An-nisa: donne musulmane e società

Per favore basta con la favola della donna islamica ghettizzata, schiavizzata e succube. Se nel mondo islamico dilaga l'ignoranza la colpa non è dell'islam, ma dell'oblìo dell'islam. Un po' di verità - e di opinioni - sulle svariate realtà di oggi. Metablog delle voci femminili islamiche in Italia.

24-25.05.2002 : Abou El-Kassim Britel subiva extraordinary rendition da Islamabad a Rabat
Sono passati sei anni e Kassim è ancora ingiustamente detenuto in Marocco.
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Khadi si è trasferita qui


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lunedì, marzo 03, 2008

La storia  di Iman (Monica): dal Cristianesimo all'Islam

lunedì, febbraio 04, 2008

Le mie due mogli: non semplici amiche, ma sorelle fillah...

بسم الله الرحمان الرحيم
Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

dal forum Al-Mourabitoune:

Assalamu ‘alaykum waRahmatullahi Ta’ala waBarakatuHu.

Sono poligamo da 2 anni, per la grazia e la generosità di Allah (‘azza waJalla), wa-l-hamdulillahi, ho coinvolto fin dall’inizio la mia prima moglie (che Allah l’Altissimo la protegga e la ricompensi per la sua pazienza), che ha organizzato una “muqabala” (incontro pre-matrimoniale allo scopo di fare conoscenza) con la mia seconda sposa (che Allah l’Altissimo protegga e ricompensi anche lei per la sua pazienza).

In seguito, entrambi abbiamo compiuto la preghiera della consultazione (al-istikhara) e siamo andati insieme a chiedere la sua mano ai suoi genitori, una cosa certamente difficile, ma per la grazia di Allah non è il padre che concede la mano di sua figlia, ma Allah (‘azza waJalla) che dona il suo rizq (sussistenza, tesoro, beneficio) a chi vuole, senza contare>>>

postato da: UmmUsama alle ore 11:23 | link | commenti (9)
categorie: donne, racconti, poligamia, storie di sorelle
domenica, febbraio 03, 2008

 Torturato a 10 anni, colpevole di essere figlio di suo padre

بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

 

...Secondo le cartelle cliniche (certificate dall’Associazione medica di riabilitazione delle vittime della tortura e dall’Associazione per la prevenzione dei disordini comportamentali del Bambino di Casablanca), Ilias Mejjati, imprigionato in Arabia Saudita per 3 mesi, poi letteralmente deportato in Marocco, detenuto nella famigerata prigione e centro di tortura di Temara, ha vissuto un vero calvario. Come racconta sua madre, “nella sua cella d’isolamento, 16 lampade al neon erano illuminate permanentemente, giorno e notte. Che dire di un tale trattamento inflitto ad un bambino di 10 anni? Colpevole soltanto di essere figlio di suo padre. Inoltre – e questo è terribile – il Marocco ha agito così su mandato degli Stati Uniti. Oggi, il mio obiettivo è la salute e il futuro di mio figlio, così come di poter portare il mio lutto dinanzi ai corpi di mio marito e di mio figlio Adam. Dopo aver perduto il mio primo figlio, torturato a morte in Arabia Saudita per conto degli Stati Uniti, spero che Ilias possa essere curato. Lancio dunque un appello – sperando che venga recepito – alle ONG perché gli vengano in aiuto...”

I due Jihâd di Fatiha: per la dignità della Ummah e per il futuro di suo figlio, torturato all'età di 10 anni >>>>

mercoledì, gennaio 23, 2008

La storia di un'araba dagli occhi azzurri
(Via Amal)

Nur indicava al nipoti i luoghi della città, piazze, strade, case, ponti, minareti, alla ricerca delle tracce lasciate dal tempo e dalle persone. Quella non era la città natale di Nur. Ma lì lei era vissuta e là, da sola, aveva cresciuto i suoi figli, dopo avere lasciato il marito. Nur era musulmana devota: pregava cinque volte al giorno, seguiva il digiuno prescritto nel mese di Ramadan, offriva l'elemosina, quando poteva permetterselo. Sognava di recarsi un giorno alla Mecca, ma questo non divenne mai realtà, così come non poté avverare il desiderio di essere sepolta vicino ad un pio musulmano.
Riuscì comunque a realizzare un'altra sua aspirazione: quella di non rivedere mai più il marito e di non sapere più nulla di lui. >>>

domenica, gennaio 13, 2008

Qui si piange e  si pensa, ragazzi e ragazze. Occhio :)

As salam alaykum wa rahmatuLlah. Non ha a che fare col matrimonio islamico, il video che vorrei che tutti (soprattutto i non musulmani) vedeste.

Ha a che fare con una dolcissima, sincera all' inverosimile e pia donna, che ha scelto l' Islam grazie a Dio, il Quale lo ha posto nel suo cuore per mezzo dell' amore più grande della sua vita: sua figlia (che all' epoca dei fatti aveva sette anni!).

