. Si tratta della gravosa questione islam-diritti civili e del confronto tra culture e sistemi politici.
Noto con piacere che il dibattito che si è creato inizia a diventare profondamente costruttivo e spero inshallah che, qui e altrove, continueremo ad andare sempre in questa direzione. Attualmente siamo ancora in pochi nella blogosfera ad occuparci di argomenti islamici, ma i navigatori sono in crescita costante e ben presto il nostro ruolo assumerà un rilievo notevole, i cui effetti si riverseranno comunque sull'intera ummah, che lo si voglia o no. E' quindi una grande responsabilità quella che abbiamo, una responsabilità alla quale, spesso  vien voglia di sottrarsi.
E invece nessuno di noi si può sottrarre, perchè siamo gente di frontiera, gente a cui quotidianamente viene chiesto di spiegare questo e quello, persone a cui, durante una colazione o un pranzo, si chiede di parlare di lapidazione e diritti umani, di pena di morte, di infibulazione e della solita condizione della donna nell'islam. Mica in Nigeria, in Palestina o in Madagascar. No. Nell'islam. Però, magari, poi l'interlocutore faceva riferimento ad una notiziola ascoltata di sfuggita alla radio su un'induista che viveva in Malaysia.
A noi non è concesso dire imbecillità. Possiamo dire la nostra opinione, certo, ma separandola da  tutto il resto: dobbiamo conoscere le posizioni ufficiali dei sapienti, siamo tenuti a sapere che tipo di governo c'è in Turchia, chi governa in Giordania e pure chi era Nasser. Perchè ci chiedono. E, a volte, se non sappiamo tutte queste cose, non siamo che bigotti. Ovvio. Nel migliore dei casi terroristi. Regolare.

Guelfislam, ghibellini o incomprensibili…



 Così come il contrasto fede-ragione, anche la problematica della divisione dei poteri tra Chiesa e Stato è un concetto che nelle società islamiche non si pone, o meglio, si pone solo nel momento in cui la società si occidentalizza.
Lasciamo perdere il caso dell’Iran che con gli arabi non c’entra niente e, tra l’altro, adotta un sistemo politico-religioso di tipo sciita, per la comprensione del quale rimando a
bloggers più competenti in materia.
Nell’islam – almeno nell’islam sunnita – non esiste il concetto di Chiesa, il concetto politico di Chiesa, come lo si intende in occidente. Le leggendarie dispute tra Stato e Chiesa che hanno dilaniato per secoli la nostra penisola, in terra araba non hanno mai avuto ragione di esistere, perché non è mai esistita una classe sacerdotale e, sebbene i califfi fossero ritenuti anche esempi di rettitudine e buon comportamento, essi non detenevano un potere assoluto e potevano essere destituiti nel caso in cui il loro comportamento non fosse conforme alla sharia, la costituzione islamica. Che poi la sharia nei secoli e nelle culture si sia prestata alle più svariate interpretazioni è un altro discorso, ancora più contorto e distante dalla mentalità occidentale di quello che sto per fare adesso e rimando ad altri 30 post sull’argomento che non dovrei arrogarmi il diritto di scrivere. Per favore, non costringetemi!
Che la sharia debba confrontarsi con i diritti umani e civili e con il diritto internazionale affinché possa discenderne un diritto islamico moderno, shariatico nei contenuti e occidentale nelle spiegazioni, dovrebbe essere l’imperativo degli studiosi di fiqh, ché noi musulmani di ogni luogo e di ogni età ci siamo davvero scocciati a dare spiegazioni sulla giurisprudenza islamica anche davanti a un bel piatto di tagliatelle che magari ti vanno di traverso, perché sei troppo ignorante, dici baggianate inaudite e te ne accorgi pure!
>>>