Spero davvero che lo guardiate, non  vi costa niente a parte un po' del vostro tempo, ma forse vi farà riflettere, se Dio vuole. E vi aiuterà a capire il perchè sempre più persone decidono di abbracciare questa meravigliosa religione. In lingua inglese. >>>

As salam alaykum wa rahmatuLlah.

postato da: muslima alle ore 11:44 | link | commenti (2)
categorie: donne, storie di sorelle, ritorni all islam
giovedì, gennaio 10, 2008

"Non posso sposarti, se non diventi musulmana anche te!"

Capita spesso a quanto pare. Capita pure quando lei musulmana lo è già e si sente, ma le manca solo un passo, un altisonante "Sì, lo sono!" e non se ne parla più. Facciamo contente la ummah e le parvenze!
Lei abbassa gli occhi, non vuole accettare quell'assurdo ricatto. Che valore può mai avere una conversione estorta, una fede come appiccicata addosso e sui capelli?
lui le prende il viso tra le mani e la bacia. Dappertutto la bacia e ogni angolo del loro essere si ricorda di appartenere già all'altro.
Sono già sposati, quei due. Sono sposati e non lo sanno.
Se l'islam degli uomini funzionasse davvero come funzionano gli ayat e gli hadith sarebbe lei a dover chiedere a lui, per favore, di convertirsi.

postato da: alhamdulillah alle ore 01:13 | link | commenti (13)
categorie: donne, storie di sorelle, femminismo islamico
giovedì, novembre 15, 2007

 Ma come si fa a diventare così strane di colpo?


In questi giorni ci ho pensato su. Ho ancora una cosina nel cassetto e la voglia di scriverci su magari una premessa, ma lascio la foga dileguarsi e scrivo d’altro.

Perché è davvero un bell’argomento: l’inizio, la follia, la voglia di essere parte integrante di una cosa astratta che si chiama ummah , una nuova strada ignota che ti si apre davanti luminosa e meravigliosa e ripida e tortuosa e tu che, piccola piccola e sola, sai bene che non ce la potrai mai fare se non cela metti tutta - ma proprio tutta - e non ti lasci trasportare, con criterio e responsabilità, ma come se seguissi il vento o la corrente, come se seguissi il respiro del tuo cuore.

Oggi alla me stessa di allora urlerei di fermarsi a riflettere, di non “impazzire”, di prendersela con calma, di aspettare, perché la fede non è la pazzia di un momento, perché la fede è un’altra cosa. Ma quello che direi oggi alla me stessa di allora è la cosa più sbagliata del mondo, perché crearsi una “vita islamica” pian piano è cosa che non tutti sono in grado di fare, specie quelli persi com’ero io, quand’ero persa.
Magari sembri scema, perché scimmiotti, senza convinzione, la sorella con l’hijab e preghi in un modo che fa ridere, recitando parole che non hanno senso né in arabo e né in italiano, ma, quando ti succederà, poi, di avere la stessa forza e lo stesso coraggio, quand’è che Allah – SWT – ti ridarà la stessa fermezza e la stessa caparbietà?

Piano-piano invece (sapete quando ti dicono piano-piano??), trattieni le migliori energie, la forza di una shahadah del cuore che poi risulta sempre più fievole e lontana e sebbene si rinnovi tutti i giorni non si manifesta più con la stessa forza e la stessa intensità e non potrà mai più diventare quell’uragano in grado di spazzar via ogni cosa e pure tutto il passato in blocco, così, tutto intero, come se non ti appartenesse e non appartenesse a nessuno.

Piano piano, sì. Ma piano piano per chi è capace di vivere piano.

Poi, sicuro, islam è anche imparare a vivere piano.

Imparare.

E’ che ognuno ha il suo modo, la sua storia già scritta nell’archetipo celeste, allora è inutile che ti dicano “Sì, buttati!” “No, non buttarti!”, perché non sono certo quelle le voci che ascolterai. Se Allah – swt – deciderà di concederti una via di fuga, presto o tardi dovrai scegliere, per forza scegliere.

postato da: alhamdulillah alle ore 22:15 | link | commenti (5)
categorie: donne, hejab, storie di sorelle, ritorni all islam
lunedì, novembre 12, 2007

Il ruolo delle donne nel Jihâd contro il nemico

 

بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

 

قُلْ إِنْ كَانَ آَبَاؤُكُمْ وَأَبْنَاؤُكُمْ وَإِخْوَانُكُمْ وَأَزْوَاجُكُمْ وَعَشِيرَتُكُمْ وَأَمْوَالٌ اقْتَرَفْتُمُوهَا وَتِجَارَةٌ تَخْشَوْنَ كَسَادَهَا وَمَسَاكِنُ تَرْضَوْنَهَا أَحَبَّ إِلَيْكُمْ مِنَ اللَّهِ وَرَسُولِهِ وَجِهَادٍ فِي سَبِيلِهِ فَتَرَبَّصُوا حَتَّى يَأْتِيَ اللَّهُ بِأَمْرِهِ وَاللَّهُ لَا يَهْدِي الْقَوْمَ الْفَاسِقِينَ (24)

 

Di': "Se i vostri padri, i vostri figli, i vostri fratelli, le vostre mogli, la vostra tribù, i beni che vi procurate, il commercio di cui temete la rovina e le case che amate vi sono più cari di Allah e del Suo Messaggero e della lotta nel sentiero di Allah, aspettate allora che Allah renda noto il Suo decreto! Allah non guida il popolo degli empi" (Corano IX. At-Tawba, 24)

 

In questo testo il nostro obiettivo non sarà quello di ricercare i dettagli di tutti questi ostacoli e impedimenti (al Jihâd), ma menzioneremo unicamente un ostacolo che la Ummah ha bisogno di eliminare rapidamente e prima di tutto. E questo ostacolo è la donna presentata in quanto madre, sposa, figlia o sorella. Esse ricadono tutte sotto il Versetto che dettaglia gli ostacoli (al Jihâd)

E la nostra ricerca nell'ostacolo (posto) dalla donna non le sarà sicuramente nuova, tuttavia ci rivolgeremo a lei in questo testo, dimostrandole come ella sia uno dei maggiori ostacoli dinanzi alla Vittoria e all'Onore dell'Islâm.

 

E quando diciamo che la donna è uno dei maggiori ostacoli per la Vittoria dell'Islâm, dobbiamo anche menzionare la nozione opposta, ossia che la donna è uno dei fattori primordiali e più influenti nella Vittoria dell'Islâm, a condizione che svolga il suo ruolo con un coraggio e un sacrificio totali.

 

E le presenteremo delle biografie che possa prendere ad esempio perché l'Islâm divenga vittorioso.

E la ragione per cui ci rivolgiamo alla donna, in questo testo, è a causa di ciò che abbiamo notato: quando una donna è persuasa di una cosa, diverrà uno dei maggiori impulsi perché gli uomini compiano (tale dovere).

Ma se è contro qualcosa, sarà tra i maggiori ostacoli al compimento (di tale obbligo) da parte degli uomini, , specialmente se questa donna è una madre o una nonna, l'obbedienza e la soddisfazione della quale sono obbligatorie.

 

Essendo noto che la donna è la culla degli uomini, e la custode del deposito, finché la loro costruzione divenga solida, ci rivolgeremo direttamente a lei, esortandola a giocare il suo ruolo attivo nell'attuale guerra tra l'Islâm e tutte le nazioni miscredenti, senza eccezione. E finché la donna abbandonerà il dovere di occuparsi di questa battaglia, o se ne allontanerà, o non sarà presente per rafforzare la determinazione (dei combattenti), ciò sarà il primo passo della sconfitta, il cammino verso la perdita, ed è ciò che accade alla nostra Ummah oggi.

 

L'Islâm non fu vittorioso, nei suoi momenti di splendore, sulle nazioni miscredenti (che erano più grandi in potenza, in numero e in ricchezze), eccetto quando la donna fu pronta ad assumersi la propria responsabilità, poiché ella fa parte di coloro che allevano i bambini sulla via del Jihâd, che pazientano e aiutano i loro figli e il loro marito a restare pazienti nella continuazione di questa via. Così l'espressione "Dietro ad ogni grande uomo di trova una donna" si avvera veridica per le donne di quest'epoca, e possiamo dunque dire: "Dietro a ciascun grande Mujâhid si trova una donna".

 

Queste donne erano coscienti del loro ruolo, ed erano come le descrisse il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) nell’hadîth riportato da Ahmad e at-Tirmidhi: in una certa occasione, ‘Umar (radiAllahu ‘anhu) chiese al Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam): “Oh Messaggero di Allah! Quali ricchezze dobbiamo ricercare (in questo mondo)?”. Egli rispose: “Devi cercare un cuore riconoscente, una lingua occupata nel Ricordo di Allah, e una donna che ti consolidi negli affari che riguardano l’Aldilà” (Sunan Ibn Majah n° 1846; as-Silsilah as-Sahihah n° 2176; Sahih al-Jami’ n° 5231).

 

Ma per ciò che riguarda le donne della nostra epoca, cosa dobbiamo dire? E come le dobbiamo descrivere? Quali sono le loro preoccupazioni? Sono forse esse un mezzo di sostegno per il loro marito negli affari dell’Aldilà? Comprendono qualcosa a proposito della guerra odierna tra l’Islâm e il Kufr? O almeno conoscono i Paesi del Kufr? E sanno cosa subiscono i Musulmani dovunque? In Palestina?...