giovedì, giugno 14, 2007

Della necessità di dissentire II
Mujahid scrive, molto giustamente: "i Califfi ben diretti erano tutt'altro che despoti, è quello l'esempio per noi". E mi piacerebbe che fossimo d'accordo su questo. Per me è il nocciolo, il punto di partenza e di arrivo delle provocazioni che ho lanciato. 
Possiamo anche apparire come nostalgici archeologi alla perenne ricerca di un'atlantide scomparsa o di una fantomatica età dell'oro. Alcuni penseranno di poterla restaurare adesso, altri ne faranno un modello ideale a cui ispirarsi nell'affrontare una realtà distante anni luce da quella, ma un perno deve pur esserci, un discrimine dobbiamo pur averlo. Non possiamo accettare impassibili e silenziosi che il mondo islamico si catapulti verso l'autodistruzione e che il fratello uccida il fratello per conto dei propri nemici, ma in nome dell'islam.
Certo, possiamo anche pensare che vivendo in Europa la questione non ci competa. Qui non abbiamo partiti islamici da sostenere e credo che questo sia un bene, in un momento così difficile per la ummah.
Quindi possiamo sostenere gli uni o gli altri, o decidere di non sostenere proprio nessuno, ma qualsiasi sia la nostra scelta, credo sia necessario affrontarla con riferimento ad un senso islamico della politica, combattendo con tutte le nostre forze, affinchè si abbandoni l'idea stessa di scontro di civiltà, unica giustificazione mediatica della guerra preventiva.
Noi non siamo gli alieni che vogliono invadere la Terra ed instaurare il  - come dicevamo? - califfato cosmico. A voi la vostra religione, a noi la nostra. A voi la vostra politica, a noi la nostra.
In realtà è questo ciò che non va giù. A molti stati viene concretamente negata la possibilità di autodeterminazione politica.
Il ragionamento che sta dietro a questa manovra è più o meno questo: "Voi siete bigotti, torturate le persone, lapidate le donne e, quando va bene le infibulate, ammazzate gli oppositori politici, costringete la gente a vivere secondo le vostre regole anche se non vuole, frustate le persone, sgozzate, malmenate, violentate= voi non siete in grado di avere una politica tutta vostra perchè siete trogloditi-sanguinari= noi verremo a salvarvi da voi stessi e dalla vostra connaturata abiezione tramite la nostra ineccepibile democrazia illuminata".
Non si tratta di essere conniventi con gli occulti poteri internazionali, qui si tratta di spezzare il cerchio che incastra più di mezzo mondo (il nostro, quello che abbiamo deciso di adottare come nostro)  in una morsa famelica.
Noi dobbiamo dimostrare di essere in grado di sostenere il confronto. Ed è per questo che il confronto con tutto il resto è necessario, non in termini di buonismo, ma di giustizia.
Detto questo, un intervento che ritengo chiarificatore, per musulmani e non, è sicuramente quello di Amina Umm Zacaria e lo ripropongo per intero, affinchè sia per tutti argomento di riflessione e materia di approfondimento. 
Bismillah
Risostengo Mujahid e Astaghfirullah, ma sha Allah , jazakum Allahu khayran! Detto questo, 1) eliminiamo tutte le etichette di islam-progressista, democratico e quant'altro che confondono solo le idee e non spiegano niente. L'Islam cosi' come è stato applicato dal Profeta saaws e dai suoi Compagni ben guidati, quello è l'esempio che dobbiamo seguire. Fare dei paragoni con i concetti di democrazia e diritti umani e che ne so, non ha senso, perché questi concetti sono nati in un contesto storico diverso da quello islamico. Se vogliamo capire bene l'Islam dobbiamo fare tabula rasa delle nostre categorie mentali e capirlo a partire da lui stesso, senza fare paragoni, non è il caso, non servono a niente e ci confondono le idee. L'Islam è un sistema giusto per eccellenza, il sistema giusto, l'unico in grado di dare equilibrio e giustizia all'essere umano e alla società. E' chiaro che poi all'interno di un governo sharaitico ci sono discussioni, alternative di pensiero e soluzioni diverse ma questo riguarda i problemi specifici, NON LA DOTTRINA, per cui di fronte ad un problema, si possono avere diverse soluzioni islamiche. Chi ha il compito di trovare le soluzioni ai problemi concreti? Il consiglio dei sapienti riconosciuti dalla Umma, cioè autorevoli, il che non esclude che qualsiasi possa dire la sua, purché sia basata su prove dal Corano o dalla Sunna. Quando all'epoca di 'Umar ibn al-Khattab raa, gli uomini si erano lamentati dell'eccessivo innalzamento delle doti richieste dalle donne, l'Amir al-Muminin aveva decretato un limite massimo. Ebbene una donna, per strada, se non ricordo male, lo ha incontrato e gli ha detto "Chi sei tu per mettere un limite a quello cui Allah swt non ha messo limite?" e 'Umar raa ha detto "La donna ha ragione e io mi sono sbagliato". Credo che questo esempio sia significativo, no? 2) da dove cominciare per far cambiare i governi sedicenti islamici e spingerli ad applicare l'Islam? E' un percorso lungo che forse noi non avremo la fortuna di conoscere, magari i nostri figli, inshAllah, wa Allahu 'alam. Per il momento non abbiamo gli strumenti per farlo. Vi ricordo che Allah ta'ala ha detto " Allah non cambierà il destino di un popolo finchè questo non cambierà quello che ha nel cuore". E' il cambiamento di un popolo intero che ci vuole e un cambiamento di cuori. Noi possiamo solo cercare di fare del nostro meglio nel nostro piccolo, cercare di unirci prima di tutto a livello dottrinale, e poi negli intenti. Il fatto che se ne discuta è già qualcosa. Ma il primo passo fondamentale è quello di avere una 'aqida sahiha, corretta e salda. Altrimenti costruiamo castelli di sabbia. Come possiamo pensare di cambiare il mondo se non riusciamo nemmeno a fare i nostri doveri quotidiani? A volte sento parlare di jihad e poi ci sono fratelli che nemmeno riescono a tenere unita la famiglia, ad amare la propria moglie, a far funzionare un matrimonio. E' assurdo pensare a grandi progetti quando siamo indietro anni luce già sulla comprensione corretta dell'Islam, non parliamo poi della pratica. Questo non toglie che almeno con la parola DOBBIAMO denunciare i soprusi e le ingiustizie che vengono perpetrate sia ai danni dei nostri fratelli sia ai danni di non-musulmani, perché vorrei ricordare anche questo, che tra i primi ad essere gettati nell'Inferno (che Allah ci protegga, amin!) ci sarà un musulmano che ha oppresso ed è stato ingiusto verso un non-musulmano. Questo significa che il messaggio islamico è una RESPONSABILITA che noi abbiamo nei confronti dell'umanità. Cominciamo ad ESSERE MUSULMANI, il che non è poco, ve lo assicuro. Come? Come ha detto Mujahid, mettiamo in pratica gli insegnamenti di Abd al-Wahhab, i tre punti fondamentali, qundo saremo riusciti a farlo, inshAllah, Allah ta'ala ci aprirà nuove strade. 3) per quanto riguarda gli sciiti, l'Iran e Khomeini, fermo restando che è comunque dovere del musulmano fare il bene e proibire il male, quindi denunciare ogni sopruso che viene commesso anche in nome dell'islam, io in quanto sunnita non aderisco né alla rivoluzione iraniana né alle fatwe emesse dal governo iraniano, indipendentemente dal fatto che siano giuste o meno, semplicemente perché non riconosco nel governo sciita una guida per me che sono sunnita, se no sarei sciita, no? Preferirei che non si facessero amalgami. Gli sciiti hanno la loro dottrina, noi sunniti la nostra. Con questo non cerco lo scontro, mi limito a dire che il rispetto passa attraverso un lavoro di educazione delle masse al riconoscimento delle differenze (che siano dottrinali, religiose, linguistiche o razziali) perché come leggiamo nel Corano le differenze fanno parte della volontà dell'Altissimo e sono un segno della Sua miserciordia ed onnipotenza. Alhamdulillahi rabbi al'alamin wa assalatu wa assalamu 'ala rasulillah.
Aminah Ummzakaria
domenica, marzo 25, 2007