Esse non ne sono coscienti. E quale sorta di incoscienza è questa? È l’incoscienza di qualsiasi cosa tranne il fatto di seguire le mode e i capricci, gli ornamenti e l’esteriorità. Esse si sono votate alla distruzione. I nemici della Religione le utilizzano contro la Ummah nelle sue stesse terre. Mentre noi speravamo che esse avrebbero contribuito alla costruzione dell’edificio della Ummah, ci siamo invece ritrovati ad impedire loro di distruggere l’Islâm.

E il centro d’interesse del nemico nella “liberazione” delle donne è apparso unicamente dopo che egli ha realizzato che la donna è la custode della Ummah. Se ella è corrotta, la sua discendenza sarà corrotta, così come tutti coloro che le si trovano intorno. Dunque essi (i nemici) l’hanno utilizzata nel peggiore dei modi, mentre ella si trova nell’illusione e nell’annegamento, e crede a tutti questi falsi appelli, lâHawlâ walâQuwwata illa biLlah (non c’è forza né potenza se non presso Allah)!

 

E se tu, oh Amatullah, sei incosciente della presenza dell’attuale guerra contro di noi, la situazione sarebbe facile se potessimo dire: ci sono pure gli uomini per compensare! Ma oggi, se tu sei incosciente della presenza della guerra attuale o della preparazione (per questa guerra), la Ummah intera ne sarà incosciente insieme a te. Chi farà alzare i giovani per questa battaglia? E chi si trova dietro agli uomini, per imbarcarli in questa battaglia? E chi prepara le madri perché le generazioni future continuino su questa via dopo di te? La risposta a queste domande e a decine di altre questioni simili urgenti ci dimostra una cosa: che la donna è un elemento importante nella lotta di oggi; ella deve parteciparvi con tutta la sua capacità e con tutta la sua passione. La sua partecipazione non significa la fine della lotta – no! Piuttosto, la sua partecipazione conta come un pilastro tra i pilastri che conducono alla vittoria e alla continuazione della via.

 

Di conseguenza, devi essere cosciente, mia cara sorella Musulmana, che la tua missione è più grande di quanto t'immagini. Tu sei responsabile di una grande parte della sconfitta dell'Islâm oggi, poiché se tu ti fossi alzata per assumerti la tua responsabilità, questa vergogna non si sarebbe abbattuta sulla Ummah. E può darsi che tu chieda: "Perché porterei dunque tutte queste responsabilità?". Noi ti rispondiamo: perché la tua responsabilità è la prima responsabilità che, se non viene assunta correttamente, non avrà quasi più alcun beneficio per chi verrà dopo.

 

Ciò perché il primo luogo in cui il bambino cresce è nelle tue braccia, e se diviene un giovanotto, conoscerà unicamente la tua guida, a causa del suo amore per te. Dunque, se tu non semini in lui l'amore per Allah ('azza waJalla), per il Suo Messaggero (sallAllahu 'alayhi waSallam) e per il Jihâd nella Sua Via durante la sua infanzia, nessun altro potrà installarlo nel suo cuore quando sarà più vecchio, se non a prezzo di enormi difficoltà. Il deposito è tra le tue mani, tenero e caldo, alzati dunque e assumi il tuo ruolo, e ne vedrai il risultato tra due decenni, con il Permesso di Allah…

 

Tratto da:

Il ruolo delle donne nel Jihâd

contro il nemico

 

dello shaykh Martire

Al-Hafiz Yusuf Bin Salih Al-‘Iyari

(che Allah abbia misericordia di lui)

 

LEGGI TUTTO >>>

martedì, novembre 06, 2007

Un fiore dell' Islam.

Leggendo le sue parole, non ho potuto non provare un grande senso di affetto e di tenerezza per questa giovane e buona ragazza, che, grazie ad Allah, ha seguito il bellissimo esempio di sua madre, italiana ritornata all' Islam, che ha saputo trasmetterle l' eredità più preziosa possibile: la fede.

Sia Gloria a Dio l' Altissimo, Colui che sceglie i Suoi Servi in maniera generosa ed inaspettata. Al hamdu liLlah.