Dico: un'opinione islamicamente personale


http://maurobiani.splinder.com/


Qualcuno, e non solo, si è chiesto come mai le comunità islamiche, e una in particolare, non abbiano espresso la propria netta solidarietà nei confronti della battaglia del Vaticano e della comunità cattolica contro i Dico.

Si è pensato che si trattasse essenzialmente di un problema politico: come fanno le comunità islamiche a mettersi proprio contro quella politica che li difende (?) e, almeno apparentemente, li sostiene?

E questo perché l’omosessualità è notoriamente vietata dal Corano e condannata dalla sharia.

In realtà non è l’omosessualità in sé ad essere condannata, mi pare, ma la sodomia, e non soltanto per motivi di ordine igienico, ma soprattutto perché, tra tutte le pratiche sessuali, è l’unica che presuppone il netto dominio di una parte sull’altra, una specie di schiavizzazione simbolica dell’uomo nei confronti dell’uomo.

Questo blog non rappresenta nessuna comunità islamica e, in particolare, non rappresenta quella comunità dalla quale si pretenderebbero le risposte, sebbene ne condivida spesso lo spirito e le istanze. Rispondo quindi per me, visto che avere un blog serve soprattutto ad esprimersi, specie nei casi in cui pare indispensabile che qualcuno lo faccia, anche se a modo proprio.

Mi rendo perfettamente conto che, così facendo, rischio di incrinare ulteriormente la mia posizione, in quanto musulmana un po’ stramba e troppo problematica, non conforme alle prescrizioni coraniche dal punto di vista dell’abbigliamento e non conforme a certi stereotipi comunitari - o a certi luoghi comuni interni ed esterni - per l’innata propensione all’eversione e al libero pensiero.

Però, davvero, non me la sento proprio di stare qui, tranquilla a parlare di insalata e cotolette o tutt’al più di ricette tunisine, mentre il cosiddetto mondo civile si culla all’interno di pregiudizi inammissibili e insensati.

Vi annuncio quindi, con immenso calore, che questo blog non ha alcuna intenzione di battersi contro i Dico, così come non ha intenzione di esprimersi in favore della lapidazione degli adulteri e delle adultere, in Italia o altrove nel mondo, o a favore del taglio alternato di mani e piedi di taluni ministri, responsabili dell’impoverimento collettivo della nazione. E questo semplicemente perché noi si vive catapultati nel mondo reale e non in un iperuranio sciaraitico, tra musulmani perfetti, nel cuore e nella mente, in cui l’applicazione della sharia coincide, sostanzialmente, con uno status di consapevole anarchia teocratica.

Quaggiù, nel mondo reale, i gay esistono davvero e anche gli adulteri e le adultere e i fornicatori e le fornicatici. Possiamo benissimo chiudere gli occhi e dire e pensare che tanto sono tutti kuffar, gente che sbaglia e basta, gente che non ha capito nulla del mondo e di Dio e condannarli al fuoco eterno, perché è così che dice il Corano. Punto.

Possiamo togliere loro il saluto, girare la faccia quando li incontriamo per la strada, maledirli ogni giorno per la loro inaudita e pericolosa kafiraggine e certo così riusciremo a vivere tranquilli e sereni, convinti di aver sbattuto in faccia la porta a Shaytan una volta per tutte, definitivamente.

E possiamo quindi chiuderci nella nostra boria di musulmani precisi e devoti che si tengono alla larga dal male e fanno tutto quello che è prescritto e tutto quello che Allah SWT espressamente ci richiede, senza farci troppi problemi, senza andare fino in fondo, senza fare nessuna attenzione a quei famosi versetti impliciti, disvelati solo al cuore del credente e non trasformabili in codici comportamentali standardizzati. E quindi  senza “scegliere” e senza “consapevolezza”.

Oppure possiamo pensare che è gente che sbaglia tutti i giorni proprio come noi stessi sbagliamo, che ognuno ha una strada da percorrere e che, in fondo, nemmeno noi siamo perfetti, mi pare. E che, come musulmani, abbiamo il dovere di influire positivamente sulla società in cui viviamo, e non semplicemente in quella dell’ iperuranio sciaraitico in cui sogniamo di vivere, per permetterci di non affrontare il difficile rapporto con il prossimo, che può essere un alim, ma può anche essere un adultero, o un gay o, più semplicemente, una persona qualsiasi che sta camminando, proprio come noi.

Per un gay è naturalmente indispensabile vivere il proprio istinto, per capirlo e, volendo, superarlo. Per alcuni è semplicemente una fase della propria vita, per altri è un vizio, alimentato dal contesto e dalla fantasia. In nessun caso una malattia dell’anima incurabile e contagiosa, mi pare.

Quaggiù, nel mondo reale in cui vivo io, la repressione totale imposta dall’alto ha sempre fatto brutti scherzi e gravissimi danni e quindi, fratelli, sorelle e politici, il mio consiglio è sempre quello di tenersi alla larga dai piedistalli e dai giudizi gratuiti, quello di farsi piccoli piccoli e di guardarsi dentro, al posto di guardare sempre e soltanto le pagliuzze altrui.