La storia di Ilaria Khadija >>>

postato da: muslima alle ore 13:12 | link | commenti (3)
categorie: donne, storie di sorelle, ritorni all islam
mercoledì, ottobre 24, 2007

Lettera della nostra sorella Nûr, dall'inferno di Abu Ghraib

بسم الله الرحمان الرحيم
Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo
Dopo la tristemente famosa lettera della sorella Fatimah, un'altra dolorosa testimonianza delle ceneri della prigione-inferno di Abu Ghraib

BismillâhirRahmânirRahîm
Non so da dove cominciare, vi descriverò la fame, mentre voi mangiate? O la sete, mentre voi bevete? O il sonno, quando voi dormite? O la nostra nudità, mentre voi siete vestiti? … Ma quando penso ai nobili tra voi, piango sulla mia condizione, che cosa vi descriverò dunque di ciò che noi subiamo come torture, senza urtare il vostro pudore e preservare il deposito? Dove siete, dunque, oh nobili fratelli? Dove siete, dunque, oh sapienti dell'Islâm? Avete dunque dimenticato il Messaggio con cui giunse il veridico, Abû-l-Qâsim Muhammad (sallAllahu 'alayhi waSallam)? Se ci avete dimenticate a causa del denaro… Vi chiederemo giustizia dinanzi all'Unico, poiché noi siamo una consegna legata ai vostri colli… Chiedo a coloro che riceveranno questo messaggio, tra i sapienti e i nobili Imâm che temono il Giorno in cui i cuori e gli sguardi saranno sconvolti, di trasmettere questa amanah dall'alto dei loro minbar. Ricordatevi, quando guardate ciò che subiscono i nostri fratelli in Palestina: anche noi soffriamo oggi, quando vediamo questi ebrei bere l'alcol dinanzi a noi e poi stuprare i nostri corpi come delle bestie selvagge, e si divertono e godono di quelle i cui corpi sono stati umiliati. Oh nobili fratelli, quante volte dunque morirete? I nostri corpi sono stati insudiciati, i nostri abiti strappati, i nostri ventri attanagliati per la fame, le nostre lacrime scorrono, ma chi dunque viene in nostro soccorso? Non vorrei dirvi addio, ma prima di farlo vi dico: temete Allah nei ventri delle vostre sorelle, poiché essi sono stati riempiti di figli adulterini. Prima di lasciarvi, chiedo ai nobili tra voi che detengono delle armi di ucciderci insieme a loro in queste prigioni, ve lo chiedo in Nome di Allah, ve lo chiedo in Nome di Allah, ve lo chiedo in Nome di Allah. La vostra sorella per Allah, Nûr.

Yâ Allah, Ti imploriamo di vendicare le nostre sorelle, di far subire a questi cani tormento su tormento, nella vita di quaggiù come nell'Aldilà, Yâ Allah, fai gustare loro la lama dei nostri Mujâhidîn, Yâ Allah, Ti imploriamo di accordare alle nostre amate sorelle il più alto livello del Tuo Paradiso, al-Firdaws, Allahumma âmîn! Jazakumullahu khayran Ansâr al-Haqq

lunedì, giugno 04, 2007

Tunisia: violentata per un hijab
dal sito Minbar-sos


 

"Le hanno tolto il suo hijâb, e il capo dei poliziotti le ha detto: "Quando smetterai di portare questa merda?".  Lei ha risposto che non avrebbe mai smesso di indossarlo, e piangeva. Gli uomini l'hanno trascinata all'angolo della strada, in un bagno pubblico. Le hanno strappato i vestiti, hanno afferrato una bottiglia di bibita (queste bottiglie sono di vetro) e l'hanno violentata con quella. Ridevano, e intorno c'erano molte persone, ma non hanno fatto nulla.

Quando hanno finito, l'hanno obbligata a mettersi una gonna corta e una camicetta senza maniche, e l'hanno fatta tornare a casa da suo marito in questo stato. Giuro su Allah che è la verità".

L'agghiacciante racconto di un fratello tunisino, a dimostrazione di quanto i cosiddetti stati islamici stiano lavorando contro l'islam, per conto delle coalizioni internazionali. Una testimonianza terribile, che contraddice in toto il concetto di "Eurabia", appositamente creato a tavolino, per alimentare la paura dello straniero e l'islamofobia occidentali. >>>


Aggiornamento (05.06.2007)

(Nei commenti)

Secondo me non è utile cavalcare questa politicizzazione dei simboli religiosi; più utile sarebbe iniziare a boicottare queste dittature, sostenere la società civile tunisina e diffondere TUTTE le denunce degli attivisti politici tunisini, laici o religiosi, di destra o sinistra.
Salaam

Info:
http://www.hrw.org/doc?t=mideast&c=tunisi

http://hrw.org/englishwr2k7/docs/2007/01/11/tunisi14723.htm 

postato da: alhamdulillah alle ore 14:58 | link | commenti (28)
categorie: politica, donne, storie di sorelle
mercoledì, maggio 02, 2007

Storie di sorelle: il tesoro sulla montagna
di Giorgia Afnan
dal gruppo
musulmane e islam