Non so cosa avete visto voi, ma io ho visto un ragazzo farsi adulto senza accettare la propria sessualità e fare del male alla donna scelta come specchietto per le allodole e alla propria famiglia, sfogare la propria condizione nella rabbia e nell’odio e chiudersi in una campana di grigia e amara solitudine. Fino al momento in cui, finalmente, un’occasione di lavoro ha cambiato il corso degli eventi, portando una possibilità di evoluzione e di crescita spirituale nella vita di questo ragazzino che si fingeva adulto.

In altri casi ho visto ragazzini e ragazzine in balìa di un mondo famelico, un baratro che cercava ogni notte di ingoiarli e dal quale alcuni di loro – non tutti -  si sono salvati solo grazie ad un rapporto stabile.

Per questo non ho nulla contro i Dico. Sono invece molto infastidita dal fasto e dal lustro mediatico che taluni matrimoni gay hanno suscitato, come simbolo di gloria, successo e libertà. L’omosessualità che si coniuga troppo bene con il successo mi rende nervosa e decisamente intollerante e il Gaypride mi pare un’immensa galleria dei mostri in cui nani, donne cannone e trapezisti deformi si mettono in evidenza per poter far parte dell’immenso emetico circo dei buffoni e prostituti di corte.

Sentirsi gay non deve necessariamente significare  autoghettizzarsi e svilirsi così. Non credo sia necessario diventare un clown per farsi accettare dal mondo!

Provo, inoltre, un certo scetticismo nei confronti di chi dichiara che sia possibile un connubio tra islam e omosessualità, lo stesso scetticismo che provo nei confronti di chi sostiene che si possa essere musulmani senza pregare, senza rinunciare a vino, hashish e poker, continuando ad avere rapporti al di fuori di quel matrimonio islamico che potrebbe benissimo essere semplicemente la  doppia copia, firmata in originale, di un foglio di carta qualsiasi, sul quale, però, ci si garantisce vicendevolmente qualcosa in nome dell’Unico.

Allahu alam. Mi pare, però, che essere musulmani significhi innanzitutto sforzarsi in un certo senso, smettendo di subire la vita supinamente, smettendo di farsi dominare dagli eventi e dagli istinti.

Ci si prova, almeno. Ci si prova in prima persona, senza starsi a preoccupare di ciò che fanno gli altri, musulmani e non. Si cerca di andar dritti su una strada personale e poi cascasse il mondo, cascasse!

La vita non è altro che un aya, un lunghissimo e caldo versetto che parla al nostro cuore per metafore e sensazioni evocate. E studiare non può servire solo a sapere.

lunedì, febbraio 19, 2007

Dietro le quinte dell'islam quotidiano: la poligamia vista da una musulmana qualunque ( III )

 

 
img da: http://koliber.net/index/


( I parte)

( II parte)

Concettualmente il tipo di poligamia di cui stiamo – ehm... stavamo -  parlando si lega inestricabilmente con la questione del matrimonio imposto che non riguarda, come generalmente si crede, solo le donne. Conosco fratelli senegalesi che sono stati obbligati a sposarsi prima di lasciare il Senegal e fratelli iraniani che hanno dovuto rinunciare all’amore, per abbracciare gli interessi dei genitori lontani che, insieme al pacco postale “moglie”, hanno finalmente inviato anche quella cifra necessaria per aprire un’attività in Italia e non fare più ritorno, spezzando una storia d’amore e di solidarietà decennale, dolce e pulita e anche molto “islamica”. In tutti questi casi, il problema non è l’islam, ma la prassi, la tradizione dei padri, ciò contro cui l’islam ha sempre combattuto e ciò contro cui deve continuare a combattere.
Non mi pare, comunque, che la poligamia in Italia sia così capillarmente diffusa. Non mi pare che la maggior parte dei musulmani sia poligama e non mi pare, inoltre, che la “battaglia per la legalizzazione della poligamia” sia l’interesse principale delle associazioni islamiche italiane.
Qui – se non s’era capito -  non si sta facendo una campagna per la diffusione della poligamia in Italia. Si tratta, invece, di una posizione “critica”  che però non implica la necessità di inventarsi un islam di comodo. Un gruppo di persone, per quanto ampio, non può ergersi al di sopra degli altri e privare qualcuno dei propri diritti islamici e in particolare una donna del diritto di sopravvivere dignitosamente, di avere figli e di sentirsi più o meno amata.

Che sia, poi, il surrogato di un rapporto, un compromesso, una condizione di perenne infelicità e chissà cos’altro, ma che ne sappiamo? Che ne sapete? Chi può dirlo?

Al limite, dovremmo provare a chiederlo alle dirette interessate, voi che dite?

Personalmente sono invece contro un’eventuale e paradossale richiesta di legalizzazione della poligamia in Italia. E sarei anche contro l’assimilazione del matrimonio islamico ad un matrimonio cattolico, perché io continuo a vedere il matrimonio islamico più come un contratto di fidanzamento indispensabile per qualsiasi “categoria” d’amore e di relazione, piuttosto che come una promessa solenne allo stato, che certo, si può dare, ma anche separatamente, direi. I diritti delle prime, seconde, terze e quarte mogli devono essere garantiti in base alla coscienza di ognuno, non certo di fronte ad uno stato non islamico che alle minoranze – a tutte le minoranze, anche per esempio ai pluri-laureati e agli ex-ricercatori italiani disoccupati, che sono un casino – dovrebbe assicurare ben altro (lavoro, sussistenza, dignità, per esempio).

Già! La coscienza di ognuno! Eh, quella!

Tutta la sharia è una questione di coscienza. Le pene corporali, le clausole, le descrizioni minuziose di ciò che si prescrive in un caso e nell’altro caso e poi uno apre il Corano e legge questo:

E coloro che accusano le donne oneste senza produrre quattro testimoni, siano fustigati con ottanta colpi di frusta e non sia mai più accettata la loro testimonianza . Essi sono i corruttori, 

eccetto coloro che in seguito si saranno pentiti ed emendati. In verità Allah è perdonatore, misericordioso. 

Quanto a coloro che accusano le loro spose senza aver altri testimoni che sé stessi, la loro testimonianza sia una quadruplice attestazione in [Nome] di Allah testimoniante la loro veridicità , 

e con la quinta [attestazione invochi], la maledizione di Allah su se stesso se è tra i mentitori. 

E sia risparmiata [la punizione alla moglie] se ella attesta quattro volte in Nome di Allah che egli è tra i mentitori, 

e la quinta [attestazione invocando] l'ira di Allah su sé stessa se egli è tra i veritieri. 

Se non fosse per la grazia di Allah nei vostri confronti e per la Sua misericordia...! Allah è Colui che accetta il pentimento, il Saggio. 

An-Nur (4-10)

 

Ed è la dimostrazione chiara ed inequivocabile che della sharia non puoi fartene nulla se non hai il cuore puro e una fede incrollabile. E che la sharia può essere una legge statale solo nel caso in cui la collettività sia composta da individui pronti ad accoglierla, perché musulmani nel cuore e non solo nella parvenza. E allora, quali fruste, quali pietre, quali ghigliottine?

Ma se qui si litiga e ci si prevarica l’un l’altro per il tozzo di pane raffermo buttato sull’aia dai quattro politicanti di turno!
Mentre tutto il mondo non islamico si occupa della “poligamia islamica”, del “velo islamico”, della “ghettizzazione della donna musulmana”, dell’endemico “maschilismo islamico”, noi dovremmo boicottarli, ignorarli tutti – lasciamoli vaneggiare! – e, semplicemente, settarci in modalità “islam-anno zero”.

E iniziare. 

postato da: alhamdulillah alle ore 02:59 | link | commenti (6)
categorie: politica, poligamia, sharia come legge del cuore
sabato, dicembre 16, 2006

Frammenti giurisprudenziali e altro

Uhm.... Meglio fare un po' di ordine qui e riassemblare in un unico post i link che ho spalmato su quattro, per invitarvi a leggerli.... Altrimenti, spaventati da tutto questo caos, non li leggerete mai e forse non riuscirò a leggerli nemmeno io! Ok, dicevamo:

Il matrimonio dal Fiqhu-s-Sunnah

Riflessioni sul matrimonio islamico

definizione del concetto di IJTIHÂD (Sforzo Interpretativo sulle Fonti Autentiche)

 La vita dell'imam Ahmad ibn Hanbal (164-241 H.)

 Musulmana e fiera di esserlo...  di Muhammad Patel (da una conferenza per giovani sorelle)

Interventi e riflessioni sui temi sono sempre graditissimi  !!!

Buona lettura!!!