Era il 1997 e con il gruppo di yoga mi apprestavo a partire per un viaggio in India alla ricerca del trascendentale, della spiritualità assoluta. Ero piena di entusiasmo, finalmente potevo toccare con mano e vedere di persona i monasteri buddisti, avrei potuto assistere a cerimonie di consacrazione del Gange, nel Gange, avrei conosciuto asceti, maestri di qualsivoglia teoria e tecnica di meditazione e religioni orientali….sapevo tutto di tutto ma niente di Islam. Proprio quell'anno però avevo conosciuto colui che sarebbe poi diventato mio marito: un musulmano, Subbhana Allah. Un giorno durante la permanenza a Jaipur ci comunicarono che saremmo andati a visitare un tempio islamico. Rimasi subito incantata dal fatto che per entrare in questo luogo sacro il ns. accompagnatore si lavò per tre volte varie parti del corpo " per purificarmi" ci chiarì ed entrammo. Ci fecero vestire di tutto punto, foulard a coprire le mille treccine che avevo in testa ed eccomi all'interno di una stanza dove la presenza dello Spirito, del Trascendentale (ora lo chiamo Allah swt, l'Altissimo!) era palpabile, in un luogo dove si veniva avvolti da un alone di immenso, di calore; dove tutti i pensieri si dissolvevano…..insomma una volta uscita di lì, ancora frastornata iniziai a piangere. Un pianto ininterrotto, liberatorio, forse di felicità: la mia anima aveva conosciuto il Dio (Allah swt). Purtroppo non sapendo nulla di Islam passato qualche giorno accumunai l'episodio ad un probabile sfogo emotivo del tipo meditazione kundaliny e archiviai. Iniziai a frequentarmi con mio marito e curiosa ed affamata di religioni e alla ricerca dell'immenso volli iniziare a capire qualcosa della sua religione, ogni tanto pregavo anche: mi sembrava una buona forma di meditazione! Poi cercavo su internet, sfogliavo qualche rivista. In realtà Allah swt, che mi vuole bene, lo so, (come ne vuole a tutte le sue creature, comunque!), mi stava preparando la strada per incontrarLo.! La parte cruciale arrivò quanto dovevamo scegliere di mandare la pargoletta al nido (gestito da suore). Come poi confermato dai fatti, una bimba figlia di genitori di due religioni diverse, in una scuola paritaria cristiana cattolica prima poi avrebbe posto la domanda sulla vera natura di Gesù (pace su Lui) e noi cosa avremmo risposto? Mio marito non aveva dubbi, io si….molti. Presi tutti i libri che mi potevano essere utili ed iniziai a "studiare", più passava il tempo e più il mio cuore si riempiva, la mia anima veniva avvolta da un calore, un tepore mai vissuti prima, iniziai a pregare e a prendere sul serio la cosa ed una notte mi accadde una cosa che ancora oggi quando ci penso mi vengono i brividi!! Anzi ora più che mai. Era una serata tranquilla andai a dormire prima di mio marito, le finestre erano chiuse e non c'era vento. Sognai una Voce, una Presenza tangibile, forte e delicata insieme….un soffio mi accarezzava il viso, una Brezza e il Suono mi diceva "Sei sulla strada giusta". Mi svegliai accesi la luce, ero sicura che fosse la voce di Allah swt…con i brividi addosso guardai la finestra: era aperta. Corsi subito da mio marito per chiedergli se l'avesse aperta lui,ma mi rispose di non essersi mai mosso dal divano. Da allora un susseguirsi di emozioni," coincidenze" e fortissime emozioni ogni volta che leggo il Corano, che prego….un senso di pace, di serenità, di abbandono e di accettazione di tutto ciò che mi accade, che non avevo mai provato prima, Al hamdu lillah. Allah swt è il Padrone dei mondi sta a Lui sceglierci e chiamarci a Se. Ci vuole bene. E' severo e risoluto ma è anche il Clemente ed il Misericordioso, il Generoso. Ancora oggi a distanza di tempo, chi non mi conosce pensa cha ci siano state delle forzature, delle pressioni per il mio ritorno all'Islam, chiacchiere di paese! Chi mi conosce invece sa quanto io tenga al Dio e sa la profondità con cui vivo questa scelta giorno dopo giorno; magari non capisce a fondo certe mie scelte come non mangiare tutte le carni o indossare un foulard che in fin dei conti, dicono,non fa la religione, ma questo sarà un argomento che inshallah, tratterò separatamente. L'ultima cosa che voglio dire è che quando conosci il Dio tutto il resto non ha importanza,l `unica cosa che conta, per la quale brami è, essere pronta per il Giorno del Giudizio ed esser pronti per quell'ora significa vivere la vita secondo il Generoso Corano e la Nobile Sunna, ogni istante della tua esistenza, dal momento in cui metti il primo piede giù dal letto al mattino alla posizione da tenere la sera quando ti corichi! Io prego Allah swt di migliorarmi sempre nel comportamento e chiedo di aiutare quanti visitano questi siti islamici a capire qual è la Retta Via che purtroppo soprattutto di questi tempi e in questo mondo a volte può sembrare la più difficile: ma quanta soddisfazione c'è a raggiungere il tesoro dei tesori se si trova sulla montagna più impervia e difficile?! Che Allah swt vi benedica E la lode appartiene ad Allah Signore di tutto ciò che esiste. Pace e bene
Giorgia Afnan

postato da: alhamdulillah alle ore 16:02 | link | commenti (5)
categorie: donne, storie di sorelle
lunedì, marzo 05, 2007

Ancora una volta: la parola alle donne.

Altre tre storie di ritorni femminili da Sisters e da Ummusama.

Una voce autoritaria e una dolce carezza
(...) Quattro anni fa era una religione sconosciuta, talmente sconosicuta che era un luogo comune. Oggi è la mia religone, la Sola Religione che è perfetta come un cerchio che si chiude (...).
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A partire da Leopardi...
E' strano quanto tutto ciò che accade torni perfettamente una volta trovato il senso della vita.
Il caso non sembra più tale, fa tutto parte di un disegno che finalmente ti appare più o meno chiaro.
E se proprio non appare chiaro ti rendi almeno conto che esiste un disegno!
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Passando per l'agnosticismo
Il mio cammino verso l’islam è iniziato per caso. Avevo amici stranieri musulmani ed ero rimasta molto colpita dal modo che avevano di affrontare la vita. Infatti, nonostante, come tutti gli immigrati, dovessero ogni giorno affrontare problemi e difficoltà, non li vedevo mai abbattuti, avevano una grande forza interiore ed erano sempre sorridenti. (...) >>>

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categorie: donne, hejab, storie di sorelle
mercoledì, gennaio 24, 2007

Quello che una volta si chiamava "ombelico"

Spesso ho preferito mandare tutto all’aria, piuttosto che “associarmi” a qualcuno, come paralizzata dal rischio di perdere il contorto filo trasparente del mio fragile labirinto interiore. Non conoscerò mai il numero delle volte in cui mi è andata bene e il numero delle volte in cui mi è andata male e non sarò mai in grado di fare una valutazione seria tra quello che ho perso – spiritualmente, dico – e quello che ho guadagnato, voltando alla seconda a destra piuttosto che alla prima a sinistra o viceversa. Comunque tirando le somme di ciò che sono oggi, non posso fare a meno di constatare come la mia vita quotidiana sia beatamente anonima e come, da quattro anni a questa parte, sia anche noiosa, grazie a Dio. E, se mi guardo attorno e se mi guardo dentro, non posso fare altro che commuovermi per tutto il bene che ho avuto, nonostante le premesse.

La cosa più grande di tutte per me è quando la vita riesce ad aprire il tuo cuore e non che tu, piccola, misera e confusa, riesca davvero a cambiare il mondo.

An-nisa, certo, le donne.

Ma an-nisa è soprattutto un diario interiore che nasce dal bisogno di confrontarsi con altre donne che condividono la stessa scelta, per capire e per capirsi, per sostenersi ed aiutarsi a vicenda.

Questo blog, però, non è mai stato un luogo troppo collettivo. Era invece il solito angolino troppo intimo, in cui la blogger pinco-pallina apre i suoi cassetti ed i suoi armadi e qui, al posto di mostrare le solite intimerie, presentava un niqab dismesso e un paio di jeans alla moda mettendo in parallelo due mondi, dentro il proprio armadio di casa.

Dal proprio piedistallo (!!?!) di fortunata donna costretta al jeans, ci si batteva per il diritto al niqab (delle altre, almeno), per il diritto all’hijab, per il diritto “delle donne” all’eventuale e non indispensabile poligamia dei propri uomini e per il diritto a “fidanzarsi” attraverso un matrimonio islamico. Sostanzialmente ci si batteva per il diritto di praticare una religione, senza dover per forza far finta di essere laici, per essere ritenuti bravi da media e politici.

E ci si batteva affinché le donne musulmane avessero una voce, ma una voce islamica, quella di tutti i giorni, non una voce finta e finto-emancipata. Una voce che non poteva certo essere la mia, quella di una tipa inaffidabile, che si era sciroppata di tutto, dallo sciamanesimo domestico allo yoga misterico – si fa per dire! –  e che l’islam l’aveva conosciuto ai raves.

Una voce che non poteva essere la mia – o solo la mia – e cioè quella di una che non rappresenta e che non vuole rappresentare niente, se non se stessa e il proprio multietnico guardaroba.

Ci si batteva, soprattutto, per il diritto ad essere ascoltate, ascoltate veramente, all’interno delle comunità e al di fuori di esse, per il diritto a non essere fraintese, a non essere strumentalizzate come emblema-forma di qualcosa che serve solo da specchietto per le allodole.
Ci si batteva per raccontare quelle quattro cose vere che si conoscevano a chi le cose vere e noiose, probabilmente, non sono mai interessate.

In realtà si continuava semplicemente ad ascoltarsi e a sentire la propria voce cambiare tonalità o spessore, mentre ci si decostruiva per l’ennesima volta e ci si riassemblava pezzo pezzo in silenzio, all’interno di un nuovo ego, che, come al solito, calpesta i precedenti, sperimentando la difficile alchimia del mettersi in discussione ogni giorno e di riuscire a darsi torto ogni tanto.
Preferivo sbagliare e darmi torto, piuttosto che fingere di non aver sbagliato mai.

Sintetizzando molto è che preferivo sbagliare, piuttosto che fingere.

E quindi questo blog, creato per mettere le donne musulmane a confronto tra loro e per farle incontrare, in realtà è sempre stato soltanto un blog intimista e molto spesso ermetico, che racconta, sì, di una donna musulmana, ma di una sui generis, che non si può arrogare il diritto di parlare per tutte e di dire che l’islam è questo o è quello.

Non c’è politica qui, se non quella che si fa nelle coscienze e nei luoghi oscuri in cui regnano i conti in sospeso, quei conti che solo le lacrime – e non certo le pietre – hanno il potere di sciogliere completamente e far sparire per sempre.

Mi rendo conto perfettamente che, rispetto alle “cose concrete”, rispetto alla miriade di cose più grandi e più urgenti, questo blog e le sue finalità sono poca cosa: un moscerino. Ma tentare di fare per bene le piccole cose può essere una grande prova e una difficile missione, che ne sai?
Di nuovo avevo creduto che fosse indispensabile fare qualcosa di più grande, che fosse una specie di dovere, una responsabilità. E invece no. Posso continuare a filosofeggiare in libertà e a farmi i fatti miei. La rivoluzione femminile islamica la farà qualcun altro, inshallah!

 

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categorie: politica, storie di sorelle
lunedì, dicembre 04, 2006

Musulmane e fiere di esserlo

Nell'attesa di raccontarvi i nuovi sviluppi del contorto rapporto amoroso tra me e il nascente Osservatorio, mi piace invitavi alla lettura di di un articolo significativo - tradotto da Aisha Farina, ben presto disponibile sul sito Ummusama e attualmente sul blog - su una donna alla quale - credo - tutte noi vorremmo assomigliare, almeno un po': il modello della donna musulmana da presentare al mondo!
E con fierezza posso affermare ad alta voce che in Italia esistono sorelle anche più coraggiose e determinate di questa stratosferica sorella e per me è molto difficile immaginare, invece, donne musulmane costrette e zitte, con la testa china di fronte alle ingiustizie e non posso che sentirmi pubblicamente e felicemente lusingata di appartenere a questa schiera di esseri meravigliosi!
Mashallah! 

Yvonne Ridley, giornalista femminista e velata

 

di Yves Schaëffner, "La Presse", Montréal, 4 aprile 2006

 

tradotto dal sito 

"QUIBLA. Il quotidiano online dei Musulmani liberi e attivi e dei loro alleati" 

 

Dal nostro inviato speciale, Londra – Imprigionata dai Talibani nel 2001, la giornalista britannica Yvonne Ridley si è in seguito convertita all'Islâm ed anima una trasmissione di informazione su Islam Channel. La femminista convinta ha un percorso per lo meno atipico.

 

Conosce il Corano da soli quattro anni, ma Yvonne Ridley è già la stella di Islam Channel. E con ragione! Non capita tutti i giorni alla piccola rete televisiva londinese di poter reclutare una giornalista occidentale così nota, che in più si è convertita all'Islâm, dopo essere stata arrestata dai Talibani!

Ancora novizia in materia di Sûre del Corano, Yvonne Ridley possiede al contrario un serio bagaglio giornalistico. In 30 anni di carriera, la giornalista che rasenta la cinquantina ha lavorato praticamente in tutte le redazioni più importanti d'Inghilterra (Daily Mirror, News of the World, The Observer, Sunday Ewpress…).

 

La sua conversione all'Islâm, la deve ad uno strano concorso di circostanze. Dopo l'11 settembre, vola in Pakistan con l'idea di fare un reportage in Afghanistan per il Sunday Express. Ma quando il visto le viene negato per tre volte, decide di attraversare la frontiera illegalmente, in incognito sotto un burqa.

Sfortunatamente, le sfugge la telecamera sotto lo sguardo di un Talibano. Trascorrerà dieci giorni in cella.

"Tutti i giorni mi dicevano che sarebbe stato l'ultimo giorno", ricorda la giornalista, oggi tutta vestita di nero e coperta da un hijâb su cui poggia un foulard color albicocca.

Invitata a convertirsi da un religioso, mentre si trova in detenzione, la madre di famiglia, tre volte divorziata, rifiuta, promettendo però che troverà il tempo di legg